Impressioni sanremesi

February 28th, 2006 § 36 comments § permalink

Ok, è una deformazione professionale. Sono 2 anni di fila che non devo più spupazzarmi Sanremo fino alla fine per questioni lavorative, ma fatto sta che puntualmente mi trovo di fronte al televisore con il blocchetto per gli appunti e subisco ogni singola nota dell’evento nazionalpopolare più popolare della nazione.

Non so come ho fatto a non addormentarmi, ma diciamocelo: questa sera è stata uno dei peggiori Sanremo degli ultimi anni. Noioso, lento, con ritmi assolutamente sbagliati, protagonisti non in sintonia e – cosa gravissima – assolutamente non-trash, non pietista, senza cadute di gusto oltre il livello medio già basso di suo. E che cavolo: mi sorbisco 3 ore di televisione di prima serata e non mi mettete uno straccio di momento-lacrima o un intervento pietista? Zero retorica, zero polemiche, zero scazzi sanremesi? Allora che lo guardo a fare?

Insomma, è il primo Sanremo che è noioso perfino per la gente che normalmente lo trova divertente.

Passiamo alle canzoni che, diciamolo senza timore di esagerazioni, fanno cagare violentemente dalla prima all’ultima. Cioè la qualità  infima e per di più mancano i personaggi trash, quelli che magari fanno porcherie ma te li ricordi. Insomma, tutti quanti sappiamo ancora cantare "E mo’ e mo’ di Peppino di Capri" da un oscuro Sanremo anni Ottanta o il ritornello di "Nostalgia canaglia" di Albano e Romina. Perché? Perché se la canzone non c’è, il personaggio (con la sua bruttezza umana) basta a riempire la scena, a farsi ricordare.

Purtroppo in questo sanremo già post-berlusconiano c’è poco trash ed è del genere triste, come gli ultimi Pierino di Alvaro Vitali, quelli già negli anni Ottanta: manca lo schifo vero, la sensazione. Spazzatura poco creativa, poco colorata. Che palle. Ridateci la monnezza vera!

Ok, sto divagando. Torniamo alle canzoni.

Nicky Nicolai – sarà raffinata, sarà vestita bene, sarà che l’anno scorso ha fatto un brano troppo jazzy per Sanremo, ma è stonata. Non ci sono cazzi. Stona, è lievemente fuori chiave e la canzone ha delle rime che fanno pietà (non è che se due parole finiscono con la stessa vocale sono automaticamente in rima!). Credo che la gente che compra i dischi di Nicky Nicolai è la stessa che compra gli album di Enya e legge Dan Brown credendo che sia roba colta.

[nel mezzo una televendita Wind recitata talmente male da fare invidia perfino al nadir drammatico di "Un posto al sole"]

Dolcenera – lei è sempre esteticamente gradevole e ha quei denti bianchi che ti viene il dubbio che siano finti. E fa la solita canzone alla Dolcenera (che da Music Farm in poi si è capito che dà il meglio con i pezzi altrui: ottima voce e scarsa autrice), cioè un susseguirsi di sussurri e grida, con finale ululato alla Pappalardo sotto ketamina. La canzone in ogni caso piacerà, anche se è troppo verbosa.

Gigi Finizio e i ragazzi di Scampia – cari ragazzi di Scampia, tornate a spacciare per favore: ci fate una figura migliore. Il fatto è questo. Si presume che i "ragazzi di Scampia" (che è uno dei peggiori quartieri di Napoli) dovrebbero essere lì a Sanremo per testimoniare o fare qualcosa contro la malavita organizzata. Il fatto che ci vadano con una canzone scritta da Gigi D’Alessio (indagato per collusioni con la camorra e da sempre sostenitore di una parte politica destrorsa ambigua col crimine organizzato) chiarisce subito le idee sulla credibiltà del progetto.
Per l’anno prossimo perché non presentare un bel Totò Riina Project che canta contro la mafia?
Sul brano non dico nulla perché le bestemmie che lanciavo contro il televisore mi hanno impedito di ascoltare. Ma mi hanno riferito che fosse la solita porcheria di D’Alessio, in napoletano. Il fatto è che la canzone si sentiva male perché Pulcinella faceva troppo rumore mentre si rivoltava nella tomba.

