Le biciclette non le portano via i livornesi: siete voi che le perdete per strada

May 21st, 2006 § 12 comments

Onde evitare che i livornesi si lancino all’assalto, faccio subito che dire cosa penso di Pisa e dei pisani, dopo tre giorni intensi di full-immersion nella pisanità.

Alcune premesse

Primo: ovviamente da buon torinese non riesco a cogliere tutto questo astio che cova tra le varie bande di toscani. Per metterla sul razzistello, è come coi coreani ai tempi del clamoroso 4 a 0: a me sembrano tutti uguali, come accento e come tipologie di atteggiamenti. Cioè, ovviamente se mi impegno riesco a cogliere fini distinzioni, ma insomma. (e con questa TUTTI i toscani che conosco, inclusi alcuni parenti di sangue, mi odieranno, lo so)

Secondo: pur essendo simpatizzante del Livorno, lo sono pure del Pisa, non fosse altro perché per anni i suoi ultras avevano come simbolo in mezzo allo striscione una bella bandiera del PCI. Anzi, in generale simpatizzo per le squadre toscane, Siena escluso (per ovvie ragioni moggesco-cromatiche). Per la Fiorentina, invece, faccio proprio il tifo (ma si sa che noi del Toro siamo anche del Genoa e della Viola).

Terzo: Pisa è una città bellissima in ogni suo angolo. Tra l’altro è pulita, è amministrata benissimo e ho l’impressione che sia un luogo dove si mangia bene (almeno finora è sempre stato così). Voci non confermate mi dicono pure che è una città "piena di gnocca", qualsiasi cosa voglia dire.

Detto questo, i pisani in genere mi hanno fatto un’ottima impressione: tutti gentili, tutti disponibilissimi e tutti generalmente molto rilassati. Il che confermava una mia vecchia impressione, che datava agli anni Novanta e risaliva ad un campo estivo dell’Internazionale Socialista (erano altri tempi) in cui mi trovai a solidarizzare con un gruppo di militanti pisani vagamente b-boys e simpaticissimi (a parte un’abitudine pessima: tirarsi a vicenda una manata nelle palle a sorpresa, "così per ridere").

Di Pisa, in compenso, ho capito tre cose. La prima è che è grossa come un terzo del quartiere in cui abito a Torino. La può girare tutta a piedi perfino un Oblomov come me. La seconda è che come tutte le città non perfettamente squadrate e ossessivamente regolari e dechirichiane, è un disastro per noi torinesi urbanisticamente ortogonali e abituati al perfetto alternarsi di vie dritte e sensi unici opposti. E così capita che ci perdiamo spesso e volentieri (che poi basta raggiungere l’Arno e si capisce dove andare).

Un’impressione derivata da quella precedente riguarda la totale incapacità dei pisani di spiegare un qualsiasi percorso. Ho qui di fronte a me gli appunti presi mentre un pisano mi spiegava la strada dal centro a San Giuliano Terme: sono 11 step, alcuni difficilissimi. Il tutto si è tradotto, in termini pratici, in un percorso così riassumibile: "vai sempre dritto, ti trovi sull’Aurelia e segui i cartelli per San Giuliano". Ma lui l’ha spiegato in 11 punti (ed era il più light dei tanti interpellati).
Il fatto è che il pisano tende a riempire le direzioni stradali di dettagli insignificanti (almeno per noi). Credevo fosse un caso, ma ho scoperto che è così per tutti.
Per questo motivo, le indicazioni sono del tipo "Vai a dritto [la "a" in più è un pisanismo incorreggibile], trovi una via a destra e poi una via ancora più a destra ma dove c’è un macellaio che si chiama Angelo. Costeggia la vetrina dei polli di Angelo e vai fino ad una piazza con una chiesa di mattoni sbrecciati. Segui il profilo della chiesa fino al terzo tombino e poi cammina fino a quando vedi una scaletta con il quinto gradino un po’ storto. Sali sul gradino, fai mezzo giro su te stesso, costeggia una tintoria frequentata da rumeni e gira a destra in una via senza nome (altro classico pisano: chiamano le vie con nomi diversi da quelli scritti sui cartelli). Poi sei praticamente lì. Ma aspetta, c’è un altro modo: segui l’arno fino al terzo rottame arrugginito di bicicletta…".
L’evento più tragico è quando ad un pisano che spiega la strada se ne aggiunge un altro, con idee completamente diverse sul percorso da farti fare. Già solo attendere che si mettano d’accordo porta via mezz’ora. Poi ti spiegano una strada in 150 comodi passaggi, interamente basata su particolari minimali a cui solo loro prestano caso. Ovvio che sia la capitale scientifica d’Italia: sono tutti attentissimi al dettaglio.

Insomma, il risultato è che perfino blogger più lucidi del sottoscritto sono stati visti girare nottetempo per le vie di Pisa con aria disperata. E personalmente sono arrivato al paradosso di vedere un ospite della conferenza a cui assisto che mi ferma e mi chiede "Scusi, lei è di Pisa?". E alla mia risposta negativa aggiunge "Ah, meno male. Allora lei mi può indicare la strada per il mio albergo".

