Noterelle elettorali last minute (post a punti)

April 8th, 2006 § 9 comments

Ok, il gran giorno si avvicina. E ovviamente qui si spera che sia un "altro" giorno. Detto questo, gli ultimi due giorni sono stati ricchi, anzi zeppi fino all’inverosimile di cose notevoli, temi, ecc. Così tanti che non sono riuscito a starci dietro e devo fare un orrido post per punti (non li amo molto: li faccio quando sono in ritardo con le cose da dire e devo "recuperare") per dire la mia e contribuire col mio zerovirgola al dibattito pre-elezioni.

Vabbè, passiamo ai punti.

1 – L’ICI e l’idea di federalismo fiscale

Non starò a fare i cori abusati di critica alla proposta (demagogica e assolutamente elettoralistica) di Berlusconi di abolire indistintamente l’ICI sulla prima casa. Non è una proposta seria e meditata e non fa parte di un programma politico. E’ più che altro un tentativo all’ultimo minuto di comprarsi l’elettorato. Un atto di disperazione, insomma, che non necessita di altri commenti, non essendo una proposta seria e ben articolata (io ad esempio sono per abolire l’ICI sulla prima casa entro certi parametri, rimettendo l’ICI agli immobili da reddito della Chiesa).

Ma non è questo il punto. Quello che mi preme sottolineare è che questi signori della destra sono proprio degli idioti e danneggiano la loro stessa progettualità politica. Mi spiego: di fatto l’ICI è una delle tasse più giuste e trasparenti che ci siano, perché se vivi a Torino la paghi a Torino e i soldi raccolti sono spesi a Torino.
Insomma, è un perfetto esempio di federalismo fiscale. Cioè non è una tassa generica che alimenta un fondo nazionale che viene sperperato, per dire, nel finanziamento di attività in un’altra regione tipo costruire il ponte di Messina (e a me girerebbero moltissimo le palle se i soldi delle mie tasse venissero impiegati in un’opera così orribile e non per prolungare il metrò qui a Torino).
Insomma, sono soldi che spendi nel tuo comune di residenza e che restano lì, traducendosi in servizi nel tuo comune di residenza. Cioè vedi materialmente, come dicono gli americani "your tax dollars at work". Il tutto mina un po’ il concetto solidaristico alla base dell’idea di "tassa", ma in piccole dosi fa bene.

La cosa comica, quindi, è che la destra vuole abolire esattamente quello che auspica, cioè una delle poche tasse davvero "federaliste".
E questo la dice lunga sulla serietà politica di quella coalizione di improvvisatori.

2 – La questione dei "coglioni"

Anche su questo blog – violando una delle regole implicite per cui non vado dietro alle menate di Berlusconi, giacché l’attenzione su di lui, anche se negativa, gli dà visibilità e forza a lungo termine – si è deciso di giocare un po’ con l’appellativo "coglione" datoci dal nano brianzolo per il solo fatto che non la pensiamo come lui.

In verità il tutto non mi ha fatto per nulla effetto, per il semplice fatto che è automatico che gli appartenenti a due schieramenti così contrapposti pensino il peggio degli altri. Ci sta assolutamente: io penso e dico cose molto peggiori (e lo faccio con convinzione) degli elettori di Berlusconi e soci inutili. Certo, in quanto PresDelCons non avrebbe dovuto dirlo, ma chi se ne frega. Per quanto mi riguarda ha superato la soglia massima di schifo già da anni, quindi non può peggiorare.

In compenso il ragionamento che sottendeva l’insulto è decisamente peggio. Mi accorgo che arrivo tardi, perché sia Massimo Gramellini sulla Stampa, sia Rosy Bindi al comizio di chiusura della campagna dell’Ulivo in Piazza San Carlo qui a Torino hanno individuato il punto. Il fatto è che Berlusconi ha detto "è coglione chi vota contro i propri interessi".

Ecco, sarà che ho una concezione hegeliana dello Stato etico, ma per quanto mi riguarda è vero il contrario: chi vota per i propri interessi e non per l’interesse generale è un coglione clamoroso, oltre che uno stronzo.

E’ uno stronzo perché è egoista, bottegaio e pensa al suo "particulare", mentre il fine della politica – mi si perdoni l’ingenuità etica assolutamente voluta – è il bene collettivo.
Ma soprattutto è un coglione perché gli obiettivi personali di piccolo termine, a lungo andare diventano dei fallimenti. Cioè pagare qualche centinaio di euro in meno di tasse in un paese che ha perso competitività e ha prezzi insostenibili è molto peggio che pagare qualche euro in più e avere un’economia che funziona e di cui beneficiano tutti.
Insomma, meglio ricchi su una nave che affonda o benestanti su una nave che galleggia?

