Paradossi floydiani

July 12th, 2006 § 25 comments

Qualcuno – forse intontito dal caldo – si è chiesto come mai mi urta leggere tremila post tutti uguali dedicati alla morte di Syd Barrett, per di più tutti con lo stesso titolo. Beh, mi dà fastidio la banalità, la scelta scontata, il “pezzo facile”.

E poi c’è un paradosso tutto floydiano: ricordare un musicista attraverso il testo di una canzone sì dedicata a lui, ma che a lui non piaceva (le cronache ci dicono che non fosse molto felice del disco, sebbene un giorno si fosse presentato in studio durante le registrazioni) e soprattutto che non aveva scritto lui (e non assomiglia minimamente nello stile alle cose che suonava lui).

Come sempre mi sorge un pensiero maligno e cioè che i Pink Floyd siano un gruppo universale (ufficialmente piacciono a tutti) che di fatto pochissimi conoscono bene. Si tratta, in verità, di un gruppo che ha cambiato ragione sociale più volte. Hanno iniziato come stralunati sperimentatori cosmici, poi sono diventati un solido gruppo rock anni Settanta tendente ahimè al progressive, poi si sono ridotti a fare – negli ultimi due album – la band di supporto a Roger Waters e alle sue turbe infantili e in ultimo sono diventati una triste cover-band dei Pink Floyd, per di più con la panza.

Insomma, il pensiero perfido è che il floydano medio conosca i Pink Floyd da birreria (cioè due o tre canzoni tipo “Another Brick In The Wall parte 2”, “Money” e “Wish You Were Here”) e si sia perso il meglio, cioè i loro primissimi passi (quelli con Syd Barrett, appunto), quando oltre a fare cose belle facevano musica a modo suo “nuova” o quasi.

Da estimatore smisurato dei Pink Floyd (anzi, di certi Pink Floyd), la cosa mi infastidisce un po’. E il timore è che tanti abbiano intitolato “Shine On You Crazy Diamond” il loro post funerario su Syd Barrett per il semplice fatto che non hanno mai ascoltato una singola nota di “The Piper At The Gates Of Dawn” e per loro Barrett era “uno che suonava nei Pink Floyd prima che diventassero famosi”.

Ecco, vorrei chiarire una cosa: se i Pink Floyd hanno un paio di paginette fisse nei libri di storia della musica non lo devono certo al manierismo di “The Great Gig In The Sky”, che è roba da Radio Capital, ma al loro iperuranio psichedelico, dail trip bucolico di “Scarecrow” agli echi vagamente doorsiani di “Careful With That Axe, Eugene”, fino ad un classico come “Arnold Layne”. Non nego che certe pagine post-Barrett siano brutte (anzi, alcune sono eccezionali, ci mancherebbe), ma insomma è come comparare apples & oranges.

§ 25 Responses to Paradossi floydiani"

  • Suzukimaruti says:

    Sì, ma Waters è vivo. E qui si parla di Barrett, la cui musica dista anni luce da “The Wall”.
    .
    E poi diciamo che da Kant ad Adorno il dibattito sull’arte credo si svolga su registri meno qualunquisti.

  • Ludus says:

    provate voi a fare quello che hanno fatto loro…
    ogni espressione dell’arte va considerata geniale in quanto frutto dell’anima…
    Al bando le critiche, retorica…cinismo e quant’altro…
    Al ROGO i “critici musicali” (è troppo facile criticare l’operato degli altri), ammesso e non concesso che qualcuno abbia la vaga idea di cosa significa essere un artista….
    La musica non è l’arte dei suoni…è il canale preferenziale dell’anima dopo le immagini…
    Spesso il senso di alcune opere viene travisato e adattato ai problemi dell’epoca…tutto ciò non ha niente a che vedere con l’intenzione vera dell’artista…colui che riesce a scendere negl’ingranaggi della vita (intesa come fenomeno fisico e metafisico) sapendo che rischia di farsi male… CI VUOLE CORAGGIO…bisogna solo apprezzare soprattutto questo…alcune verità vengono fuori soltanto lottando contro i propri fantasmi. Ringraziamo il signor Waters della verità che è riuscito a portare alla luce…verità e realtà che tutti, anche se in modo differente, abbiamo un po vissuto…
    I MURI LI COSTRUIAMO NOI…E SPETTA A NOI ABBATTERLI…
    Orgoglio , egoismo, avità ignoranza…questi sono i muri contro cui Waters lotta…
    Aldilà del discorso commerciale, questo signore ha voluto condividere con tutti…i suoi momenti…
    PROVATE VOI A METTERE IN BACHECA MONDIALE LA VOSTRA INTIMITA’…

    Ascoltate la musica in silenzio…la retorica mettetela da parte…non vi farà percepire il messaggio proveniente dal mondo.

  • Calamar says:

    Be’ insomma… incensare i Floyd di Barrett, è come dire che ti piace ascolatare un solo album (il primo ) e una canzone del secondo. Mi sembra pochino. In realtà (come ha già commentato qualcuno) i loro lavori migliori li hanno realizzati tra gli inizi degli anni 70 fino a the wall.
    In un certo senso Syd è stato fonte di ispirazione per gli altri quattro; e loro stessi hanno contribuito a fare di lui un mito, ma a livello musicale la produzione post barrett è stata davvero innovativa e geniale.

  • spider says:

    Vero Suz

    Il post era scontato, mi righro’ la macchina,. (Tanto riga piu’,riga meno… 🙂 )

    Pero’ quello è stato definito l'”album dell’assenza”

    quindi le cose combaciavano sin troppo bene per non cascarci
    Sulla questione
    Bisognerebbe parlare di due fasi dei Floyd
    La fase Barret e la fase Gilmour
    Dalla follia visionaria genuinamente psichedelica alla paranoia assoluta.
    E in questo senso, prima di arderla, dobbiamo dire che Elise ha pienamente ragione 🙂

    Il vero paradosso sai qual è?
    Che il distacco di Barret ha sancito la definitiva consacrazione commerciale del gruppo.
    Per carità, ottima musica, ma comunque commerciale
    Se Barret avesse continuato probabilmente il gruppo avrebbe prodotto musica per pochi
    Un po’ se vuoi come la diatriba tra Cale e Reed sulla gestione dei VU

  • giugioni says:

    Assolutamente d’accordo con te.

  • eloise_ says:

    AIUTOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOO

  • raccoss says:

    eloise verrà bruciata pubblicamente sul rogo domani sera al rondò della forca.
    Amen

  • eloise_ says:

    a me i pink floyd sono sempre stati sul culo… e tutto questo pietismo per uno che di testa non c’era + da un tot ed ha prodotto comunque solo musica di una noia mortale……….
    ok ok lasciamo perdere!

  • pakistano says:

    suzukimaruti ti voglio bene.
    Grazie per questo post!

  • watergate says:

    Anche Not Now John 🙂 un testo allegro e dolce…

  • raccoss says:

    Però “The Fletcher Memorial Home” è simpatica!

  • Atom heart mother è il mio preferito in assoluto.

  • watergate says:

    E’ uno scarto di the wall, con una chitarra soffocata. Ultimamente ascolto Animals, mi sembra che suoni ancora bene.

  • marco says:

    A proposito del primo album citato da raccoss, ricanticchio (?) sempre volentieri la “suite” ed “Alan’s Psychedelic Breakfest”. Tra gli album da buttare c’è secondo me “The final cut”, una compilation di urla in stereo.

  • raccoss says:

    Certo che però, anche i Pooh, da quando non c’è più Riccardo Fogli…

    E i Genesis senza Gabriel…

    e…

  • raccoss says:

    E io che posso aggiungere? Che mi piace Atom Heart Mother e Astronomy Domine insieme a Time e Learning to Fly

  • watergate says:

    la cosa comica è che Syd non era nemmeno d’accordo sull’editing di See Emily Play, molto ammorbidita rispetto ai suoi canoni, e nonostante suoni grezza anche oggi.

    I pink floyd senza Barrett sono un altro gruppo, che ha avuto una naturale fase calante, con il pregio di aver avuto un decennio fenomenale, tra la fine di barrett e The Wall, diciamo, che non tutti i gruppi possiedono. Dopo 10 anni si comincia a perdere la bussola. Pensa agli Stones, vivi, frizzanti, i quali non fanno un pezzo decente da start me up, che è già un mezzo rifacimento di riff usati ed abusati. Oppure gli U2 che sono tutto, meno che la band di Achtung Baby. Insomma, è naturale.

    Tra le canzoni più specificamente dedicate a Barrett la migliore, e quella che egli avrebbe apprezzato di più, non conoscendo il suo personale giudizio, è Nobody Home, da the wall. Breve e icastica, nonostante il tessuto sonoro vagamente sognante.

    La leggenda dei floyd sta tutta lì comunque, nella diversità intrinseca tra Barrett e Waters o tra Waters e Gilmour. E il capitolo Barrett va analizzato distinguendolo da Dark Side Of The Moon. Giudizio di valore a parte, si sente in sottofondo il rimorso da poltrona di Waters.

  • Suzukimaruti says:

    sul cambiamento dei Pink Floyd siamo tutti d’accordo, ma il fatto è che col passare del tempo sono cambiati in peggio. Certo, non è che sono tutti da buttare (anzi, alcune cose post-Barrett sono tra le mie preferite in assoluto), ma sono anni che ho deciso di togliere la retorica dai miei ascolti musicali.

  • estragon says:

    a proposito (perdonatemi la loquacità, ma è una cosa che mi tocca di persona), non trovate che sia una strana coincidenza che a poco tempo dall’uscita di Pulse in DVD, sia morto colui che disse che “The dark side of the moon” era “vecchio” ?

  • estragon says:

    I pink floyd sono tutto ciò che concerne gli anni 60, 70, 80, 90. Come ogni persona crescendo hanno cambiato modo di pensare, di provare emozioni e di trasmetterle. La musica realmente psichedelica di Barret ha fatto il suo corso, ma dopo un po0 non sarebbe stata più adeguata, perchè la sua forza arrivava proprio dagli avvenimenti e da senso di libertà che si godeva in quegli anni. Probabilmente oggi sarebbe ancora di moda, ovviamente rivista in chiave moderna (trovo molto somiglianza tra i primi sigur ros e i primi pink floyd, anche se di mezzo ci sono 40 anni). La società cambia e cambia anche la gente che la vive. Col cambiare dei tempi e dell’età hanno avuto la capacità di trasmettere il loro pensiero e la loro musica facendo grandi anche pezzi che probabilmente non hanno nulla a che fare con il primo periodo. Probabilmente The division bell e momentary laps of reasons sono gli album più adatti per il tempo in cui sono stati scritti.
    Solo perchè ci si è appassionati ad un momento piuttosto che ad un altro non vedo il motivo di denigrare il resto. Contestualizzare secondo me è la parola chiave.
    The dark side of the moon, poi, credo sia il momento in cui gilmour e waters abbiano raggiunto il miglior feeling musicale, producendo uno degli album che di fatto ha segnato (e continuerà a segnare) generazioni (non ha caso è stato così tanti anni in classifica).
    Credo che come nel marketing, per questo tipo di musicisti “intramontabili” ci si lega al marchio, sicuri di trovare qualcosa di affine a se stessi, di non rimanere delusi. Personalmente non sono mai stato deluso dai Pink floyd, e mai lo sarà. Ce li ho nel sangue, perchè mio padre ce li aveva, riuscendo a trasmettermi la stessa passione che ci metteva lui a 20 anni quando li ascoltava.
    Non so se ho reso l’idea.
    a tal proposito rimando a questo mio post, dove mio padre stesso ha raccontato la sua esperienza da (allora) giovane fan dei PF insieme ad un ragazzo (diciamo così) che ho incontrato su un forum di che tratta tutt’altro argomento. Il ragazzo non è più ragazzo, e mi raccontò la sua esperienza in una storica occasione…
    Credetemi, oggi provo le stesse cose che provavano queste persone allora.

  • Suzukimaruti says:

    sì, hanno una dignità pure loro. Figurati, a me piace pure l’ultimo album di Tiziano Ferro 🙂

  • EmmeBi says:

    Mi piacciono i tuoi post dove parli di musica e dove non infili la politica.
    Io comunque sono un fan dei Floyd di radio capital.

  • Suzukimaruti says:

    Ho dimenticato un “non”…

  • fran says:

    “Non nego che certe pagine post-Barrett siano brutte (anzi, alcune sono eccezionali, ci mancherebbe), ma insomma è come comparare apples & oranges.”

    Ehm… non neghi che siano brutte? che siano belle? che siano? 😉

  • ele says:

    pienamente d’accordo..
    non so se hai letto il post che ha scritto oggi leonardo, è davvero molto bello e sentito.

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