Ciak! (che è il rumore che fa quando lo si getta nel water)

May 6th, 2006 § 17 comments

Per una serie di disgrazie a cascata e in ogni caso indipendentemente dalla mia volontà, è capitata in casa mia per la prima e l’ultima volta una copia di Ciak.

Per errore ho provato a sfogliare l’infame pubblicazione. L’esperienza è stata fortina: penso che non metterò più piede in una sala cinematografica per i prossimi 60 anni.

Già qui si è nostalgici (del genere rancorosi), per cui si rimpiange (e si consuma praticamente in esclusiva) il cinema di tre decenni fa, cioè quello prodotto in un’epoca in cui la regia cinematografica era il punto di arrivo di una faticosa elaborazione intellettuale, solitamente durata anni (vedi Pasolini, giusto per metterla giù leggera) e non un’occupazione post-laurea per gente che l’ha presa in gran parte col CEPU.

Quindi mettetevi nei panni di un ex cinefilo (malato di passatismo e che ha capito di essere più a suo agio con un fascista piuttosto che con un fan della trilogia di Matrix) che diffidente apre la rivista cinematografica top in Italia e si trova di fronte la versione celluloide-oriented del mai sufficientemente insultato Musica di Repubblica.
Il mix è mortale: l’ansia di divulgazione, mescolata con la voglia di esibirsi tipica del giornalista cinefilo, con in più quella glassa di fastidio che si prova nel leggere articoli in cui il cinema contemporaneo è un cinema di attori (nello specifico hollywoodiano, carini e legnosi o criptogay di vario genere) e non di aUtori.

Cioè, il mix di alto e basso, di impegno e vaccate, ecc. è un’arte difficile, difficilissima.
Facciamo un esempio culinario: Vissani prepara un ottimo cosciotto d’agnello con salsa al cioccolato (il piatto è una mia invezione, ma serve più che altro come esempio di mix riuscito e appetitoso di ingredienti sulla carta lontani). E’ Vissani, lo sa fare. Basta non farlo parlare e siamo tutti felici.
Se io prendo due costolette d’agnello e le butto in un vasetto di Nutella, il risultato non è lo stesso. Ecco, l’effetto-Ciak è quello (ed è anche un po’ il rumore che fa la costoletta mentre si adagia sulla Nutella) [bleah!]

Il difetto di riviste come Ciak (e come il defuntissimo – alleluja – Musica di Repubblica) è che l’accostamento tra generi, aspirazioni e tagli culturali diversi non significa automaticamente un mix gradevole. Anzi, si finisce per scontentare tutti. Preferisco Cioè (o Critica Marxista) ad un mix schizoide tra i due.

Volendo volare alto, potremmo dire che il tutto è un male dei periodici italiani, che rispetto alla stampa europea (quella anglosassone in particolare) non hanno una chiara distinzione tra prodotti popolari e prodotti "alti" (ed è il motivo per cui su un qualsiasi quotidiano convivono articoli sull’ultima smagliatura chiappale della Lecciso e dotte dissertazioni sul flogisto), ma il fatto è che nella cultura – e se per questo neanche in politica – non funziona il principio di equilibrio.

Cioè, fare una pubblicazione di settore con un taglio culturale "medio" non significa affiancare un articolo su "Ghost" e uno su "Appunti per un’Orestiade africana". Su una bilancia, il gioco funzionerebbe, nella vita reale no: finisce che tu giornalista ti imbarazzi, mi banalizzi Pasolini e mi pompi il filmazzo lacrimevole, scontentando tutti.

Il tutto, tornando alle ossessioni politiche degli ultimi tempi, è emblematico: la ricerca di un equilibrio impossibile è faticosa e logorante. E non sta scritto da nessuna parte che questo equilibrio sia un bene.

Su Ciak di certo è un male: è una rivista scritta ed editata in gran parte con i piedi (refusi a secchiate, errori madornali, didascalie inquietanti), con una superficialità disarmante e un accanimento terapeutico su porcate che si mandano via in due righe. Un po’ si dà una botta al mercato, un po’ si fa un riquadrino sul regista giapponese disturbato (di cui si esaltano solo le scene disturbanti, e chi se ne frega se magari dietro c’è una poetica, una visione, delle idee).
Poi c’è sempre l’articolo sulla gnocca di turno (meglio se impegnata o irrequieta, magari con foto + cosce a vista) e quello sul bellone di turno (meglio se un po’ maudit o criptogay, che tanto fa sesso uguale, icing on the cake se in posa da bel tenebroso), un po’ di recensioni in cui si capisce che hanno poco spazio e devono fare contenti tutti (viste le firme coinvolte, è palese che si può dare di più: le buttano proprio via).

Alla fine mi sono reso conto che tutto ha un senso nella vita, perfino Ciak. Oltre a stimolare la peristalsi come non farebbero mai nemmeno tre autobotti di Activia di Danone, serve come promemoria dei film in uscita, sia in sala che in DVD. Da quello al trarne una cultura cinematografica, ce ne passa. In ogni caso è Musica di Repubblica sotto mentite spoglie: al posto delle lettere alla Dandini ci sono le lettere a Nichetti, i fumetti di Stefano Disegni c’erano in entrambi, le pubblicità sono le stesse e tutto puzza inesorabilmente – spero di rendere l’idea, che per essere dettalgiata mi richiederebbe 10 post – di Radio Capital.

Piccola nota aggiuntiva: non è che sono un nostalgico di FilmCritica o un estremista della critica cinematografica "spessa", anzi. Consumo agevolmente – basta che sia gratis – film di Guillermo del Toro, Antonio Margheriti e Godard nella stessa sera senza schizofrenia eccessiva. E confesso di essermi abbioccato più volte cercando di leggere Quaderni di Cinema et similia. Ma patisco questo ecumenismo finto-cinefilo. Fare divulgazione significa spiegare la bellezza delle cose meno popolari e meno immediate e possibilmente dire qualcosa di intelligente e non banale sulle cose che all’apparenza sembrano banali.
Da queste parti restiamo seguaci e adepti di Alberto Pezzotta, che su Linus aveva una rubrica di cinema da applausi: lui sapeva fare divulgazione e aveva quello spirito bucaniere che funzionava.

Per farla breve – il che dopo il solito post lungo è idiota a dirsi, ma fa lo stesso – Ciak è una rivista squilibrata per chi va spesso al cinema, non di certo per cinefili o cultori sensibili del bel cinema. Vi risparmio la pedanteria su gourmet e gourmand, perché abusata, ma ci siamo capiti.

§ 17 Responses to Ciak! (che è il rumore che fa quando lo si getta nel water)"

  • Pietro says:

    in effetti l’altro giorno che ci siamo visti gli ho fatto notare che somiglia a Morrissey… lo gradisci di più? 🙂

  • Nè a Nek nè a Menegazzi. Non scherziamo! 🙂

  • Suzukimaruti says:

    ah, dimenticavo: non assomiglio per niente a Nek, ma a Paolo Meneguzzi, è cosa nota.

  • pietro says:

    sì, infatti, pare che il secondo colpo non sia così grave… e poi resta sempre almeno un flashback da fare! mah… Tanto so già che la serie finirà con più punti interrogativi che altro.

  • Suzukimaruti says:

    tipo che oggi sul lavoro ho trovato gente con la faccia luuuunga causa puntata 20 di Lost.
    E purtroppo l’unica cosa che so è che le cose accadute (almeno per quanto riguarda il primo colpo) sono incontrovertibili.
    Il tutto conferma che la serie ha una grave carenza di gnocca, che spero venga sistemata in qualche modo.
    Personalmente, dopo la puntata 20 sono stato qualcosa tipo un’ora a fissare lo schermo nero del televisore.

  • pietro says:

    PS comunque Nek è un grande, e tu gli somigli anche un po’. Perché sei stempiato. ;-P

  • pietro says:

    beh ma guarda che è uscito fuori un KIMROSSISTUART! (di cui però il mai abbastanza amato Film TV dice un gran bene, chissà come sarà veramente?)…
    Comunque in realtà volevo fare un commento OT: no, dico ma l’hai già vista la 20ma puntata di LOST? Ma siamo pazzi? Io adesso non riuscirò più a dormire!!! Ti prego se sai qualcosa di inquietante dimmelo, che mi sa che stanotte la passo sui forum!

  • Suzukimaruti says:

    eloise: il dramma è che gran parte dei film contemporanei hanno la profondità dei videogiochi.
    E non a caso non nasce più un grande regista (e quando dico grande intendo grande quanto un Pasolini o un Hitchcock, tanto per dirne due a caso) da decenni.
    D’altronde in un mondo in cui i film di Muccino (o Master & Commander…) vengono rubricati tra i film d’autore (lo stesso mondo in cui Nek si definisce cantautore e i Negramaro rock alternativo) non c’è da aspettarsi molto.

  • eloise_ says:

    guarda che di film belli ne escono ancora tanti.. se solo ogni tanto ti mettessi in discussione e provassi ad uscire dal mondo dei videogame e delle playstation!!!!!!!!!!
    ps non me ne volere per il commento acido, ma penso che ogni tanto tu abbia dei preconcetti che non sei disposto a scardinare…. le cose cambiano ogni tanto anche se tu non ci credi!

  • Già la speranza di andare al cinema era ridotta ad un lumicino.
    Ora, dopo l’incauto – da parte mia – recupero di una copia (GRATIS! ci tengo a dirlo) di Ciak sarà ancora di più difficile andarci. 🙁

  • Suzukimaruti says:

    distretto71: FilTV è stato un must in casa per 3 anni, visto fungeva da rivista seria di cinema e da guida tv in un colpo solo (e continua ad essere una bizzarria editoriale che funziona benissimo) e ti dava pure le fascette per i VHS.
    Quasi quasi torno a comprarlo.

  • Suzukimaruti says:

    fede: infatti scrivo “pezzotta su Linus”, chè su Ciak mi perde mordente. Cioè non metto in discussione alcune firme (visto che ne ha di buone), ma l’impostazione generale della rivista, che è a metà tra la marchetta e la sindrome di Vincenzo Mollica.

  • martin pescatore says:

    Direi che per riassumere lo stile di Ciak, così come del mai rimpianto Musica di Repubblica o del 90% della stampa di critica (divulgativa)musicale/cinematografica, la parola giusta sia pressapochismo. Cioè a dire: per stare in equilibrio fra i generi e i pubblici, per azzerare la distanza fra cultura alta e cultura popolare, si resta in superficie, si dicono cose che fanno fine e non impegnano, non si sparla mai troppo di qualcuno sia per non dover spremere troppo il cervello nel costruire argomentazioni, sia per non urtare gli interessi di chi comanda il business (guarda caso l’editore di Ciak è quello stesso oscuro personaggio che possiede la più grande catena di produzione e distribuzione cinematografica italiana).
    Poi però c’è anche il pubblico, che non mi sembra si lamenti molto di questo stato di cose, anche nella sua componente pseudo-intellettuale abbocca all’amo di polpettoni pseudo-filosofici vacui e new-age tipo Matrix, o altre consimili vaccate. Un po’ come la politica: questa bella repubblica ha la classe dirigente (o la classe intellettuale) che si merita.
    E infine, dall’altro lato, credo che ci sia ancora qualcuno che ha delle cose da dire, e le sa dire – su carta, su pellicola, sui muri o dove diavolo si vuole. Solo è un po’ più difficile di una volta andarli a scovare, questi personaggi, bisogna andare un poco oltre il business in senso stretto. Ci sono, alle volte se ne intravvedono le ombre persino attraverso le pagine di Ciak o di Musica o di Eva3000, per dire. Ma le guide, bisogna costruirsele da sé, temo.

  • fede says:

    bene, adesso preparo un commento lungo quanto il post. nel frattempo leggiti un qualsiasi articolo di pezzotta (lo stesso pezzotta di cui parli) su un qualsiasi numero di “ciak” (lo stesso “ciak” di cui sparli) e rifletti su questo ossimoro (?) della produzione cartaceo-cinematografica.
    io vado!

  • Andrew says:

    Caro Suzukimaruti, forse non ti sei accorto che da 20 anni a questa parte il cinema ha re-iniziato il suo ciclo storico: dapprima siamo tornati a film assolutamente privi di qualsiasi contenuto (stile “fratelli Lumiere”), poi a film pieni solo di effetti speciali ed ora siamo tornati al divismo degli anni 30: non conta più né la storia (che in genere è un remake od un deja-vu), né il regista: contano i divi.
    Se osservi le “recensioni” ed i “trailer”, noterai che quello che viene ribattuto non è “che cosa ti racconto”, ma “chi e come” ti stupirà.
    Di alcuni film non si sa neppure la trama, ma solo chi lo recita, quanti milioni di dollari si è messo in tasca e quanti Oscar.
    In un certo senso è come se tutto il cinema stesse per diventare “Bollywood”, cioè un centro per la produzione in serie di pellicole in cui le storie sono semplici e le vere attrazioni sono le star.
    I film “impegnati”, quelli in cui si lavora su sceneggiatura, recitazione e regia diventeranno sempre più rari, perché non pagano al botteghino, e per di più vengono in genere stroncati dalla critica, che non avendo i mezzi per (e non potendo) stroncare delle vere e proprie boiate si accanisce su quello più indifeso.
    Fra qualche anno il cinema sparirà, perché tecnologicamente obsoleto, ed allora potremo rivedere il cinema d’autore, a casa nostra, con un hd-dvd od un blue-ray.
    Naturalmente, sarà un film digitale, non su pellicola, con attori virtuali riprodotti dal computer… un Final Fantasy molto più sofisticato…

  • distretto71 says:

    Buttati su FILM TV. Tra l’altro hanno anche un ottimo sito (http://www.film.tv.it/)

  • Violetta says:

    Mamma mia, Pezzotta su Linus è uno dei miei personali top nella classifica del rimpianto editoriale.

    Meno male che da altre parti (Corsera Milano, Segno) scrive ancora.

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