Tv On The Radio: disco –>rock

August 27th, 2006 § 9 comments

Perennemente in ritardo con gli ascolti, ormai con mesi di musica accumulata lì in attesa che la degni di attenzione, finalmente ho ascoltato il nuovo album dei Tv On The Radio. Anzi, l’ho ascoltato 2 volte di fila in una sola notte.

Il che vuol dire che mi dev’essere proprio piaciuto, come già accadde per il loro vecchio EP “Young Liars”, che finiva con 2 tracce da 9 in pagella, cioè la title-track (che forse è da 10) e “Mr. Grieves” dei Pixies rifatta in stile doo-wop, voci e contrabbasso (!).

A naso – anche se devo dire che ascolto ben poco rock, soprattutto se recente – mi sembra un serio candidato per il disco rock dell’anno. E poco importa se lo pensano pure in molti su Pitchfork. Ogni tanto anche quegli snobboni modernisti ci azzeccano.

E’ un disco da comprare, fidatevi.

(la recensione è dopo l’immagine e il momento nostalgico)

[divagazione nostalgica che mostra le vecchiezza mentale e umana del tenutario di questo blog]

Ok, ho un debole da sempre per i gruppi rock in cui la “direzione artistica” è fatta da neri (Bad Brains, Living Color, Fishbone, Thin Lizzy, Rotary Connection, perfino i Bloc Party, ecc.). Il fatto è che prendono quella palla immane che è il rock chitarristico bianco – penso a quelle mozzarelle di Coldplay, giusto per fare un esempio di quali livelli di inespressività e carineria ciellina ha raggiunto il rock caro ai bianchi – e lo spennellano qua e là di groove. Magari manco se ne accorgono, ma gli viene fuori.

Se penso ai Bad Brains – che erano un gruppo hardcore come, per fare un esempio casalingo, i Negazione – mi accorgo che erano sì gente che pestava e che suonava ad un numero di BPM irragionevole. Però poi di mezzo ci mettevano sempre quella noterella, quel movimento d’anca implicito che ti sollevava dal “drittone” hardcore e vibrava di soul e di jazz, che poi erano le loro vere radici come musicisti.
Ecco perché i Bad Brains erano grandi (con in più una piega folle, visto che contemporaneamente da buoni rastafariani si davano al dub radicale, con dischi peraltro belli: pare che Tricky li suoni nei suoi dj-set, inquietando il pubblico).

Non a caso erano un gruppo che conta fans insospettabili, ma sempre gente con le antenne dritte e una sensibilità musicale superiore.
Per esempio Jeff Buckley (so che a molti che amano dipingerlo come una sorta di virgineo San Sebastiano potrà sembrare la cosa più lontana da un gruppo di ceffi dei sobborghi di Washington) non solo li adorava, ma esiste una sua registrazione radiofonica esilarante del 1994 in cui – preso molto bene, così la smettiamo di ricordarlo per il poeta triste che non era – cerca di coverizzare a orecchio con solo la voce e la chitarra acustica! “I Against I“, peraltro riuscendoci. (qui trovate l’originale, per chi ama le comparazioni).

In verità già nel loro primo album c’è un pezzo che la dice lunga: si intitola “Don’t Bother Me” (nulla a che vedere con il peraltro ottimo omonimo ballabile dei primi Beatles) e sarebbe pure un pezzo praticamente hardcore se non fosse che la chitarra non è distorta.
Fatto sta che è un bel pezzo di rock duro e veloce, con tutte le moine istrioniche del cantante, ma relativamente tradizionale.
Poi a una ventina di secondi dalla fine, a brano finito, ecco la fiammata: un rullo di batteria e uno stacco di basso e chitarra, ripetuto in loop, che è puro funk cattivo. Roba che starebbe da dio in una scena di inseguimento tra Ford Mustang in qualche poliziesco caro a Tarantino. E’ un attimo, sì e no una decina di secondi, però ha un’energia da far paura. E sicuramente non è rock, pur usandone gli strumenti.

[/divagazione nostalgica che mostra le vecchiezza mentale e umana del tenutario di questo blog]

Tornando ai Tv On The Radio. Ecco, sono sulla linea dei Bad Brains. Non come suoni, visto che loro se la prendono più comoda e l’hardcore è passato di moda (ma non lo è nei nostri cuori), ma come attitudine a buttare nel rock tutto quello che gli capita sotto mano.

Da buoni metropolitani, ecco i rumori della città, un po’ di ottoni stonati e non, tanti cori sguaiati e composti, una nutrita selezione di wall of sound casinosi e a volte epici, un bel po’ di falsetto funky direttamente da Minneapolis, campionamenti alla cazzo, ritmi fuori luogo in una canzone rock (“Dirty Whirlwind”, per dire, ha un ritmo che mi ricorda una canzone di Milva di cui ora mi sfugge il titolo), layers di chitarre quasi noise, un po’ di ance, una spolveratina di elettronica a basso costo, evoluzioni epiche, discese ardite del volume e risalite impetuose e pure una sana alternanza di momenti monolitici alla Led Zeppelin e momenti cazzoni alla Beck.

Il tutto senza troppo ordine, anzi con quella casualità (dis)ordinata con cui crescono le città: un pattern inafferrabile se non con una prospettiva molto ampia. Roba per cui gli urbanisti si arrovellano tuttora.
E come per molte città, perdersi tra i quartieri e gli accostamenti umani, razziali, sociali, urbanistici più o meno felici è molto meglio che guardarne la mappa dall’alto. A volte “esperire”/esserci, magari un po’ disorientati, è meglio che capire a freddo, da lontano.

Insomma, i Tv On The Radio sono un gruppo per pratici, per esploratori e non per poeti e teorici da poltrona. Personalmente mi sto ripassando il gran finale di “Wash The Day Away“, ma trovo molto ispirata la tesissima “Snakes And Martyrs“. Ma tutto il disco è bello, è vario, si fa riascoltare, non è mai banale e di ascolto in ascolto non può che crescere.

Alla fine mi accorgo che mi piacciono i gruppi rock che cercano di non suonare pedissequamente rock. Le vecchie antipatie sono dure a morire.

§ 9 Responses to Tv On The Radio: disco –>rock"

  • Cas8 says:

    Figata i Bad Brains,sei il mio idolo… adesso prendo la maglietta dei bad brains e me ne faccio sfoggio..haha

  • Suzukimaruti says:

    mr grieves era già un pezzone ai tempi dei Pixies, quando ancora mettevo il giubbotto di pelle. Ora la rifanno in versione “neri per caso”: quantomeno apprezza l’originalità.
    (e ascolto pure i Soulwax)

  • kiaramente says:

    una volta ascoltavi i Soulwax. Ora sta lagna. Ho ascoltato “Mr Grieves” per circa 10 secondi ed è una lagna insopportabile. Fra un mese provo a risentirla e poi ti dico 😉

  • Suzukimaruti says:

    boss: tu ormai x noi sei una specie alterata di pitchfork itinerante.
    .
    Voci non confermate sussurrano che ai tuoi allievi dai i voti col punto, tipo 6.4, di fatto scardinando il sistema di giudizio scolastico 🙂

  • boss says:

    è il disco dell’anno. non lo dice pitchfork, lo dico io:) e domani sera torno a vederli!

  • Stavo pensando di andare sabato prox a Milano a vederli… tu verresti?
    L

  • Suzukimaruti says:

    Yoshi: yes, avevo visto. A quanto pare sono pure ottimi dal vivo.

    biz: e il bello è che negli USA è ancora inedito! 🙂

  • felice bisonte says:

    alla fnac di torino il cd costa appena 13.50 euri…

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