Come amare un dodicenne senza passare per pedofilo

December 19th, 2005 § 1 comment

Capita che alle 3 di notte stai cercando disperatamente di lavorare, tenendo alta la concentrazione. La cosa migliore, sembra paradossale ma è così, è spararsi della sana musica random in cuffia, che tiene svegli e dà adrenalina, a meno che non ascoltiate Enya o i Dead Can Dance (nel caso, meglio i secondi).

E capita anche che in piena notte ti sorprendi a venerare ancora di più uno dei tuoi miti musicali che, purtroppo, col tempo si è rimbambito e dagli anni Ottanta in poi non ne combina più una giusta.

Sto parlando di Stevie Wonder, che qui è vero e proprio oggetto di venerazione, nonostante crimini come un singolo con non so più quale boy band, "We Are The World" e "I Just Called…".

Il bello è che non è che mi sia capitato sotto mano un suo classicone tipo "As", "I Wish" o "Pastime Paradise", ma "Fingertips (part 2)" (per una strana follia discografica – capitata anche con "Born Slippy" degli Underworld – il lato B del singolo è quello diventato famoso), brano composto ed eseguito da Little Stevie Wonder quando aveva 16 anni.

Avevo bene in mente il pezzo: si trova in tutte le raccolte possibili e immaginabili ed è assolutamente carino. Ma nulla più: giusto una testimonianza abbastanza composta dello Stevie Wonder funambolo, piccolo genio musicale.
Ma non so perché dal mio archivio è saltata fuori una versione live – sempre con lui a 12 anni – che letteralmente mi ha stracciato l’underwear, anche perché live ha mille volte l’energia della versione su disco.

Mi spiego: c’è questo ragazzino di 12 anni che suona l’armonica con un’orchestra che lo segue dietro. E questo ragazzino non vedente di 12 anni ha un groove che spacca le pietre, si tira dietro l’orchestra, fa delle pause carismatiche che ancora adesso Ligabue se le sogna, incita la folla e a metà – altro che punk e Hendrix che suona "Strangers in the Night" in mezzo a "Wild Thing" – gli gira di accennare "Mary Had a Little Lamb" e la suona come se nulla fosse. E l’orchestra dietro, perfino un po’ in crisi d’ossigeno. Ad un certo punto pare abbia finito, si sente perfino uno speaker che lo presenta. E lui ricomincia, con una strafottenza che è soul e rock’n’roll insieme. E lo speaker mestamente si zittisce e il groove continua.

Ecco, se non vi sale piacevolmente l’adrenalina e non ancheggiate durante un pezzo così, fate qualche verifica. Magari siete morti – come ne "Il sesto senso" e non lo sapete.

Cliccate qui per ascoltare "Fingertips (part 2) – live" di Stevie Wonder. E perdonatelo per tutto ciò che ha fatto da una certa data in poi. Ad uno che suona così gli perdonerei perfino l’inno di Forza Italia.

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