Noa, Carlo Fava e i Solis (nel senso di Gabrielle?) string quartet – fanno meno schifo a vedersi, ma siamo sinceri: siamo poco più in là di Mietta & Minghi, con tanto di testo dai toni minimalisti (il titolo "discorso generale" fa rima con "mezza minerale") e arrangiamento mieloso alla Sanremo. In un mondo in cui la gente nelle interviste chiama Amedeo Minghi "maestro", questa è da considerarsi musica raffinata.

Povia – qui non lo si è ancora perdonato di esistere, di condividere con noi lo stesso pianeta e di aver composto uno dei brani più "tossici" che ci hanno rovinato l’estate. Ciononostante la sua canzone è quantomeno diversa dal resto. Certo, l’idea di usare come espediente lo zirlo dei piccioni è tanto banale quanto sgradevole nei fatti. Ma almeno cerca di fare qualcosa di diverso. Io un paio di suggerimenti su cosa fare di diverso rispetto al cantare li avrei.

Ron – fiiiiii. La capacità di quest’uomo di comporre per se stesso (perché se scrive per terzi a volte è illuminato) canzoni insignificanti, noiose e banali è quasi alle soglie dell’arte. Cioè non è da tutti farsi 30 anni di carriera cantando solo ed esclusivamente cose tediose. Lui ci riesce. A modo suo è un pregio.

Simona Bencini – esteticamente questa ragazza è la sosia della greca di CSI (e non CSY come avevo scritto nella foga) New York, ma è un dettaglio. Va detto che è vestita bene (tailleur pantalone color avorio, di ottimo taglio) e che la canzone pur essendo ordinaria non è male e tende a farsi orecchiare. Niente per cui strapparsi i capelli, ovviamente.

Spagna – se fino a qualche tempo fa i suoi maneggiamenti con la chirurgia estetica l’avevano portata ad essere visivamente simile a Marilyn Manson, ora con l’ultima release della sua faccia di gomma assomiglia pericolosamente a Califano: il naso è sparito e spicca poco dalla faccia e dagli zigomoni gonfiati artificialmente. Insomma, è inguardabile e meriterebbe una segnalazione a www.awfulplasticsurgery.com. Il brano è talmente loffio da far rimpiangere i tempi di "Easy Lady" e "Call me".  

Sugarfree – Ecco un altro duo di gente che stona e pure di tanto. Forse sul palco le spie audio non funzionano e noto che nessuno ha la cuffia. Fatto sta che ci propinano una versione ricucita e rimiscelata di "Non capiva che l’amavo" del divo Meneguzzi che qui amiamo tanto. Figuratevi con che gioia si è accolto il brano da queste parti.

Mario Venuti e Arancia Sonora – si saranno anche fatti scrivere il brano da Kaballà, ma l’arrangiamento è assolutamente alla Sylvian e in certi momenti si sentono tracce di "Orpheus". E in effetti il brano – non fosse per il ritornello inverecondo – non è male. Arriveranno ultimi, conoscendo Sanremo.

Alex Britti – Britti ha il pregio di scrivere cose abbastanza radiofoniche, che si fanno orecchiare. Tutto il resto sono difetti. Cioè la canzone è noiosa, lui è conciato male come vestiti e come faccia (dormito poco? era verde!), si impappina con la chitarra e francamente scrive dei testi talmente vacui da far ridere. Lo so che fare il cantante è sempre meglio che lavorare, però…

Luca DiRisio – Ma si è presentato sul palco con la maglia della Nazionale del Perù? In ogni caso lo si è visto preso benissimo dalla sua canzone. Tutto il contrario di noi. Contento lui. Il brano era la solita pappetta per adolescenti post-masiniane: qualunquismi amorosi e un po’ di pop neutro. Nel mio mondo ideale DiRisio in questo momento mi starebbe chiedendo "Ma il Big Mac lo vuoi solo panino o menù?".

Anna Oxa – tanto rumore per nulla. Cioè, lei bruna ha un suo charme anche se gli anni si vedono. Si presenta vestita (benissimo) da strega o qualcosa di simile (a me ricorda Amelia nei fumetti di Zio Paperone), fa un brano un po’ parlato e un po’ mugolato e alla fine si capisce che ha prodotto una classica canzone alla Oxa, con i soliti giri di accordi, il solito testo autoriferito e incomprensibile e un arrangiamento che, per la gente che considera Robbie Williams un artista, può sembrare coraggioso e avanguardista. Diamanda Galas alla vaccinara.

