Liberalizzazioni – farmaci al supermercato: era ora!

July 4th, 2006 § 95 comments

Francamente l’esclusiva dei farmaci da banco alle farmacie non l’ho mai capita. Perché possono vendere solo loro le pastiglie Valda? Capisco l’antispasmina colica (pare che 4 pasticche sotto la lingua ti sballino per una notte intera: don’t try this at home), ma l’aspirina, il moment, il nimesulide proprio no…

Finalmente – con in verità la mia nemesi Livia Turco un po’ perplessa (a conferma che il provvedimento è giusto) – super- Bersani ha decretato che da adesso in poi i supermarket possono vendere farmaci da banco. E che i farmacisti si attacchino, dopo anni di privilegio e di monopolio su questi prodotti.

Pur avendo un caro amico figlio di farmacisti, non ho mai avuto molta simpatia per la categoria. Sarà che mi ha sempre fatto ridere quel loro comico indossare un camice bianco per conciarsi da dottori, quando in realtà non fanno altro che fare i commercianti, ma ho sempre percepito nelle farmacie italiane un sussiego inspiegabile, alimentato dalla venerazione che le vecchiette (immancabili in farmacia) hanno verso il farmacista: ai loro occhi una sorta di taumaturgo dai poteri illimitati.
Le nonnine vedono il santone, io vedo il commerciante. Anzi, il commerciante privilegiato, con l’esclusiva di migliaia di prodotti di cui noi esseri umani siamo assolutamente avidi: i farmaci.

E allora perché non vendere i farmaci anche al supermarket, di fatto riducendone i prezzi (con benefici per tutti), dovuti ad ovvie economie di scala?
I farmacisti – falsi come i loro camici – non dicono la verità (e cioè “con l’esclusiva dei farmaci da banco ci arricchiamo come dei nababbi, abbiamo fatturati miliardari e ci facciamo un motoscafo nuovo all’anno grazie ai vostri abusi di No Gas Giuliani, brutti flatulenti ipocondriaci che non siete altro”), ma fanno finta di preoccuparsi per noi: i farmaci al supermarket porterebbero molti cittadini all’abuso di farmaci, perché non più sotto il controllo dell’ “amico farmacista” (bleah).

Ovviamente le loro preoccupazioni assolutamente non interessate (…) lasciano il tempo che trovano. Il buon Bersani, infatti, ha pensato ad una norma intelligente: farmaci in vendita nei supermercati, ma attraverso un farmacista (assunto: niente precariato, con tanto di valorizzazione di chi ha studiato Farmacia o CTF, ecc.) che da dietro il bancone ti passa i farmaci e se ti stai per comprare 250 scatole di aspirina, ti ferma e rifiuta la vendita, come è suo potere.

Cos’altro possono dire? Niente: sono una categoria che si è fatta straricca con dei privilegi e che di fatto vive – come coi taxi – con una licenza ad uso familiare. Non a caso le farmacie sono a gestione familiare, nel senso che solitamente un farmacista lascia in eredità il negozio ai figli, che studiano Farmacia ed ereditano il ricchissimo business paterno.

Tra l’altro l’apertura di rivendite di farmaci da banco nei supermercati ha un vantaggio: dà una sponda lavorativa a chi fa studi in campo farmaceutico. Infatti, chi si laurea in Farmacia o CTF ora ha poche possibilità: o si mette a fare ricerca, o va a fare il commesso in una farmacia. (oppure, se è fortunato, eredita la farmacia del babbo e prenota la prima Porsche)
Insomma, il diritto ereditario sul business è un anacronismo inquietante, che fa schifo quasi come i famosi “giovani imprenditori” e la loro omonima associazione: quelli che ogni anno si trovano a Cernobbio e fanno un convegno dove parlano di successo di imprenditoria giovanile, ecc. e poi si scopre che sono TUTTI giovani imprenditori nel senso che hanno ereditato dal babbo o dal nonno fior di imprese. Son capace perfino io, così.

Anche in questo caso, non vedo come si possano muovere critiche al provvedimento. Anzi, è dà applausi: farmaci meno cari per tutti, più lavoro per chi ha studiato e un privilegio in meno per i farmacisti, che già sono monopolisti dei farmaci prescritti (e spesso fanno i loschi: non consigliano quasi mai i farmaci generici su cui guadagnano poco, preparano il doping per la juve e poi patteggiano ammettendo la colpa, ecc.).

L’unico dubbio – mi dicevano – sono le farmacie dei piccoli centri abitati (quelli più isolati): come faranno a sopravvivere? L’argomento è capzioso, visto che normalmente nei piccoli centri abitati (isolati) non ci sono ipermercati o cose simili. Per di più è risaputo che una farmacia vive e guadagna benissimo anche solo coi farmaci prescritti. Certo, il farmacista magari non si compra 5 Porsche ma solo una, ma non mi sembra un dramma, no? Nessuno qui impone un pauperismo veterocomunista per cui il farmacista deve guadagnare come un facchino, ci mancherebbe. Però se il mercato si moralizza e taglia certi picchi iperbolici, è un bene per tutti. Anche perché la ricchezza in eccesso, tagliata dai privilegi, non viene dispersa: viene ridistribuita dal mercato stesso su soggetti nuovi e diversi.
Detto questo, se si tratta di valorizzare le farmacie di montagna e quelle sulle isolette sfigate o in centri rurali dimenticati da dio, ha senso trovare dei modi per tutelare chi di fatto porta un servizio prezioso in angoli sfigati e commercialmente non appetibili. Ma sono eccezioni ad una norma per cui è utile trovare soluzioni straordinarie e personalizzate, non certo scuse per non applicare una sana norma liberale che aumenta la concorrenza tra soggetti.

§ 95 Responses to Liberalizzazioni – farmaci al supermercato: era ora!"

  • Paolo says:

    Piantatela.I peggiori sono medici e farmacisti.I farmacisti perchè è un sistema sostanzialmente feudale:la licenza passe di padre in figlio.
    I medici perchè sono paraculati da numeri che impediscono ogni tipo di concorrenza ottenuto l’accesso della facoltà.Un pediatra lavora per contratto 15 ore la settimana senza l’obbligo di visite domiciliari o notturne e prende con 800 assistiti 12.000€ al mese.Peggio ci sono solo notai e dentisti.

  • Suzukimaruti says:

    No, motti, niente mani in tasca. Hanno provato a metterle, ma c’erano già quelle dei farmacisti, dei notai, degli avvocati, degli ingegneri, ecc. che hanno provveduto a svuotare le tasche ben bene.
    .
    Le uniche tasche toccate sono quelle strapiene (ingiustamente) di privilegi e denaro esentasse facile dei professionisti e dei farmacisti: titolari di privilegi arcaici e anti-liberali.

  • motti says:

    beati voi vhe alla favola della tutela degli interessi dei consumatori ci credete ancora….

    intanto vi mettono le mani in tasca,
    ho paura che quando vi sveglierete sarà troppo tardi.

