Berlusconi in galera; così lo si manda al Governo

December 1st, 2005 § 15 comments

Nel giro di un paio di giorni avrò ricevuto almeno 15 volte la mail in cui invitano a indicare "Berlusconi in galera" come "motivo per cui vale a pena vivere" da sottoporre alla classifica de "Il senso della vita", la trasmissione serale di Bonolis.

A sinistra ci emozioniamo sempre per queste cose, perché ci fanno sentire bene: ce le passiamo l’un l’altro, ridacchiamo beati e ci convinciamo di vivere in un mondo in cui tutti la pensano come noi e in cui vinceremo assolutamente, ecc.

E questo è il motivo per cui rigorosamente ce la prendiamo nel culo:

1- continuiamo ad essere autoreferenziali

2 – continuiamo a sottovalutare il fenomeno-Berlusconi, a ridurlo ad una macchietta e ad alimentarne la fama, che poi è la sua benzina

E’ già capitato nelle elezioni del 2001. Tutti gli studiosi di comunicazione sono concordi nell’individuare nella campagna coi cartelloni 6×3 e nei milioni di cartelloni apocrifi circolati per Internet (in gran parte antiberlusconiani) la killer application che ha permesso al nano brianzolo di vincere le elezioni con slancio (nel senso che le avrebbe vinte comunque, visto che Rifondazione al Senato si presentava da sola al di fuori del centrosinistra e la gente – stupida – la votava).

Il successo di Berlusconi si alimenta di questo: essere presente agli italiani. Ricordate che gli analisti spiegano che l’italiano medio vota "per audience" e non "per indice di gradimento". Cioè per un politico è più importante essere riconoscibile, noto e contingente, piuttosto che essere aqpprezzato, stimato o amato.
Quindi a Berlusconi, che politicamente esprime il nulla e basa tutto sulla fama, l’essere sulla bocca di tutti è essenziale, fosse anche facendosi insultare da ogni singolo italiano: sa che questo gli garantisce un successo elettorale notevole.

Non ci rendiamo conto che il nano malefico fa di tutto per essere in prima pagina e che ogni santo giorno si inventa qualcosa disperatamente pur di meritare un titolo su tg e quotidiani?

Smettiamola di farci del male come degli idioti. Per battere Berlusconi bisogna usare la politica e ignorarlo il più possibile, portare l’attenzione sui danni politici, esistenziali e morali che lui e la sua coalizione di gentaglia immonda hanno prodotto.

Continuare ad alimentare il suo successo con un giocherello che – nella migliore delle ipotesi – viene censurato o che – nella peggiore – fa sì che il poveraccio venga ospitato da Bonolis a fare la vittima in prima serata, è autolesionista.

Già le mail che girano hanno fatto danni. Smettiamola, sul serio. Capisco la buona fede di chi le fa circolare e di chi le segue. Ma, nel mio piccolo, chiedo a tutti di fermarci e di pensare ad altro. Impariamo dagli errori passati, dai.
Se proprio vogliamo fare delle mail contro Berlusconi e l’operato sciagurato del suo Governo, credo che gli argomenti non manchino.

§ 15 Responses to Berlusconi in galera; così lo si manda al Governo"

  • Suzukimaruti says:

    Ti fa talmente male che non ti accorgi che stai commentando un post del dicembre 2005.

  • lucrezia says:

    quando si parla di politica mi fa male la testa, non riesco neanche ad affrontarne un discorso, non ci capisco più niente.
    come faccio?

  • Emaziano says:

    Chiuque di voi voglia vedere il regno di Dio nella luce infinita, deve rimanere indiviso fino alla fine di questa vita materiale ed effimera, indiviso significa che non si deve sposare e nemmeno fare figli. La morte materiale non vi deve fare nessuna paura, perchè essa è solo il ritorno nella luce, per chi non si è diviso, e per chi ha rinunciato alla materia sulla terra. Per gli altri che hanno goduto della materia del mondo, e cioè dei soldi, del sesso, del denaro, ecc. per loro è riservato il regno delle tenebre. Satana vi offre cose effimere, Dio vi offre cose eterne. Satana vuole che l’ uomo continui a moltiplicarsi, perchè sa che prima o poi ci saranna altre guerre, altri morti, è lui incrementerà il suo regno. Dio vuole che l’ uomo sappia la verità, e una volta saputa lascia libero arbitro su di essa, molti fanno finta che non esista, altri non la vanno nemmeno a cercare, solo pochi la comprendono, e quei pochi si salveranno.

  • Emaziano says:

    Se sei daccordo con me scrivimi, Emaziano@live.it, diventa anche tu un sostenitore di questa nuova religione della luce, e lascia la religione della materia effimera.

  • Emaziano says:

    Giovanni L’Evangelista domanda a Gesù: perchè gli uomini ricevono tutti il battesimo di Giovanni e per nulla il tuo?, e Gesù rispose: perchè le loro intenzioni sono cattive, e così non pervengono alla luce. I discepoli di Giovanni, infatti, si sposano e vengono sposati, mentre i miei discepoli nè si sposano, nè vengono sposati, ma sono come gli angeli di Dio in cielo. E Giovanni L’Evangelista disse: allora, se è peccato aver a che fare con una donna, non conviene sposarsi?. E Gesù rispose: NON TUTTI SONO IN GRADO DI PRATICARE QUESTO PRECETTO. (Tratto dai Vangeli Apocrifi – Discorso tra gesù e Giovanni L’Evangelista)

    Tratto dal vangelo di Tommaso –
    ” Gesù disse: Colui che ha conosciuto il mondo ha trovato un cadavere, e chi ha trovato un cadavere, il mondo non è degno di lui. ”
    ” Gesù disse: Molti si soffermano fuori dalla porta, ma soltanto i solitari entreranno nella camera nuziale. ”
    ” Gesù disse: Infelice il corpo che è soggetto ad un corpo, e infelice l’anima che è soggetta a tutti e due. ”
    ” Gesù disse: Chi trova se stesso, il mondo non è degno di lui. ”
    ” Gesù disse: Beati voi, solitari ed eletti, perchè troverete il regno, infatti da esso voi siete usciti e in esso tornerete di nuovo. ”
    ” Gesù disse: Guai alla carne che è soggetta all’anima, e guai all’anima che è soggetta alla carne. ”
    ” Gesù disse: Chi capirà queste frasi non gusterà la morte. “

  • Emaziano says:

    Il mondo fu creato da Satana, rubò della luce a dio e la intrappolò in Adamo ed Eva, creti dal fango, cioè dalla materia di cui è fatto il mondo. Loro non si vergognavano e non sapevano cosa era il sesso, perchè le loro anime non ne avevano bisogno, ma Satana comparse sotto forma di serpente e gli ingannò fagendogli scoprire il piacere carnale, da li li fece prolificare. Ogni volta che nasce un bambino, viene tolta della luce da dio e contaminata con la materia,quel bambino crescerà è diverrà come tutti schiavo della materia, La materia lo contaminerà, e quando morirà Satana prenderà la sua anima offuscata e buia e formerà il suo regno delle tenebre.

  • Emaziano says:

    Estinzione della razza umana

  • Emaziano says:

    silvio berlusconi, ma vaffanculo.

  • Emaziano says:

    berlusconi è una persona squallida,ormai il potere e i soldi non li gestisce più lui, ma sono loro che gestiscono lui.
    deve andare in galera fino a quando morirà, e tutti i suoi soldi fatti illecitamente se li deve mangiare e affogarsi, è una persona di merda, spero che muoia presto è vada all’inferno.

  • monotono says:

    d’accordo con te al 100%!

  • la mela sonica says:

    sai una cosa hai ragione….
    e cito un bell’articolo liberal neo con per spiegare…

    I quattro miti ammazza liberal smontati da Bill Galston, il prof che fece vicnere Clinton

    IL FOGLIO, 30 novembre 2005

    Washington. Il nome di Bill Galston è poco familiare non soltanto in Italia, ma anche in America. Eppure è l’autore di un breve saggio di strategia politica che, sedici anni fa, portò Bill Clinton e la sinistra americana alla storica vittoria elettorale dopo dodici anni di dominio incontrastato dei Repubblicani. Insieme con Elaine Kamarck, Galston scrisse “The Politics of Evasion” per spiegare come la sinistra liberal stesse correndo sul binario sbagliato, destinato all’ennesima sconfitta. Il punto di partenza era questo: se i Democratici non prendono posizioni più moderate, continueranno a perdere.
    Bill Clinton colse al volo l’intuizione di Galston e vinse due volte di fila, portandosi il professore alla Casa Bianca come stratega di politica interna. Sedici anni dopo quello studio, sempre in coppia con Kamarck, Galston ha scritto un secondo saggio – dal titolo “The Politics of Polarization” – che è subito diventato il “talk of the town”, ovvero l’argomento del giorno, in una città come Washington drogata di politica, di analisi e di scenari.
    In uno studiolo della Brookings Institution – cioè del pensatoio di centrosinistra dove, a gennaio, il professore prenderà posto – Galston ha detto al Foglio che oggi, come sedici anni fa, la situazione non è affatto cambiata: i Democratici necessitano più che mai di posizioni moderate. Il motivo più che politico è aritmetico: “In America ci sono più conservatori che liberal sicché la sinistra deve conquistare più elettori di centro di quanti ne debba convincere la destra. C’è un altro aspetto – nota Galston – la politica è sempre più polarizzata e c’è una netta divisione tra destra e sinistra, che non tiene conto del fatto che gli elettori non vogliono essere costretti a scegliere tra il boom economico e una totale copertura sociale o tra le libertà individuali e la sicurezza nazionale o, ancora, tra la forza militare e la cooperazione internazionale. Vorrebbero una via di mezzo e s’infastidiscono di fronte a una politica che li costringe a questo tipo di scelte”.

    Le donne e le parole
    Il saggio del professor Galston smonta tutti i luoghi comuni, anzi, “i miti” che influenzano negativamente la sinistra americana e in qualche maniera anche quella europea: “Innanzitutto il mito della mobilitazione, quello secondo cui se la sinistra liberal convince la propria base a recarsi alle urne il più è fatto”. La campagna elettorale, nel 2004, di John F. Kerry era strategicamente concentrata su questo punto: aumentare il numero degli elettori. E’ finita male, nonostante Kerry abbia preso il 16 per cento di voti in più rispetto a quelli ottenuti da Al Gore quattro anni prima. Soltanto che i repubblicani hanno fatto meglio, proprio perché contano su una base elettorale più ampia: l’anno scorso George W. Bush ha preso il 23 per cento di voti in più di quanti ne ottenne nel 2000.
    Il secondo mito di Galston è quello della demografia, consolidatosi grazie a un libro di un’altra coppia di studiosi liberal, Rudy Texeira e John Judi, secondo i quali ci sarebbe una “emerging democratic majority”, ovvero un’emergente maggioranza democratica, grazie all’aumento del numero degli ispanici, delle donne lavoratrici e di altre categorie di persone che tradizionalmente votano a sinistra. Eppure, ricorda Galston, rispetto al 1996 – quando Bill Clinton vinse il secondo mandato – nel 2004 Kerry ha perso punti sia tra gli ispanici sia tra le donne.
    Il terzo mito è quello del linguaggio: “C’è chi dice – spiega Galston – che il vero problema della sinistra non è il modo in cui parla”. E’ la tesi del professore di Berkeley, George Lakoff, che da anni spiega ai democratici di usare linguaggi, slogan e metafore diversi, tali da far nascere associazioni favorevoli e quindi persuadere nuovi elettori. Secondo Galston, invece, ciò che conta è la sostanza: “I Democratici hanno parecchi problemi non soltanto perché i candidati espongono male le loro tesi, ma soprattutto perché non hanno un approccio coerente sui temi della politica estera, perché sui temi sociali espongono tesi che la grande maggioranza dell’elettorato rifiuta e perché non hanno proposte economiche degne delle sfide globali del XXI secolo”.
    Il quarto mito è quello che Galston chiama della “prescription drugs”, vale a dire: cambiare discorso e sviare le questioni cruciali come le battaglie culturali o la sicurezza nazionale. “Questi quattro miti – dice Galston – impediscono ai Democratici di porsi domande impegnative e di prendere decisioni forti. La sinistra non potrà tornare a vincere se si nasconde dietro questioni minori per evitare di affrontare il problema della sicurezza nazionale e dell’uso appropriato della forza. Sono temi da sempre nella tradizione dei democratici americani: da Woodrow Wilson a Franklin Delano Roosevelt, da Henry Truman a John Kennedy”. Galston sostiene che i Democratici debbano tornare ad articolare una coerente politica estera fondata sull’idea che gli Stati Uniti abbiano un ruolo nel mondo: “L’internazionalismo liberale deve convincere l’altra metà del partito democratico che l’America può fare del bene nel mondo, come, per esempio, fermare il genocidio in Darfur. I Democratici devono enfatizzare l’importanza dell’esercito americano come una potenziale forza del bene nel mondo, e per farlo dovranno fare i conti con chi è ancora scottato dalla vicenda del Vietnam”.

    Le regole per un partito laico, non laicista
    E’ stato il Vietnam a trasformare i Democratici in un partito poco credibile e poco affidabile quando in gioco, come adesso, ci sono questioni serie. “Non a caso – aggiunge Glaston – gli ultimi presidenti democratici, Jimmy Carter e Bill Clinton, ma anche la maggioranza popolare che ottenne Al Gore, sono arrivati in momenti in cui la politica estera e la sicurezza nazionale non contavano nulla nel dibattito politico”. La stessa cosa vale sulla famigerata questione dei cosiddetti – neanche si trattasse di una parolaccia – valori: “Anche questo ‘problema morale’ dei democratici è un fenomeno relativamente nuovo. Fino al 1986, quando agli americani era chiesto quale fosse il partito dei valori tradizionali e della famiglia, in maggioranza pensavano ai democratici”.
    Per tornare alla Casa Bianca, secondo Galston, i Democratici dovrebbero essere in grado di unificare le due anime del partito, oggi profondamente divise, e appellarsi al centro dello schieramento politico: “Possono pure continuare a sostenere il diritto delle donne a scegliere se abortire o no, ma si devono liberare dall’intransigenza su questioni come la notifica ai genitori dell’interruzione di gravidanza di ragazze minorenni o sul divieto di aborto tardivo. Sui matrimoni gay, pur continuando a battersi per un trattamento decente per le coppie omosessuali, si devono opporre alle nozze imposte da pochi giudici militanti e lasciare che siano gli Stati, i Parlamenti e quindi i cittadini a scegliere. In questo modo il Partito democratico resterà la casa dei laici, senza diventare un partito laicista”.
    Christian Rocca

  • raccoss says:

    Pare che dopo un po’ avvenga il fenomeno di rigetto da sovraesposizione mediatica.

  • Suzukimaruti says:

    Beh, io penso che Berlusconi vada mandato in galera perché è un corruttore e un evasore fiscale, che si è salvato da condanne sicure grazie ad una tattica ostruzionistica (garantita dal suo potere) che ha portato i reati in prescrizione e a leggi ad hoc. Insomma, il lodo Mondadori è la più grossa opera di corruzione della storia europea. Teniamone conto.

    E sono certo che quando perderà il potere scopriremo nuove ragioni per incarcerarlo, forse verranno a galla i suoi legami con la mafia e forse salteranno fuori perfino le verità (che circolano sussurrate) sulla coca (non la bibita), che pare da quelle parti vada per la maggiore.

    Insomma, io sarò felicissimo il giorno in cui metteremo Berlusconi in galera.

    Ma proprio perché voglio vederlo raccogliere la saponetta nelle docce comuni, credo che le solite iniziative autolesionistiche di sinistra vadano evitate.

  • A parte il fatto che non vedo perché si dovrebbe mandare Berlusconi in galera visto che allo stato delle cose non è risultato definitivamente colpevole su nulla che implichi il carcere.

    Andava piuttosto bene mandarlo a casa.

    Comunque siamo proprio sicuri che la “notorietà a tutti costi” paghi ancora, se poi uno apre il portafoglio e lo trova vuoto?

    A meno che così in effetti non sia per la maggioranza degli italiani ed allora avrebbe ragione il Cavaliere a dire che siamo tutti (vabbé…) più ricchi.

    Sull’importanza della comunicazione ha scritto anche Fermate la Pioggia.

    Insomma esiste una strategia di marketing che può ancora far vincere Berlusconi? E se vince di nuovo non è che allora ce lo meritiamo proprio?

  • diderot says:

    un post perfetto.

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