Anna Tatangelo – la Tatangelo è una creatura che esiste solo al Festival di Sanremo. Cioè presenzia ormai da un lustro ad ogni edizione e nella vita reale non esiste. Non si hanno notizie di suoi concerti, suoi album, suoi atti pubblici. Secondo me la tengono ibernata nelle cantine dell’Ariston e la tirano fuori ogni volta, cambiandole un po’ il look. Si vocifera che sia lì in quanto sponsorizzatissima a destra (per intercessione di Gigi D’Alessio, che poi le fa da autore), ma regolarmente non lascia il segno, si presenta con canzoni indecenti e alla fine non combina nulla. Ben gli sta.
In compenso questa sera l’hanno vestita da sciampista e a giudicare dal colore della pelle mi sa che l’hanno pure dimenticata sotto la lampada: un bronzo così non si vedeva dai tempi di Mike Bongiorno a Superflash negli anni dell’edonismo reaganiano.

Nomadi – premesso che sono di sinistra e ciononostante ho sempre trovato inascoltabili i Nomadi, va detto che questi non sono i Nomadi-Nomadi. Cioè ormai il nome Nomadi è un marchio, anzi un franchising a cui si associano vari musicisti assolutamente intercambiabili anno dopo anno. Cioè la legittimità di chiamarsi Nomadi che avevano i signori sul palco dell’Ariston stasera è assolutamente pari a quella che avremmo io e il mio vicino di casa se ci mettiamo a cantare "Io vagabondo" e "Noi non ci saremo". Insomma, se loro sono i Nomadi, lo possiamo essere tutti. Io non ci tengo, ma sappiatelo.
In ogni caso è palese che questi signori non hanno senso senza le stonature, l’accento campagnolo e i fuori-tempo clamorosi di Augusto. E il brano è il classico testo da "sono un gruppo di sinistra che teoricamente non dovrebbe venire qua, ma alla fine ci vengo e faccio una canzone insignificante in cui metto mezze paroline progressiste ma castratissime e neutralizzate, tanto qui suonano come se cantassi ‘l’internazionale’ in russo".
Con buona probabilità non vinceranno (direi che arrivano secondi) ma si prenderanno qualche contentino tipo il premio della critica o il premio per il migliore testo.

Zero Assoluto – nomina sunt consequentia rerum. Se mai decideranno di cambiare nome, dopo che questo Sanremo sancirà la loro insipienza universale, potrebbero chiamarsi "Acqua di rose" e continuerebbero a rendere l’idea. Ora resta da capire perché questi signori calcano quel palco in orario di trasmissione e non a fine festival quando gli operai arrivano per smontarlo.

Gianluca Grignani – Grignani fa Grignani, con una puntina di Vasco. Il brano non è nemmeno male (qui si apprezzò all’epoca l’intero album "La fabbrica di plastica", disco che ha dei fans inaspettati e per ora anonimi e carbonari), lui si è rifatto un look un po’ meno da fascistello brianzolo con la grana e ha pensato bene di ripetere ad nauseam il titolo della canzone nel testo. Così ce lo ricordiamo. Anche lui mi sa che arriverà ultimo, perché ai divetti per adolescenti non è concesso di crescere.

Michele Zarrillo – Che dire del povero Michele? E’ una vita che va a Sanremo e ha pure avuto i suoi risultati. Il tutto sempre facendo brani corretti, "zarrilliani", che non vanno un millimetro più in là del buonsenso sanremese. Insomma il grado zero della noia e della musica omogeneizzata, con sicuramente tanto mestiere. Fossi in lui spiazzerei la gente e farei un disco di grind metal. Attualmente è il Fabrizio Frizzi della musica italiana.

Tutto il resto intorno è stato noioso: Panariello non fa ridere e si è visto che lo ha capito durante il monologo iniziale. La moglie di Totti è inutile e per fare notizia ha dovuto far vedere al mondo mezzo millimetro di capezzolo. E poi ha la faccia antipatica.
La Cabello almeno è simpatica. Certo, non è la Littizzetto, ma almeno ha dato qualche scossa allo spettacolo più mesto degli ultimi anni. Dovrei dire qualcosa su John Travolta e sul fatto che ormai sarà perseguitato perennemente dalla scena del ballo in Pulp Fiction (e ben gli sta, così impara ad aderire a Scientology), ma il personaggio è talmente poco interessante da avermi fatto cambiare canale (volete mettere? C’era "Fracchia la belva umana" su La7 e The 4400 su Rai2!).

Ah, sul medley dei GGGiovani stendo un velo pietoso, prima che lo faccia il tempo. Gli unici che si fanno ricordare sono il primo della seconda tranche (un tizio con la barba: il suo estratto di brano non sembrava male) e Simone Cristicchi, che non sarà Jim Morrison ma sicuramente aveva più diritto di stare tra i big di gente come la Tatangelo.

L’Italia di Berlusconi – il ritratto di un declino

February 24th, 2006 § 10 comments § permalink

L’Espresso, dati inoppugnabili alla mano, dimostra con dei grafici assolutamente comprensibili il fallimento totale in economia (che doveva essere il suo forte, no?) del governo Berlusconi.

Un flop clamoroso, alle soglie del disastro completo: non c’è ambito economico in cui l’Italia negli ultimi anni abbia registrato una minima ripresa.

Insomma, l’Italia del 2001, consegnata del centrosinistra a Berlusconi, era un paese assolutamente sano, con i conti pubblici più a posto, con delle prospettive di crescita e il barometro che volgeva al sereno. Poi un crollo clamoroso.

Se per qualcuno l’immoralità intrinseca della destra italiana non è un problema, fate parlare i dati. Ok, non vi fanno schifo? Ci sto: giudichiamoli per cosa sono stati capaci di fare. E da questo punto di vista il giudizio è univoco: la classe di governo della destra italiana è disastrosa, impreparata, ignorante e ha fatto dei danni documentabili.

Quindi – lo dico per i destrorsi che leggono – prendete in considerazione l’idea di non votarli più. Non voglio di certo che voi facciate il salto della quaglia e vi mettiate a votare i "comunisti". Basta che il 9 aprile omettiate di votare: i vostri beniamini hanno fatto scempio dell’economia italiana. E’ giusto che per un po’ se ne stiano a casa (circondariale, ovviamente! :-))

Ho aggiornato il fotoblog!

February 23rd, 2006 § 9 comments § permalink

Lo trascuro sempre, perché sono pigro e non me la cavo benissimo a fare le foto (si nota tanto, vero?), ma ho pure un fotoblog che aggiorno ogni tot mesi. C’è perfino qualche immagine interessante di Torino Olimpica o quasi. E poi un sacco di porcherie, che sono la mia specialità.

  

Un altro coniglio nella vita, dopo Donnie Darko

February 21st, 2006 § 16 comments § permalink

Non sto a dilungarmi a spiegare come mai, ma per lavoro mi sono ritrovato ad avere a che fare con Nabaztag.

Ok, il nome non dice niente a nessuno ed è comprensibile. In compenso in Francia sta diventando un mito, un oggetto da collezione e pure una bizzarria tecnologica non da poco, oltre che un classico regalo per San Valentino (costa 95 euro).
Non c’è un’esatta spiegazione di cosa sia un Nabaztag, diciamo che è un "coniglio wireless".

Ora che avete le idee ancora più confuse di prima mi rispiego: è un pupazzo robotizzato fatto più o meno a forma di coniglio, dotato di antenna Wi-Fi, di un po’ di lucine e di un simi-computer al suo interno.
In sostanza, poiché può collegarsi ad Internet costantemente, il Nabaztag fa da interfaccia tra l’utente e il Web, ovviamente a modo suo.

A cosa serve? Beh, se vi alzate presto la mattina e consultate il televideo per saper le previsioni del tempo, sappiate che il Nabaztag ve le comunica e per di più in modo carino: se c’è il sole le sue lucine brillano di giallo, mentre se fa brutto tendono al blu, ovviamente con diverse intensità a seconda della condizione.

Volete essere informati? All’ora che volete voi il Nabaztag si mette lì e vi legge tutte le nuove entries dei feed RSS che gli avete indicato. E mentre lo fa muove le orecchie in modo buffo. E se volete vi informa sull’andamento delle vostre azioni in borsa, vi dice com’è la situazione del traffico in città e vi farebbe pure il caffè, se non fosse che non ha arti visibili.

Ma c’è di più: i vostri amici possono mandarvi messaggi audio (vocali e non) attraverso il telefono, la mail (basta allegare un mp3) o il Web. Il Nabaztag ve li "suonerà" non appena arrivano o quando lo consultate. E se ricevete posta ordinaria ve la legge con un sintetizzatore vocale che sembra l’ispettore Clouseau (è un prodotto francese, d’altronde). Lo fa pure con gli SMS. E il bello è che segnala tutto arrossendo lievemente.

Se per caso – dopo aver acquistato un oggeto così – avete ancora una vita sessuale, sappiate che potete mettere in comunicazione e in comunione il vostro coniglio con quello del vostro partner e scambiarvi affettuosità non verbali muovendo le orecchie al vostro coniglio. Automaticamente si muoveranno anche quelle del coniglio del vostro lui/lei: una versione contemporanea e tattile degli squillini sul cellulare. Il tuo coniglio ha mosso un’orecchia? Lei/lui ti sta pensando (o la signora delle pulizie gli ha dato una gomitata).

Il brutto è che una parte di me – quella tecnofila, ma anche quella tenera – è incuriosita positivamente dallo "smart rabbit"; ovviamente un’altra – ampia – parte di me è raccapricciata e in crisi iperglicemica e desidera ardentemente che io ascolti a volume 11 i primi due album degli Iron Maiden per compensare. Meglio non pensarci più, che rischio la schizofrenia mentre partono le note di "Prowler".

In compenso, guardando dietro le orecchie mobili del Nabaztag, salta fuori la Violet: una delle aziende europee leader nel mercato consumer di smart objects. La stessa che tempo fa aveva prodotto la lampada che cambiava colore a seconda delle previsioni del tempo (è il loro forte, evidentemente) o il gadget USB che spruzza del profumo ogni volta che ricevete una mail dal partner.

Ovviamente passerò notti insonni a chiedermi se tutte queste sono solo cose carine e un po’ di cattivo gusto o sintomi iper-evidenti dell’imminente crollo della civiltà occidentale. A seconda degli stati d’animo oscillo tra le due risposte. In ogni caso se passate accanto alla civiltà occidentale buttate un’occhiata per verificare che non abbia crepe.

Un Bignami per il centrosinistra – update

February 20th, 2006 § 1 comment § permalink

Ogni tanto perfino Rifondazione riesce ad essere utile alla sinistra. Incredibile.

Fatto sta che sul sito di Liberazione hanno condensato il programma del centrosinistra in una sorta di guida dalla  A alla Z, decisamente succinta e abbastanza fruibile.

Per quanto mi riguarda non ha la potenza e l’immediatezza di un tot di slide ben fatte, ma è già un passo avanti rispetto alla mappazza di 280 pagine.

Avendo raccolto un bel po’ di adesioni, ora si tratta di passare all’azione. Per tutti quelli della partita: mi mandate una mail indicando i capitoli di cui vi intendete occupare?

Qualora ci siano doppioni o sovrapposizioni vediamo di risolverle caso per caso. Intanto copriamo tutto l’indice e poi procediamo.

PS Massimo rispetto a Luca Coscioni: che la sua storia serva da monito ai cattolici che si oppongono alla libertà di ricerca scientifica.

PPS A quanto pare a giorni il centrosinistra dovrebbe mandare a tutte le famiglie un pieghevole che riassume i punti salienti del programma. Ora il mio timore è che passino dalle 280 pagine alle 3 facciate. che forse sono un po’ troppo schematiche, no?

Un Bignami per Prodi aka Powerpoint to the people!

February 17th, 2006 § 29 comments § permalink

Ragazzi, è palese che nelle 280 pagine di programma del centrosinistra potrebbe esserci pure scritta la ricetta della felicità perenne, ma nessuno sarebbe in grado di arrivarci vivo. Anche perché – lo dico da militante pronto a subire di tutto – verso pagina 30 si rischia già la morte per noia.

Quindi ecco una proposta pratica. Visto che a destra brillano per concisione, cioè la loro strategia è fornire in pasto agli italioti un bell’elenco di 10 promesse roboanti e assolutamente irrealizzabili con cui gabbare l’ignorante medio (che ha la brutta abitudine di esercitare il diritto di voto, maledetta democrazia :-)), noi possiamo metterci di sintetizzare il programma del centrosinistra in un tot di pratiche slide.

Iniziamo scaricandoci il programma qui.

Insomma, il sottoscritto sta cercando banalmente un tot di volontari che si prendano la briga di tradurre i lunghi e complessi capitoli del programma del centrosinistra in un insieme rapido, veloce ed efficace di slide in Powerpoint belle schematiche, comprensibili e senza fronzoli.

Un bel Bignami del programma del centrosinistra. Poi lo facciamo girare. (nota: l’immagine è per intenditori)

Se l’idea vi garba e volete che sì il centrosinistra abbia un programma ma questo sia pure fruibile da tutti, fatevi sotto nei commenti o via mail. Poi dividiamo il lavoro e ragioniamo sul da farsi.

Detto tra noi: non è una fatica erculea, si tratta di riassumere in poche tavole schematiche le proposte concrete che il centrosinistra fa al paese, tagliando via i preamboli inutili e andando al sodo (cosa che a sinistra si fa di rado). Cioè è una cosa che se siamo in 5 o 6 ce la risolviamo in 3 o 4 giorni.

Ovviamente invito tutti a segnalare l’iniziativa e – soprattutto – ad aderire per amor di chiarezza. Fatevi sotto!

nota di servizio: se l’iniziativa ha un minimo seguito, aggiorno il post man mano che il progetto procede. Tipo che trascrivo l’indice, segnalo le persone che si occupano di ciascun capitolo, ecc.

Breaking News: Ray Barreto suona le percussioni in paradiso (uffa)

February 17th, 2006 § 3 comments § permalink

Pare sia morto Ray Barreto, la figura più importante del Latin Soul.

In effetti gli ultimi 12 mesi musicalmente sono stati schifosissimi ed è morta una quantità esasperante di guru, da Lou Rawls a Wilson Pickett.

E mai che capiti niente a Gigi D’Alessio o Biagio Antonacci, fosse anche solo una colite. Uffa.

Vendesi

February 17th, 2006 § 9 comments § permalink

Ecco un bel caso di uso vergognosamente privatistico del blog.

Il fatto è questo: vendo un PalmOne Treo 650 nuovo e immacolato (arrivato giusto oggi e nemmeno acceso – ma stasera verifico che non sia un mattone), assolutamente intonso e nella sua scatola originale.

In pratica mi è stato rifilato come omaggio in quanto cliente fedelissimo TIM (cioè vittima sacrificale che ha speso metà del suo patrimonio in telefonate) e francamente non so che farmene, visto che ho già uno smartphone.

E poi nel mondo delle tecnologie mobili da sempre tifo per Microsoft e per Symbian (sì lo so che sono concorrenti tra loro), che tuttora fanno le cose migliori.

Se siete interessati fatemi una mail con un’offerta. Il dati tecnici sullo smartphone (che alcuni – non io – considerano un mito in virtù della sua tastiera qwerty) li trovate qui.

Lo spedisco in tutta Italia, ma se siete di Torino, Milano, Genova o dintorni è meglio, così ci mettiamo d’accordo e facciamo una consegna manuale a metà strada (la prospettiva di vendere un cellulare in un bar di Santhià o Ovada mi riempie di gioia…).

Per i non pratici di cose tecnologiche, ecco una mini-spiegazione: è uno smartphone (cioè un ibrido tra cellulare e palmare) con sopra il sistema operativo PalmOS. La sua caratteristica più notevole è che ha la tastiera “vera”, cioè con tutti i tasti alfanumerici. E con la tastiera si gestiscono le varie applicazioni che PalmOS offre, tipo che usare la posta elettronica non è più un panico e la tastierina è un altro pianeta rispetto al T9 dei cellulari normali.

Per il resto è un telefono GSM/GPRS/EDGE (quindi si naviga abbastanza veloci se si usa una scheda TIM), è incredibilmente tascabile contando che ha appunto una tastiera completa, ha il Bluetooth, la fotocamera, l’auricolare in bundle, integra un lettore MP3 e si interfaccia nativamente sia coi PC che coi Mac grazie al cavo USB che c’è nella scatola. Se volete espandere la memoria, usa le Secure Digital.

Ansia da sondaggio – aka le insegne luminose attirano gli allocchi

February 16th, 2006 § 5 comments § permalink

L’intenzione della destra è chiara: visto che in Italia è pieno di gente desiderosa di andare in soccorso del vincitore, l’unico modo per cercare di reagire allo svantaggio elettorale è proclamarsi vincitori, anche se non è vero. Magari qualcuno ci crede.

Il problema è farlo mantenendo un minimo di credibilità, contando che le agenzie italiane che erogano sondaggi danno la destra indietro di circa 4,5-6 punti percentuali rispetto al centrosinistra. E si sa che i sondaggisti hanno da sempre un debole per la destra e in particolare per Berlusconi.

Quindi è un po’ di tempo che Berlusconi ventila ma non fa vedere un misterioso "sondaggio americano" che darebbe la destra in vantaggio, seppure marginale.
Il resto dei sondaggisti dice che è impossibile, ma l’importante è dirlo. Il meccanismo è quello della self fulfilling prophecy (espressione che Berlusconi non riuscì a pronunciare durante uno dei suoi raid televisivi: ma si può farsi governare da uno che non sa nemmeno l’inglese? [vale anche per D’Alema, che però ha fatto un corso accelerato]). La strategia è quella per cui se gli italiani hanno abboccato al "contratto con gli italiani", possono abboccare pure a questo.

In ogni caso i risultati del sondaggio americano sono qui. Sulla serietà dell’agenzia americana che ha fatto il sondaggio basta farsi un giro su Google. Giusto per i pigri, ecco un link che la dice lunga: basta leggere il titolo, ma l’articolo per intero è meglio.

In compenso, per rassicurare gli animi di chi vuole che Berlusconi e soci siano solo più un bruttissimo ricordo, ecco una spiegazione matematico/statistica e – per quanto ne capisco (chiedo lumi a Delio, il mio matematico di fiducia) – affidabile del perché è impossibile che il centrosinistra non abbia una maggioranza al Senato (che è l’unica camera in bilico, vista la sciagurata legge elettorale che non garantisce esiti uniformi). Teoricamente le cifre non mentono, anche se possono essere usate per mentire.

Deodato reloaded

February 16th, 2006 § 6 comments § permalink

La notevole quantità di film americani a base di efferatezze, torture e violenza esplicita usciti negli ultimi tempi e il loro successo (vedi Hostel, che ha sbancato i botteghini) hanno fatto drizzare le antenne ad un po’ di osservatori attenti.

Su New York Metro un critico particolarmente sensibile prova a fare una piccola analisi. Il fatto è che è troppo impegnato a tapparsi occhi e orecchie ogni volta che passano una scena splatter e non riesce a dire molto.
Però azzecca due o tre spunti.

Il più interessante riguarda i motivi "sociali" per cui negli USA c’è un’ondata di cinema splatter. Film di questo genere – con una violenza totalmente amorale, in cui lo spettatore è altro rispetto alla vittima e al torturatore – normalmente esorcizzano il male attraverso l’unico strumento possibile allo spettatore inerme, cioè la catarsi. Evidentemente c’è, nella quotidianità dei cittadini, un male, una crudeltà, una clima di violenza che si vuole "spurgare" (non trovo un termine migliore).

In effetti pensandoci bene all’epoca del boom del cinema splatter, l’Italia (che era la capitale del genere) presentava uno scenario decisamente teso: una società che viveva da anni con la minaccia del terrorismo e con il potere costituito che la sfruttava per autoconfermarsi al governo, la violenza utilizzata come metodo generale di confronto in politica, profonde tentazioni autoritarie più o meno sotterranee, l’autorità che abusa della sua forza con la scusa della lotta al terrorismo, ecc.

E pensando agli Stati Uniti di oggi, lo scenario non è molto diverso: la paura generalizzata del terrorismo post 11 settembre diretta politicamente dalla destra, una società sempre più violenta perennemente in guerra, l’autorità che pure qui abusa della sua forza con la scusa della lotta al terrorismo, la tortura di stato (Abu Grahib e Guantanamo?) e così via.

Insomma, l’impressione è che siano questi i film che fanno i conti realmente con l’11 settembre e ne esprimono l’eredità psicologica. Molto più che le ricostruzioni iper-retoriche dei film "ufficiali" sull’attacco alle due torri, che fortunatamente ci siamo risparmiati (ma mi è bastato che EmmeBi mi mandasse il link a due trailer per rischiare l’iperglicemia).

Il risultato è che, poiché qui consumiamo qualsiasi cosa ci lancino da Oltreoceano, è in arrivo da queste parti un’ondata di film splatter a stelle e strisce. Me li perderò tutti (inclusi i film "raccomandati" da Tarantino, che per quanto mi riguarda ha la raccomandazione troppo facile), ma permettetemi di incazzarmi: esportare lo splatter in Italia, dopo che da qui sono venuti fuori maestri del genere come Deodato e Massaccesi/D’amato (gente che con un budget che consetiva un po’ di pajata fresca e due latte di succo di pomodoro faceva cose davvero splatter, tuttora ineguagliate in quanto a spostamento più in là della soglia del visibile), è come vendere zollette di zucchero di canna a Fidel Castro.

Where am I?

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