The Suzuki Witch Project

April 16th, 2006 § 13 comments

Teoricamente questo è un post post-elettorale, ma la politica non c’entra niente.

Non so voi (anzi, di molti so), ma da lunedì 10 ho accumulato una carica di nervoso incredibile, ovviamente per questioni politico elettorali. Penso che peggio di me possano stare solo quelli di destra, illusi per qualche ora e trovatisi fregati per poche migliaia di voti.

Fatto sta che ero nervoso, preso mediamente male e assolutamente non in grado di sublimare in qualche modo rabbia, ansia e incazzatura.

Quindi, con spirito da Giovane Marmotta, sabato decido di mettere in pratica la mia classica strategia rilassa-nervi: aggredire la collina torinese, facendone metà in automobile con l’autoradio a volumi da arresto e a velocità demenziali (se vedete una Grande Punto che prende i tornanti alla rally, col freno a mano, sono io), ovviamente in orari tali da non rischiare incidenti, e poi scavalcandone metà a piedi, con un sano trekking estremo e pieno di foga.

Ed è esattamente quello che ho fatto sabato, arrivando al Parco della Rimembranza (per i non pratici: il Parco della Maddalena) nel tardissimo pomeriggio, dopo aver terrorizzato buona parte della collina.

I non torinesi magari non lo sanno, ma ieri qui era novembre: giornata grigia, Torino avvolta in una nube per cui alle 2 di pomeriggio già si teneva la luce accesa in casa, mood generale assolutamente bassissimo e pure un po’ di freddo.

Nonostante questo, parcheggio accanto ad altre macchine piene di gente che copula, cerco di non passare per guardone, e – verso le 18 e 30 – mi lancio in una corsa a perdifiato lungo il Parco della Rimembranza.
A parte il nome allegro, il Parco della Rimembranza ha una caratteristica curiosa: prende il dorso di 3 colli, è gigantesco e ha un bello sviluppo verticale, visto che arriva fino al faro della Maddalena (non quello in Sardegna!) e scende quasi fino a San Vito e Valsalice.
E per di più è un parco in cui i sentieri battuti sono una minima parte rispetto alla wilderness. Insomma, si corre in mezzo alla natura relativamente selvaggia. 

Devo aver accumulato un bel po’ di nervoso e adrenalina, perché il risultato è che corro come una bestia. Sono praticamente in una nube, avvolto da un nebbione tremendo e con un’umidità attorno che ricorda la foresta di Manila. Per di più sono senza occhiali, perché si appannano clamorosamente e quindi non vedo praticamente nulla. Cioè corro nella nebbia e semicieco in un parco collinare e all’imbrunire, indeciso se sentirmi Cappuccetto Rosso o il Lupo Cattivo.

Il bello è che più corro e più mi piace, un po’ perché va via il nervoso dei giorni passati e un po’ perché mi salgono endorfine nascoste che mi spuntano solo allo stadio quando il Toro segna (ne sanno qualcosa i miei vicini di stadio, vittime dei miei scatti violenti ogni volta che il Toro segna), quindi assai di rado.

Corro, corro, corro, inciampo come non mai (ricordate che non vedo una mazza ed è mezzo buio), ma corro. Ad un certo punto realizzo che mi sono spinto decisamente in là ed è il momento di tornare verso il parcheggio. E qui scatta il problema: pur avendo un senso dell’orientamento più che buono, mi sono inesorabilmente perso.
Normalmente saprei orientarmi: conosco la collina torinese come le mie tasche e già solo guardando il paesaggio che filtra tra gli alberi saprei dove sono. Ma la visibilità è nulla.

L’unica cosa che capisco è che sono capitato dalle parti della cascina Mainero, ma non sento automobili in lontananza (anche perché è risaputo che la nebbia assorbe i rumori) e soprattutto so che mi basta fare una cavolata, tipo scendere dal costone sbagliato) per trovarmi una o due valli più in là rispetto al Pian del Lot dove ho parcheggiato.

Insomma, mi sono ufficialmente perso, non vedo e non sento niente e so che entro venti minuti farà buio pesto e lì non ci sono lampioni. Per di più sono bello cotto perché ho corso un po’ troppo per le mie energie.
Per non farmi prendere dal panico mi accorgo pure che il cellulare non prende, segno che sono abbastanza vicino ai ripetitori radio-tv della Maddalena (che è uno dei luoghi con il maggior radio-smog: tuttora alla Maddalena c’è una cabina telefonica nella cui cornetta si sente Canale 5). Mi devo sbrigare.

Per un po’ batto vari sentieri, sempre più invisibili causa buio e nebbia. Poi capisco che ho davvero pochi minuti di luce e mi rendo conto che o risolvo la situazione in fretta o mi trovo in mezzo ad un bosco al buio e in piena notte e lì si ride a tornare a casa.
Il bello è che già mi immagino i titoli della Stampa: "Blogger balengo si perde in un parco cittadino: recuperato dopo 2 giorni di vita all’addiaccio". Anche perché da uno così ti aspetti che faccia naufragio con un pedalò a Rimini o che si perda in una spedizione speleologica in cantina.

Aver letto Fenoglio a volte serve a qualcosa. Mi ricordo, infatti, di quel passo del Partigiano Johnny in cui si dice che per ritrovare la strada quando si è persi in collina c’è un solo modo, cioè andare sempre in discesa: prima o poi si incontra qualcosa.

E in effetti faccio così: taglio perpendicolarmente un sentiero e mi butto a capofitto nei rovi e tra gli alberi infestati di sottobosco non battuto. La cosa simpatica del bosco torinese è che è coperto per il 90% da rovi spinosi, principalmente piante di mora, quindi camminare è stato un panico, anche perché il dislivello era notevole e la pendenza altrettanto. E ovviamente non vedevo niente. In ogni caso scendevo tipo discesa libera, cercando solo di non prendermi qualche ramo in testa.

Tra l’altro i boschi al buio e con la nebbia fanno veramente un effetto alla Blair Witch Project e le fascine di rami raccolti che ogni tanto incontravo sembravano oscuri feticci pagani. Per non parlare dei rumori che si sentono nel bosco, che col buio prendono una piega sinistra. Grazie al cielo non sono impressionabile e sono un appassionato di film horror, quindi non mi agito. Ma in una situazione simile un pensierino un po’ inquieto lo si fa, inutile negarlo.

Dopo circa 20 minuti a tentoni in un canalone scavato da uno di quei ruscelletti collinari mi trovo ancora più nei guai: è ormai praticamente notte, la nebbia avvolge tutto e per di più non sono nemmeno su un sentiero, ma in pieno bosco. E non ho nemmeno la minima sensazione vaga di dove posso essere.

L’unica soluzione è proseguire la discesa fino a quando non incontro la pianura o – mio terrore – un’altra collina. Fortunatamente nel buio quasi pesto intravedo un lampione lontano lontano.

In qualche modo lo raggiungo dopo una decina di minuti di districamento tra i rovi al buio e spunto dal nulla in mezzo ad una strada collinare, terrorizzando la signora alla guida di una Panda che passava di lì, che ha pensato bene di sbandare, sgommare e accelerare alla mia vista. In effetti ero proprio saltato fuori come in un agguato, per di più interamente ricoperto di fango e umidità.

La cosa divertente è che pochi minuti dopo il mio arrivo il lampione, che già era fioco, si è spento improvvisamente.  

Nell’immagine si vede il luogo da cui sono saltato fuori e le piacevoli condizioni di visibilità.

Dopo essere saltato fuori dalla verzura come una specie di Tarzan meno allenato, ho cercato di capire dov’ero. E pur essendo pratico della collina proprio non riuscivo a capire. Dopo una decina di minuti di camminata in discesa ho capito: ero fuori strada di un paio di km ed ero capitato in una di quelle strade private, chiuse da una sbarra al traffico generico, in cui ci sono le ville dei ricconi. Gente che si terrorizza a vedere uno sconosciuto che sbuca dal bosco con un balzo.

Allarmando i cani di ogni singola villa della strada privata, continuo il mio percorso in discesa, raggiungo la strada collinare principale (Strada Valsalice) e mi accorgo che non solo sono troppo in là, ma sono pure troppo in basso rispetto all’automobile. Quindi mi sparo mezz’ora di camminata in salita, tagliando i tornanti e finalmente raggiungo la Grande Punto, ormai lasciata sola dai vari copulanti pre-pasquali.

Nella foto si vede il luogo dove ho parcheggiato la macchina, che è qualche metro dopo il lampione con la luce arancione.

Salgo in macchina, spanno gli occhiali, infilo la chiave, accendo i fari e gli antinebbia e riparto verso casa, notando con somma gioia che la mia intera muscolatura è nel panico e mi trema la gamba sinistra ad usare la frizione. In ogni caso in discesa rischio il frontale con un idiota su una Porsche che guida in mezzo alla strada, tiro un paio di madonne in sua grazie, arrivo a casa e mi tuffo di testa nella vasca da bagno, che ho mezza collina torinese appiccicata addosso.

E poi scopro che bene o male mi sono rilassato. I magoni elettorali, già leniti dal fatto che si è vinto, sono passati, i Levis che non mi andavano più ora mi entrano che è un piacere e ho avuto il mio personale "tranquillo (pezzo di) weekend di paura"

§ 13 Responses to The Suzuki Witch Project"

  • kiaramente says:

    che inquietudine agghiacciante!

  • fede says:

    praticamente “il ragazzo che amava marco ferrante” (per stephenkinghiani accaniti)

  • Suzukimaruti says:

    Penitenziagite!

  • SupremeJustice says:

    Beh… quando si è perfidi e maligni certe cose iniziano inevitabilmente a tornare addosso come tutti i boomerang che, facendo il loro sporco dovere, tornano in faccia al primo che li ha lanciati…
    Beh Suz… in base a ciò che ho visto nel momdo…
    vedi, il colpire malignamente e falsamente gente buona e brava… crea, come dire, strani effetti di “soprannaturale” giustizia divina che ti si ritorce contro…
    Che dici, forse non è che l’inizio!?!
    Tienici informati sugli sviluppi.

  • urza says:

    accidenti! gran bella avventura rustico-metropolitana! 🙂

  • Pietro says:

    sei un pazzo, ma ti ammiro molto. la prossima volta, se credi, potrei seguirti con una videocamera sbattendotela in faccia mentre con sguardo allucinante e voce roca dici “che cos’è stato? C’è qualcuno là?” 🙂

  • Suzukimaruti says:

    è che il 339 è spesso spento. ma ho un’altra linea che è accesa sempre. roba da gestire via mail.

  • regulus21 says:

    Oggi ho provato a chiamarti per sapere come stavi… *ma goccia se prende quello sciarabballo di citofonino*!

    Trad: *ma il tuo cellulare ha evidenti problemi di ricezione”

  • Suzukimaruti says:

    Beh, io sto sempre in corsia! 🙂

  • dementrio says:

    “autoradio a volumi da arresto e a velocità demenziali, ovviamente in orari tali da non rischiare incidenti”

    “discesa rischio il frontale con un idiota su una Porsche che guida in mezzo alla strada”

    immagino che il discriminante sia la porsche 😀

  • garethjax says:

    ..e fu cosi’ che suzuki si compro’ il gps 😉

  • regulus21 says:

    Dopo questa ti eleggo a mio mito personale. 😀

    Torna qui in estate, che ti faccio fare la stessa cosa sulle Murge!

  • degra says:

    miiii! alla faccia di Lost!
    Ma la cabina telefonica ripete in loop da 16 anni una televendita di Canale 5? 😛

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