Comunque, domani termina il ciclo di conferenze/eventi a cui assito come una vestale al sacro fuoco e mi auto-imporrò un bagno di mare notturno: non accetto l’idea di capitare in una città quasi di mare in piena primavera e non farmi una nuotata. Se vedete uno strano tizo che fa il bagno in boxer alle 2 di notte (non ho portato il costume, ahimè) dalle parti di San Rossore, sono io o un raro tricheco tirrenico quasi in via d’estinzione.

§ 12 Responses to Le biciclette non le portano via i livornesi: siete voi che le perdete per strada"

  • Eva says:

    … per correttezza avresti dovuto specificare che l’esempio di San Giuliano Terme era in concomitanza con la tappa a cronometro del Giro d’Italia!
    Probabilmente, si fosse trattato di un giorno “normale”, avremmo almeno evitato la parte introduttiva alla spiegazione in 11 tappe del percorso (e solidarizzo con il commento relativo): “Non serve che ti si stampi la mappa, devi assolutamente chiedere a Tizio, lui e’ l’unico che sa e puo’ spiegarti come arrivare a destinazione.”
    PS Togli almeno la parte relativa al bagno in mare, sono ancora nostalgica-arrabbiata-delusa!

  • La rivalità toscana scende addirittura più in profondità: anni fa partecipai ad un clinic di pallacanestro e nel mio gruppo vi erano due livornesi. Ma uno tifava per l’allora OTC Livorno e l’altro per l’allora ALLIBERT Livorno.
    Non si potevano proprio vedere.
    Boh.
    Neanche io lo capisco bene…

  • Brain says:

    Sono al lavoro, non ho tempo per leggere con calma. Solo, il titolo mi basta a strapparmi un sorriso 🙂

  • Uno potrebbe anche dirti che sei un pirla tu: bastava che ti documentassi con le mappe di Gugole o TuttoCittà. E sbaglierebbe.
    Perché anche le mappe di Gugole e TuttoCittà di Pisa funzionano come i pisani. Non puoi indicare una via di partenza e destinazione, ma solo particolari come il bar della Giannetta o il semaforo inclinato.

  • AXELL says:

    mai stato a Siena o Assisi in auto?

  • laura c says:

    Ogni anno in Toscana migliaia di sassi vengono trafugati. La Toscana sta scomparendo. Portate via anche voi un sasso dalla Toscana…

  • kiaramente says:

    (non mi dire a Pisa…la domanda era a fare cosa…):-)

  • kiaramente says:

    dove sei stato?

  • Antonio says:

    a parte un’abitudine pessima: tirarsi a vicenda una manata nelle palle a sorpresa, “così per ridere”

    hahaha

    La seconda è che come tutte le città non perfettamente squadrate e ossessivamente regolari e dechirichiane, è un disastro per noi torinesi urbanisticamente ortogonali e abituati al perfetto alternarsi di vie dritte e sensi unici opposti.

    Bhe sì questa è una tara tutta vostra in effetti.

    Un’impressione derivata da quella precedente riguarda la totale incapacità dei pisani di spiegare un qualsiasi percorso. Ho qui di fronte a me gli appunti presi mentre un pisano mi spiegava la strada dal centro a San Giuliano Terme: sono 11 step, alcuni difficilissimi.

    Mi sa che Madonna che silenzio c’è stasera non l’hai mai visto, neh?

    ciao

  • degra says:

    allora pare che io starei proprio bene a Pisa…
    odio muovermi nelle città squadrate perchè troppo uguali e senza abbastanza particolari per non perdermi (sbaglio strada anche nel mio paese di 1000 abitanti, che è a pianta romana…), e le poche volte che do indicazioni ci metto mezz’ora e nessuno capisce niente… Ovviamente per me la città peggiore da girare è Torino, soprattutto zona crocetta, dove tutte le strade sono uguali: viale alberato con 2 controviali (e non si può svoltare a sinistra senza entrare nel controviale, odiosissimo), due file di case uguali, sul giallino, con portoni di legno scuro e fasce dorate in basso, pulsantiera dei citofoni dorata e, a portone aperto, porta a vetri interna che dà sulle scale. Per non parlare dei nomi delle vie su targa di marmo bianca incisa (in bianco) alla comoda altezza di 10 metri e a 50 dal viale principale, che nemmeno se vai a piedi riesci a leggere…
    Sì, va bene, ho il senso dell’orientamento di un albero: so dov’è il nord se resto abbastanza fermo da farmi crescere il muschio sulla schiena… 😛

  • TOlove says:

    Se ti capita di non sapere dove andare a fare uno spuntino ti consiglio Il Montino (via Del Monte 1, vicino a Borgo Stretto), devi assolutamente assaggiare una focaccina con la cecina!!!

  • AmicaB says:

    Ti perdono solo perchè di solito mi piace ciò che scrivi. Sono toscana, ma ho un’assurda ed incontenibile predilezione per Torino ed i suoi ameni abitanti (ho frequentato un circolaccio recante il nome di Pueblo. Dice niente?). Se mi mettessi a scrivere le torinesate che mi son capitate facciamo mattina. Però, come ho detto ti perdono, soprattutto perchè non sono nè livornese nè pisana e questo post mi fa ridere.

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