  • Suzukimaruti says:

    Pietro: capita spessissimo (ed è una cosa inquietante)…

  • Pietro says:

    Quello che mi inquieta più di tutto è il fatto che qualcuno abbia scambiato il tuo blog per un forum, per di più magari dedicato a Bersani e/o alla farmacologia… 🙂

  • Suzukimaruti says:

    Giulia: dubito che qualcuno qui possa aiutarti: questo è un blog, non un forum specialistico

    In compenso concordo con te: è una pura invenzione di rosi (o della sua parte politica) il fatto che Bersani voglia mettere le farmacie solo nei supeermarket giganti. La legge su questo punto è chiara: qualsiasi attività di commercio può vendere farmaci da banco: basta che lo facciano fare ad un farmacista laureato. E la spesa non è eccessiva (in effetti costate poco! :-)), quindi potranno farlo gli autogrill, i supermarket di quartiere, i negozi di paramedicali, ecc.

    rosi: quello che mi inquieta è che discuti per giorni e poi spunta una farmacista e ci racconta che hai letto/capito male la legge. Infatti il testo inviato da Giulia non dice da nessuna parte che il provvedimento è limitato solo ai supermerket.

    e poi un’altra cosa: è la seconda volta che parli di “invidia”. Chi invidia chi? Ma soprattutto, se per caso pensi che qualcuno invidi i farmacisti, non è forse perché guadagnano un pacco di soldi? Altrimenti perché invidiarli?

  • Giulia says:

    D.L. 223/06…………..Art. 5.
    Interventi urgenti nel campo della distribuzione di farmaci
    1. Gli esercizi commerciali di cui all’articolo 4, comma 1, lettere d), e) e f), del decreto legislativo 31 marzo 1998, n. 114, possono effettuare attivita’ di vendita al pubblico dei farmaci da banco o di automedicazione, di cui all’articolo 9-bis del decreto-legge 18 settembre 2001, n. 347, convertito, con
    modificazioni, dalla legge 16 novembre 2001, n. 405, e di tutti i farmaci o prodotti non soggetti a prescrizione medica, secondo le modalita’ previste dal presente articolo. E’ abrogata ogni norma incompatibile.

    2. La vendita di cui al comma 1 e’ consentita durante l’orario di apertura dell’esercizio commerciale e deve essere effettuata nell’ambito di un apposito reparto, con l’assistenza di uno o piu’ farmacisti abilitati all’esercizio della professione ed iscritti al relativo ordine. Sono, comunque, vietati i concorsi, le operazioni a
    premio e le vendite sotto costo aventi ad oggetto farmaci.

    3. Ciascun distributore al dettaglio puo’ determinare liberamente lo sconto sul prezzo indicato dal produttore o dal distributore sulla confezione del farmaco, purche’ lo sconto sia esposto in modo leggibile e chiaro al consumatore e sia praticato a tutti gli acquirenti. Ogni clausola contrattuale contraria e’ nulla. Sono
    abrogati l’articolo 1, comma 4, del decreto-legge 27 maggio 2005, n. 87, convertito, con modificazioni, dalla legge 26 luglio 2005, n. 149, ed ogni altra norma incompatibile.

    4. Alla lettera b) del comma 1 dell’articolo 105 del decreto legislativo 24 aprile 2006, n. 219, e’ aggiunto, infine, il seguente periodo: «L’obbligo di chi commercia all’ingrosso farmaci di detenere almeno il 90 per cento delle specialita’ in commercio non si applica ai medicinali non ammessi a rimborso da parte del servizio sanitario nazionale, fatta salva la possibilita’ del rivenditore al dettaglio di rifornirsi presso altro grossista.».

    5. Al comma 1 dell’articolo 7 della legge 8 novembre 1991, n. 362, sono soppresse le seguenti parole: «che gestiscano farmacie anteriormente alla data di entrata in vigore della presente legge»; al comma 2 del medesimo articolo sono soppresse le seguenti parole: « della provincia in cui ha sede la societa»; al comma 1, lettera a), dell’articolo 8 della medesima legge e’ soppressa la parola: « distribuzione».

    6. Sono abrogati i commi 5, 6, 7, 9 e 10 dell’articolo 7 della legge 8 novembre 1991, n. 362.

    7. All’articolo 100 del decreto legislativo 24 aprile 2006, n. 219, il comma 2 e’ sostituito dal seguente:
    «2. Le attivita’ di distribuzione all’ingrosso di medicinali e quella di fornitura al pubblico di medicinali in farmacia sono tra loro incompatibili se svolte dal medesimo soggetto imprenditoriale.».

    art.4, comma 1, lettere d), e) e f), del decreto legislativo 31 marzo 1998, n. 114
    Definizioni e ambito di applicazione del decreto
    1. Ai fini del presente decreto si intendono:
    a) per commercio all’ingrosso, l’attivita’ svolta da chiunque professionalmente acquista merci in nome e per conto proprio e le rivende ad altri commercianti, all’ingrosso o al dettaglio, o ad utilizzatori professionali, o ad altri utilizzatori in grande. Tale attivita’ puo’ assumere la forma di commercio interno, di importazione o di esportazione;
    b) per commercio al dettaglio, l’attivita’ svolta da chiunque professionalmente acquista merci in nome e per conto proprio e le rivende, su aree private in sede fissa o mediante altre forme di distribuzione, direttamente al consumatore finale;
    c) per superficie di vendita di un esercizio commerciale, l’area destinata alla vendita, compresa quella occupata da banchi, scaffalature e simili. Non costituisce superficie di vendita quella destinata a magazzini, depositi, locali di lavorazione, uffici e servizi;
    d) per esercizi di vicinato quelli aventi superficie di vendita non superiore a 150 mq. nei comuni con popolazione residente inferiore a 10.000 abitanti e a 250 mq. nei comuni con popolazione residente superiore a 10.000 abitanti;
    e) per medie strutture di vendita gli esercizi aventi superficie superiore ai limiti di cui al punto d) e fino a 1.500 mq nei comuni con popolazione residente inferiore a 10.000 abitanti e a 2.500 mq. nei comuni con popolazione residente superiore a 10.000 abitanti;
    f) per grandi strutture di vendita gli esercizi aventi superficie superiore ai limiti di cui al punto e);….

    chissà se imparerò aleggere!!!! 🙂 bye

  • Giulia says:

    ultima cosa rivolta a rosi…ho letto il decreto bersani, ho letto la legislazione previgente a cui fa riferimento il decreto, mi sbaglierò ma dalla mia lettura non riesco a trovare nulla che impedisca la vendita dei farmaci liberalizzati anche in altri esercizi commerciali diversi dagli ipermercati (tranne gli alimentari)…se hai elementi documentabili diversi dai miei ti prego di darmi i riferimenti
    grazie

  • Giulia says:

    Buongiorno,
    sono una farmacista dipendente, mio malgrado sfruttata (devo accettare che mi venga retribuito meno della busta paga e devo effettuare i turni gratuitamente), non mi dilungo su facili giudizi sul decreto Bersani le cui risultanze mi sembrano ovvie: i consumatori sono aavvantaggiati, i farmacisti dipendenti sono avvantaggiati i farmacisti titolari guadagneranno circa l’8% in meno (pazienza…sopravviveranno!!).
    Mi chiedo e vi chiedo se posso aprire, nel paese di trentamila abitanti dove vivo, una sanitaria (sono proprietaria di un locale commerciale di 30 metri quadri)e vendere i farmaci liberalizzati.
    ….dimenticavo….nella mia ipotetica sanitaria di 30 metri quadri, se mi fosse preclusa la vendita promiscua di prodotti vari e dei farmaci liberalizzati…mi sarebbe concesso di vendere solamente i farmaci liberalizzati?
    grazie a chiunque voglia illuminarmi in merito Per favore qualcuno mi dica qualcosa….datemi la speranza di sapere che non morirò da farmacista dipendente (BRUTTA RAZZA!! 🙂 )

