Liberalizzazioni – addio tariffe minime (e soldi in nero!)

July 4th, 2006 § 20 comments

Finalmente questo governo ha capito che uno dei punti su cui intervenire per rendere meno ingiusto, più moderno e più dinamico questo paese è il mondo delle professioni.
Personalmente – datemi del “radicale di merda”, come mi capitò di sentirmi dire anni fa da un compagno di partito – sono favorevolissimo all’abolizione degli ordini professionali: sono dei potentati incredibili, che tutelano interessi corporativi e sostanzialmente fanno i cazzacci loro. La liberalità della professione è carta straccia: bisogna aderire all’Ordine, cioè a quella specie di congrega massonica di pari, che fa il buono e il cattivo tempo, tiene in caldo i privilegi e fa di tutto per mettere i bastoni tra le ruote alla concorrenza.

Se devo essere sincero, temo che gli ordini professionali non saranno mai abbattuti. Il motivo è semplice: tra questi c’è l’ordine dei giornalisti. Se un politico prova a toccarlo, il giorno dopo è un uomo mediaticamente morto e sepolto. E poi nelle due Camere ci sono troppi avvocati (in particolare quelli dell’ex premier): figuriamoci se si auto-aboliscono…

In compenso il ministro Bersani – il cui santino ormai campeggia sopra la spalliera del mio letto a fianco di Marx, Engels e i Jesus & Mary Chain – ha pensato bene di smuovere un po’ le acque nel mondo delle professioni.

In primo luogo ha favorito i consumatori, abolendo le “tariffe minime” praticate dagli ordini professionali. La chiave di volta qui è la locuzione “tariffe minime”, che in realtà sono altissime. Ed è il motivo per cui un avvocato – per poco che lo paghi – ti costa una coltellata: meno di tanto non lo potevi pagare, viste le “tariffe minime” (non riesco a scriverle senza virgolette, perdonatemi).

Questo vuol dire, banalmente, che da ora in poi ci saranno avvocati carissimi, avvocati che costano poco, avvocati con cui puoi concordare un prezzo, magari legato a determinati obiettivi (es. in una causa civile l’avvocato si prende il 30% di un eventuale risarcimento, o in una causa penale l’avvocato si prende un tot se ti assolvono e di meno se ti dichiarano colpevole). Il tutto significa più concorrenza, quindi più mobilità e varietà di prezzi, quindi prezzi (anche) più bassi.

In compenso ora è stata abolita la norma (assurda) per cui gli iscritti ad un ordine professionale non potevano fare pubblicità. Ora finalmente un avvocato può farsi conoscere, può reclamizzare i suoi prezzi modici, può far capire al prossimo perché è bravo. Ora – senza pubblicità – si va a culo o su indicazione di amici e parenti.

E poi c’è la norma che mi piace di più: i professionisti (medici, notai, avvocati, ecc.) ora non possono più farsi pagare in contanti: ogni transazione coi clienti deve avvenire attraverso conti monitorati dalla Guardia di Finanza. In sostanza, pagheremo medici, notai e avvocati col bancomat, con la carta di credito, con un bonifico o con un assegno. E questi dovranno adeguarsi e fare moooolto meno nero di quanto fanno ora.

Mi spiego: non essendoci più la possibilità di essere pagati in contati, i professionisti che hanno di fronte un cliente hanno due scelte: farsi pagare in chiaro o fare del nero totale. Il nero totale, tuttavia, è un rischio.
Il fatto è questo: con il pagamento in contati i professionisti si aggiustavano: facevano più nero possibile e poi dichiaravano introiti in contati giusti giusti per stare al di sopra di una soglia di guadagni minima, sotto la quale scattava la scure degli “studi di settore” (nota: sono degli studi che certificano che un professionista/lavoratore in proprio/azienda – a seconda della sua categoria merceologica – non può guadagnare meno di tanto; e se lo fa, deve addurre una spiegazione documentata).

Ora, con questo provvedimento, i professionisti non possono più fare taroccamenti contabili. Certo, possono fatturare in chiaro fino al ragigungimento di una certa cifra e – raggiuntala – farsi pagare in nero da lì in poi.
Ma sono molto più facili da beccare e per di più la Finanza noterebbe la cosa (tipo un professionista che è strapieno di lavoro da gennaio a marzo e poi per il resto dell’anno fa poco o niente). Insomma, hanno poco da fare i furbi, anche perché avrebbero in più il problema di dove piazzare i soldi in contanti ricevuti in nero.

A guardarle in prospettiva, le riforme fatte da Bersani profilano una società in cui fare il professionista non è più un Bengodi in cui è automatico e naturale diventare ricchi sfondati (e – salvo rari casi – avvocati in carriera, medici privatisti, notai, ecc. lo sono o lo diventeranno).
L’idea è quella di una società in cui sicuramente i professionisti hanno una posizione sociale solida, guadagnano relativamente bene e vivono sereni facendo dei bei soldi. Ma lo squilibrio di guadagni tra professionisti e non-professionisti è mediamente ridotto, così come è in tutta Europa. Solo i migliori, che sanno adottare un’ottica imprenditoriale, rischiano, creano profitto, ecc. emergono e stra-guadagnano. E soprattutto chi più guadagna più contribuisce con le tasse.

L’idea mi piace e riprende una filosofia che approvo: colpire gli ambiti in cui i guadagni sono ingiustificati e irrazionali (spesso frutto di rendite di posizione) e moderare il sistema, lasciando che sia la competitività e non la sclerosi a dettare chi ha successo e chi meno.
Lo dicevo già a proposito del mercato musicale: le case discografiche sono avide e vendono i dischi cari perché pagano troppo Britney Spears, Michael Jackson e gente simile. Se fare il cantante di successo portasse ad essere ricchi ma non sfondatissimi, il sistema sarebbe più equilibrato, ci sarebbero più soldi per i gruppi giovani, ecc.

§ 20 Responses to Liberalizzazioni – addio tariffe minime (e soldi in nero!)"

  • UGO says:

    PER TE SONO UN MARZIANO..riciao a tutti

  • Suzukimaruti says:

    ugo, ma sei straniero, vero?

  • ugo says:

    100 anni fà i figli di avovati divenivato avvocati e i figli di medici divenivano medici…….
    QUELLO CHE SCRIVI è GIUSTISSIMO MA AVVENIVA 100 ANNI FA’………..SE NON CENTO UN 40 ANI Fà SICURO………..
    NON SOLO MA L’ESAME DI STAO è PREVISTO DALLA COSTITUZIONE ITALIANA….
    FAI UN GIRO NEI VARI SITI DELLE UNIVERSITà E VEDI QUANTI PASSANO L’ESAME DI STATO 2 SU 3 IN MEDIA….. . CONOSCO PROFESS.STI AVV, DOT COMM, MEDIC. ECC.. CHE SONO FIGLI DI MURATORI O AGRICOLTORI, OPERAI…
    QUELLO CHE EICI TU AVVENIVA ANNIM LUCE Fà….DAMMI RETTA INFORMATI E MI DARAI RAGIONE….
    CIAO A TUTTI………
    L’ITALIA è L’ITALIA E NON UN ALTRO STATO…SPERO CHE TU PRIMA DI CHIAMARE IN CAUSA UN ALTRO STATO ABBIA AVUTO LA FORTUNA DI VIVERE PER 20 ANI IN FRANCIA, PER 20 ANNI IN GERMANIA….COSì HAI POTUTO VIVERE LE DIFFERENZE PER I VARI PERCORSI PROFESS DA STATO A STATO….
    PENSO CHE GLI INTERESSI CORPERATIVI VI SONO QUANDO UN SOGGETTO CON LA TERZA MEDIA GRAZIA AL FATTO CHE FIGLI DI PAPAà ENTRA IN CERTO ASOCIAZIONI E FA LO STESSO MESTIERE DI CHI SI è FATTO IL CULO E SA SECONDO LEGGE ..E QUESTE ASOCIAZIONI SONO POTENTI MOLTO PIù DEGLI ORDINI…UN SALUTO A TUTTI E BUONA PASQUA….

  • Suzukimaruti says:

    io sono per l’abolizione dell’esame di stato: in America non c’è, in Francia non c’è, in UK non c’è, in Germania non c’è, in Spagna non c’è, ecc.
    Eppure anche lì i professionisti fanno i professionisti. Però lo fanno in modo libero, cioè senza che gli ordini professionali (che lì non esistono) si intromettano e decidano chi è avvocato e chi non lo è (per di più, come capita da noi, in base a parametri incomprensibili e a favore dei baroni).
    .
    In tutti i paesi civili ti laurei, se è necessario fai la pratica professionale e poi sei libero di intraprendere la tua attività di professionista in base alla laurea presa.
    Nei paesi civili non serve un esame di Stato, perché è l’Università che certifica che tu sei capace di fare il medico/ingegnere/notaio/ecc.
    E all’Università vieni valutato per le tue capacità/conoscenze e non in base al cognome che porti o a quanto il tuo ingresso sul mercato possa danneggiare i satrapi che governano gli ordini professionali.
    .
    Nei paesi civili è il mercato a decidere chi è meritevole e chi no.
    Sei un pessimo professionista? Al terzo o quarto errore nessuno ti “compra” più. Sei bravo? Fai soldi a palate e te li meriti.
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    Queste sono le basi per una società veramente liberale, in cui il mercato detta chi è bravo e chi no e in cui c’è una vera meritocrazia.
    .
    In questo paese del terzo mondo in cui viviamo, finora i figli dei grandi avvocati facevano i grandi avvocati e i figli dei baroni della medicina facevano i baroni della medicina e così via per i notai, gli ingegneri, ecc., senza merito: per pura eredità.
    .
    Abolire gli ordini professionali significa proprio questo: evitare che un gruppo di potere stabilisca chi accede al mercato e chi no in base ai propri esclusivi interessi e liberare le energie professionali da lacci e lacciuoli.
    .
    Le resistenze a questo cambiamento sono espressione di puri e semplici interessi corporativi in cui pochi ricchi potenti decidono come e con chi spartire la torta. In un paese civile non ci sono le caste.

  • ugo says:

    Penso che bisogna fare una riflessione……
    Vedete il professionista non vende le lonze…..nel caso in cui vendesse le lonze non occorre fare un’esame di stato come il nostro e non occorrre un ordine…….a ben vedere anche per vendere le lonze, occorre fare un piccolo corso ed essere iscritti………. . Il professionista fa un piccolo esame di abilitazione e poi si iscrive……….non bisogna togliere l’esame di abilitazione o la pratica (7, 8 anni fa appena ti laureavi sapevi fare almeno le fotocopie, ora con le lauree attuali, vedi la stessa ingegneria, diciamo è una scuola superiore, per fare ingengneria bisognava avere la lesta e ore ed ore sui libri…mi rcordo lo scoglio di esamoni dei primi due anni….ora tutto come alle superiori….). L’eame di stato deve essere una cosa seria..questo ci vuole..il problema è che i figli di papà lo passano a primo colpo sensa sapere niente, invece gli altri si fanno il culo e poi lo passano,,se si riflette ogni esame di stato però è così.per cui rimboccarsi le maniche e pensare che se si passa per il sapere dopo ci si ritorva qualcosa di utile da sfruttare e non il pezzo di carta.dopo ci pensa il mercato…….cosa giusta la possibilità di farsi pubblicità..togliere l’esame di stato è come togliere la patente e permettere che tuti guidano tanto se dopo fai danni è il mercato che ti toglie la patente…….in definitiva a quelli che non lo hanno passato….non vi dico di cambiare strada.. vi dico di impegnarivi e sono certo che lo passerete…fare in modo tale che uno si svegli alla mattina e dica .oggi faccio il geometra, domani però mi conviene fare il commercialista…….però ieri ho fatto l’avvocato….che siete matti..si badi bene esame di stato previsto dala costituzione…

  • Suzukimaruti says:

    Direi che in casi come questi la pietà cristiana viene prima di tutto, anche per noi atei.

  • ia-ca says:

    OMMIODDIO!!!Ugo,forse,in effetti,hai bisogno di riposo..

  • UGO says:

    GIUSTISSIMO SGRAMMATICATO POICHè MENTRE SCRIVO FACCIO ALTRE CINQUE COSE COSA CHE PER CHI A RISPOSTI è FANTASCIENZA..IO SONO UN LIBRO E NON HO VOGLIA TI COMMENTARE LA TUA IGNORANZA NEL GIUDICARE UNA PERSONA DOPO UN E-MAIL..
    ORA PERDONO MA HO 7 COSE DA FARE CONTEMPORANEAMENTE E DEBBO LASCIAR PERDERE TALE W-MAIL..
    PéTIT à PéTIT L’OSEAUX FAIT SON NIDE…..PER CUI CHI NON PASSA LQUALUNQUE ESAME DI ABILITAZIONE FORESE DEVE CAMBIAR STRADA VISTO CHE QUALUNQUE ESAME DI ABILITAZIONE CON UN MINIMO IMPEGNO SI PASSA E DICO QUALUNQUE ESAME DI ABILITAZIONE…CHI LO VUOLE LEVARE è PERCHE VUOLE STARE IN PIAZZA A FUMARE O A CHIACCHIERARE E NON VUOLE STARE A TESTA BASS A A LEGGERE……

  • ia-ca says:

    Suz,quando hai ragione hai ragione..

  • Suzukimaruti says:

    Prima considerazione: dopo un commento sgrammaticato, appestato di puntini di sospensione messi a carriolate a vanvera e tutto in stampatello, l’appello per un maggiore rigore nella selezione di chi ha i titoli o no per lavorare suona comico.
    .
    Seconda considerazione: è rispauto che l’esame di Stato (cosa che esiste solo in Italia) non segue criteri realmente valutativi: gli ordini lo usano come “regolatore”, facendo accedere alla professione quote sicure di nuovi professionisti, onde non rovinarsi il mercato. Ed è risaputo che agli esami di stato i “figli di” passano al primo colpo.
    .
    Quindi aboliamo gli ordini (tra l’altro non capisco cosa centri Bersani: purtroppo non li ha ancora aboliti w nmon so se spetta a lui) e lasciamo – come capita in tutti i paesi civili – che sia il mercato a decidere chi è più meritevole dei nostri soldi.

  • UGO says:

    SE DOPO DUE ANNI DI PRATICA NON SI SUPERA L’ESAME DI STATO PERSO CHE LA PRATICA DEBBA ESSERE PORTATA A 3 O 4 ANNI….QUESTO è L’UNICO MODO PER FARE IN MODO TALE CHE GENTE SENZA L’INTELLIGENZA PER SUPERARLO POSSA AVERE PIU’ TEMPO PER RAGGIONGERE L’OBIETTIVO………
    DIFATTI VI SONO CHI SI LAUREA IN 4 ANNI E CHI IN 8…….
    NON SOLO MA VI SNON AVVOCATI ISCRITTI ALL’ABO DA ANNI CHE FANNO LA FAME……
    QUELLO CHE BISOGNA FARE….
    FARE IN MODO CHE LAVORI SOLO CHI HA I TITOLI PER FARLO…..
    BERSANI VUOLE FARE IN MODO TALE CHE LAVORINO TUTTI CRANDO ANCORA INCOMPETENZA, FAME E CAOS.
    TUUTTO QUI…

  • Suzukimaruti says:

    analisi approfondita, degna del miglior centrodestra italiano

  • Marco says:

    Bersani e Visco sono delle merde.-

  • baendes says:

    Solo per dirti/vi che non tutti i professionisti sono contrari alla liberalizzazione delle professioni.
    Se andate sul sito anarchit.org o sul blog http://blog.alice.it/architetto o ancora sul sito codiarch.it potrete rendervi conto che, almeno nel mondo degli architetti, non tutti sono allineati al volere degli ordini.
    La realtà infatti è che gli Ordini Professionali, che sono organismi ad iscrizione obbligatoria, retti da consigli assolutamente non rappresenattivi della categoria , si sono impadroniti, impunemente, della rappresentatività dei loro iscritti.
    Ma questi iscritti, proprio per l’obbligatorietà di iscrizione, schifati e sfiduciati, non partecipano quasi mai alle elezioni dei consiglieri dell’ordine, che assumo quindi il controllo di queste istituzioni, grazie al 10-15% massimo dei professionisti di riferimento.
    Di fronte ad una incontestabile mancanza di partecipazione da da parte degli interessati c’è un’altrettanta inconfutabile arroganza di rappresentatività di chi viene eletto, che non si limita a svolgere il ruolo per cui è stato votato, ma millanta un seguito che non ha.
    Chiedete quanti sono gli avvocati, gli ingeneri o gli architetti che partecipano alle votazioni dei consigli degli ordini.
    cordialmente
    baendes

  • Vale Ipworld says:

    Ciao Enrico…

    pienamente d’accordo con quanto da te sostenuto, ma…aggiungerei un paio di cosine, soprattutto in merito alla “sezione” avvocati: o abolire l’esame di stato, o organizzarlo – horribile dictu -in maniera più democratica!
    Ormai sono tutti al corrente della gestione clientelare dell’evento: migliaia di trentenni speranzosi un volta l’anno vengono tenuti prigionieri per tre interminabili giorni in aule enormi, convinti di sostenere il serio esame della vita….beh, magari!
    La realtà è ben altra e supera, se mi concedi, la fantasia: 8 ore di presa in giro. Dopo 2 anni (o più, dipende quando ti iscrivi alla pratica) in cui sei obbligato a subire vessazioni economiche e personali, ti ritrovi di fronte a questa nuova e insopportabile ingiustizia chiamata Esame di Stato! Ti sei preparato, hai studiato, hai fatto tutto quello che dovevi fare per cosa? Per sostenere 3 prove in un’aula gremita e rumorosa che ti fa toccare con mano quanto sia nullo il potere della tua preparazione, quanto la fatica, il fegato indebolito dalla rabbia e gli anni di studio non potranno mai (se non per sola fortuna) vincere la battaglia contro l’Ordine decadente e potente. Le percentuali dei promossi (bassissime rispetto al quantitativo di candidati) vengono decise prima a tavolino, la commissione giudicante è composta di avvocati (assurdo!!!)che, ovviamente, hanno interesse ad avere praticanti a basso costo, ma non nuovi avvocati concorrenti, figuriamoci dopo l’abolizione, peraltro giustissima, delle “tariffe minime”. Si devono attendere dai 6 ai 9 mesi i risultati per poi avere in mano un compito non corretto e non sufficiente a farti superare l’esame scritto….incredibile….Poi c’è l’orale. Se la percentuale che ha passato lo scritto è “alta”, i “fortunati” vengono condotti al patibolo dell’orale.
    Mah, una riflessione in merito non guasterebbe.
    Non credo questo succeda solo agli aspiranti avvocati, ma che giornalisti, medici, commercialisti (e chi più ne ha più ne metta)debbano affrontare un percorso irto di troppi ostacoli prima di raggiungere, forse, la meta agognata. A tutti dovrebbe essere offerta una possibilità concreta, qualsiasi cosa decida di fare, onestamente, nel suo futuro. Possibile che in questi casi, come del resto per chi desidera intraprendere il dottorato universitario, sia sempre il denaro a farla da padrone????Se non hai denaro di famiglia non sopravvivi; a tutto, infatti, si somma uno sforzo temporale di attesa enorme e se non hai chi ti mantiene sei fregato!
    Va beh, scusa lo sfogo, comunque…gutta cavat lapidem non vi sed saepe cadendo… 🙂
    Baci!

  • hobosapiens says:

    Concordo pienamente anche su questo post, come su quello relativo ai farmaci. Gli ordini così come sono devono sparire, per trasformarsi semmai in libere associazioni che promuovano l’etica, la qualità e il dibattito nella professione. Un po’ come succede in UK, per esempio. Conosco abbastanza l’ordine degli architetti (di Torino, ma credo sia uguale in tutta la penisola), e mi sembra che la sua funzione principale sia ora di difendere gli interessi di quattro parrucconi/progettisti di monnezze, di bloccare il mercato, di boicottare l’arrivo di forze nuove sulla scena, di scoraggiare chi ha idee e smorzare qualsiasi dibattito sulla qualità di ciò che si costruisce (il reato più grave per un architetto, dal punto di vista dell’ordine, è dire che quel tale edificio è una schifezza, perché si va a ledere l’onorabilità di un collega).
    Proprio perché il parlamento è zeppo di iscritti agli svariati ordini professionali di questo paese corporativo, mi sembra che la strategia del governo di mettere tutti di fronte al fatto compiuto sia l’unica che ha qualche speranza di funzionare, sempre che riesca a suscitare l’appoggio dell’opinione pubblica. Speriamo bene.

  • Ieri un iracondo Alfredo Biondi diceva che in Parlamento ci sono più o meno 110 avvocati: l’11 per cento della rappresentanza di tutto il “popolo italiano”!!! E’ come se in Italia ci fossero 6 milioni di avvocati, in proporzione!!!
    Ecco, anche qui bisognerebbe introdurre delle “quote professionali anti lobbing” per l’ingresso in Parlamento: numero chiuso.
    Se gli avvocati in Italia sono uno ogni diecimila abitanti (che ne so, sparo a caso), anche in Parlamento deve essere rispettata la stessa proporzione: per bontà, potremmo concedere un senatore, anche avrebbero diritto solo ad un decimo di onorevole…:-))

  • Pappafico says:

    forza Bersani!

  • Suzukimaruti says:

    appunto: ricordo gli scazzi che fece l’ordine ad un’avvocatessa maiala che si era fatta fotografare seminuda su non so più quale rivista. Per loro era “pubblicità occulta”…

  • garethjax says:

    La cosa piu’ interessante (almeno per me) e’ questa : “In compenso ora è stata abolita la norma (assurda) per cui gli iscritti ad un ordine professionale non potevano fare pubblicità. Ora finalmente un avvocato può farsi conoscere, può reclamizzare i suoi prezzi modici, può far capire al prossimo perché è bravo. Ora – senza pubblicità – si va a culo o su indicazione di amici e parenti.”

    Questo vuol finalmente dire che si apre un bacino molto ampio di possibili clienti, perche’ prima (per dire), un dentista non poteva fare il proprio sito internet se non era confacente a determinate direttive dell’ordine..

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