Bagnun di acciughe e altre amenità

September 4th, 2006 § 7 comments

Il titolo del post è psichedelico, lo so. E per i non edotti sulle genovesità dico subito che il suddetto bagnun di acciughe altro non è che una zuppa di acciughe decisamente sapida. Se amate le acciughe (e io le amo smisuratamente), la prossima volta che capitate a Genova fatevi un bagnun e godetevi il momento mistico.

Ci sarebbero da scrivere righe e righe sulla fascinazione che noi piemontesi proviamo per l’acciuga, tanto da farne – noi terricoli – il nostro “piatto nazionale”, ma in verità sono righe che ha già scritto benissimo Nico Orengo e vi rimando lì.

In verità l’esperienza genovese non era prevista, ma è stata assolutamente piacevole oltre ogni aspettativa. Vale, come sempre, il concetto di serendipity, per cui ti trovi bene e a tuo agoi in situazioni inattese.
Il tutto perché il weekend al mare era partito con ben altri (più modesti) obiettivi: acchiappare l’ultimo briciolo d’estate, goderselo e prepararsi a quella valle di lacrime (climatica) che è l’inverno. Poi è capitato che il tempo fosse così così e oggi in macchina il termometro mi segnalasse 32 gradi esterni, ma si sa che la vita è dispettosa se non stronzetta.

In ogni caso il programma era assolutamente del tipo solitario: vai al mare, sai che non c’è nessuno (nemmeno i vicini di casa brianzoli urlanti di cui solitamente scrivo male dopo le mie visite in Liguria), prendi quel poco sole che resta, fai la Settimana Enigmistica e poi torni a Torino, in crisi d’astinenza da Wi-Fi.

Però è successo tutt’altro. Nell’ordine:

– mentre pedalavamo aerei nel traffico di Arenzano abbiamo incontrato (cioè, ci hanno riconosciuti loro e chiamati a gran voce, giacché se sento gridare “Enrico!” non mi volto, ma se sento gridare “Suzukimaruti!” sono seriamente convinto al 60% che stiano dicendo a me) nientemeno che un terzetto composto da (in ordine alfabetico) Andrea Beggi, JTheo e il fratello granata Samuele Silva!
Ora, non sto a calcolare le probabilità che un evento simile si possa verificare (di fatto in Liguria ci sono ad occhio un milione e mezzo di abitanti: beccarne tre che siano blogger e che per di più conosci e stimi, oltretutto non stazionando a Genova ma in un paese di qualche migliaio di anime, ha del miracoloso), ma sicuramente è una sfida alla statistica!
Sfida vinta in ogni caso, con tanto di gioiosa foto che testimonia l’avvenuto contatto casuale. Peccato che ci fosse un traffico infernale e che i boys stessero di fatto fermando mezza Liguria in direzione Genova, altrimenti li avremmo volentieri invitati a bersi qualcosa (ma il loro look – in quanto reduci da un matrimonio – mi fa pensare che avessero riempito lo stomaco a sufficienza :-)).

– Non contenti, la sera dopo abbiamo finalmente conosciuto de visu (perché de facto è come se fosse di casa) nientemeno che Lia – Haramlik! (che era una cosa che ci auguravamo da tempo, ma immaginavamo che comportasse un costoso viaggio al Cairo). La cosa divertente è che è esattamente come te la immagini. Ma anche diversa. Ok, mi sto contraddicendo ma è difficile dare una definizione ragionevole di quello strano effetto che si sente nel momento in cui incontri un blogger che leggi e stimi e con cui condividi un centinaio di migliaia di punti di vista. Anzi, un giorno nella pletora di libri sui blog che escono in giro qualcuno ne farà uno ragionevole in cui si cercherà di discutere proprio quest’aspetto: il paradosso per cui ti trovi a conoscere benissimo una persona che non hai mai visto in faccia/sentito al telefono. In ogni caso è stato bellissimo incontrare Lia e i suoi due chaperon genovesi, cioè Pier e Marzia, con cui ci siamo subito trovati.
Il tutto si è concluso con un’esperienza umano-gastronomica (non nel senso che abbiamo mangiato i nostri amici) di alto valore: cena al Porto Vecchio in un’osteria (dolorosamente rinnovata nel look ma non nella proposta mangereccia), con tanto di scofanamento del bagnun di acciughe di cui sopra, il merluzzo brandacujun e quello che a Genova chiamano il “latte dolce fritto”, che altro non sono che i comuni semolini fritti che noi torinesi mangiamo nel fritto misto e che sotto la Lanterna sono serviti come dessert (con una puntina di acqua di fiori d’arancio nell’impasto).
Sicuramente ripeteremo l’evento, anche perché noi genovesi e torinesi parenti siamo un po’.

Passata la festa, ecco che ne arriva un’altra, nel senso che nel weekend affronterò un matrimonio, come non protagonista. Per l’occasione indosserò una sahariana trendy da paura per cui potrò sembrare alternativamente un gentiluomo di campagna in visita alle sue piantagioni di banane e pronto per essere giustamente fucilato da un commando di campesinos incazzati (e se sfuggo alla rivolta anticoloniale mal che vada vendo tutto e apro in Cina una fabbrica/lager di iPod che rivendo a milioni di progressisti illusi di comprare qualcosa di eticamente superiore alla Microsoft), oppure un reduce malconcio del Camel Trophy che ha sbiellato il Defender.
Grazie al cielo il matrimonio non è di mattina, altrimenti, causa occhiaie, sarei sembrato un procione con addosso una sahariana di Armani (abito che è giustamente un ossimoro: comprarsi un vestito da esploratore firmato Armani è assurdo come comprarsi un fuoristrada da 100.000 euro marchiato Porsche). In ogni caso, auguri!

Ah, manca esattamente un mese alla partenza di Lost. Inizia il conto alla rovescia. Anzi, meglio di no, altrimenti ne succedono di tutti i colori. Sono ufficialmente in crisi d’astinenza, lo dichiaro senza pudore. Il tragico è che la serie verrà trasmessa in due fasi. Subito 6 puntate di fila. Poi 3 mesi di pausa (in cui temo mi drogherò per sopravvivere) e poi di fila una puntata dietro l’altra fino a fine stagione, senza interruzioni di sorta.

§ 7 Responses to Bagnun di acciughe e altre amenità"

What's this?

You are currently reading Bagnun di acciughe e altre amenità at Suzukimaruti.

meta

%d bloggers like this: