Liberalizzazioni – i taxi

July 3rd, 2006 § 118 comments

E in effetti il Governo Prodi lo ha fatto, per di più col botto. E soprattutto grazie al mio ministro preferito, fin dai tempi del primo Governo del 1996: l'ineffabile Pierluigi Bersani.

Bene, questa prima forchettata di liberalizzazioni è una picconata nei confronti delle tante rendite corporative di posizione che infestano il sistema-Italia e che rendono assolutamente ingiusto e sclerotizzato il mercato.

A volte uno non ci pensa, ma in questo paese i limiti allo sviluppo sono pazzeschi.

Faccio un esempio con i taxi (nota: tra tutti i provvedimenti del pacchetto-liberalizzazioni questo è sicuramente il meno influente e importante, ma i media di destra gli stanno dando molta enfasi, "pompando" ogni minimo starnuto dei taxisti).
Se uno negli Stati Uniti non trova lavoro (o magari è un aspirante studente che vuole sopravvivere), ha sempre l'opportunità di mettersi a fare il taxista: non è un mestiere con cui diventi miliardario, ma ci si campa in modo decente.
In Italia fare il taxista è impossibile: la licenza per poter guidare il taxi è una sorta di titolo nobiliare ereditario, che i Comuni erogarono gratuitamente anni e anni fa per pochi fortunati e che fino all'intervento di Bersani era oggetto di compravendita.

In Italia, insomma, per fare il taxista bisognava – fino a ieri – comprarsi la licenza da un taxista che smette o ereditarla da un parente taxista. E costava la bellezza di 200.000 euro, che non sono certo bruscolini, soprattutto contando che è una cosa che all'epoca fu data gratis.

Cioè, il sistema delle licenze scarse non solo danneggiava i consumatori, facendoli confrontare con un numero di taxi pateticamente basso (lo sa chiunque abbia lavorato a Milano: code sterminate per pochi taxi, contesi da manager sempre più rissosi) e prezzi osceni, se comparati a Londra (dove tra l'altro il cambio sfavorevole rende meno evidente la sproporzione di prezzi) o a Parigi.
Ecco un famoso caso in cui la mancanza di nuovi soggetti sul mercato riduce al minimo la concorrenza, crea un disservizio e fa pagare caro il tutto ai consumatori.

Ovvio che capisco la rabbia di certi taxisti, magari quelli che si sono comprati una licenza da poco e contavano di rivenderla per farsi la casetta al mare o per andare in pensione tranquilli. Per loro si potrebbe pensare ad una qualche forma di compensazione, tipo che lo Stato paga un tot come compensazione a chi restituisce e fa cessare vecchie licenze. Così chi deve andare in pensione tranquillo lo fa senza problemi.

Detto questo, la corporazione dei taxisti – protetta da sempre dalla destra – ha le sue colpe: per anni ha mangiato su un sistema sclerotizzato, pagandoci con un disservizio per di più salato. Loro preferivano pochi taxi con pochi clienti ma carissimi. Mentre il Governo di "comunisti" gli ha preferito le comuni regole del mercato: libera domanda e libera offerta (coi Comuni a fare da gestori e vigilare localmente), tanto il mercato si autoregola in pochissimo tempo.

Per di più per i taxisti è un'opportunità: i più svegli possono moltiplicare la propria licenza e diventare "padroncini", facendo guidare il taxi a nuovi taxisti, che diventano loro dipendenti.
L'effetto è semplice: più taxi in giro (con tutti i benefici del caso, per esempio un'opportunità lavorativa in più per molti giovani e non), più concorrenza, quindi prezzi più bassi e di seguito un aumento della clientela.
Faccio un esempio personale: in Italia salvo rari casi non prendo mai il taxi, per mille motivi: è caro, mi sta sul culo dover interagire col qualunquismo dei taxisti (che devono per forza parlare col cliente: spesso la butto sul calcio per non finire in rissa) e mi urta dover aspettare venti minuti per farmi dare un passaggio così caro. 
In compenso, quando mi capita di essere a Londra prendo più volentieri il taxi: costa materialmente e proporzionalmente di meno, il taxista non funareggia e non ci sono balzelli assurdi da pagare.

E mi sa che le dinamiche saranno queste. D'altronde basta guardare le statistiche: siamo il paese occidentale con il minor numero di taxi in rapporto ai cittadini e in rapporto alle automobili circolanti. E siamo quello coi prezzi più alti in assoluto e più alti rispetto al potere d'acquisto.
Quindi i taxisti hanno poco da protestare. E non saranno sicuramente gli ultimi a vedere svanire i loro assurdi privilegi.

Chi ci fa una figura pessima è la destra: 5 anni di governo e nemmeno una liberalizzazione. Anzi, il governo Berlusconi ha mancato totalmente di cultura liberale, foss'anche nella sua versione più di destra.

Il paradosso è che questa riforma l'abbia fatta il Governo più di sinistra che ci sia stato in tutta la storia d'Italia, quello coi ministri comunisti. Ed è assolutamente un bene. In primis perché fa capire – coi fatti e non con i lavacri a Fiuggi – che la sinistra in buona parte ha iniziato a credere nel mercato, a capirlo (e magari – ci mancherebbe – a cercare di migliorarlo pesantemente!) e a capire quali sono i freni allo sviluppo italiano.
In secondo luogo è venuta fuori la ragione sociale della patetica destra italiana: da un lato pochi (e isolati) destrorsi veramente liberali, ma in gran parte ecco "la casa delle libertà" (sic) schierarsi a difesa delle corporazioni, dei gruppetti di privilegiati.

Tra l'altro non hanno argomenti, i destrorsi: non ho proprio idea di cosa possano dire. Capisco la destra "fascista alla vaccinara" di Storace, che da sempre fa politica demagogica coi gruppetti: i parcheggiatori, gli usceri, i carrettieri che guidano i calessini per il foro romano, i mercatari, ecc. Ma un ossimorico destrorso intelligente cosa può dire di critico? Nulla, al massimo può rosicare perché ha la prova nei fatti che l'opera di modernizzazione di questo paese la sta facendo il Governo Prodi. E senza spargimenti inutili di cemento, come voleva il nano brianzolo.

Orsù, c'è qualche destro là fuori che ha argomenti per criticare? O che ha l'onestà intellettuale di fare i complimenti al Governo?
Personalmente, sto godendo come un riccio da sabato mattina.

§ 118 Responses to Liberalizzazioni – i taxi"

  • tt says:

    lui gode come un riccio ogni giorno quando lo prende in quel posto

  • tt says:

    buffone chi ha scritto questo post, gli auguro tutto il male, sto trans..

  • Raffaele says:

    Mi spiace leggere di nuovo ciò che continui a sostenere con convinzione, e che ritengo privo di fondamento ( e di informazione ).
    Non è vero che occorra soltanto la patente per fare il taxista….
    E’ chiara comunque l’ esternazione di un tuo presunto diritto di superiorità che manifesti attraverso i tuoi
    ( infelici purtroppo ) commenti.
    Non volermene ma sono costretto a chiederti di essere un pò più umile, se vuoi riportare i discorsi in termini di parità, anche intellettuale.
    Ho capito purtroppo che non sei bene informato sull’ argomento ( ed anche per questo non riesco a capirti ), per cui ti darò delle informazioni per evitarti in futuro ulteriori pessime figure…
    Il taxista per esercitare il suo ruolo deve possedere i seguenti requisiti :
    1) patente per autoveicoli tipo B
    2) certificato di abilitazione professionale
    ( C.A.P.) tipo K2A, rilasciato dal dipartimento della motorizzazione civile in seguito ad esame teorico ( tosto ) riguardo la conoscenza approfondita del veicolo e delle norme relative alla circolazione stradale.
    3) Icrizione al ruolo dei conducenti non di linea
    ( sì, hai capito bene, esiste un albo professiona
    le ) attraverso esame teorico sulla topografia
    generale della città con particolare riferimento ai molteplici servizi della città in cui deve essere espletato il servizio.
    Tra l’ altro, non so dove tu viva ( a Torino forse ?) e che tipo di tassisti tu possa aver conosciuto, ma posso garantirti che fare il tassista a Roma, non è cosa da poco in una città del genere, e se non disponi di una preparazione adeguata, difficilmente potresti farlo ; professionalità
    dunque, preparazione e molta pazienza, sono alla base di questa professione che non ritengo affatto generica e non specializzata come tu continui a sostenere.

  • StefanoD. says:

    Ariscusami, ma il problema lo allarghi anche tu in una maniera tipicamente italiana creando la fuffa, quando dici: “Di fatto nel resto del mondo il servizio taxi è liberalizzato….”
    Nel resto del mondo ci sono tante cose che in Italia ce le sognamo…

  • StefanoD. says:

    Mi sembra strano che tu faccia un simile paragone: taxista=operaio generico. Il taxista è un lavoratore autonomo e, non avendo nessun ammortizzatore sociale, deve obbligatoriamente guadagnare di più (appunto per crearsi da solo quegli ammortizzatori che non ha).
    Credevo che il forum parlasse del servizio operativo e non del guadagno dei tassisti. Lo dici tu che i tassiti guadagnano troppo; dimostri solo superficialità e scarsa conoscenza del settore. (Se ci mettiamo a parlare di quanto guadagna chi, non ne usciamo più). Però sulle edicole e le panetterie, francamente, l’hai sparata grossa.
    Il problema non è il calo della domanda, ma il problema che tale calo crea.
    Nei casi che tu citi si crea solo un problema agli esercenti che avranno il negozio vuoto, ma nel caso del taxi c’è un problema indotto alla viabilità che si ritorce sul servizio stesso; PEGGIORANDOLO. Infatti come dovresti sapere, visto che ne parli, in certi orari il traffico, principale nemico del servizio, contribuiamo noi stessi a crearlo, proprio per scarsa domanda. Non possiamo scomparire: o stiamo fermi in eccesso ai posteggi o ci spostiamo in cerca di un altro posteggio “più vuoto” creando, ovviamente, traffico in eccesso. Ripeto: il problema lo risolvi trovando l’esatto equilibrio tra domanda ed offerta. Però, scusami, più leggo i tuoi interventi e più mi convinco che vai oltre la normale analisi operativa; non è un problema di destra o sinistra, ma semplicemente un problema tecnico/operativo che va risolto. L’obiettivo non è far guadagnare di più o di meno i tassisti, ma semplicemente trovare gli equilibri perchè il servizio funzioni, per tutte le componenti interessate.

  • Suzukimaruti says:

    StefanoD. “Panzana” è sinonimo di “balla/bugia”. E dubito che il mio godere come un riccio per una liberalizzazione sana, giusta ed auspicata da anni si configuri come tale (anche perché in effetti godo come un riccio ad ogni liberalizzazione di Bersani, che considero un perfetto interprete della modernizzazione del paese).
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    Quindi niente panzane, semmai la considerazione del fatto che in Italia gli atti di giustizia vengono percepiti dai furbi/privilegiati come “punizioni”.
    E la considerazione riguardo alla categoria che “se non lavora non mangia” è valida per chiunque lavori in proprio. Ed è bassa retorica.
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    Riguardo l’eccesso di offerta, perdonami, ma ci stai menando per il naso. Ovvio che in un’attività commerciale ci sono periodi di “stanca” della domanda, con conseguente eccesso di offerta. Vale per tutte le attività commerciali (ad esempio una panetteria o un’edicola fanno ben pochi affari nel tardo pomeriggio) ed è cosa ovvia e naturale. E non è una motivazione ragionevole per ridurre le panetterie o le edicole!
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    Il problema, semmai, è l’opposto: l’offerta troppo ridotta nei momenti in cui il servizio *serve*. E chiunque abbia provato a prendere un taxi a Malpensa, a Milano Centrale, a Termini o a Fiumicino in orario di punta, sa di cosa parlo: code, risse per un taxi, attese snervanti e una palese percezione del fatto che il sistema funziona male. E su tutto un interrogativo tanto banale quanto giusto: “perché non ci sono più taxi?”.
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    Il problema è tutto lì: perché non ci sono più taxi? Perché i taxisti non vogliono, visto che temono la concorrenza. E la complicità di certe parti politiche ha fatto sì che questo fosse possibile per decenni.
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    Ora grazie al cielo la cosa sta cambiando. E non era un problema marginale, ma un caso che si studia all’Università come esempio di inefficienza del sistema italiano e di problemi portati da un mercato non libero e non concorrenziale: poca offerta, prezzi alti e non liberi, utenti incazzati in coda per un taxi, ecc.
    Insomma, ne ha scritto perfino Giavazzi in un articolo illuminante (e pure Tremonti, prima di cambiare idea per fini politici…).
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    C’è poi un semplice principio di giustizia ed equità che è bene tenere in considerazione: non esiste (giustamente) nessuna legge che impedisca ad un altro cittadino di farmi da concorrente (sono un libero professionista pure io) e la cosa mi va benissimo. Pretendo, però, che questo valga per tutti. Senza privilegi di alcuna sorta.
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    Allargare il problema, come cerchi di fare, è un modo tutto italiano per annacquare i problemi in un mare di fuffa e non risolverli mai. Lo scenario, invece, è semplicissimo: c’è un mercato chiuso e per nulla concorrenziale che si traduce in prezzi alti e disservizi per l’utenza. Quindi va aperto, va stimolata la concorrenza e bisogna aumentare il numero di taxi. E va fermato il commercio (illegale, tra l’altro) delle licenze che – ricordo – sono erogate gratuitamente.
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    Ovvio che la liberalizzazione del mercato porterà ad una riduzione dei guadagni per chi ne faceva parte precedentemente, quando era chiuso alla concorrenza e con prezzi non concorrenziali.
    Come dire: è il mercato, baby!
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    E francamente non sarebbe la fine del mondo: di fatto i taxisti italiani hanno redditi ben superiori alla loro mansione (nei fatti sono manodopera non specializzata, il cui unico titolo professionale rilevante è la patente di guida) e a lavoratori equiparabili (cioè gli operai generici).
    .
    Mi rendo conto che la modernizzazione di un sistema porti ad alcuni aspetti che possono piacervi poco (finirete sicuramente per guadagnare di meno, ma il problema è che prima guadagnavate troppo per causa di un’ingiustizia!), ma complessivamente il sistema ne beneficia.
    .
    Faccio un esempio: qualche tempo fa i casellanti hanno scioperato per protestare contro l’eccessiva automatizzazione dei caselli. In sostanza dicevano “se mettete i caselli automatici, i telepass e le viacard, noi non lavoriamo più”. Beh, è il progresso e bisogna adeguarsi ad esso e al mercato. E la figura di casellante nei prossimi anni sparirà, così come sono scomparsi (e in alcuni casi falliti) i produttori di carrozze dopo l’invenzione dell’automobile.
    I luddisti che scassavano i telai a vapore durante la rivoluzione industriale non sono mai stati una risposta al progresso, così come non lo sono le resistenze corporative e anti-mercato.
    .
    Basta studiare un po’ di storia economica per capire che le spinte corporative, protezioniste e anticoncorrenziali sono sempre state perdenti. L’idea è adeguarsi e trovare il modo di essere più concorrenziali.
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    Di fatto, nel resto del mondo il mercato dei taxi è liberalizzato e i taxisti campano senza problemi. Magari guadagnano proporzionalmente meno rispetto a quelli italiani, ma non fanno di certo la fame.

  • StefanoD. says:

    Caro suzuki, le panzane le racconti tu e la prova di questo sta nel tuo stesso post iniziale Infatti tu lo concludi dicendo “personalmente da sabato sto godendo come un riccio”. Questo dimostra in maniera palese, come siano state realmente presentate, e da alcuni percepite, le cosiddette liberalizzazioni: come una punizione.
    UNA PUNIZIONE, TI VORREI RICORDARE, NEI CONFRONTI DI UNA CATEGORIA CHE SE NON LAVORA NON MANGIA!
    IN UN PAESE COME IL NOSTRO PATRIA DI FANCAZZISTI/ASSENTEISTI/DOPPIOLAVORISTI, NON MI SEMBRA POCO!
    Scendendo nello specifico, le tue parole dimostrano che conosci veramente poco lo svolgimento del lavoro. Devi sapere che in certi orari c’è un reale eccesso di offerta, a tal punto che spesso i taxi in eccesso ai posteggi creano problemi alla circolazione (basta andare dalle 10,30 alle 13,30 a P. venezia, L.go Chigi. , L.go Argentina, P. Barberini, P. S.Silvestro ecc.ecc.)
    Poi ci sono degli orari in cui, forse, i taxi mancano.
    Allora il problema non è inflazionare il numero dei taxi (anche un bambino capirebbe che ci sarebbero solo disservizi e quindi problemi per tutti, utenza in primis), ma semplicemente trovare gli accorgimenti giusti, compresi quelli ESSENZIALI relativi alla viabilità.
    Se fai uno sforzo di obiettività dovresti concordare.

  • Suzukimaruti says:

    Quindi a Roma si è verificato un eccesso di offerta? Ma per favore! Qui siamo alle panzane palesi, peggio che con Berlusconi.
    .
    A me sembra esattamente il contrario, con gente che cerca per ore un taxi libero. Anzi, è il principale problema per cui si è liberalizzato il mercato dei taxi (ora resta solo da sanare l’orrida questione della compravendita delle licenze, che tra l’altro è illegale)

  • Raffaele says:

    Lo dici tu che non si è verificato, se non altro per quanto riguarda Roma.
    Posso invece garantirti che a Roma, visti i prezzi ” contenuti ” conseguenti al blocco tariffario da sette e più anni a questa parte, c’è stato, progressivamente, un considerevole aumento della domanda ( non dell’ offerta, che comunque è aumentata anch’essa con il rilascio di nuove 1450 licenze ).
    Un saluto.

  • Suzukimaruti says:

    Un articolo assolutamente poco pertinente e, nella sua poca pertinenza, assolutamente un boomerang per la causa dei taxisti.
    Ovvero: se c’è un limite ragionevole e pratico alla crescita della domanda e dell’offerta ad essa relativa (e ne siamo tutti convinti), è palese che è il libero marcato a farlo saltare fuori. Insomma, è un limite che va cercato.
    .
    Ed è assolutamente in malafede (e tanto ingenuo, ai limiti del naif) suggerire implicitamente che questo limite coincida con quello imposto per garantire la massima redditività ai pochi taxisti italiani. Anche perché in tutti gli altri paesi del mondo fare il taxista è un mestiere che “funziona” anche in presenza di più offerta. E finora il caso limite di eccesso di offerta non si è verificato.

  • taxiroma says:

    Un articolo breve, illuminante, quasi un apologo, per illustrare in modo didascalico una regola base dell’ economia. Sostituite ai treni i taxi e forse sarà più chiaro che avere taxi per tutti e a costi economici è pura utopia o, molto più semplicemente, una colossale presa in giro nei confronti dei consumatori da parte di economisti e opinionisti ignoranti o in mala fede.

    PERCHE’ I TRENI NON BASTANO MAI

    Un negoziante, per promuovere la propria attività, decise di vendere sottocosto televisori a cristalli liquidi. Il suo unico commesso riusciva a servire 10 clienti l’ora. Presto si formò davanti al negozio una lunga fila di persone, disposte ad aspettare fino a 4 ore pur di comprare a quell’ottimo prezzo. È facile calcolare che la fila si allungò fino a 40 persone. La quarantunesima chiese infatti: “Quanto si deve aspettare per essere serviti?”. “più di 4 ore”, rispose l’ultimo della fila, e il potenziale cliente decise di andarsene. Presto cominciarono a circolare delle critiche verso il negozio, che non riusciva a servire bene i propri clienti, ma li faceva aspettare fuori e al freddo.

    Il negoziante decise allora di dimezzare la coda e assunse un nuovo commesso.

    Fu un autentico disastro! “quanto si deve aspettare per essere serviti?” chiese il quarantunesimo cliente in coda. “Solo due ore”, rispose l’ultimo della fila, e quindi quello si fermò. Presto (è facile calcolarlo) la fila fu di 80 persone. Le critiche si fecero più feroci.

    Il negoziante, quasi disperato, decise a quel punto di percorrere una via diversa: allo stesso prezzo offrì un televisore di valore doppio rispetto a quello che aveva offerto fino a quel momento, pensando “Adesso saranno soddisfatti!”.

    Non aveva però calcolato che a questo punto i clienti, pur di avere il televisore, erano disposti ad aspettare fino ad 8 ore: presto la coda arrivò a 160 persone, occupando tutta la strada. Fu allora che la polizia fece chiudere il negozio e sgomberare tutti.

    Quello che succede sui nostri treni è un po’ la stessa cosa: più aumenta la capacità offerta e la qualità del servizio, più aumentano coloro che vi vogliono salire: la congestione in questo modo raggiunge livelli insopportabili, facendo ripiombare in basso la qualità del servizio e la puntualità.

    Spiega l’economia che in mancanza di un “segnale di prezzo” adeguato, la domanda cresce senza controllo e tende all’infinito. Inoltre, all’impresa vengono a mancare i soldi per rispondere all’aumento della domanda.

    ROBERTO ZUCCHETTI

    Università Bocconi

    LA REPUBBLICA (Milano cronaca) del 14 gennaio 2006.

  • StefanoD. says:

    Degra. Guarda che il fatto che siano stati scelti tassisti e farmacisti è solo perchè politicamente “scontentare” due piccole categorie costa poco e se “pubblicizzate” in un certo modo (come è regolarmente avvento), queste riforme insignificanti possono portare buon ritorno di consenso.
    Non hanno iniziato da queste micro-categorie per altri motivi, dovresti convenirne.
    Sull’aumento dell’utenza taxi, commetti un errore di fondo: in nessun paese al mondo il taxi sopperisce alle carenze (croniche nel caso di Roma) del trasporto di linea.
    Sul costo onestamente dite delle balle, smentite anche da Bankitalia le cui tabelle potete consultare negli interventi precedenti.
    In merito alla casta volevo solo dire che parlare di privilegi e tassisti fa semplicemente ridere, perchè I VERI PRIVILEGIATI SONO ALTRI E NON SOLO I POLITICI…

  • vb says:

    Io dico solo questo:
    – a Los Angeles, una corsa in taxi dall’aeroporto al centro (sono circa 35 km e almeno un’ora di traffico) costa 40 dollari (28 euro);
    – a Lisbona, una corsa in taxi dall’aeroporto al centro (10 km e venti minuti) costa 7 euro;
    – a Torino, una corsa in taxi dall’aeroporto a casa mia (15 km e meno di venti minuti, tutto in tangenziale) costa 40 euro.
    Fate voi…

  • degra says:

    Stefano, è vero, non è il padre di tutti i problemi, ma nemmeno le farmacie, la benzina, e il resto. Il problema vero è la concorrenza, che in Italia non esiste da nessuna parte.
    Sembra giusto che per poter fare un lavoro (il taxista, ad esempio) si debba subire il numero chiuso e lo stratosferico pagamento di una licenza (fornita gratuitamente o quasi dal comune al primo possessore)?
    Ovvio che ogni categoria voglia che si cominci a rimettere le cose a posto a partire dagli “altri”, ma stavolta si è preferito partire da taxi e farmacie.
    Ci sarà sempre, agli occhi di qualcuno, qualcosa di più pressante, ma è proprio grazie a questo modo di pensare che si è arrivati a questo punto.
    E tirare fuori la solita scusa ritrita dei privilegi ai politici è inutile: solo chi non abita in Italia (e forse nemmeno quelli) non sapeva che i politici godono di privilegi di “casta”.
    Usare la scusa dei politici equivale a dire: “se lo fanno loro, perchè noi no?”. E sembra un bell’esempio?
    I taxi incidono per l’1% del trasporto pubblico, ma se regolamentati come si deve potrebbero fare molto di più, la dove il mezzo pubblico non arriva, ci sarebbe lavoro per più taxisti e i passeggeri non verrebbero “presi per la gola” da prezzi assurdi. Ricorda(te) che in Italia il taxi lo usa solo chi è obbligato: lavoratori e turisti che non conoscono la città, persone che non si fidano a muoversi da sole in certe ore. Sicuramente se costasse meno, molte più persone sceglierebbero la comodità di un taxi che ti porta proprio dove vuoi senza dover aspettare il mezzo o fare centinaia di metri a piedi per arrivare alla fermata…

  • StefanoD. says:

    Miei cari signori, voi parlate del servizio taxi come se fosse il padre di tutti i problemi. Non è assolutamente così. Forse vi sfugge, ma il “servizio alternativo di trasporto pubblico non di linea” (taxi), smaltisce l’1% (UNOPERCENTO!) del trasporto pubblico, il restante 99% viene smaltito (DOVREBBE!) da autobus e metro. Non è la stampa di destra ad enfatizzare ogni starnuto dei tassisti (come indicato nel post), ma la stampa di sinistra ad enfatizzare questa micro-rivoluzione (perchè appunto va ad incidere sul 1%del trasporto pubblico cittadino) proprio per ingigantire i meriti di un’operazione ridicola; ma visto che questo governo ha prodotto praticamente nulla (di positivo), a qualcosa ci si deve pur attaccare….
    E poi….siamo seri….
    Parlare di privilegi dopo le pubblicazioni del Prof. Ichino e dopo la pubblicazione del libro “La casta”….. suvvia è grottesco. Siate più seri!

  • Raffaele says:

    Tipico l’appoggio di degra ai commenti di Suzuki.

  • degra says:

    va beh, ma se si dovesse correre dietro al cambiamento dei fatti (quali, poi?) con la correzione o la cancellazione dei post, che senso avrebbe un blog?
    Perchè non andiamo a bruciare le emeroteche che contengono articoli di giornali su notizie ormai sorpassate?
    Non esiste che un blogger cancelli alcuni (o tutti, che è meglio) i post del suo storico, solo perchè “scaduti”.
    Non ha proprio senso nemmeno il pensarlo.
    Ovvio che si tratti di persone che non sanno cosa sia e come funzioni un blog, ma l’intelligenza umana (anche quella minima) dovrebbe far capire che è più stupido perdere tempo a commentare con insulti (che non toccano minimamente il bloggr, peraltro) un post vecchio, piuttosto che non cancellarlo.
    C’è una data, capite che il post si riferisce a quel periodo, e mettetevi il cuore in pace.
    Oppure aprite wikipedia e cercate “blog”, è scritto in modo semplice, magari a qualcuno riesce di capire almeno qualche frase, anche se non ci sono insulti…

  • Filippo says:

    Ohibo’? e perche’ mai Suzuki dovrebbe cancellare un post sacrosanto come questo? Anche quando di acqua sotto i ponti ne e’ passata parecchia, mantiene la sua sacrosanta validita’.

    Privilegi corporativi: guai a toccarli. I benpensanti sono i primi ad insorgere (assieme a chi mangia sulle medievali corporazioni, ovviamente)

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