Anche la rivoluzione ha bisogno di copywriter

August 27th, 2006 § 9 comments

E’ vissuto bene e morto male, il povero Enzo G. Baldoni. Due anni fa.
Del corpo nessuna traccia, anche perché il Governo italiano dell’epoca non è che si fosse sbattuto molto a cercare di salvare e – poi – di recuperare una persona che faceva crocifiggere dai suoi pennivendoli a libro paga su Libero e Il Giornale.

In assenza di un funerale – per cui aveva dato precise disposizioni – non ho potuto far di meglio che portarmi in vacanza le sue parole, cioè il libro che è stato tratto dai suoi articoli e i suoi reportage dalla Colombia, divisa tra un governo reazionario e i guerriglieri delle FARC.

Si intitola “Piombo e tenerezza” (compratelo, compratelo, compratelo! Se proprio siete messi male ve lo presto) e va via in mezza giornata. E non perché è un libretto leggero. Ma perché davvero Baldoni scrive (scusate, non riesco ancora a usare i verbi al passato) in modo straordinario. Non so come, ma riesce a mettere nelle sue parole tutta l’empatia e l’umanità che lo hanno sempre caratterizzato. Il tutto con uno stile che ti cattura, che ti fa sobbalzare per la risata improvvisa quando meno te l’aspetti.

Enzo si è sempre autodefinito un cazzone. Ed è un aggettivo positivo, senza se e senza ma. In quel quintale abbondante di omone che era c’era tutta la leggerezza che è tipica dei curiosi. E “Piombo e tenerezza” è il racconto di un curioso che va in Colombia – uno di quei paesi che uno visita proprio solo se obbligato – a capire cosa succede e perché il paese è spaccato, anche geograficamente, tra governo colombiano e territori sotto il controllo dei guerriglieri delle FARC, che si proclamano comunisti.

Vorrei avere qui di fronte Renato Farina e Vittorio Feltri per sventagliargli sotto il naso gli articoli raccapriccianti in cui ritraevano Baldoni come una sorta di “turista del brivido rivoluzionario, alla ricerca di vibrazioni comuniste”, che preferiva il Chiapas alle Seychelles (che lui, in quanto pubblicitario di successo, poteva permettersi senza problema).

Il fatto è che l’ignoranza è un male, ma l’ignoranza di chi non sta zitto ed emette sentenze è una colpa. Loro non sanno che Baldoni era un vero curioso, che viaggiava per capire live, per sentire “de panza” il polso alle situazioni, per saltare a piè pari le balle dei media (tutti i media) e sporcarsi le mani in prima persona con questa monnezza che è il mondo. E nel bagaglio non metteva i paraocchi ideologici.

E’ semplice: non hanno mai letto una singola riga degli appunti di viaggio di Baldoni. E hanno fatto male, perché avrebbero scoperto che Baldoni ha scritto su Cuba le parole più indignate e tristemente veritiere, dopo una settimana in cui non hanno fatto altro che offrirgli minorenni con cui copulare, dopo che si è accorto della pesantezza del regime di Castro, dell’assenza di libertà, della miseria, del conformismo generato dalla dittatura.
Ironia della sorte: ho maturato una mia opinione su Cuba proprio grazie ai reportage di Baldoni. E non certo grazie a decenni di sputacchi reazionari de il Giornale o di Libero. E dire che leggo la prima pagina di Libero ogni santo giorno. Si rassegnino: non hanno un millesimo del talento di Baldoni.

Da allora sono assolutamente contro il regime antidemocratico castrista, nonostante un pezzo di sinistra si arrovelli ancora coi se e coi ma e con le mezze parole (perfino Ingrao ha cambiato idea: quanto ci metteranno a svegliarsi Rifondazione e il PDCI?). Ed è grazie a Baldoni che ho aperto gli occhi e che ho capito che la Cuba di Castro è indifendibile.

Sarebbe bello che Farina e Feltri si leggessero “Piombo e tenerezza”. E che chiedessero scusa alla famiglia Baldoni per gli insulti. E che scrivessero sul loro giornale “Sì, abbiamo sbagliato. Guardacaso il paraocchi ideologico questa volta ce lo avevamo noi e abbiamo mal giudicato Baldoni: non era un fighetto ideologizzato a caccia di emozioni forti. Scusate, la prossima volta staremo più attenti”.
Fossero degli uomini, lo farebbero per davvero.

Questo libro dimostra quanto sono in torto. Qui in Italia un pezzo di sinistra estrema inneggia alle FARC, gente che si mantiene con la vendita di coca e con i rapimenti, gente che reprime l’identità “india” di parte del paese e che propugna una rivoluzione old-skool, molto sudamericana. Baldoni ci ha vissuto insieme, convinto di trovarsi dalla parte dei giusti (d’altronde la Colombia “ufficiale” è un paese fatto di squadroni della morte, polizia fascista, reazionari, populismo, ecc. La solita merda del sudamerica).

E proprio Enzo Baldoni ha raccontato – da dentro – la sclerosi ideologica delle FARC, l’idiozia e l’ipocrisia dei suoi comandanti, gli schematismi vetusti e assolutamente fuori dal mondo che animano questo paese nel paese, tanto reazionario quanto l’altra metà.

C’è un capitolo bellissimo, in cui Enzo racconta il suo colloquio con un comandante delle FARC, che lui soprannomina “rigor mortis”. Baldoni cerca di parlare con l’uomo, col guerriero: cerca il tratto umano sotto la divisa. L’altro lo indottrina, bello rigido, per un paio d’ore, a suon di apodissi vecchie di quarant’anni, tra una lode a Pol Pot e una tirata militaresca sulla lotta di classe.
Ecco cosa scrive, come chiosa il discorso di “rigor mortis” sulla situazione colombiana: “Settant’anni di retorica sovietica sfociati in una serie di massacri tra mafie. Grazie, abbiamo già dato”.

So che a Feltri e Farina potrà sembrare impossibile che c’è un uomo di sinistra in grado di guardare al di là degli schieramenti di campo preconcetti e raccontare quello che vede, dire quello che pensa senza chiedersi se ciò che scriverà gli farà vendere più o meno copie alla prossima Festa di Liberazione.
Però è così: Baldoni racconta l’idiozia di una rivoluzione che sembra teletrasportata dal passato e che scimmiotta ideologie sepolte. E racconta anche la miseria di chi la combatte, dei soldati semplici, degli unici che hanno realmente un motivo per fare la rivoluzione. Ed è sempre il solito: la fame, la miseria.

Non aspettatevi un libro che parla di politica, un reportage giornalistico, un’equlibrata analisi geopolitica. Enzo è lì per raccontare quello che vede, non per spiegare a freddo: prende i soldati e le soldatesse e passa ore a parlare d’amore, di sesso. Il suo sguardo fotografico è estremamente pietoso nel raccontare la miseria di chi lotta ogni giorno per fare un pasto e altrettanto comico quando si accorge che, tra i mitra e le cartucce, nel magazzino del campo delle FARC in cui alloggia fa bella mostra di sè uno scatolone di assorbenti con le ali, o quando si accorge che gli asciugamani dei guerriglieri sono mimetici.

Contrariamente a Feltri e Farina, Baldoni è un uomo che sa ridere, che sa perfino essere caustico. Lo portano a visitare la radio ufficiale delle FARC, dispersa nella foresta, e per poco non ride in faccia ai caporioni militari, visto che alternano brani folk tradizionali e proclama anni trenta di indottrinamento delle masse. E’ il passaggio in cui scrive la frase che dà il titolo a questo post. Ha vinto il premio (quello che auto-assegno ogni anno) per la migliore frase dell’anno, edizione 2006. Quindi tenetevi le migliori per gennaio, ché se le dite da qui a fine dicembre le bruciate.

Il libro è bellissimo, insomma, anche perché riesce a far vivere l’inquietudine (quella positiva e quella negativa) di chi viaggia, raccontando tutto senza pudori, dal bagaglio fatto in fretta e furia, dagli arrovellamenti e le ansie, fino alla più che legittima voglia di dormire su un letto comodo, la fame, la voglia di fare festa, di lasciarsi andare, di fare sesso.

Se c’è una pagina consolatoria in questo libro, è proprio il capire tra le righe che Enzo Baldoni è un uomo a posto con se stesso, visto che si racconta senza pudori, si mette in gioco, si prende in giro e soprattutto non teme di mostrare le proprie debolezze, i tentennamenti, l’istinto di autoconservazione.

Leggere “Piombo e tenerezza” mi ha fatto bene: ero affezionato a Baldoni per molti motivi umani, culturali, esistenziali e professionali; e quando è scomparso l’ho presa malissimo. Niente drammi, sia chiaro, giacché non era un parente. Ma era una persona che stimavo, con cui avevo iniziato una corrispondenza via mail un po’ cazzona (diversamente non era possibile), una persona che traduceva in modo strepitoso il miglior fumetto al mondo (che divoravo con avidità prima in inglese e poi in italiano, per vedere cosa si inventava ogni volta), la firma che scriveva cose bellissime su Linus.

Mi sono portato dietro il magone per giorni, fino a quando ho finito questo libro che – sebbene fosse fatto da un collage di articoli e appunti di viaggio che in gran parte avevo letto in precedenza – mi ha sorpreso e sollevato. Ora spero che escano sotto forma di libro i tanti appunti di viaggio di Enzo, penso soprattutto a quelli su Timor Est, bellissimi.

§ 9 Responses to Anche la rivoluzione ha bisogno di copywriter"

  • Suzukimaruti says:

    sì, ci sono stato praticamente dall’inizio (in quanto linusiano di famiglia): a me piaceva proprio perché era uno sguaiato, estroverso, cazzone, lottatore.

  • Annarella says:

    Una curiosity esimio Suzuki :): per caso eri in ZZ (o Zonker’s Zone che dir si voglia) nel periodo in cui Enzo era a Timor ?
    Chiedo perche’ molti apparvero li’ piu’ ancora che su Linus. Appunti in diretta, senza mediazione e per questo credo ancora piu’ belli.
    Una nota sulla questione cazzone 🙂 : parlandone da vivo, da persona concreta e reale, Enzo sapeva essere un grandissimo cazzone se voleva 🙂
    Annarella Zonker’s Zone official tester, preferisce ricordarlo cosi’: vivo, schiamazzante, quando sparava cazzate e veniva sfottuto dal resto della lista ribattendo poi a tono.
    Il santino di lui lo sento alieno, preferisco ricordare l’amico della lista di “Culi, troie e pervertiti” come la definiva lui, come l’uomo complesso, affascinante, contraddittorio, a volte impossibile che ho conosciuto in quei tre anni di “questa lista non e’ un albergo”.

  • Axell says:

    dopo il boom dei primi giorni ti stai riposando?
    Niente post? Nulla da dire? hai la febbre? 🙂

  • regulus21 says:

    Commento faceto: sei segnalato per il blogday

  • holdenC says:

    grazie per la dritta. arrivo qui perchè mayehm nella sua cinquina di blog ci ha messi insieme, direi affiancandoci. la visita era d’obbligo. saluti

  • EmmeBi says:

    In alto i calici per Enzo Giocolier Baldoni.

  • Brain says:

    Prendo nota e aggiungo alla lista degli acquisti da fare 🙂

  • Luca says:

    Quoto in pieno Jazzer.

  • Jazzer says:

    Grazie. Per Baldoni e per aver consigliato questo libro. Vado e l’acquisto.

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