Reporting live from Lu Salentu

December 22nd, 2005 § 14 comments

In Salento fa sempre più freddo. L’impressione è che la pro-loco stia facendo di tutto per far sentire a nostro agio noi del Nord, facendo tirare una tramontana che ci ha letteralmente intirizziti. A saperlo andavo a Bardonecchia (in macchina, visto che i residenti locali non amano il treno). Il brutto è che i salentini non sono psicologicamente e tecnicamente preparati al freddo: sono basiti dalle temperature e in casa raramente hanno qualche forma di riscaldamento.

Alcune note sul Salento nei pressi di Natale:

1 – non c’è nessuno. Ma nessuno nessuno nessuno. Le città sembrano quei villaggi fantasma che si vedono nei film western e la gente non c’è. Tutto è chiuso e ci si chiede dove siano i residenti. Boh.
Cioè, oggi alle 16 Otranto era completamente vuota: avrei potuto girare completamente nudo, col torace ossigenato a chiazze e nessuno se ne sarebbe accorto. E’ stato un momento alla DeChirico, per capirci.

2 – costa tutto oscenamente poco. Oggi ad Arnesano ho pagato un panino la modica cifra di 1 euro. E non un paninetto, ma un ottimo sostitutivo di un pasto.

E veniamo alle succulente note: ecco il posto che non dovete far mancare dai vostri itinerari nella Puglia verace del sud.

Il luogo si chiama Rua de li Travaj e sta a Patù, cioè praticamente a Santa Maria di Leuca, ma un paio di chilometri nell’entroterra.

Il bello di questa trattoria – amata anche da quei furbacchioni di Slow Food – è il fatto che si mangia salentino puro, con ingredienti salentini, piatti salentini e dosi salentine. Cucina del territorio, ma non solo.

In primis l’ambiente è quello giusto: fuori dai circuiti del turismo becero (che già in Salento è poco), in un paio di stanzine caldissime, che quasi ti sembra di essere ospite a casa dei titolari. Uno di quei posti dove socializzi tra i vari tavoli e pure con chi ti serve (che è anche chi cucina).

In secondo luogo è un posto che sento familiare per mille motivi, primo fra tutti il fatto che la titolare è una signora nativa dei dintorni di Alba, che ha sposato un salentino e si è trasferita lì a miracolo mostrare. E qui scatta la contaminazione: ok alla tradizione salentina al 100% con massima attenzione alle materie prime, ma pure qualche ricordo del piemonte non ci sta male. Per dire, ieri ho azzannato un piatto di sagne torte che mi sono state servite, oltre che con il classico sugo di pomodoro e ricotta tosta, con il sugo di arrosto. Anzi, con il sugo di brasato (che è un piatto che più piemontese non si può); solo che il brasato non era cotto nel barolo, ma nel negroamaro ed era strepitoso. Salento + Roero: un’accoppiata eccezionale, quantomeno a tavola.

In terzo luogo è un posto dove si mangia felici, con lo stereo che suona classici del rock, dai Doors ai Rolling Stones, i titolari socializzano, ti seguono e assecondano la tua voglia di assaggiare senza strafocarti e senza pagare un occhio della testa. Si vede che gli fa piacere farti provare le cose che preparano.
E tra le cose che vogliono farti provare c’è pure il vino, che ovviamente non esula un millimetro dal territorio, ma per quello è perfetto con ciò che mangi. E il vino della casa è un negroamaro con una tentazione di malvasia, che all’inizio ti inquieta e poi non riesci a farne a meno. Ma in alternativa c’è una carta più che estesa.

In quarto luogo (si dice?), il titolare è (fieramente) un compagno e un uomo colto e informato, cosa assolutamente apprezzabile in un Salento che è un’ottima terra ma – incluse le ultime regionali in cui tra Lecce e dintorni preferirono Fitto a Vendola – ha la brutta abitudine di votare un po’ troppo per i cattivi.

Ultimo motivo di tanta felicità è il prezzo: per una cena con una quindicina di antipastini vari, dalle pittule allo sformato di patate, fino alle mille verdure dell’orto fatte in vari modi (frittatine, insalatine, patate saltate con la cipolla, pomodori in casseruola piccanti, peperoni al forno, ecc.), più un primo della tradizione (legumi in mille modi, sagne torte con le salse tradizionali o col suddetto sugo di brasato al negroamaro, orecchiette, ecc.) e una selection di dolci con dosi pugliesi (che ti propongono loro non appena capiscono che sei indeciso e vorresti piluccare qua e là), abbiamo speso 20 euro a testa, bevendoci due quartini del vino della casa e un vinsanto locale a volontà coi dolci. Con quel prezzo a Torino ci vai stretto in pizzeria e mangi male. A Milano nemmeno quello.
E il titolare ci ha pure regalato una bottiglia del suo negroamaro con malvasia, da portare a Torino e condividere con i Salento-lovers torinesi.

(ah, ci sarebbero pure fior di secondi, ovviamente di carne locale, ma al primo ero già ko e chi mi conosce live sa che è difficile mettermi in crisi dal punto di vista gastronomico)

Ecco, se capitate in Puglia da Lecce in giù, non mancate di passare da qui: Rua de li Travaj a Patù è un’esperienza politico-gastronomico-umana che vale assolutamente la pena fare e francamente è uno dei luoghi più veracemente e felicemente salentini che mi sia capitato di sperimentare.

Se vi serve l’indirizzo (ma è in pratica nella piazza principale di Patù, che non è esattamente Città del Messico), eccolo qui: Rua de li Travaj – via F.Cavallotti, 44 Tel: 349 0584531 Fate una telefonata prima per capire quando c’è posto: sono moooolto ospitali e vi troverete bene.

Detto questo, vado ad arrotolarmi in un gigantesco piumone doppio – roba che non usano in Tibet – e cerco di non surgelare.

§ 14 Responses to Reporting live from Lu Salentu"

  • Circhi says:

    Eh ragazzi come non darvi ragione. Il salento è bellissimo e la Rua è un posto nascosto è da visitare per forza. Lì dentro c’è il vero salento, dalla cucina alla calda accoglienza. Andateci è davvero genuino e fuori dai circuiti, figuratevi molti salentini non lo conoscono.
    Io però si!!!
    Comunque Torino è bellissima, non credevo fosse così, un conto è parlarne dipingendola spesso come città scura ed un conto andarci..gli aperitivi poi, e i cornetti all’augustus..spero si chiami così.
    Comunque qui nel salento andate anche a mangiare alla “Corte dei Miracoli” a Palmariggi ed a “La Piazza” a Poggiardo (un bellissimo paese, io ci abito).

  • rosa says:

    pippo: vincent nn è santa maria di leuca ma a guagnano molto più a nord, entroterra ionico. un’esperienza che vale la pena di fare, andare a trovarlo nel suo tempio del kitsch e se sei fortunato assisti anche alla sua creatività…..mentre dipinge dà il meglo di sè….ma visto una volta basta x tutta la vita!!!da provare

  • Pippo says:

    A proposito di Salento: ho visto di recente in dvd “Italian Sud-Est” uno psichedelico reportage-fiction sulla linea ferroviaria Maglie-Otranto, caselli ferroviari e casellanti annessi.

    P.S. conosci mica un certo “Vincent” che a S. Maria di Leuca (o nelle vicinanze) ha costruito una specie di tempio del kitsch e assomiglia vagamente a David Lee Roth?! :^)

  • estragon says:

    era melpignano.. 🙁 pardon.

  • regulus21 says:

    MA QUALE SVENDUTO FENOMENO??? Chi osa dire che la pizzica è svenduta non sa o non capisce che, al di là degli appassionati dell’ultim’ora, quella è una musica preziosissima che viene da lontano. E chi l’ascolta mischiata al reggae-reggaeton o ai sintetizzatori è come chi mette l’acqua nel vino per berne di meno!

    A parte la filippica sulla musica che in assoluto amo di più, col rimpianto di non essere mai stato a MELpignano, comunico al caro Suz che sto già con la fotocamera in mano, pronto ad immortalare il momento in cui metterai piede sul sacro suolo della mia città 😛

  • Pietro says:

    mi prenoto anche io per la malvasia… il salento è un posto geniale… ci sono stato alcune volte ma mai di recente e mi manca molto. Otranto e Lecce sono decisamente due città che amo moltissimo

  • estragon says:

    svenduto fenomeno? siete mai stati ad agosto alla festa della pizzica e della taranta ad alpignano?? altro che storie..

  • 003 says:

    ok, ci sto. mi iscrivo immediatamente a un corso di ballo per la tammuriata e vedo se su e-bay avessero il costume tradizionale salentino.

  • monotono says:

    eheheh caro, non ci sono vestiti tradizionali. sul cibo mi trovi d’accordo, ma sulla pizzica, ti prego no, non lasciarti incantare da questo svenduto fenomeno. come iniziative del tuo club, si potrebbe organizzare “la raccolta delle olive + vendemmia”: mio padre sarebbe fiero di rubare braccia all’informatica!!

  • suzukimaruti says:

    riparto domani mattina, che il natale mi tocca passarlo a torino. Propongo di fondare un salento-club a torino in cui ci ubriachiamo di vini locali strafocandoci di pittule e pasticciotti e ballando la pizzica come assatanati. Ovviamente obbligatorio vestirsi in abiti tradizionali. D’altronde pure qui avranno i loro sostitutivi di gianduja e giacometta, no? 🙂

  • 003 says:

    quindi quando facciamo la reunion tra salento-lovers sabaudi? no, perchè io ci sarei. mica te lo vorrai bere tutto da solo, quel negroamaro con malvasia…

  • monotono says:

    il centro storico di otranto è strutturato più per i turisti che per i residenti. a livello commerciale, intendo. d’estate un minuto di “quel” silenzio arriveresti a pagarlo!cmq, concordo, l’atmosfera è magnifica e anche quel vento che ti sferza sul viso quando riesce a trovare un varco tra le stradine.
    se puoi vai ad acaya (locanda del gallo).
    ma quando riparti per torino? io arrivo domani sera.

  • gareth jax says:

    Gastroterrorista, mi hai fatto venire una fame della malora 🙁

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