  • rosi says:

    ho deciso di concludere i miei interventi in questo forum perchè non si può discutere con persone che credono ciecamente a tutte le cazzate propinate loro dal governo solo perchè non ne sono state toccate
    ma prima vorrei invitarvi a riflettere su questi punti:
    1.la sinistra durante la campagna elettorale aveva parlato di concertazioni con le parti sociali; una volta al governo livia turco sosteneva ” no ai farmaci nei supermercati il farmaco non è un bene di consumo”
    2. il giorno dopo ritirava magicamente quanto detto , ma istituiva un tavolo di concertazioni con tutte le parti interessate a questo delicatissimo argomento
    3. i farmacisti pur delusi dal voltafaccia si sono offerti a partecipare al tavolo proponendo loro stessi rimedi per abbassare i prezzi e andare incontro alla cittadinanza, ( con la creazione di farmacie nelle autostrade, dove c’è effettivo bisogno, rinuncinado in più alla ereditarietà della azienda e alla vendita di tutto ciò non fosse farmaco
    4. bersani si alza in piena notte e all’insaputa delle altri parti redige il decreto
    4.malgrado i ripetuti tentativi di conciliazione bersani non ammette nessun dialogo ( strano però lo abbia fatto per i tassisti)
    5. le farmacie allora passano al legittimo diritto di sciopero garantendo i servizi essenziali
    6 bersani non cede
    7.i farmacisti si chiedono come mai i farmaci potranno essere venduti solo negli ipermercati e non anche nei supermercati e nelle autostrade??
    E’ evidente che bersani stà appoggiando la grande distribuzione e suo obiettivo è quello di creare farmacie in ogni ipermercato
    8. federfarma chiede un emendamento almeno sulla possibilità prevista di creare catene , per evitare la concentrazione del potere economico nelle grandi multinazionali
    9.bersani dopo l’ultimo sciopero risponde che nulla sarà modificato ma sarà indetto UN TAVOLO DI CONCERTAZIONE PER EVITARE CHE QUESTE SITUAZIONI SI VERIFICHINO

    ora aldilà del fatto che possiate essere o meno d’accordo con le ragioni dei farmacisti il comportamento di questo governo come vi sembra?? Serio? Rispettoso delle categorie??e sopratutto rispettoso degli impegni presi o un grande paraculo che si stà occupando di interessi ben diversi da quelli della cittadinanza??

  • Andrea says:

    Cara Rosi …. avere dubbi sulle liberalizzazioni è lecito ( amche io ne ho diverse su quelle riguardanti la mia professione: posso essere d’accordo sul togliere i minimi tariffari, molto meno sull’abolizione del divieto di pibblicità)… avercela con tutti per partito preso e non rispettare le opinioni altrui ( per quanto distanti dalle proprie esse possano essere )no. Mi diverto perchè svolgo un ‘attività che mi piace e che mi consente di guadagnare quanto mi basta per vivere… presto credo che avrò anche una famiglia… a Dio piacendo ovviamente…

  • rosi says:

    beh ti diverti perchè forse non hai una famiglia da mantenere!!!!

  • Andrea says:

    Rosi… via .. io non sono intrallazzato… i miei clienti sono tutti delinquentelli extracomunitari e mi diverto moltissimo ugualmente anzi forse di più di uno che ha il megastudio!

  • rosi says:

    suzuki: la vuoi smettere con questa prepotenza e arroganza??
    la vuoi smettere di ergerti a tutore della lingua italiana?? se ci sono molti accenti è perchè scrivo velocemente e non rileggo quasi mai e ho sviluppato degli automatismi da “tastiera” . SONO SEMPRE STATA LA PRIMA DELLA CLASSE IN ITALIANO QUINDI ADESSO BASTA STAI ESAGERANDO
    per Andrea grazie per la tua offerta ma io non ho nessuna intenzione di fare l’avvocato , lavoro che aborro , infatti ho chiuso con gli studi legali da circa 6 o 7 anni pur essendo molto stimata dai miei capi che mi affidavano gli atti più complessi e molte volte si sono complimentati per la mia preparazione giuridica
    Io non sò in che realtà tu vivi, io in una grande città piena zeppa di mega studi per cui se aprissi il mio studiolo, forse passerei il tempo a pulirlo visto che non saprei poprio come “accalappiare i clienti” e questo non perchè io non sia in grado di fare l’avvocato ( anch’io ho superato l’esame a primo colpo) ma perchè per farlo devi essere intrallazzata e io non lo sono.

    Per quanto riguarda i MEDICI io non parlo dei liberi professionisti, ma dei medici di base , forse tu sei un caso raro suzuki ( visto che invece tutti si lamentano)e in questo settore , io sono molto competente perchè conosco moltissimi medici e sò come funziona.
    La medicina di base NON E’ LIBERALIZZATA ci può essere un medico SOLO OGNI 1500 CITTADINI . il pacchetto ( chiamiamolo così ) degli assistiti spesso si tramanda da padre in figlio.
    Ho conosciuto medici che hanno fatto le sostituzioni nello studio del padre per anni e poi quando hanno avuto la convenzione ( la mutua detto in temini poveri) hanno preso tutti gli assistiti del padre in gruppo.
    e la cosa assurda è che se tu hai la mutua in un rione della città ma li non ti conosce nessuno e quindi ti devi spaccare per farti i clienti , puoi sempre aprirti l’ambulatorio dalla’altra parte della città dove magari hai gli assistiti pronti del papà che va in pensione e dove magari poteva esserci un altro medico che invece rimane disoccupato.( chiedilo al tuo bravo dottore se non ci credi)
    per avere la mutua devi fare punteggio cioè tante sostituzioni e se non hai il papà che te le fà fare è difficile perchè gli altri colleghi hanno paura che gli freghi i pazienti.in più devi superare un corso a numero chiuso e lì le raccomandazioni….c’è gente che è da anni che tenta di entrare in graduatoria , anni …

    concludo poi col riportare la protesta delle farmacie rurali, che hanno aderito allo sciopero perchè già versano in condizioni difficili ( proprio perchè hanno un bacino di utenza molto ristretto) e perchè temono la formazione di catene che le annienterebbe del tutto

    oggi ho cercato di spiegare questo a un signore che leggeva una locandina di una farmacia chiusa, lui come tanti altri non AVEVA CAPITO NULLA DELLE MOTIVAZIONI DELLA PROTESTA ED ERA MOLTO PREOCCUPATO DOPO QUELLO CHE GLI HO DETTO DELLA EVENTUALITA’ CHE LE FARMACIE PRIVATE POSSANO CHIUDERE

  • Andrea says:

    i concetti fondamentali forse li ho capiti… quello che non ho capito è la tua frase: “la laurea non certifica un bel niente”. Quindi secondo te la mia laurea do DOTTORE IN GIURISPRUDENZA non certifica che io sono dottore quindi esperto in quella materia….
    P.S.:scusa la mia pedanteria… è una deformazione professionale….

  • Suzukimaruti says:

    andrea, però non vorrei ripetermi: abbiamo già detto dei lavori in cui la laurea è fondamentale (le professioni) e di cosa vuol dire abolire gli ordini professionali (che è una riforma/battaglia dei liberali contro le lobby e i potentati). Quindi, visto che i concetti li hai capiti, evitiamo di riavvolgere il nastro.
    .
    riguardo all’apostrofo dimenticato, non bacchetto: chi scrive male l’italiano è chi *mette* apostrofi e accenti non richiesti (cioè non non sono dimenticanze, ma errori). La tua è una dimenticanza.

  • Andrea says:

    vedi il fatto è che una selezione ci deve pur essere… ti piacerebbe andare da un avvocato che non ha mai letto un codice o da un medico che non sa la differenza che pssa tra un’appendicite e una peritonite????????????????

  • Andrea says:

    Scusa po’ con l’apostrofo se no bacchetti anche me.

  • Andrea says:

    Sì suzuki liberalizzi i notai e i rogiti chi li fa…. gli avvocati non sono preparati te lo assicuro…. suzuki un po di ragionevolezza…. un conto liberalizzare .. altro conto distruggere..
    Quanto alla laurea e al percorso professionalizzante… vedi c’è una differenza fondamentale tra un buon autodidatta e chi ha studiato una materia per utilizzarla professionalmente: io ho fatto studi classici prima dell’università, l’amore per la filosofia le lettere antiche mi è rimasto anche dopo, allorchè decisi di rivolgere il mio impegno verso un percorso formativo più tecnico.
    Tutte le sere, infatti dopo aver pasato la mia gioranata sui codici mi dilettavo a leggere le tragedie di Euripide o i testi di Cartesio, Platone o Aristotele.
    Ma per improvvisarsi filosofo non basta.. una conversazione con un mio amico che studiava all’UNIVERSITA’ sul serio Cartesio, mi dimostrò che le due o tre cose che superficialamente avevo letto su Cartesio, sfogliando l’Abbagnano o il Russell non mi avevano permesso di capire il senso profondo del ” cogito” crtesiano come invece era riuscito a lui dopo mesi e mesi di studi e di letture dirette dei testi di Cartesio
    Al contrario, anni di studi e di esercitazioni pratiche, di serate passate a scervellarmi sulla ratio degli istituti giuridici mi hanno permesso di sviscerare la mia materia, al punto tale ( e questa è la caratteristica del professionista)che qualsiasi cosa che accada la vedo in termini giuridici, come fosse appunto un fatto giuridico e la mia cultura, che altro non è se non l’essenza stessa della mia professione, mi porta sempre a chiedermi quali obblighi e quali diritti nascano appunto da questo fatto…..( così come credo che un ingegnere sia portato a matematizzare la realtà)
    Io caro suzuki sono ORGOGLIOSO degli studi che ho fatto e della cultura che solo essi mi hanno consentito di avere..( non dei soldi che mi consento di fare… sono sempre vissuto con molto poco, con NIENTE da ragazzo, a me basta campare)
    Quanto ai concorsi.. è vero sono tutti un po’ truccati ( non solo quelli per le professioni ma anche quelli per i Comuni, le ragioni ecc.. oppure no?)
    Non sempre però chi è povero non ha la possibilità di emergere.. io stesso sto a dimostrarlo.. nessua raccomandazione, figlio di poveri cristi, son diventato avocato al primo tentativo in una delle sedi più difficili

  • Suzukimaruti says:

    rosi: il fatto che fai un sacco di errori di ortografia (non casuali o accidentali, cioè per esempio accenti sistematicamente parole che non li prevedono) è davanti agli occhi di tutti.
    Non lo uso per attaccare te, giacché la scarsa competenza scrittoria non è un’argomentazione, ma per stigmatizzare una situazione che ho già evidenziato: la laurea non certifica un bel niente, visto che chi la prende spesso non sa scrivere in modo corretto. E’ l’esperienza a fare un buon professionista. In questo la laurea giova, ma non è certo dirimente.
    .
    Detto questo, stiamo divagando. Il mondo è brutto, è pieno di privilegiati e raccomandati ed è giusto che si faccia qualcosa. A me l’ambiente universitario (con cui in quanto docente occasionale ho a che fare abbastanza spesso) non piace proprio perché unisce due cose che detesto: burocrazia e raccomandazioni.
    .
    Sul benaltrismo che continui a fare (spiego il concetto: benaltrismo significa quando qualcuno rifiuta di affrontare dei problemi, perché i problemi sono “ben altri”; il fenomeno è la principale causa di immobilità in Italia), direi che in verità agire sui farmaci è prioritario per i consumatori. Ecco perché si è iniziato da lì.
    .
    E intanto il Governo ha iniziato a liberalizzare le altre professioni, tanto che pure gli avvocati sono sul piede di guerra.
    .
    Riguardo ai medici di base, la realtà è che lì c’è assoluta concorrenza. Nulla vieta ad un medico privato di esercitare la sua professione, specialistica o generica, in piena competizione con la “medicina di stato”.
    E infatti è così. Per certe cose, per esempio il dentista, io preferisco la sanità privata. Ovvio che mi costa di più, ma ho maggiori garanzie, più scelta, ecc.
    .
    Detto questo, mi considero fortunato perché ho un medico di base che è preparatissimo, intelligente, lavora 8 ore al giorno (al mattino fa visite a domicilio e al pomeriggio studio), non è un prescrittore assatanato di farmaci (anzi: sono noti i suoi cartelli minacciosi in cui dissuade i pazienti dal richiedere farmaci a raffica) e continua a fare ricerca. (Ed è pure un uomo di centrosinistra).
    .
    Anzi, nella sanità forse c’è troppa liberalizzazione, con medici che privilegiano il ruolo privato a discapito di quello pubblico. La Bindi provò a metterci una pezza (con la distinzione tra intra-moenia ed extra-moenia), ma fu fermata dal baronato e dalle lobby. Credo sia il caso di intervenire pure lì.
    .
    Lo stesso vale per i notai: la liberalizzazione va fatta al più presto. Anzi, io sarei per l’abolizione degli ordini professionali (che esistono solo in Italia), che sono realtà con un valore legale molto dubbio e che di fatto servono a tutelare interessi di parte e spesso a strozzare il mercato (in quanto avvocato saprai meglio di me – Andrea può confermartelo – come funzionano gli esami di Stato, col numero massimo di promossi, i raccomandati, i “figli di…”, ecc.).
    .
    Ovviamente non ho capito l’ultima parte del tuo commento, quella dell’altruismo del “mal comune mezzo gaudio”. Cioè, di cosa mi accusi, se pur insinuando?

  • Andrea says:

    Scusa Rosi, un’altra cosa…. ma nessuno vieta ad una donna di aprire uno studio legale in proprio… se hai bisogno di consigli chiamami dico sul serio….. abbi un po’ più di coraggioe di fiducia in te stessa. E’ chiaro che se rimani in un grande studio a fare la galoppina cosa ti aspetti… io sono venuto via è ovvio…

  • Andrea says:

    Scusa Rosi sei avvocato, credevo fossi una frmacista ……

  • Andrea says:

    Comunque Rosi un po’ di calma…. non si deve mai urlare quando si eprimono le proprie opinioni, che, a meno che non siano offensive ( e suzuki non lo è ) sono sempre legittime. Recupera il self control che un avvocato e un giurista deve sempre avere….

  • rosi says:

    ANDREA dirò una cosa che ora vi stupirà molto ANCH’IO SONO AVVOCATO, LAUREATA IN GIURISPRUDENZA, ABILITATA ALL’ESERCIZIO DELLA PROFESSIONE FORENZE, E HO FATTO PER DUE ANNI L’ASSISTENTE UNIVERSITARIA.

    POI suzuki potrà anche affermare che io non sappia scrivere , beh alla fine non può fregarmene meno anche perchè io non ho bisogno di citazioni o vocaboli eruditi per dimostrare la mia cultura, sò di averne abbastanza e di poter intervenire su questo argomento , qualora si trattasse di cose a me del tutto estranee non avrei nemmeno intrapreso la discussione.

    Ti posso garantire suzuki ,e questo Andrea potrà testimoniarlo, che ci sono ben altri scandali in italia che i guadagni dei farmacisti
    io ho lavorato 6 anni in un studio legale dalla mattina alle 8.00 alla sera alle 22.00 e NON HO PERCEPITO UNA LIRA perchè gli avvocati TITOLARI DELLO STUDIO non ti pagano , ma anzi devi tu ringraziere loro se ti fanno fare “pratica”
    Di tutti i miei colleghi laureati in giurisprudenza solo i FIGLI DEGLI AVVOCATI GUADAGNANO le donne in genere hanno ripreso a fare le casalinghe e gli altri hanno cercato qualche impiego pubblico.
    lo stesso dicasi per il PIANETA UNIVERSITA’ se non hai il papà docente puoi stare anni a portare la borsa al barone e se sei una donna gliela devi pure dare!!!

    lo schifo che io ho potuto vedere intorno a me è veramente tantissimo quindi non capisco questo tuo astio verso i farmacisti che non sono certo peggio di altre categorie di professionisti e certo non gudagnano di più

    ti ho fatto anche l’esempio dei medici di base , stanno due ore in ambulatorio , la maggior parte del lavoro lo fanno fare da una segretaria con la terza media e guadagnano 5000 euro al mese senza spese nè rischi d’impresa. perchè anche se un giorno l’ambulatorio è vuoto loro percepiscono lo stesso un tot per assistito, e questo anche se non lo hanno mai visto in faccia
    per quanto riguarda i NOTAI caro Andrea è vero che si fanno studi particolari, ma si fanno studi diversi anche per fare il tributarista , il penalista il matrimonialista, solo che anche se tu fai studi notarili non potrai mai aprirti uno studio tuo perchè HANNO IL MONOPOLIO, UN VERO MONOPOLIO ( 1 ogni 5000 abitanti) e per quale ragione???? boohhhh.

    infine suzuki smettila di parlare di realtà che non conosci semplificandole il farmacista non è un esercente , e te ne ho anche spiegato i motivi, ma purtroppo sei assolutamente presuntuoso, come lo sei nelle tue convinzioni politiche e poi a me questo tuo altruismo mi convince molto poco credo invece che il tuo motto sia ” mal comune mezzo gaudio” A buon intenditor poche parole ( o devo scriverlo in latino???)

  • Suzukimaruti says:

    Andrea: questo è un blog e non una chat. Può capitare che uno non sia al computer e non segua il blog o banalmente stia facendo altro (io per esempio ieri sera leggevo un libro).

  • Andrea says:

    Suzuki ma che dici il pilota d’aereo guadagna meno del farmacista ohhhhhhhhh ?????

  • Andrea says:

    via ti sei già stancato, non ci credo! dove è la tua vis polemica….. non ti riconosco più

  • Andrea says:

    se ci sei batti un colpo spirito ribelle di suzuki

  • Andrea says:

    tu fai tutto in bianco ehhhhhhhhhhhhhhhh

  • Andrea says:

    I notai passano di padre in figlio ma dico ma vivi proprio di luoghi comuni! per diventare notaio devi: laurearti, fare pratica per due anni, superare un concorso statale difficilissimo ….

  • Andrea says:

    ohè suzuki sei morto? oramai tifaccio questo effetto?

  • Andrea says:

    Complimanti per le letture comunque il pendolo di foucault l’ho letto anche io due volte! bello vero? Il nome della Rosa lo hai letto?

  • Andrea says:

    e poi BASTA tirare in ballo sempre il vil denaro La cultura è cultura col denaro non c’entra te lo dice uno che al CEPU non c’è mai stato

  • Andrea says:

    Caro suzuki non travisare volutamente il pensiero del giovane avvocato, che poi sarei io …..potrei accusartti di plagio o diffamazione .. scherzo eh! Guarda che il Pendolo di Foucault l’ho letto anche io il contesto in cui il povero Belbo lo diceva ( parlava a maghi occultisti e fattuchiere mi sembra un po’ diverso) sei tu forse che tagli un potroppo le cose con l’accetta. Ti ripeto non ho detto che il mercato DEVE premiare i lureati dico solo che certe profesioni solo unlaureato le può fare. te lo ripeto di guadagnare più di te PICCOLO imprenditore non mi frega niente!

  • Andrea says:

    Vedi Rosi, il discorso di suzuki ha un vizio alla base: il professionista è un imprenditore. Purtroppo non lo è! E anche se Bersani e la sinistra lo faranno diventare uguale, rimane sempre una differenza ontologica tra le due figure…. Esercitare una professione ( classica: medico, avvocato ingegnere) presuppone uno studio universitario fare attività di impresa, come vendere mele, produrre bottiglie o essere agente assicurativo o di altro non necessariamente ( dico non necessariamente) presuppone…..
    Con ciò non si deve assolutamente affermare che un laureato DEVE guadagnare più di un piccolo imprenditore o anche più di un operaio…..
    ma piuttosto che alcune professioni, necessitando di uno studio lungo e faticoso ( come la laurea in farmacia)e avendo a che fare con interessi fondamentali del cittadino ( nel caso di Rosi l’art.32 Cost, tutel della salute) non possono essere considerate mere attività imprenditoriali
    Pertanto paragonare un farmecista ad un esercente mi sembra una follia, iopotrei improvvisarmi esercente di balocchi o di cavatappi, esercente di farmaci o farmacista non me la sentirei davvero Tu ì suzukimaruti, bravo davvero! dico sul serio!

  • Suzukimaruti says:

    beh, sui notai il discorso è lungo. diciamo solo che a) sono un’invenzione quasi esclusivamente tutta italiana (altrove esistono avvocati con funzioni diverse, ma spiegare il concetto di “notaio” ad un pragmatico anglosassone è difficile) b) sono forse la professione meno liberalizzata in assoluto (“notaio” ormai è un titolo nobiliare ereditario, visto che passa praticamente di padre in figlio)
    c) sono forse la categoria che viene pagata di più a fronte di meno lavoro d) sono forse la categoria che fa più nero in assoluto (mai trovato un notaio che non mi chiedesse dei soldi in nero)

  • Andrea says:

    Per Rosi, ci andrei Piano a dire che i notai non servono a niente. Io sono avvocato e ti posso dire che soltanto una piccola parte degli atti notarile potrebbe essere fatta dalla mia categoria… come del resto i notai srebbero incapaci ad assumere una qualsiasi difesa penale o civile: non basta aver fatto la stessa facoltà , è la pratica successiva che fa la differenza…Lascia stare i commercialisti poi non sanno nemmeno di cosa si parla, come io del resto so a mala pena cosa è la partita doppia, credimi ad ognuno il suo mestiere è maglio… se poi di notai ce ne sono troppo pochi, questo è un altro discorso….
    A te auguro vivamente di essere ricompensata per i duri studi che hai dovuto compier per essere quel che sei… insisti e non demordere

  • Suzukimaruti says:

    rosi: quello che è emerso dalla riunione di farmacisti, se permetti, non è un fatto, ma tuttalpiù un’opinione paranoica che avete tirato fuori.
    .
    Per “fatto” intendo qualcosa di dimostrabile con prove documentali. Non è che se io e 5 miei amici siamo tutti convinti che Iva Zanicchi è un alieno del pianeta Djabame, lei improvvisamente si rivela in tutta la sua mostruosità verdastra e si presenta a “Una rotonda sul mare” guidando un’astronave.
    .
    Cioè, ti sfido a dimostrare con un singolo fatto (una dichiarazione di un diretto interessato, un testo non congetturale, ecc.) quanto affermi, cioè che il Governo vuole soppiantare le farmacie mettendo farmacie vere e proprie (quelle che vendono tutti i farmaci) nei supermercati.
    Finora non ne ho trovato traccia, magari tu hai fonti migliori. Però dimostra quanto affermi, altrimenti non vale niente.
    .
    Altra dimostrazione del fatto che o leggi male o capisci male o sei troppo agitata quando affronti gli argomenti: ti sembrerà strano, ma come già detto sopra da ormai quasi 7 anni io SONO UN PICCOLO IMPRENDITORE (e non so quanto lo sia un farmacista, che tenderei a classificare tra gli esercenti). Piccolissimo, per carità, per di più faccio un lavoro d’agenzia, quindi senza grandi investimenti infrastrutturali. Ma ovviamente guadagno meno di un farmacista, ma decisamente molto di più di un impiegato. E trovo che sia giusto: rischio, devo vendermi e se sbaglio pago i miei errori in moneta sonante. Quindi percepisco più soldi in cambio di meno certezza sul lavoro (cioè un domani potrei fallire, il 27 del mese non ho la certezza dello stipendio, mi pago i giorni di malattia, ecc.)
    Quindi conosco bene la cultura del rischio d’impresa, ma vorrei invitarti a considerare che il lavoro dipendente ha pari dignità. Lavoro ogni giorno con centinaia di “salariati” e da molti ho solo da imparare, visto quanto lavorano bene, con impegno, passione e innovazione.
    .
    Il tuo problema è di scarsa cultura politica ed economica: insomma, mi rendo conto che sto polemizzando con una persona la cui profondità di analisi socio-politica si ferma all’asilo e – cosa ancora più grave – agli anni Cinquanta.
    .
    Cioè, sono rimasti giusto quel sempliciotto di Berlusconi e qualche vecchia perpetua con le seconda elementare a pensare che la Sinistra voglia “distruggere l’impresa” (e magari la proprietà privata, sgranocchiando anche qualche minore nel frattempo).
    Siamo seri, suvvia! Il livello della discussione è patetico, se resta sul tema “I comunisti mangiano i bambini e i preti”. Quindi o dibattiamo tra persone adulte, o mi fai perdere tempo. Sono convinto che puoi fare discorsi meno elementari (e sbagliati).
    .
    Lo stesso vale per la malsana idea del reddito identico per tutti. Ma dove diavolo l’hai sentita? L’hai letta in qualche programma di qualche partito politico?
    Certo, all’ultimo dibattito elettorale Berlusconi (facendo una gaffe politica clamorosa) accusò Prodi di “volere che il figlio dell’operaio sia uguale al figlio dell’imprenditore”, ma se permetti mi sembra una cosa sana (e ti chiedo come si può pensare diversamente): i due figli devono avere *le medesime opportunità*.
    .
    Il discorso delle *medesime opportunità* è alla base del decreto sulla competitività di Bersani: mettere le imprese in grado di competere realmente (cioè senza privilegiati, monopolisti, licenziatari unici, ecc.), contemporaneamente dando un vantaggio ai consumatori.
    .
    L’impressione che tu sia poco lucida arriva nel momento in cui travisi completamente il discorso sui macellai, che è tuttaltro che offensivo (io adoro i macellai).
    Ripeto il concetto: ma se non c’è niente di male nel fatto che i supermarket vendano la carne esattamente come la vendono i macellai, che male c’è se i supermarket vendono i farmaci da banco esattamente come li vendono i farmacisti?
    Cioè, ripeto nuovamente il concetto, perché i farmacisti dovrebbero avere l’esclusiva dei farmaci da banco e i macellai non dovrebbero avere l’esclusiva della carne?
    Forse perché i farmacisti sono laureati? No, perché se è così siamo alle comiche: ho già discusso in un altro post con un giovane avvocato che diceva che la società e il mercato devono premiare i laureati perché appunto si sono laureati. E il discorso fa talmente ridere (nel mercato la gente premia i più bravi, non i più “studiati”) da lasciare il tempo che trova. La meritocrazia si fa sul merito, non sui titoli acquisiti, che altrimenti provocherebbero altre rendite di posizione (e poi vuoi mettere le ingiustizie? Per fare i ricchi basterebbe avere i soldi, fare il CEPU e laurearsi? Lasciamo stare).
    .
    Vero, rosi, finiti gli studi non ho mai scritto la tesi in Scienze della Comunicazione e non mi sono laureato (e dubito lo farò nell’immediato futuro, meramente per scarsità di tempo e di assoluta non-necessità della laurea). In compenso – pun intended – scrivo in italiano corretto e non abuso di accenti non richiesti (quelli non imputabili a distrazione). Ti assicuro – e non lo dico perché non laureato, ma perché lo dimostra la vita di tutti i giorni – la laurea non certifica la qualità di una persona, tantomeno la sua professionalità. Insomma, la “bravura” nella vita si dimostra coi fatti e non con gli studi (che sicuramente la agevolano, ma non la sostituiscono). Anche perché – come dimostrato – esiste gente con la laurea che non scrive bene in italiano (e tanta altra che scrive perfettamente, ci mancherebbe).
    .
    In compenso alla fine del tuo ultimo commento scrivi una frase illuminante, che inquadra il problema. Dici, infatti “… se fosse toccata la tua categoria (…) tu non saresti tanto entusiasta”.
    Ecco, la differenza è tutta qui: la mia categoria (cioè la piccola impresa nel ramo dei servizi) è una delle più toccate. Paghiamo molte tasse, siamo oggetto di studi di settore ogni anno e con buona probabilità il Governo ci toglierà alcuni privilegi e regalie che il governo Berlusconi fece per meri fini elettoralistici. Per esempio con la legge Tremonti all’epoca ci siamo tutti comprati il fuoristrada immatricolato come autocarro (o il capannone da subaffittare in nero) praticamente a costo zero, detraendolo completamente dalle tasse. Un regalo puro, assolutamente inutile all’economia (comprare capannoni e fuoristrada stranieri non migliora l’economia e non genera occupazione)
    .
    Bene, se toccano la mia categoria – che come ti ho segnalato sopra è privilegiata e coccolata da certe parti politiche – fanno solo bene, perché con un po’ di escamotage fiscali (tutti legali) per un piccolo imprenditore è facile guadagnare più del doppio di un impiegato di medio livello e pagare zero tasse o quasi. Ed è una vergogna.
    Quindi ben venga se Bersani decide di dare una ripulita alla mia categoria, perché è piena di gente che fa truschini, che apre partite IVA per fare illeciti, che usa l’impresa per scaricare costi privati e personali, ecc.
    .
    Guarda che la differenza tra Sinistra e destra italiana è proprio qui: io imprenditore di sinistra valuto la bontà di un provvedimento in base alla sua giustezza, i destri giudicano la bontà di un provvedimento in base alla sua convenienza per loro. L’etica è a zero, ma è proprio così che la destra – dopo i disastri fatti negli ultimi 5 anni di governo – sopravvive. Berlusconi ha puntato tutta la campagna elettorale su questo, cioè dicendo “Vota noi, ti conviene, ti daremo di più, ecc.”. Tanto per cambiare, il male è sempre il solito vecchio familismo amorale (http://it.wikipedia.org/wiki/Familismo_amorale), spruzzato di corporativismo fascistoide.
    .
    Su tutto, poi, c’è una piccola differenza: per ottenere un lavoro io piccolo imprenditore devo beccare potenziali clienti, fare prezzi minori e servizi migliori della concorrenza, ecc. Non ho l’esclusiva su nessuna cosa che vendo (e chiunque con una partita IVA può fare il mio stesso lavoro), quindi vivo in un regime concorrenziale. Da un lato la cosa è un limite (se fossi monopolista dei miei prodotti, come una farmacia, sarei sicuramente più ricco), dall’altro è un’opportunità (anche io posso competere con altri e non sono fuori dai giochi). E’ soprattutto una cosa sana. Quindi viva la concorrenza, anche se magari va a mio discapito. Le cose giuste non sempre sono le cose migliori per i miei interessi.
    .
    L’ultimo capitolo di questo lungo commento che certifica la tua confusione e ti richiede di riflettere maggiormente prima di scrivere (e soprattutto di leggere con più attenzione) riguarda la tua ultima frase: il Governo non sta attaccando gli ideali di nessuno.
    .
    Magari sta attaccando gli *interessi* e i privilegi di qualcuno. Cioè di qualcuno che – per limiti del sistema e per protezioni politiche a livello corporativo o di lobby – ha goduto di un mercato agevolato, non concorrenziale e sostanzialmente chiuso, anzi quasi a reddito garantito.
    .
    Ma gli ideali, se permetti, sono una cosa più alta che non il borsellino mio, di un taxista o di un farmacista.
    .
    Aggiungo un’altra cosa, che magari qualcuno penserà essere ben poco di sinistra: la retorica del lavoro (quella per cui finisci il tuo commento dicendo “… e ciò per cui hai lottato e sudato per anni”), che tanto piace alla mia parte politica (quante volte sento idolatrare dai miei compagni di militanza gente che “si è ammazzata di lavoro per una vita intera” e ogni volta non riesco a smettere di pensare che se ti sei ammazzato di lavoro tutta la vita forse hai fatto un errore), ha assolutamente rotto le balle. Cioè se uno si sveglia la mattina e fa il negoziante, non ha fatto niente di monumentale, così come non faccio niente di monumentale io quando mi alzo e scrivo al computer e non fa nulla di monumentale chi timbra buste all’ufficio postale.
    Se il lavoro avesse intorno meno retorica e più pragmatismo emiliano, il mondo sarebbe migliore. E forse la gente smetterebbe di pensare di dover meritare per diritto 7-8000 euro al mese di guadagno per fare l’esercente.
    A sentire la gente, sono tutti lavoratori che si immolano, che lottano, che sudano e che faticano per chissà quali grandi imprese. Poi scopri che fanno lavori normali, con orari normali (a cui, ci mancherebbe, aggiungiamo pure un corposo quid di extralavoro). Tutti grandi lavoratori che fanno imprese titaniche, stakanoviste, ecc.
    Ovvio allora che un semplice negoziante si senta un eroe e pesti i piedi se qualcuno gli spiega che 7-8000 euro al mese sono un po’ troppi e che il reddito andrebbe redistribuito equamente.
    .
    Ho appunto riletto un po’ di tuoi commenti e da essi emerge che sembra che al mondo lavorino solo i farmacisti, sulle cui spalle pesano secoli di fatiche ancestrali. Di fatto non è così: sono persone che lavorano, ma fanno un lavoro al calduccio, con tutti i confort e non fanno certo pratiche logoranti per il corpo e la mente come cavare tufo, stare in catena di montaggio o stendere catrame per strada. E così fanno milioni e milioni di persone: tutti lavoriamo più o meno lo stesso, chi più e chi meno, ma siamo lì. Quel che conta è farci meno retorica.
    Se tutti avessimo una misura del nostro lavoro meno drogata di iperboli, sarebbe infinitamente meglio e la gente comincerebbe ad avere ego meno gonfi.
    Torna imperante l’adagio di Belbo nel Pendolo di Foucault, che consigliava un sano “gavte la nata” ai tronfi e ai pomposi. Davvero, il male è la retorica.

  • rosi says:

    suzuki, credo che ora il tono offensivo lo abbia tu nei miei confronti.
    le cose di cui io parlo non sono mie fantasie da incompetente di politica che osa discutere con un esperto come te, ma è quanto è risultato dall’ultima riunione di farmacisti tenutasi nella mia città dove erano presenti gli stessi rappresentanti che hanno parlato con bersani.
    che tu poi sia sfacciatamente di sinistra e abbia un attegiamento reverenziale verso questo governo, buon per te ma non tutti abbiamo il posto fisso, non tutti siamo impiegati o operai o docenti o medici , ma molti sono imprenditori hanno rischiato fior di soldi per la propria impresa e non gioiscono certo del fatto che c’è chi la vuole distruggere.
    certo il tuo è un ragionamento tipicamente comunista; tutti lo stesso reddito, tutti salariati, ma dovrebbe valere anche per chi ci governa allora metterei la firma anch’io per questa realtà , ma come tu sai bene ( visto che sei un politologo) questa è solo utopia.
    tralascio l’affermazione che hai fatto circa la similitudine tra macellai e farmacisti ( ho capito bene che tu non sei laureato), anche per il rispetto che io ho per i macellai visto che provengo da una famiglia di macellai, e ti invito a essere più comprensivo anche verso le realtà che non ti appartengono personalmente, perchè sono convinta che se fosse toccata la tua categoria ( che non sò quale sia) tu non saresti tanto entusiasta. Con questo concludo davvero la discussione perchè credo si sia protratta anche fuori tema e sono sicura che non troveremo mai un punto di incontro, pertanto ti saluto e tolgo il fastidio augurandoti che questo governo non intacchi mai i tuoi ideali e ciò per cui hai lottato e sudato per anni

  • Suzukimaruti says:

    rosi: mettiti d’accordo con i tuoi rappresentanti di categoria, che per giorni si sono lamentati che vendere i farmaci da banco nei supermarket avrebbe portato all’avvelenamento dell’intero paese, perché la gente avrebbe finito per abusarne senza *la consulenza di un farmacista laureato*.
    Per questo motivo c’è (ed è un bene) l’obbligo di avere un farmacista che ti dà i farmaci da banco al supermarket: per evitare che io entri e compri 500 scatole di Euchessina o mi auto-stronchi con 15 scatoloni di antidolorifici.
    Francamente mi sembra un provvedimento assai di buon senso e assolutamente logico, in un’ottica di tutela della salute pubblica.
    .
    Tu dici che l’obiettivo del Governo prima o poi è far nascere nei Supermarket vere e proprie farmacie complete?
    Se permetti, questa è dietrologia (o propaganda berlusconiana). Lo dimostra il tuo “DIETRO C’E’ SICURAMENTE QUALCOSA”.
    Fino a prova contraria, un’affermazione simile non vale la carta (o lo spazio Web) su cui è scritta. Insomma, balle, congetture, fantasie, propaganda.
    Se affermi delle cose, basati sui fatti (non pugnette!) o squalifichi la discussione. Le paranoie si esercitano su altri blog, qui si parla di politica.
    .
    Detto questo, lavorando di fantasia su un’ipotesi che riferisci tu ma che non ha alcun aggancio con la realtà fattuale, mi sento di dire che non sarebbe poi la fine del mondo se nei supermarket aprissero delle farmacie vere e proprie, così come ci sono i reparti macelleria, i reparti verdura, la gastronomia, ecc. Basta che ci sia sempre un’assistenza professionale e preparata. Perché per i salumi sì e per le medicine no? Cos’hanno i farmacisti titolari di farmacia in più dei salumai?
    .
    Lo stesso vale per la propaganda berlusconiana che fai – che vale come terrorismo psicologico – riguardo all’aumento delle tasse e ai ticket per i ricoveri ospedalieri.
    In primo luogo, nel merito le due cose non sono affatto tabù (ma più che aumentare le tasse, si sta cercando di farle pagare a chi le ha sempre evase, come per esempio i commercianti [raramente i farmacisti, per i quali è difficile fare il nero: questo va detto]). Anzi, io sono assolutamente favorevole a mettere i ticket sanitari di ogni tipo per chi ha redditi alti: l’errore è metterli a pioggia, come fece il governo Berlusconi sulle prestazioni sanitarie (per cui la vecchietta da 700 euro al mese di pensione e il farmacista da 7000 euro al mese di guadagno pagavano lo stesso ticket, indipendentemente dal reddito).
    .
    In secondo luogo, di nuovo fai affermazioni basate su qualunquismi di parte (cioé, cose simili si leggono su Libero, su Il Giornale e sulla Padania [e misteriosamente non su “Lando Treppalle il camionista”, che ha lo stesso valore giornalistico) e non su fatti comprovati.
    Il tutto con zero valore per la discussione.
    .
    Quindi, o discuti di fatti concreti, o ti rivolgi altrove, tipo quella paginetta del sito di Forza Italia dove i fans di Berlusconi mandano gli SMS. Lì il livello delle discussioni è adeguato e il tema più serio mediamente è “i comunisti mangiano i bambini” oppure “i cinesi ci portano via il lavoro”.

  • rosi says:

    ho cercato di farvi capire che l’interesse del governo è ben altro che quello che vuol fare apparire, ve ne accorgarete quando aumenterà le tasse e introdurrà i ticket per i ricoveri ospedalieri come intende fare
    se i farmacisti stanno lottando ( e lo fanno per la prima volta dopo 36 anni, pur avendo avuto altre batoste che nessuno conosce, basti pensare che negli anni ?80 le farmacie guadagnavano il doppio) è perchè hanno paura che lo strapotere e la concentrazione dell’offerta della grande distribuzione possa distruggere le farmacie e non per falsa solidarietà ai supermercati ma proprio perchè capiscono l’incongruenza di un sistema che parla DI LIBERALIZZAZIONE E POI AMMETTE LA VENDITA SOLO NELGLI IPERMERCATI E LA PRESENZA necessaria DEL FARMACISTA CHE NON è PREVISTA IN NESSUN ALTRO PAESE EUROPEO.
    E NON VENITEMI A DIRE CHE LO Fà PER OCCUPARE I LAUREATI ( PERCHè ALTRIMENTI NON POTREBBERO APRIRE DEI NEGOSI LORO DI OTC??) O PER TUTELARE LA SALUTE DEL CITTADINO!!!, MA LO FA’ PER far entrare IL CAVALLO DI TROIA , in MODO CHE POI DA QUELLO SI PASSI A VERE FARMACIE
    COME AVRETE VISTO NEGLI ALTRI PAESI ( QUEL pAUL APPUNTO NON L’HO CAPITO!!) LA LIBERALIZZAZIONE è AVVENUTA IN ALTRO MODO: farmaci anche nei negozi e senza l’assistenza del farmacista.
    questa stranezza è solo italiana è DIETRO C’è SICURAMENTE QUALCOSA.

    INFINE TRA QUEI BOTTEGAI DI CUI TU PARLI c’era anche mio padre e con quella sua bottega ci ha fatto studiare , laureare e avere una casa , senza mai concedersi un giono di vacanza, ha vissuto nel e per il suo negozio e ora con quello che guadagna non potrebbe nemmeno pagarsi l’affitto del locale se non fosse suo
    e di BOTTEGAI con famiglie a carico in italia ce ne sono tanti , ma tanti credimi….

  • Suzukimaruti says:

    Paul: appunto.
    .
    Davvero è ammorevole l’altruismo per cui i farmacisti scioperano incazzatissimi: lo fanno per tutelare i piccoli supermarket, che probabilmente non potrebbero permettersi di tenere il farmacista nel loro esercizio.
    .
    Dev’essere il primo caso di “solidarietas non petita”. Speriamo sia un modello futuro: magari domani i dipendenti di banca scioperano a favore dei postelegrafonici.
    .
    Tradotto in termini pratici: rosi, non ci prendere in giro! (e con te i farmacisti tutti). E’ ovvio che i farmacisti scioperano per ben altri motivi di tornaconto personale. Insomma, prenderci per fessi non mi sembra ragionevole.
    .
    Riguardo alla grande distribuzione, ripeto quanto già detto prima: non è un problema, anzi probabilmente è l’unica realtà che può far abbassare di molto i prezzi dei farmaci da banco, per la sana e vecchia legge della domanda e dell’offerta.
    .
    A parte qualche leghista, sono solo i bottegai che continuano ad avercela con la grande distribuzione. Che, ricordo, è iper-concorrenziale. (detto questo, esiste un apposito osservatorio asd hoc istituito dal primo governo Prodi per monitorarla ed evitare che i soggetti facciano cartello).
    .
    Continuo a dire: se la cosa porta benefici ai consumatori e non fa grandi danni ai farmacisti (ed è questo il caso), che male c’è?
    .
    Riguardo alle catene di farmacie: c’è una legge “geografica” che vieta l’eccessiva vicinanza tra farmacie, quindi che concorrenza temete?

  • paul says:

    in realtà le farmacie italiane guadagnano il 30% in più della media europea.

  • rosi says:

    post. aggiungo l’altro intento del decreto bersani è la costituzione di catene di farmacie , cosa devono fare i farmacisti privati di fronte a questo??
    per informazione voglio poi aggiungere che eclusa la francia,la farmacia italiana ha il fatturato più basso d’europa dove i quorum sono elevatissimi , provate a dare uno sguardo alla situazione farmaceutica in europa e vedrete e …provate a leggere i cartelli che domani le farmacie affiggeranno sulle vetrine per giustificare lo sciopere e poi rifletteteci

What's this?

You are currently reading Liberalizzazioni – farmaci al supermercato: era ora! at Suzukimaruti.

meta

%d bloggers like this: