Deodato reloaded

February 16th, 2006 § 6 comments

La notevole quantità di film americani a base di efferatezze, torture e violenza esplicita usciti negli ultimi tempi e il loro successo (vedi Hostel, che ha sbancato i botteghini) hanno fatto drizzare le antenne ad un po’ di osservatori attenti.

Su New York Metro un critico particolarmente sensibile prova a fare una piccola analisi. Il fatto è che è troppo impegnato a tapparsi occhi e orecchie ogni volta che passano una scena splatter e non riesce a dire molto.
Però azzecca due o tre spunti.

Il più interessante riguarda i motivi "sociali" per cui negli USA c’è un’ondata di cinema splatter. Film di questo genere – con una violenza totalmente amorale, in cui lo spettatore è altro rispetto alla vittima e al torturatore – normalmente esorcizzano il male attraverso l’unico strumento possibile allo spettatore inerme, cioè la catarsi. Evidentemente c’è, nella quotidianità dei cittadini, un male, una crudeltà, una clima di violenza che si vuole "spurgare" (non trovo un termine migliore).

In effetti pensandoci bene all’epoca del boom del cinema splatter, l’Italia (che era la capitale del genere) presentava uno scenario decisamente teso: una società che viveva da anni con la minaccia del terrorismo e con il potere costituito che la sfruttava per autoconfermarsi al governo, la violenza utilizzata come metodo generale di confronto in politica, profonde tentazioni autoritarie più o meno sotterranee, l’autorità che abusa della sua forza con la scusa della lotta al terrorismo, ecc.

E pensando agli Stati Uniti di oggi, lo scenario non è molto diverso: la paura generalizzata del terrorismo post 11 settembre diretta politicamente dalla destra, una società sempre più violenta perennemente in guerra, l’autorità che pure qui abusa della sua forza con la scusa della lotta al terrorismo, la tortura di stato (Abu Grahib e Guantanamo?) e così via.

Insomma, l’impressione è che siano questi i film che fanno i conti realmente con l’11 settembre e ne esprimono l’eredità psicologica. Molto più che le ricostruzioni iper-retoriche dei film "ufficiali" sull’attacco alle due torri, che fortunatamente ci siamo risparmiati (ma mi è bastato che EmmeBi mi mandasse il link a due trailer per rischiare l’iperglicemia).

Il risultato è che, poiché qui consumiamo qualsiasi cosa ci lancino da Oltreoceano, è in arrivo da queste parti un’ondata di film splatter a stelle e strisce. Me li perderò tutti (inclusi i film "raccomandati" da Tarantino, che per quanto mi riguarda ha la raccomandazione troppo facile), ma permettetemi di incazzarmi: esportare lo splatter in Italia, dopo che da qui sono venuti fuori maestri del genere come Deodato e Massaccesi/D’amato (gente che con un budget che consetiva un po’ di pajata fresca e due latte di succo di pomodoro faceva cose davvero splatter, tuttora ineguagliate in quanto a spostamento più in là della soglia del visibile), è come vendere zollette di zucchero di canna a Fidel Castro.

§ 6 Responses to Deodato reloaded"

  • Pietro says:

    io quello ancora non l’ho visto comunque… mi limito ai “Saw” :-)) però ho visto cabin fever e l’ho apprezzato molto. Mi stanno sul cazzo invece i tentativi fighetti di Balaguerò, che come Shyamalan ha trovato la formula e sfrutta sempre solo quella.

  • brod says:

    Abu Ghraib non viene normalmente scritto abu_grahib, e inoltre utilizzato a ‘tags’ in un post che parla di cinema mi sembra un po’ da iena (che sembra essere un pregio su internet, mah).
    Avessi parlato dei paralleli tra hostel (tortura a pagamento) con le torture di Abu Ghraib mi sarebbe sembrato un attimo meno oppurtinista. 🙂
    Comunque Hostel e’ proprio godibilissimo e ‘lo spettatore’ non mi e’ sembrato esattamente ‘inerme’ ma piuttosto interattivo; al cinema ogni volta che il protagonista uccideva qualcuno scattava l’applauso. ciao

  • Suzukimaruti says:

    tutto questo mi porterebbe a scrivere in dettaglio cosa penso della situazione attuale del cinema italiano (e peggio ancora del “nuovo cinema italiano”), ma solo a pensarci mi viene un magone mastodontico.
    Tra tutto il cinema di genere italiano – incluso quello “stracult” – in verità a me piacerebbe fosse recuperato il “giallo” (per i non pratici: nulla o poco a che vedere con i film gialli, ma piuttosto una loro versione semi-orrorifica, facendo categorie a spanne) alla Dario Argento prima maniera, Lenzi, Martino, ecc.

  • Pietro says:

    Infatti, concordo! è un circolo vizioso! La gente premia le fiction con gli ascolti e la produzione cinematografica si ADATTA al mezzo televisivo! Ma questo non succede in Francia, ad esempio… I due mezzi sono diversi, ben venga anche la fiction TV, ma il cinema deve essere DIVERSO. Magari ci sono anche spiragli per un nuovo cinema di genere italiano, ma mancano figure di buona competenza e buon artigianato che riescano a pescare dalla realtà o dalla letteratura. Salvatores per me è uno onesto, avrà anche fatto delle cazzate, ma ci prova sempre, e spesso (vedi ultimi 2 film) ci riesce bene. Altri, come Infascelli o il buon Sigon che ha girato adesso “La cura del gorilla” (tratto dai libri di Dazieri che secondo me sono comunque molto godibili) sono un po’ debolucci. Cioè, per definirsi diversi dalla pastoia televisiva non bisogna per forza essere videoclippari a tutti i costi, o che so io… Ci mancano i Fulci, i Di Leo e i Corbucci… E ci mancano sceneggiatori e soprattutto una rete di produttori indipendenti che osino un po’ di più (uno o due non bastano). Se poi dobbiamo per forza pensare che il top degli incassi si fa DOPO, con il passaggio in prima serata del film in TV, allora siamo morti, senza speranza.

  • director77 says:

    Lo splatter è da un po’ di tempo che ci arriva dal resto del mondo (anche perchè in Italia non lo produciamo più)…poco male, mi spiace ma non vedo nessuno all’orizzonte che sarebbe in grado di regalarci perle degli anni 80 che furono. E allora ben venga l’importazione: Cabin Fever (sempre del regista di Hostel), l’ottimo francese (finale a parte) Haute Tension, lo stesso Hostel e poi molti altri. Insomma, io non storcerei poi così tanto il naso visto che in Italia abbiamo solo ciò che ci meritiamo: se la gente vedesse meno fiction in tv (e qui mi dò la zappata sui piedi) forse non si sarebbe prodotto un film tipo La Bestia nel Cuore (che ci deve pure rappresentare!) e, come questo, molti altri.

  • Pietro says:

    il paragrafo finale mi vede d’accordissimo! ieri ero in mutua e mi sono sparato “Paura nella città dei morti viventi” subito dopo pranzo (una cosa che Stefi non reggerebbe mai). E mi chiedo dov’è oggi il cinema splatter italiano. Ma forse hai ragione tu. Lo splatter è indice di una violenza reale da spurgare e oggi forse è più sentita la violenza morale e psicologica di quella fisica (anche se ho i miei dubbi anche su questo). Basta dire che in quel film c’è Michele Soavi coinvolto in una scena di espulsione di tutti gli organi interni dalla bocca della sua ragazza e se vai a vedere dov’è oggi (dopo delle prove tutt’altro che da buttar via) si è rintanato in TV. Adesso aspetto con ansia il suo nuovo “Arrivederci amore ciao” da Carlotto. Perché il segno dei tempi probabilmente adesso è il noir. Un genere che evidenzia l’assoluta mancanza di speranza. Mi sembra giusto.

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