One face, one race (one love)

July 28th, 2006 § 14 comments § permalink

Il blog resta chiuso per un po’ perché il sottoscritto va ad imboscarsi in Grecia in isole talmente piccole e non-turistiche da essere ignote perfino agli stessi greci.

Magari trovo l’isola di Lost. 🙂 Ma mi va bene tutto, basta che a) non ci siano italiani b) in generale non ci sia gente c) non ci siano villaggi turistici o animazione d) non ci siano persone rumorose

In ogni caso torno dopo Ferragosto. Se per caso là nella selvaggia Ellade trovo un computer, bloggo qualcosa. Altrimenti nada.

Statemi bene, usate il preservativo (vale come consiglio e augurio) e guidate con prudenza.

Genova per noi

July 26th, 2006 § 7 comments § permalink

Oggi ce l’ho con le segnalazioni di articoli. Poi mi passa, lo so.

Ieri Pierluigi Battista in un corsivo stigmatizzava la richiesta (sacrosanta) di Rifondazione Comunista di aprire una commissione d’indagine parlamentare sui fatti del G8 a Genova.

Si chiedeva “cosa c’è da sapere che ancora non sappiamo?” ed elencava – con un buon equilibrio giornalistico, pur essedo lui un iperdestrorso – tutti gli eventi, dai black block alle violenze cilene al Bolzaneto, all’attacco alla scuola Diaz contro manifestanti inermi che dormivano, fino alla morte di Carlo Giuliani, che lui dà per assodata: è stata una fatalità.

Ecco, in verità i misteri sui fatti di Genova restano moltissimi. E li elenca bene Furio Colombo in questo articolo sull’Unità.

In effetti a pensarci sono gli stessi dubbi che ho io. Anzi, io mi sono fatto un’idea, dopo anni di rimuginazioni: a Genova ben poco è accaduto per caso, infatti destano ancora sospetti adesso la presenza di Fini nella centrale operativa delle Forze dell’Ordine durante le violenze, così come il fatto che non sia mai stato preso, intercettato, fermato un singolo black block (ma è possibile?).
Anzi, c’è da chiedersi come mai i black block hanno potuto agire completamente liberi, senza polizia o carabinieri intorno, spaccando tutto. E intanto le Forze dell’Ordine (la tentazione di metterci intorno le virgolette è forte) picchiavano i manifestanti pacifici.

Lo scenario per me si è fatto inquietante nel momento in cui un mio lontano conoscente – un ragazzo che vive in provincia, ex militante missino passato all’ultradestra dopo la nascita di AN – mi ha raccontato di aver partecipato al corteo dei black block insieme a molti suoi camerati, convocati da imprecisati “amici carabinieri”.
E in effetti la foto di alcuni presunti black block in pieno relax di fronte all’ingresso di una caserma dei caramba all’epoca fece il giro del mondo.

Insomma, dopo aver cercato di dissuadermi in tutti i modi e dopo aver cercato di convincermi che no, non è così, non posso farci niente: dietro le violenze di Genova sento puzza di una bella trama nera nemmeno troppo complicata.

Ripensando a quei tempi, il governo di destra si era appena insediato e aveva tutti gli interessi a stimolare ulteriormente una svolta moderata, a dare la spallata alla sinistra e soprattutto – per delirio di onnipotenza e clamoroso errore politico – a punire le “zecche pacifiste”, cioè il movimento no-global che all’epoca sembrava mettere paura (poi si è ridotto male, a seguire gli ego di Gino Strada, Agnoletto e Beppe Grillo).

La tecnica migliore? Basta prendere qualche centinaio di provocatori (un po’ di carabinieri e un po’ di gente dei loro giri di ultradestra) ed è facile tirare fuori un corteo di bande di casseur indisturbati: conosco così bene l’ultra-sinistra da sapere che quando qualche idiota lancia un sasso, ci sono decine di persone pronte ad emularlo (ma che di loro non lo lancerebbero mai), senza nemmeno chiedersi perché. E’ sempre stato così: bastano un po’ di provocatori e i cretini li seguono.

Riguardo alle violenze alla Diaz e a Bolzaneto, l’impressione è che la parte peggiore delle Forze dell’Ordine (tristemente credo una maggioranza, almeno nei reparti “politici”) si siano concessi tutti i lussi del sopruso grazie alla percezione di un mutato scenario politico. Il pensiero, mi sa, probabilmente era “ci sono i camerati al governo, quindi possiamo fare quel che vogliamo”. E allora ecco la storia delle persone inermi arrestate e poi torturate in caserma, le suonerie con Faccetta Nera, le minacce di stupro alle donne, i fermati obbligati a baciare la foto di Mussolini, ecc.

Su queste cose credo ci sia il dovere di indagare, perché sono cose degne del Cile di Pinochet. E dovrebbero pure essere d’accordo i destrorsi, se fossero persone civili. Lo dico da persona che non ama affatto il pensiero no-global e meno che mai il grosso del suo movimento (personalmente mi affascina di più la prospettiva new-global, che è meno schematica, più moderna e più raffinata nell’analisi) e che al corteo non c’era, come non c’era il suo partito.
Però se la polizia e i carabinieri picchiano degli inermi e fanno altre porcate, mi indigno come italiano. E non me ne frega nulla del colore politico delle vittime. Voglio che si faccia pulizia tra le forze dell’ordine. E non per vendetta, ma per giustizia.

Quindi spero che la commissione parlamentare d’indagine si faccia. So che i DS nicchiano, perché il partito è sempre terrorizzato dall’ansia di legittimarsi presso gli avversari. Però questa commissione s’ha da fare, costi quel che costi in quanto ad immagine. La giustizia viene prima delle logiche di parte, cazzo. Quindi, cari DS, ve lo dico da vostro elettore fedelissimo, vedete di sbrigarvi e attivare la commissione. E che sia una commissione che non guarda in faccia nessuno.

Ok, mi fermo qui perché se inizio a parlare dei fatti del G8 a Genova vado avanti per ore e divento aggressivo. Se non facciamo chiarezza ora che siamo al governo, avremo un altro capitolo nero della storia italiana senza mandanti e senza perché. Quindi o un governo di sinistra ha il coraggio di cambiare le cose, o ci teniamo la destra, che almeno fa programmaticamente schifo e non promette nulla. Se proprio dobbiamo prendere schiaffoni dalla vita, è meglio aspettarceli.

A proposito di farmacisti

July 25th, 2006 § 22 comments § permalink

Premessa: non è che leggo il Gazzettino, visto che non risiedo nel Nordest e non lo amo affatto politicamente. Però ogni tanto c’è qualche intervista interessante nella rassegna stampa della Camera e ovviamente la segnalo, proprio perché suppongo che ben pochi lo leggano.

Per esempio ieri il sottosegretario Paolo Giaretta ha detto due o tre cose interessanti sul decreto che liberalizza la vendita dei farmaci da banco.

Più che altro ha chiarito i termini della questione: i farmacisti non vogliono la concorrenza, pur avendo già alcuni privilegi (come il numero fisso di farmacie i distanziali minimi tra un negozio e l’altro, ecc.) e guadagnando (non ricavando: guadagnando) una media di 7-8000 euro al mese. E fanno tutto questo, come certifica il sottosegretario, per merci che valgono un misero 10% dei loro introiti.

Il tutto conferma sempre più che siamo un paese di satrapi. Oggi le farmacie scioperano (illegalmente). Personalmente ho deciso una forma di boicottaggio soft: vado a comprare solo nelle farmacie comunali, che non fanno capo a nessun satrapo. Senza fare del consumerismo qualunquista alla Beppe Grillo, ho deciso che da ora in poi sarò un consumatore MOLTO attento e incazzato.

Letture estive moleste (?)

July 25th, 2006 § 1 comment § permalink

Se ti ritrovi a divorare l’instant-book “Semplicemente sindaco” (in cui Chiamparino racconta la sua vita pre, post e durante il mandato da primo cittadino) e manifesti tutti i sintomi da consumatore avido di best-seller (lettura ossessiva a colpi di 140 pagine per volta, rilettura istantanea di alcune parti, remarking di frasi al suono di “questa devo proprio bloggarla”, ecc.) i casi sono pochi:

– o ti entusiasmi letterariamente per poco, tipo che la tua lettura più avvincente negli ultimi 6 mesi sono state le istruzioni della stampante, per di più in Pdf, o tuttalpiù l’immarcescibile “Forse non tutti sanno che…” della Settimana Enigmistica.

– o soffri di uno smodato culto della personalità nei confronti dell’autore e/o del protagonista del libro e hai prontamente staccato i quadretti di Marx e Marvin Harris da sopra la spalliera del letto, per sostituirli con il faccione del Chiampa (e giova anche che il libro sia edito dal Presidente della tua squadra di calcio, cioè quella onesta e in serie A, per cui tifa la maggior parte dei torinesi)

– o ti sei accorto che il libro parla al 90% di gente che conosci o hai conosciuto di persona (tra cui l’indimenticato Maurizio Collino) e allora tutto ti sembra più vicino e raggiungibile e ti godi di più la lettura.

Nel mio caso si sommano le tre condizioni.

Tanto per non smentire l’abitudine di leggere libri di storia contemporanea durante l’estate, questo giro si va sul militaresco – proseguendo 4 estati di fila di letture sistematiche sul fascismo – con l’ultimo libro di Giorgio Rochat sulle guerre del fascismo. Un libro che oserei definire fondamentale, perché racconta una parte importantissima dell’azione politico-sociale della dittatura mussoliniana, dimostrando come il fascismo fosse fondamentalmente retorica, operetta, pressapochismo e cartapesta. E se lo dice il più grande storico militare italiano, c’è da crederci.

Peppino io ti ammazzerò, sei troppo stupido per vivere…

July 21st, 2006 § 5 comments § permalink

Vedete voi se scandalizzarvi per l’operazione commerciale o se limitarvi ad osservare una (naturale?) evoluzione del modo di pensare e vendere la musica online.

Accade, infatti, che da qualche giorno è scaricabile su Yahoo! per 1.99$ il nuovo singolo di Jessica Simpson – classico mignottone WASP per consumatori WASP di musica spazzatura- che si intitola “A Public Affair” e ha due particolarità:

1) il singolo è personalizzabile, cioè l’utente sceglie il proprio nome da una lista e scarica una versione della canzone che si rivolge a lui direttamente.

2) il singolo costa 1.99$, che è esattamente un dollaro in più del prezzo medio di un brano online. Però il brano, in questo caso, è un mp3 libero da restrizioni, senza DRM. Questo vuol dire che se una persona particolarmente di cattivo gusto può copiarselo su CD quante volte vuole, può passarlo agli amici, taroccarlo con un programma audio, ecc.

Chiarito il fatto che il punto 2 apre tutta una serie di discussioni sull’idea di “prezzo della libertà” che sono troppo lunghe e faticose da fare con questo caldo, concentriamoci sul punto 1, che è succoso perché si capisce che è il frutto perverso delle menti malate di qualche uomo marketing. Il brano, cioè, viene venduto online non con l’ottica della suoneria per cellulare (che per il mass-market è il modello di business della vendita di musica online), ma con quella del logo personalizzabile (non a caso è pieno di servizi SMS in cui uno specifica il proprio nome e riceve in cambio un logo personalizzato, alla comoda cifra di 4 euro per volta).

Innegabilmente è una novità, che sfrutta l’insano effetto-autorappresentazione del consumatore, che più si specchia in una cosa, più è propenso a comprarla. Se per caso – come temo – l’iniziativa avrà successo, ci sarà da ridere con un eventuale step seguente, che alzerà il livello di personalizzazione, magari non limitato solo al nome dell’acquirente, ma a parti più ampie di testo.

Finiremo per avere canzoni à la carte? Già mi immagino i Modena City Ramblers che mettono a disposizione online un loro brano in versione diessina e in versione rifondarola. O Alberto Fortis che rende personalizzabile il testo di “Milano e Vincenzo” – ora diventata “Milano e [scegli tu chi ti sta sull’anima]” a seconda di chi ti sta sulle balle in quel momento. O Amedeo Minghi che fa una canzone tipo libro-game, in cui la gente può scegliere se i due si chiamano a vicenda “trottolino amoroso” o se si insultano in rima fino a quando uno dei due se ne va.

Se ci si pensa su 5 minuti, già si viene sommersi dalle mille ipotesi di “canzone personalizzata”: le varie “Roberta”, “Gianna”, “Rosamunda”, “Giulia” (sia in versione Lennon che in versione Venditti), ma anche prodotti più complessi, come canzoni tipo “Anna e Marco” o “Bonnie & Clyde” (sto già male a immaginare la voce digitalizzata di Gainsbourg che trasfigura il brano in “Alfio e Mariaaaa, Alfio e Mariaaaa”). O peggio ancora “Me gustas tu” di Manu Chao in cui uno personalizza il brano con le cose che gli piacciono (ma i ricavati della vendita magari andrebbero in beneficienza a quell’intelligentone di Gino Strada, quello che “brinda se cade il governo Prodi” [ecco a cosa servono le mascherine che i chirurghi tengono di fronte al viso: per farli stare zitti])

Beh, basito dal marketing e dall’inquietudine che mi genera, mi consolo canticchiando: “Quella sera a Forcella era caldo, ma che caldo che caldo faceva. Brigadiere apri un po’ la finestra… Una spinta e D’Alessio va giù…”

Liberalizzazioni – bisogna tenere duro

July 18th, 2006 § 78 comments § permalink

Non sono affatto contento di come si è sviluppata la questione taxi. Sì, ieri sera si è firmato un accordo ed è finito tutto a tarallucci e vino, ma mi girano le balle.
Il fatto è che non considero affatto il volemose bene come una soluzione valida, almeno in questo caso.
Mi spiego: l’obiettivo del decreto Bersani non è portare la pacificazione sociale (quello tuttalpiù è un auspicio), ma è di fatto liberalizzare il mercato, dare più servizi e a prezzi più bassi ai consumatori.

Quindi sono scontento: è bastato far casino a un manipolo di taxisti fascistoidi e violenti per farci fare mezza marcia indietro? (perché quella di ieri è stata una mezza sconfitta per il Governo, con il decreto Bersani totalmente annacquato).
Beh Рlo dico al centrosinistra tutto Рio vi ho votati perch̩ voglio che governiate bene e questo significa che se dovete fare delle scelte impopolari e farvi detestare da tutti i taxisti dello Stivale, lo dovete fare perch̩ ̬ giusto.

Preferisco un Governo che cambia davvero le cose in questo schifo di paese in cui il motore della società sono le pacche sulle spalle e piuttosto non si fa rieleggere perché è totalmente impopolare. Cioè, io voglio il cambiamento e non l’autoconservazione della sinistra, se poi non incide e se si fa prendere dall’ansia di cambiare.

Il tutto, per di più, ha senso proprio ora: Governo e paese in pieno effetto honeymoon, qualcosa tipo il 90% degli italiani contro le pretese (folli e anacronistiche) dei taxisti ed estate incombente. Insomma, c’erano le ragioni per mandare a stendere i taxisti, denunciarli tutti per sciopero selvaggio, eventualmente farli bastonare dalla celere alle prime intemperanze (così si picchiano tra fascisti e noi ce la ridiamo). E lasciare il decreto così com’era, senza cambiare una virgola. Cazzo, ora comandiamo noi e non ci dobbiamo fermare.

Condivido l’ansia di Capezzone: se abbiamo fatto così coi taxisti, figuriamoci come faremo con categorie ben più ricche potenti e arroganti, come i farmacisti, gli avvocati e i notai. Anzi, domani i farmacisti si apprestano a fare una serrata, per dire al mondo che loro reclamano come diritto il monopolio della vendita dei farmaci da banco, in nome di non si sa quale principio (forse sono più belli degli altri).

Quindi il mio appello (temo inutile ma si sa mai) è che il Governo tenga duro e – soprattutto – sia duro: le liberalizzazioni fatte sono sacrosante e se ci facciamo fermare da mille ansie (ma davvero ci dà l’ansia perdere il voto dei farmacisti? Ma esistono i farmacisti di sinistra?), allora tanto vale lasciare governare la destra, che almeno è apertamente schierata coi potentati, coi prepotenti, con i grandi e piccoli satrapi. I privilegiati sono la loro base sociale, se vogliamo farli vincere tanto vale farlo bene. Così almeno fanno schifo marcio e noi ce ne emigriamo in Sudafrica o in un paese a scelta.

Oppure decidiamo che l’obiettivo di un governo di sinistra è lottare contro i privilegi ingiusti, contro i monopoli assurdi, contro le incrostazioni del potere. E governiamo di conseguenza. Insomma – per buttarla sul calcistico – forza ragazzi, tirate fuori le palle. Ero felicissimo del decreto Bersani, che mi auguro sia il primo di una lunga serie di mazzate al sistema di privilegi italiani: non rovinatemelo.

E a proposito di Bersani: tieni duro! Ormai sei più popolare tu di Samuele (e si dice che pure tu canti bene), piaci a tutti, inclusi gli intelligenti di destra, ispiri efficientismo emiliano (pieno Nord produttivo: inattaccabile perfino dai leghisti), quando vai in Tv fai sempre bella figura e se continui così ti facciamo segretario dei DS dopo Fassino, che è della juve e non è quindi più compatibile con un partito di sinistra (l’alternativa – ottima – è la Finocchiaro). Fatti valere, insomma.

Stile juventus

July 15th, 2006 § 41 comments § permalink

Ci avete tolto il gusto di illuderci che tra 22 miliardari analfabeti che tirano calci ad un pallone ci potesse essere un po’ di poesia, un po’ di sportività, un po’ di imprevedibilità (che è il sale della vita). Invece era tutto scritto: dovevate vincere per forza voi, rubando e umiliando l’idea stessa di sport.

A me tifoso di una grandissima piccola squadra non avete tolto nessun trofeo (salvo uno scudetto rubato nel 77, ma all’epoca non governava la sinistra, purtroppo), ma mi avete fatto credere che il calcio sia credibile quanto il wrestling o il sorriso del nuoto sincronizzato.

Ora la Giustizia italiana ci permette di dire ad alta voce Рe con ragione non smentibile Рche la juventus ̬ una squadra di ladri, truffatori e corruttori.

Due anni di serie B sono poco: la giustizia è stata fiacca e ben poco proporzionale (visto quanto hanno dato alla Fiorentina, la juve sarebbe dovuta finire in interregionale), ma è meglio così: si capisce che questi ladri a strisce hanno già iniziato a rubare di nuovo e continueranno a farlo, se non sapremo nuovamente fermarli.

Ma ora è arrivato il primo avvertimento: la parte sana e democratica del paese ha fatto quadrato contro il sistema di potere bianconero e la sua coda di crimini. E da ora in poi noi tutti vigileremo (come abbiamo sempre fatto, solo che questa volta ci hanno dato retta) per coglierli nuovamente con le mani nel sacco.

E la Giustizia non si ferma qui: ora vogliamo la verità sulla morte del povero Fortunato. Fatto mille volte più grave di una frode sportiva.

30 volte serie B, luridi malfattori!

update: oggi un tifoso juventino mi ha chiesto – credendo di essere brillante – di spiegargli che effetto fa andare in serie B. Gli ho spiegato che la situazione era come se un pedofilo avesse chiesto ad un prigioniero politico che effetto fa andare in prigione.

update 2: se per caso notate l’assenza di quella vaga leggerezza che normalmente permea i byte di questo blog, beh capitemi: cose di questo genere capitano di rado e io godo smisuratamente ad infierire sui “cattivi” in fuga; la cavalleria si sa che non è il mio forte, quando si parla di Toro e juve.
Poi domani torniamo a giocare di fioretto. Ma oggi fatemi divertire con l’ascia bipenne 🙂

Mono Chao

July 14th, 2006 § 23 comments § permalink

Dopo mezz’oretta di concerto ieri sera ho realizzato che Manu Chao di fatto nella sua vita ha composto non più di 3 macro-brani, che da una vita ripropone, applicando ad essi varie diversions, ma risparmiandosi la fatica di cambiare il testo.

Meno male che era gratis: l’unica cosa che ho capito è che King of the bongo è un clandestino perennemente in ritardo agli appuntamenti e gli gustano le lasagne alla marijuana, ma sono illegali (ma a Tijuana le trova, in un bundle con tequila y sexo).

Frase della serata, pronunciata da uno spettatore evidentemente convinto di essere ad un raro live di Christian De Sica: “Ma Bongo Bongo l’ha già fatta?”.

Paradossi floydiani

July 12th, 2006 § 25 comments § permalink

Qualcuno – forse intontito dal caldo – si è chiesto come mai mi urta leggere tremila post tutti uguali dedicati alla morte di Syd Barrett, per di più tutti con lo stesso titolo. Beh, mi dà fastidio la banalità, la scelta scontata, il “pezzo facile”.

E poi c’è un paradosso tutto floydiano: ricordare un musicista attraverso il testo di una canzone sì dedicata a lui, ma che a lui non piaceva (le cronache ci dicono che non fosse molto felice del disco, sebbene un giorno si fosse presentato in studio durante le registrazioni) e soprattutto che non aveva scritto lui (e non assomiglia minimamente nello stile alle cose che suonava lui).

Come sempre mi sorge un pensiero maligno e cioè che i Pink Floyd siano un gruppo universale (ufficialmente piacciono a tutti) che di fatto pochissimi conoscono bene. Si tratta, in verità, di un gruppo che ha cambiato ragione sociale più volte. Hanno iniziato come stralunati sperimentatori cosmici, poi sono diventati un solido gruppo rock anni Settanta tendente ahimè al progressive, poi si sono ridotti a fare – negli ultimi due album – la band di supporto a Roger Waters e alle sue turbe infantili e in ultimo sono diventati una triste cover-band dei Pink Floyd, per di più con la panza.

Insomma, il pensiero perfido è che il floydano medio conosca i Pink Floyd da birreria (cioè due o tre canzoni tipo “Another Brick In The Wall parte 2”, “Money” e “Wish You Were Here”) e si sia perso il meglio, cioè i loro primissimi passi (quelli con Syd Barrett, appunto), quando oltre a fare cose belle facevano musica a modo suo “nuova” o quasi.

Da estimatore smisurato dei Pink Floyd (anzi, di certi Pink Floyd), la cosa mi infastidisce un po’. E il timore è che tanti abbiano intitolato “Shine On You Crazy Diamond” il loro post funerario su Syd Barrett per il semplice fatto che non hanno mai ascoltato una singola nota di “The Piper At The Gates Of Dawn” e per loro Barrett era “uno che suonava nei Pink Floyd prima che diventassero famosi”.

Ecco, vorrei chiarire una cosa: se i Pink Floyd hanno un paio di paginette fisse nei libri di storia della musica non lo devono certo al manierismo di “The Great Gig In The Sky”, che è roba da Radio Capital, ma al loro iperuranio psichedelico, dail trip bucolico di “Scarecrow” agli echi vagamente doorsiani di “Careful With That Axe, Eugene”, fino ad un classico come “Arnold Layne”. Non nego che certe pagine post-Barrett siano brutte (anzi, alcune sono eccezionali, ci mancherebbe), ma insomma è come comparare apples & oranges.

Jugband blues

July 11th, 2006 § 17 comments § permalink

E’ morto Syd Barrett e il blog è ufficialmente in lutto.

It’s awfully considerate of you to think of me here
And I’m much obliged to you for making it clear
That I’m not here.
And I never knew we could be so thick
And I never knew we could be so blue
And I’m grateful that you threw away my old shoes
And brought me here instead dressed in red
And I’m wondering who could be writing this song.
I don’t care if the sun don’t shine
And I don’t care if nothing is mine
And I don’t care if I’m nervous with you
I’ll do my loving in the winter.
And the sea isn’t green
And I love the queen
And what exactly is a dream
And what exactly is a joke

Al primo che fa il titolo di un post in cui gioca con le parole di “Shine On You Crazy Diamond” gli rigo la macchina.

Where am I?

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