Liberalizzazioni – altolà alle banche truffaldine

July 4th, 2006 § 0 comments

Mi rendo conto che quando parliamo di banche sappiamo tutti ben poco. In primo luogo perché comunicano con strumenti assolutamente chiari solo ad un iniziato: ogni anno la mia banca, che pure è una delle più civili che ci sono in giro, mi manda il prospetto con le condizioni e rigorosamente non ci capisco niente. Sarò tonto io, ma ho difficoltà a raccapezzarmi su un estratto conto: capisco solo i numeri, ma il resto è fumoso.

Fatto sta che le banche ci gabbano. E’ risaputo che l’Italia ha i costi bancari più alti d’Europa (e del mondo, pare), a fronte di un sistema bancario che è assolutamente mediocre: tempi biblici per i bonifici, tariffa per il prelievo Bancomat assolutamente folle, contratti capestro, pochi servizi, interessi irrisori, ecc.
Le banche non sono un bel posto e non sono bella gente: rendiamocene conto. Detto questo, non possiamo farne a meno, quindi cerchiamo di viverle nel modo migliore possibile.

Il buon Bersani ha presentato per decreto una norma per cui le banche ora sono tecnicamente obbligate alla trasparenza. Prima dell’intervento del Governo, infatti, le banche cambiavano praticamente senza preavviso le condizioni dei conti correnti dei propri clienti. Hai firmato per avere un tasso del 2% sui soldi che depositi? Bene, la Fed cambia i tassi, le banche reagiscono e i tuoi 2% diventano l’1%. E la banca non te lo dice. Anzi, te lo dice a giochi fatti.
Se non sbaglio – ma qui il rischio cazzata è alto, quindi chiedo aiuto a chi ne sa – se la banca ti cambiava unilateralmente i tassi d’interesse, bastava che pubblicasse sulla Gazzetta Ufficiale gli avvenuti cambiamenti e dopo 15 giorni tutto sarebbe stato ok. Poiché il consumatore medio non legge la Gazzetta Ufficiale tutti i giorni, tutto quanto accadeva alle sue spalle. E non poteva fare altro che attaccarsi al tram, di fronte al fatto compiuto.

Ora non è così: la banca deve comunicare ai propri clienti i cambiamenti unilaterali e il cliente ha 60 giorni per decidere se gli piacciono o no. Se per caso non gli piacciono, può mandare a stendere la banca *e andarsene a costo zero*, per di più avendo sempre valide le condizioni bancarie rifiutate. Chiunque di noi abbia mai chiuso un conto in banca, sa quanto ti fanno pagare. Da oggi non è più così: da quando in qua si paga per uscire? E soprattutto, si paga cosa? Un bonus di ringraziamento?

Una norma accessoria prevede che i tassi cambiati unilateralmente siano legati: cioè se la banca ti cambia il tasso creditore, deve cambiare parallelamente anche quello debitore: altrimenti va a finire come la benzina, che aumenta di prezzo quando il costo del petrolio sale, ma non diminuisce quando scende.

Il tutto ha vari pregi: il primo è che le banche non schiavizzano più il cliente, che è più libero di andarsene e soprattutto di cercare offerte migliori. Tutto questo significa maggiore concorrenzatra banche, quindi prezzi più bassi, banche più attente all’utenza e consumatori più felici. E poi c’è la trasparenza, sulla quale però pende un mio dubbio atroce: saremo in grado di capire le variazioni di condizione che ci manda la banca? No, perché se me le manda in “banchese”, mi ci perdo. Potrebbe essere carino imporre alle banche di comunicare le variazioni adottando determinati standard di semplicità, trasparenza e chiarezza verbale (insomma, parlare chiaro e non menare il can per l’aia): come fece Sabino Cassese anni e anni fa per le comunicazioni della Pubblica Amministrazione.

Certo, se inventassero la conto-portability, come capita – coi numeri di telefono (e da quando c’è concorrenza, notate che i prezzi del telefono fisso sono calati, inclusi quelli Telecom?), sarebbe perfetto. Ma accontentiamoci già di questa riforma, che obbligherà le banche a ridurre i prezzi (ripeto: i più alti d’Europa se non al mondo), con benefici per tutti.

Ah, ci sarebbe un commento politico a proposito di chi diceva che dietro il centrosinistra ci fossero le “grandi banche” e il loro capitale. Visti i contenuti delle riforme e i commenti dell’associazione banchieri (che ha accusato il governo di “dirigismo”: un modo fine per dire che la deregulation va bene fino a quando ti è a favore), direi che chi ha fatto questa accusa assurda può mangiarsi il cappello come Rockerduck o appendersi al collo un cartello che dica “Ebbene sì, non capisco un cazzo di politica e parlo (e voto) a vanvera!” e girare per il mercato di Piazza Campanella in mutande fustigandosi.

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