Checklist post-ellenica

August 21st, 2006 § 7 comments § permalink

Numero di giorni di viaggio, trasferimenti compresi: 18
Numero di traghetti presi: 4, di cui uno per la piacevole durata di 22 ore (per la tratta Patrasso-Brindisi, roba che in pedalò si fa in metà del tempo)
Luoghi topici visitati: 4, cioè il Mani (il dito più lungo del Peloponneso [nulla a che vedere col bassista degli Stone Roses, nonostante il nome]), Schinoussa, Amorgòs e Atene
Luoghi topici visitati che rientrano nella top-ten delle destinazioni più underground della Grecia: 3 su 4 (e ad Atene ci siamo giusto passati) (cioè la #2, la #3 e la 8 )
Numero di greci che ti hanno detto “una fazza una razza”: non più di 5 0 6, ma giusto perché il proverbio si avverava e venivo regolarmente scambiato per uno del luogo
Numero di stazioni radio greche insultate per l’assoluto provincialismo localista della selezione musicale: tutte tranne la fantasmagorica radio “Be the best”, che si sente solo nella parte settentrionale del Mani
Giudizi sulla cucina greca, dopo più di un decennio di assenza: sempre uguale; l’impressione è che i greci non abbiano voglia di cucinare e non sopportino – soprattutto – l’idea di cucinare al momento
Varietà della cucina greca incontrata: desolante, as usual – la solita trafila di insalata greca, souvlaki, gyros, moussaka, papuzakia, fava (non pensate male: è purea di fave), patate fritte e cetriolo ovunque (anche in questo caso, non pensate male)
Impressione che i greci propinino ai turisti la solita miseratrafila di 5 o 6 piatti e in realtà mangino tutt’altro, di nascosto dagli stranieri: altissima
Numero di ristoranti giapponesi riscontrati ad Atene: 5
Numero di ristoranti giapponesi aperti ad Atene: nessuno
Numero di ristoranti italiani su cui si è ripiegato ad Atene vista l’impossibilità di stroncare una malsana voglia di sushi che ti perseguitava da giorni (e sanata ieri sera con una dose inquietante): 1, con addirittura un piatto di pasta presentabile, nonostante si chiamasse “Penne Testarossa”
Highlight gastronomico della vacanza: il miglior risotto che ho mai mangiato in vita mia (il che potrebbe sembrare strano, ma è così: mi è capitato anche con la pizza, visto che la migliore che ho mangiato mi è stata servita a Londra), piatto forte del ristorante dell’hotel Kirymai a Gerolìmenas. In sostanza, il risotto ai frutti di mare definitivo, la sua idea platonica: inutile tentare fare di meglio. Trattasi del classico prodotto che “chiude” un genere, così come fu per il primo album dei Rage Against The Machine per il crossover o il primo dei Portishead per il trip-hop
Altri piatti definitivi incontrati nella tua esistenza: le acciughe con burro di montagna o al verde della Cantina del Rondò a Neive, i gamberoni allo spiedo del ristorante di Cala Creta a Lampedusa, il calamaro fritto (fritto per intero e non a totani) di un anonimo ristorante di Schinoussa (il primo dopo il ristorante Meltemi) e il tiramisù di mia nonna paterna
Numero di tossici e spacciatori incontrati ad Atene: centinaia, tutti in piazza Omonoia, nei pressi dell’albergo in cui ho soggiornato; se per caso dovete passare ad Atene, evitate la zona (che sì, è comodissima e a 5 minuti a piedi dal centro, ma fa schifo a vedersi e il rischio sgozzamento è altissimo perfino di giorno [nota: chi scrive non è esattamente una verginella, da questo punto di vista, quindi se dico che un luogo è peso, fidatevi che lo è])
Numero di turisti italiani rumorosi incontrati: pochi, perlopiù sui traghetti (ma andavano tutti a Santorini)
Numero complessivo di turisti incontrati: pochissimi, perlopiù sui traghetti
Densità di persone per kilometro quadrato oltre la quale d’estate consideri il luogo affollato e ti incazzi: 5 persone per kmq
Numero di spiagge e/o calette visitate, con acqua trasparente e tutti i crismi per fare un bagno come si deve: molte; su tutte, la caletta di Capo Tenaro con il tempio della Morte e di Poseidone, cioè il punto più meridionale della Grecia continentale; poi la spiaggia di Lymani a Schinoussa; poi Agios Pavlos, la lingua di sassi bianchi ad Amorgòs; poi Mouros Beach sempre ad Amorgòs (se amate la guida in fuoristrada)
Numero di automobili guidate: 2, cioè la Grande Punto della casa e un Suzuki Jimmi cabrio affittato a prezzi raccapriccianti ad Amorgòs
Impressioni sul Suzuki Jimmy: tecnicamente è poco più di una 127 con 4 ruote motrici, però non pesa niente, si arrampica che è un piacere e in versione cabrio rende la guida felice (nota: la versione affittata non disponeva praticamente più di una benché minima traccia di frizione, tanto che mi è capitato di cambiare rally-style, e poco sopra i 70 all’ora iniziava a vibrare come se avesse le gomme quadrate)
Numero di volte che ti sei ritrovato a chiudere a chiave inutilmente un’automobile cabrio col tetto permamentemente aperto per innata (e inutile) sfiducia nel mondo: praticamente ogni volta che ho aperto e chiuso la macchina
Numero di volte che ti sei detto pensoso che certi atti di cieca e assurda sfiducia cosmica nel prossimo li può fare solo un torinese: tutte le volte di cui sopra
Impressioni sullo stile di guida dei greci: guidano da cani e senza rispettare le regole come al Sud, ma con auto se possibile ancora peggiori (e tutte taroccate)
Numero di access-point Wi-Fi trovati in Grecia: pochissimi, ma uno assolutamente funzionante in piazza Syndagma proprio dove i soldati peggio vestiti al mondo fanno il cambio della guardia per attirare i turisti allocchi; il tutto fornito grauitamente dal governo greco
Unico rischio dell’utilizzare il Wi-Fi gratuito di fronte al palazzo del governo greco: essere calpestati dal plotone di guardia subito dopo il cambio, che marcia imperterrito col passo dell’oca (cosa non avvenuta per pochi millimetri)
Rischio accessorio del caso di cui sopra: non solo farsi calpestare, ma poi fucilare seduta stante perché ridi delle scarpine dei soldati (sorta di ballerine anni Ottanta con appoggiato sopra un “puciu” (ricorro al piemontese per il semplice fatto che non trovo una parola italiana per definire un insieme di tessuto sferiforme e morbido [nota: dalla regia mi suggeriscono “pon pon” e in effetti…]) di peluche
Momento più bello della vacanza: i tre giorni a Schinoussa, che praticamente era un’isola priva di turisti, a nostra quasi esclusiva disposizione e che ogni notte ci ha visti tornare verso casa su una lunga strada sterrata verso il mare, contornata da muretti a secco, qualche capra e asino nei campi e come luce solo la luna che si rifletteva sulla caletta al fondo: una sorta di cartolina al buio.
Momento più brutto della vacanza: sapere che Giorgio Borri è volato in cielo a spiegare ai Santi chi sono i Dinosaur Jr.
Libri letti in vacanza:
Le guerre italiane 1935-1943. Dall’Impero d’Etiopia alla disfatta di Giorgio Rochat (è merito di un antico input di Luca Signorelli se ho scoperto che la storia militare può dire molto sulla Storia in generale e – se fatta bene – non si riduce affatto al reducismo reazionario di qualche generale in pensione)
Storia del Terzo Reich di William Shirer (un classico da leggere assolutamente una volta nella vita: 1700 pagine ammazza-valigia, fortunatamente in due volumi)
Piombo e tenerezza. Sette settimane in Colombia, cavalcando il caso e le coincidenze del mai troppo compianto Enzo G. Baldoni (bellissimo: lui scrive da dio, dice e racconta un sacco di cose intelligenti o cazzonissime a seconda del caso e mi sa che se ho tempo ci scappa pure una recensione via blog; nel dubbio compratelo)
La società digitale di Giuseppe Granieri (la fotografia più intelligente, stimolante e profonda di cosa accade a quel pezzo di nostra vita che decidiamo di vivere online: un libro che stimolerà la nascita di altri 10 libri come minimo)
Prima cosa fatta appena giunto a Torino: trangugiare gaudente un bicchierone di acqua gassata, facendosi addirittura venire il fiatone come da bambino
Cosa che mi mancherà della Grecia: il succo di frutta mix della Amita (che sì, è una sottomarca del gruppo Coca-Cola, ma chi se ne frega: il succo è buonissimo e in Grecia non hanno la pessima abitudine di ficcare ovunque l’orrido succo di carote, per compiacere qualche assatanata dell’abbronzatura)

Dio stramaledica i traghetti

August 17th, 2006 § 8 comments § permalink

Patisco la barca. Nel senso che spesso mi dà il mal di mare la navigazione, escluso il pedalò e il materassino.
Ora, però, patisco per ben altri motivi la barca, cioè il traghetto, su cui mi trovo.
Il fatto è che è inutile passare 15 giorni nell’Egeo rilassandosi se poi il viaggio di ritorno sono 16 ore su una bagnarola che fatica a fare la tratta Patrasso – Brindisi.
La meraviglia natatoria su cui mi trovo si chiama “Milena” e appartiene alla Maritime Way. In vita mia ho preso decine di traghetti, ma questo è il peggiore. Praticamente è una nave in disarmo, completamente arrugginita nelle parti metalliche, con interni anni sessanta (nemmeno settanta) tra il lurido e il raccapricciante. I cessi sono inutilizzabili. E ve lo dico in quanto notoriamente non schizzinoso. Sottotitolo per i soli torinesi: sono come i bagni di Giancarlo alle 4 di mattina, ma moltiplicati per 10.
Con tipica grazia ellenica, gli igienicissimi sanitari sono stati “profumati” come si fa neio bagni dei pub inglesi: palline di canfora nei lavandini. Il tutto crea un melange di profumi assolutamente gradevole, al punto che più di unma persona ha accarezzato col pensiero l’idea di fare la pipì direttamente in mare e dal ponte più alto, un po’ per protesta e un po’ per disperazione.
La nave farà pure schifo, ma in compenso va spedita: a nuoto con un po’ di allenamenmto ci metto di meno. E mentre va, vibra pericolosamente, altro che carrette del mare.
Attualmente sono sì e no di fronte all’Albania, ho la barba lunga, due balle così, tanta voglia di sbarcare in Italia e sto navigando su una bagnarola in condizioni igieniche inquietanti.
Se domani leggete di un improvviso sbarco di clandestini a Brindisi, sappiate che siamo noi. Anche perché l’equipaggio ha look e modi da scafista.
Speriamo mi mettano nel CPT di Corso Brunelleschi: almeno è a pochi isolati da casa.

Adieu, Giorgio

August 11th, 2006 § 8 comments § permalink

La vita ogni tanto è odiosa. Apro Toronews per godermi garrulo le notizie sul mercato del Toro e scopro con molto dolore che Giorgio Borri ci ha lasciati e che il mondo dovrà fare a meno della sua intelligenza.

Al mio concittadino signor Frittole non mi legava solo una comune identità blogger, ma mille fili, magari insignificanti, ma per entrambi importanti: la comune passione per la musica, l’essere dello stesso quartiere, l’hobby di fare la radio (per di più – sebbene in tempi diversi – con lo stesso compare, cioè brother Giorgio Valletta, con cui ci siamo depressi stamattina), vari amici in comune (la famiglia degli indiebloggers, i Groovers, un po’ di gente a Tuttosport, il “giro” dei dj radiofonici torinesi, perfino mia mamma, che l’aveva conosciuto per puro caso – sembra incredibile – su Napster anni fa, dopo un reciproco scambio di mp3 dei Dirty Three, ecc.), una certa curiosità per lo sport (che nel suo caso è diventata un mestiere).

Alla fine senti che se n’è andato “uno di noi”, anche se non sai bene definire i contorni di quel “noi”. E ci stai male.

Amico Frittole, prometto che questa sera – dovessi mettere sottosopra l’isolaccia greca in cui mi trovo – scovo una birra australiana e brindo alla tua memoria!

Nostalgia (tecnologico-idrica) canaglia

August 10th, 2006 § 10 comments § permalink

Piccolo, autoreferenziale e inutile resovonto vacanziero. Dopo qualche giorno nel Mani (il dito più lungo del Peloponneso, noto per la sua asprezza e per gli abitanti aspri non da meno), sono passato a Schinoussa, che è un’isola dalle parti di Naxos (non la discoteca tamarra in Piazza Guala) in cui se per caso mi fosse rimasto qualche desiderio di Grecia-roots, me lo sono tolto e con gli interessi. In effetti a Schinoussa la situazione era la seguente: casetta su una cala sabbiosa punteggiata da pini marittimi nani, il tutto a 700 metri di strada sterrata e in salita dal paesino. La notte, riflesso della luna sul mare vitreo a 360 gradi, muretti a secco, muli e capre e soprattutto praticamente nessuno tra le balle. In pieno agosto, zero turismo, giusto un paio di greci ogni tanto. Un posto fighissimo, insomma, senza italiani elegantissimio e con quegli orribili occhialoni da sole monolente che indossano solo loro.

Attualmente sono ad Amorgòs, che è più turistica (nota: pur essendo apparentemente socievole nella vita comune, negli anni ho sviluppato un’insofferenza apocalittica nei confronti dei turisti e in particolare dei più rumorosi, ignoranti e gradassi: gli italiani; d’estate quindi oscillo tra una sana misantropia e desideri di sterminio cruento del genere umano; Hitler e i Vogons mi fanno una pippa) e infatti sto contando le ore che mi separano dall’affitto di un Suzuki Jimni (qui si fa molta attenzione a preservare il brand) per poter trovare un angolino senza bambini che piangono, mamme che li riprendono e gente che gioca al racchettone frustrante da spiaggia (quello in cui si passa più tempo a raccogliere la pallina che a giocare). Ho capito che vado in vacanza per poter a sfogare il mio odio universale senza pudori. Poi torno e sono più buono.

In compenso ha capito che i greci a modo loro cio assomigliano (no proverbi abusati nei commenti, grazie), soprattutto negli aspetti più tamarri: i più arditi sfoggiano già l’occhiale da sole alla Briatore/Santanchè e tutti gli altri mostrano un’insolita passione per gli accessori auto e per il car-tuning (possibilmente cheap). A proposito di tuning: ho visto cose che credevo impossibili: Yugo degli anni settanta con cerchi in lega, alettone e vetri neri, Fiat 128 con lettore dvd, cerchi OZ dorati e interni cammellati, Golf leopardate a mano, cinquantini “pistolati” con scarichi simil-harley. Sembra di essere perennemente sintonozzati su qualche tv privata.

A proposito: in casa qui ad Amòrgos c’è la tv satellitare che sintonizza solo oscuri canali di area caspica, tristi tv italiane che trasmettono “cazzi di gomma” (la definizione è della mia sapida metà) ad ogni ora del giorno, tv curde (viste le quali si è propensi a pensare erroneamente che Saddam e la Turchia non avessero tutti i torti…), reti di preghiera incomprensibili, tv israeliane fascistoidi fin dal logo, e canali egizi non nel senso di Suez. Un po’di vacanza dalla tv non fa male. Poi di ritorno recupero.

Cosa mi manca? Beh, l’acqua gassata. Qui c’èp, ma è una bibita costosa, coì come avviene in mezzo mondo. La pasta no, anche perché la si trova ovunque sotto forma di orridi spaghetti bianchicci, cucinati con sughi improbabili. Già non mangio gli spaghetti di mio (mi fanno senso, che ci posso fare?), figuriamoci all’estero. Cerco di mangiare quello che mangiano i greci, cioè carne. Un giorno capirò questo paradosso per cui liguri sardi e greci hanno tradizioni culinarie fortemente terricole, con tutto quel mare intorno. (paradossi che si inseguono se si pensa che in Piemonte il piatto “nazionale”, cioè la bagna cauda, è a base di pesce di mare).

Ancora pochi giorni poi faccio un raid ad Atene per l’ennesima volta (temo di trovare un cartello all’ingresso dell’acropoli con la mia fot e la scritta “io qui non posso entrare”). [messaggio per gli amici di lunga data: NON sto bevendo retzina e NON sto molestando i greci con orride canzoni piemontesi]
Poi rientro in Italia. Presumo che appena sbarcato a Brindisi mi tufferò in una vasca di acqua San Pellegrino frizzante e gelata e la berrò fino all’ultima goccia. La mia dolce metà invece intende rapinare un camion della Divella e consumare 2 o 3 tonnellate di pasta.
Il programma prevede la visita pastorale di vari amici pugliacentrici e il rientro a Torino. Poi almeno 72 ore di banda larga, connettività e computer. Innegabilmente ciò che mi manca di più è la tecnologia: cellulare e Nintendo DS (nota: se non avete giocato a Phoenix Wright Ace Attorney, fatelo!) non bastano; ieri ho quasi commosso un cameriere chiedendogli di farmi vedere il palmare con cui ci prendeva gli ordini (un normale Dell Axim, per la cronaca). Ecco il sogno: galleggiare con un materassino su una vasca di acqua frizzante, ravanando online con un bel wifi robusto mentre si irradia musica metal norvegese (naturale anticorpo sonor a ore e ore di merda pop locale e folk prodigo di “s’agapò”). Il mio regno per un access-point.

Aggiornamenti ellenici

August 3rd, 2006 § 5 comments § permalink

Essendo l’ennesima volta che passo le vacanze in Grecia, ho pochi motivi di sorpresa per ogni bizzarria locale. In ogni caso, trovandomi nel dito più lungo del Peloponneso e approssimandosi il periodo insulare, ho capito 2 o 3 cose del luogo.

1 – Qui nel Mani non ci sono italiani. E infatti il luogo è silenziosissimo, non ci sono acquascooter, gente con occhiali da sole monolente da tamarro, emuli dio briatore. E in spiaggia niente acquagym, musica latinoamericana,bambini isterici e madri peggio,palloni, ecc. Qui la (pochissima) gente sta zitta, fa il bagno e legge. E non rompe la minchia, il che, permettetemi, è una garanzia per la qualità della vita in vacanza.

2 – Qui nel mani ci sono praticamente solo greci in vacanza interna. Il sottoscritto viene regolarmente scambiato per greco e apopstrofato in una lingua di cui sa poche frasi. All’equivoco non giovano la barba incolta e la pelle scura. In effetti se mi guardo allo specchio vedo inesorabilmente una faccia greca. Ma con l’accento piemontese.

3 – Ci sarebbe da aprire un lungo capitolo sulle radio greche che si sentono qui: per il 99% pop greco o tragiche nenie alla Gigi d’Alessios (giuro: suona tutto come roba sua ma in greco), con risvolti inquietanti. Potrebbe seriamente essere la musica più brutta al mondo, se non fosse che mio diverto a cantarci sopra in napoletano, mentre guido su e giù per i tornanti del Mani.

4 – Fortunatamente se uno sta in alto riesce a prendere le radio italiane. Le quali radio (in particolare RDS e RTL) fanno pietà, ma almeno variano le tipologie di musica brutta.

5 – Il bello di stare in un luogo senza turismo extra-greco è la quasi totale assenza di cibo per turisti. Durante un’escursione cio è capitato di vedere dei turisti inglesi ingozzarsi di hot dog, ketchup e patatine. Qui non accade. E come capita spesso in Grecia (e pure in Liguria), è più facile mangiare cose terricole che pesce e affini.
L’unica cosa che non capirò mai è perché ogni volta apparecchiano la tavola con un singolo tovagliolino di carta, sottile sottile. C’è l’embargo dei tovaglioli per la Grecia? Devo per forza ridurmi ogni volta a scene imbarazzanti, tipo pulirmi il muso con la mollica di pane? Ecco un mistero della Grecia.

6 – Per ricordarmi l’Italia basta poco: giusto due giorni fa un ragazzo locale, sapendo che sono di Torino ha ridacchiato con me sulla retrocessione della juve. E’ proprio vero che i tempi cambiano. La nuova italia prodiana e pulita mi piace pure da qui. In compenso nella caletta più inculata e remota (talmente remota che per un intero pomeriggio il totale dei presenti era pari a due, me incluso) una barchetta da pescatore porta fieramente dipinto il suo nome: Totti.

7 – Grazie al fatto che dove dormo c’è la Tv satellitare, sono riuscito a vedermi Desperate Housewives (seconda stagione, praticamente alla fine) in liongua originale con i sottotitoli, come di norma in Grecia. E poi Scooby Doo (il cartone) in greco. E ho scoperto che hanno cambiato il nome a Shaggy in qualcosa di grecofono. Bah.
Per obblighi familiari ho anche visto un “film” (la parola è impewgnativa” con protagonista The Rock (il wrestler). Bud Spencer in confronto era Mastroianni: per tutto il film il palestrato non fa altro che menare gli sgherri del cattivo di turno (il biondo platinato che fa il poliziotto corrotto in Boomtown), che sono rigorosamente vestiti di nero e con la barba incolta. Walker Texas Ranger in confronto è Apo&alypse Now. Roba da serie C del mercato homevideo filippino.

8 – In compenso dormo più di 5 ore per notte, ho finito Mario Kart DS e leggo molto. Per agilità mi sono portato dietro ” Rise and fall of the third reich” di Shirer (1700 pagine trasportabilissime…) e questo genera un po’ di equivoci. Per esempio un tizio sdraiato a qualche metro da me ha visto il libro e mi lancia sguardi compiaciuti. Mi sa che è convinto che io sia un fan del furher…

9 – La verità è decisamente più prosaica degli equivoci: ho giusto finito di leggere l’ultimo libro di Giorgio Rochat (il più grande storico militare italiano) e ho scoperto le porcherie fatte dagli italiani durante la comica “invasione” della Grecia. Mi meraviglio che non ci mettano il guttalax nei souvlaki per rappresaglia. Va a finire che si ribalta lo “spezzeremo le reni alla Grecia” mussoliniano: dopo 5 o 6 giorni di calette sassose ho la schiena ridotta peggio del Libano.

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