La destra, ovviamente, parla agli ignoranti, agli ingenui e agli sprovveduti. Cioè alla gente che fatica a vedere le cose in prospettiva.
Ci hanno provato con le pensioni, aumentandone alcune (poche) e vantandosi di aver migliorato la vita degli anziani.
Ma la vita non migliora, se ad un umarell alzi la pensione da 400 a 500 euro al mese e poi crei le condizioni per cui la sua vita quotidiana gli costa molto di più. Insomma, che senso ha guadagnare 100 euro in più al mese se poi i prezzi raddoppiano?
Però questo l’umarell sprovveduto non lo capisce: vede i 100 euro in più ed è contento. Poi scopre che il quartino di barbera alla bocciofila costa 2 euro invece che 2000 lire, spende il doppio per comprare gli stessi medicinali di prima e – nei fatti – vive nel paradosso di avere la pensione più alta e non arrivare più a fine mese.

Insomma, avere la pensione un po’ più alta o pagare un po’ meno tasse mentre il potere d’acquisto crolla significa impoverirsi. Saranno così intelligenti da capirlo gli italiani? 
Piaccia o no, ma è così che ci siamo impoveriti: aumentando il valore nominale degli stipendi (nemmeno poi di troppo) e aumentando a dismisura i prezzi reali.

3 – Regime o non regime?

Non stupitevi se dico che con Berlusconi non c’è stato, in gran parte, un regime. No, non sono passato al campo nemico, anzi. Il fatto è che non c’è un regime semplicemente perché non ci sono riusciti.
Cioè la destra se può violare le regole della convivenza civile ci prova. Il caso di Matrix è lampante: Berlusconi tenta tutti i colpi di mano scorretti e, se richiamato, obtorto collo si piega alle regole. Ma di suo non le rispetta e l’elenco di tentativi falliti è sterminato. Il più delle volte è stato fermato da istituzioni solide: Presidente della Repubblica, Corte Costituzionale, Magistratura. Ma ultimamente ha perso qualsiasi pudore.

Conosco un sacco di persone così: sono come quei fumatori che tengono accesa la sigaretta dove è vietato fumare e la spengono nel momento in cui gli fai presente che non possono farlo. E se li guardi male ti dicono "che vuoi? l’ho spenta!". Il fatto è che non dovrebbero averla accesa di loro già prima. Questo non significa rispettare la legge. Significa fottersene finché qualcuno non ti becca.  

Cioè, tanto per volare alto, in un mondo normale quello che fa rispettare le regole dovrebbe essere un’etica condivisa e, solo in secondo luogo, la sanzione. Ma se una parte politica viola tutte le regole fino a quando qualcuno non la ferma o non si mette a sbraitare, che etica ha? Cioè se uno cerca in tutti i modi di trovare le condizioni per fregarti e poi al momento buono – quando te ne accorgi – non forza la mano, è moralmente giudicabile come uno che invece rispetta le regole di suo senza aspettare che gli altri lo cassino?

Per di più, volendo scendere nei dettagli della proposta d Berlusconi di andare a Matrix da solo contro un plotone di giornalisti di sinistra, la cosa non stava nè in cielo nè in terra. In primis perché la par condicio prevede che i due canditati presentino il loro programma e non che uno faccia un’intervista, per quanto scomoda. Cioè se Berlusconi va in Tv da solo contro mille giornalisti bolscevichi, di fatto Prodi non ci guadagna, non presenta le sue idee e non ha spazio sui media. Al massimo, in un confronto Berlusconi vs giornalisti avversi,  uno spettatore può arrivare a pensare che Berlusconi è un cretinetti, se risponde male alle domande dei bolscevichi, ma che parità di condizioni è? E in che modo può Prodi ottenere voti a favore (o perderli)? Spero di aver chiarito il concetto. Quella non era par-condicio, anche se non ci fosse stata la legge. Era un trappolone.

4 – Gli ex di Lotta Continua e altra extrasinistra

Leggendo l’altro giorno le opinioni politiche esplicite dei singoli collaboratori del Foglio, che hanno messo per iscritto le singole dichiarazioni di voto, non ho potuto notare che tutti gli ex di Lotta Continua e di altre formazioni della sinistra estrema (Carlo Panella, Lanfranco Pace, ecc.) votano in massa per Forza Italia.

Potremmo discutere per ore sulla bruttezza di Lotta Continua, sulla sua dannosità storica per la Sinistra e sul primadonnismo dei suoi leader, ma tenderei ad evitare un discorso abusato (vi basti sapere che io non amo affatto Lotta Continua, che ho studiato da capo a fondo, e storicamente la giudico in modo molto negativo).

In compenso osservare che gran parte degli ex LC stia apertamente a destra è significativo. Vero, molti di loro (praticamente tutto il gruppo dirigente) si erano già venduti ai socialisti, ai tempi di Mondoperaio (all’epoca diretto da Mughini, che tuttavia dal 1996 si astiene e non va a destra). Pare fosse un’operazione di Martelli, ma è un dato di fatto: gran parte degli ex di Lotta Continua gravitavano attorno al PSI craxiano, con una spregiudicatezza che è sempre stata il loro tratto distintivo.

Vedere gente come Carlo Panella e Lanfranco Pace (e ci metto pure Toni Capuozzo, anche se dice che non vota) assolutamente militante per Forza Italia mi inquieta, perché sono persone che nella loro vita reale, nella loro quotidianità, nei loro consumi, nella loro preparazione culturale, nel loro modo di esprimersi, nella loro visione del mondo e perfino un po’ nella loro fisiognomica sono oggettivamente di sinistra. E poi misteriosamente votano dall’altra parte.

Sono anni che mi interrogo su questa questione, cioè perché tra alcune menti schierate a destra ci siano persone che – nei fatti – sono di sinistra (e credo detestino la visione del mondo vanziniano della destra, tutta lampade abbronzanti, karaoke, villaggi vacanze con animazione a Sharm, acquascooter, pizzetti ossigenati, tv generalista, ecc.) e provengono dall’estrema sinistra, i più da LC.

Finora mi sono dato due spiegazioni. La prima è una versione adattata della teoria dell’ "ebreo che si odia", utilizzata dai sionisti per criticare (con torto) gli ebrei che denunciano il genocidio e la politica coloniale di Israele in Palestina.
La spiegazione dice che in sostanza questi ex estremisti dal profilo intellettuale odiano i loro eccessi ideologici passati, odiano il clima di violenza che hanno ispirato e – animati tutti da ego smisurati – si puniscono militando col nemico. Nemico di cui non condividono nulla, nei fatti. Ma ovviamente ci va poco a razionalizzare una scelta emotiva inconscia. (nota: in questo discorso tenderei a tenere fuori Giuliano Ferrara, perché è un caso a parte e perché lui è un ex PCI e non un ex estremista e poi le dinamiche nel suo caso sono molto più complesse e brechtiane. Diciamo che ci gode a stare dalla parte dei cattivi e lo sa. Come Joker, vive perennemente sul filo del paradosso).

La seconda spiegazione è che questi tuttora ce l’hanno col PCI. D’altronde il nemico numero uno dell’estremismo di sinistra è sempre stato il PCI, più che la destra o la DC. Accade così tuttora: andate ad un corteo di antagonisti (basta vedere recentemente i patetici NO TAV) e vedrete che fanno più slogan contro la sinistra istituzionale che contro la destra.

Di fatto questi odiano il PCI ed è risaputo che una parte di ex LC (parlo di tutti i militanti, non solo i dirigenti), conclusa male l’esperienza, invece di allontanarsi alla spicciolata ha preferito prendere 3 vie. Una parte si è data all’eversione. Un’altra direttamente alla droga. E una terza è finita col PSI. Una minoranza, infine, ha abbozzato e si è orientata con moooolta calma verso la sinistra istituzionale, magari passando da esperienze alternative tipo la militanza radicale, la costituzione del partito dei Verdi (qui a Torino la prima loro sede era in una ex sezione di LC, per dire), ecc.

A conti fatti la maggior parte non ha optato per la scelta naturale, cioè il rientro nella grande casa del PCI, che era lì a portata di mano, essendo questo odiato e disprezzato.

Insomma, per gli ex estremisti il PCI – e ora quel che ne resta, cioè la sinistra istituzionale – è una nemesi talmente potente da farli stare a destra.
Della sinistra istituzionale odiano la forza moralizzatrice (che per loro è moralismo), quel tot di grigiore sovietico che ancora ci portiamo dietro e ovviamente il fottutissimo paternalismo che ancora adesso dà fastidio (perfino ai militanti come me).

In compenso apprezzano Berlusconi, perché è un leader venerato dai suoi (e basta leggere una mini-storia di LC per capire quanto il leaderismo fosse il loro motore politico), perché è anticonformista e senza scrupoli (tratti tipici dei tanti capetti di LC, nel bene e nel male) e perché è un uomo dei media, cosa importante per un movimento politico che di fatto esprime una quantità impressionante di giornalisti e comunicatori (l’elenco sarebbe sterminato, ma faccio qualche nome a casaccio: Lerner, Liguori, Mieli, Deaglio, Pace, Panella, Andrea Marcenaro) ed è indubbio che abbia rivoluzionato e modernizzato la comunicazione (politica e non solo) in Italia.

E’ ovvio che non possono più tornare indietro, anche perché ormai la battaglia contro il mulino a vento – PCI è ormai la loro ragione di vita. E spesso del loro passato non rinnegano nulla, anzi rivendicano una continuità di scelte che ovviamente a noi fa ridere, ma per loro è assolutamente naturale.

Oggi ho sentito Carlo Panella (che sul Foglio dichiara un doppio voto a Forza Italia) a Otto e Mezzo faticare a spiegare perché avrebbe votato per Berlusconi, tanto che è riuscito a dire che un eventuale governo di centrosinistra avrebbe ottimi ministri, un alto profilo, mentre un governo di destra assolutamente no. Luca Sofri, che gli faceva da intelligente contraltare, era stupito e gongolava.

Ultimamente, quindi, propendo per questa spiegazione: è gente che si è cacciata nella penosa condizione di non potersi più esprimere politicamente così come si esprimono esistenzialmente.
Non li considero male: sono figure tragiche e di fatto sofferenti, incapaci di autodeterminarsi per narcisismo, orgoglio, infantilismo (nel senso dell’estremismo). Nei fatti sono di sinistra, ma nell’urna votano male e sul lavoro servono il nemico numero uno del loro reale stile di vita. Vivono presi da una coerenza strana, il cosiddetto odio dell’ex. Forse si vogliono un po’ male, forse la spiegazione reale è un mix delle mie due ipotesi. Quel che è certo è che è un’anomalia. Inguaribile, temo. 

§ 9 Responses to Noterelle elettorali last minute (post a punti)"

  • Non ho mai fatto parte del mondo della sinistra organizzata, ma conosco molte persone che erano di sinistra quando questo permetteva – in alcuni ambienti – di ottenere delle posizioni di privilegio e di fare carriera, e oggi sono di destra perché la situazione – sotto certi punti di vista – è quella opposta. Il mio giudizio è sicuramente superficiale, ma io tutto questo lo chiamo opportunismo. Capisco che chi ha un’etica “normale” (quella dell’ICI) tutto questo è incomprensibile.

  • egine says:

    i nomi che hai fatto proseguono a fare o dire cose, per cui altri pagheranno, loro i conti
    non li pagano mai, tranne uno che li sta pagando
    per tutti, per questa ragione alcuni di loro
    hanno trovato nel Foglio una specie di
    legione straniera dove riparare brillantemente
    la loro vecchia intelligenza. Logico e miserabile
    vedi tu.

  • stellalpina says:

    Che bella analisi che hai fatto complimenti

  • spider says:

    Molto acuta l’osservazione che fai sull’ICI

    Sugli ex di LC credo che ci sia da una sindrome nevrotica da estetica della sconfitta.
    L’auto-esaltazione del “grande eroe vinto”

    …che ci vuoi fare. Casi umani

  • luca says:

    Come al solito, hai una chiarezza espositiva dirompente. Bell’articolo, mi associo a chi chiede materiale per informarsi su LC.

  • alessio says:

    Molte grazie per le note su LC, devo dire che nel passato avrei voluto leggere qualcosa di comprensivo, ma mi sono sempre spaventato di fronte all’impegno non tanto della lettura ma dello scegliere nella bibliografia qualcosa di non schierato, aprioristico, ecc. Qualcosa da consigliare?

  • garethjax says:

    Post molto bello.
    Riguardo agli ex di LC, probabilmente sono tutti oltre gli ‘anta, sfigati, un po’ da centro-sociale, si sentono arrivare addosso la vecchiaia e vorrebbero essere messi sul libro paga del telenano 🙂

    Dopotutto andrei anche io a lavorare in televisione se avessi l’opportunita’ 🙂 (non come conduttore, ma come cameraman/montatore video sicuramente si)

    Per una paga oscenamente alta potrei anche trasferirmi per qualche tempo nella banlieu lombarda.

    Comunque son ipotesi, io non conosco la vita di quelli di LC 😉

  • Alex Righi says:

    Solo per farti sapere che su LC non sei il solo a pensarla così. Condivido tutto.

What's this?

You are currently reading Noterelle elettorali last minute (post a punti) at Suzukimaruti.

meta

%d bloggers like this: