Piove, governo ladro – un Podcast da ascoltare sotto l’ombrello

November 20th, 2005 § 5 comments

Per amor di paradosso questo Podcast è stato concepito ed assemblato in una delle giornate più limpide e terse delle ultime settimane. Il fatto è che il tema del Podcast è la pioggia. Insomma, ho raccolto un po’ di brani di artisti che prendono il suono della pioggia, lo usano come suggestione e lo infilano qua e là nelle proprie canzoni.

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Non so voi, ma a me il suono della pioggia piace tantissimo in tutte le stagioni. Diciamo che la patisco un po’ allo stadio, in campeggio e al mattino, ma in generale mi piace sentirla, soprattutto se ha un bel suono (ovviamente ciò esclude il grigione umidiccio novembrino che ogni tanto salta su qui nel nord-Italia: parlo di pioggia che scroscia).

Ecco una scaletta, con un po’ di commenti:

dall’inizio a 3:42 – Money Mark – Rain (NYC)

Money Mark è da sempre uno dei miei culti più o meno segreti. Del quarto Beastie Boy si è già detto tutto il bene possibile: un latinoamericanipponico (alla faccia del meltin’pot) con la passione per le tastiere analogiche vecchie e scassate (il suo vero mestiere era ripararle), una sensibilità lounge-pop fuori del comune e una capacità di creare piccole gemme (spesso abbozzate e buttate lì con nonchalance) ignorate dai più. Per dire, in casa ho un suo 10 pollici (che già non è esattamente un formato lanciatissimo per i vinili) interamente strumentale in cui non c’è un pezzo che non mi faccia fare i salti di gioia.

Rain è presa da un suo album relativamente recente e tanto per cambiare è bellissima ed evocativa. Sa di pioggia a New York, di alberi bagnati coi grattacieli sullo sfondo, di pozzanghere nei vialetti del Village e in generale profuma (o puzza, a seconda dei gusti) di asfalto bagnato. Profumo che mi piace tantissimo.

 

da 3:42 a 6:42 – Eddie Floyd – Oh, How It Rained 

Eddie Floyd non è esattamente famosissimo, ma per capirci è l’uomo co-responsabile di un classico soul come Knock On Wood. E’ un cavallo di razza della Stax, uno che più che altro ha scritto pezzi per altri, spesso grandi canzoni. Ma non è un uomo da ribalta, salvo quando girava con la Blues Brothers Band.

Oh, How It Rained è un pezzo ben poco soul: siamo sospesi a metà tra il blues acustico e il folk puro, anche se un po’ di groove non manca. Incredibilmente, la pioggia di sottofondo ci azzecca perfettamente.

 

da 6:43 a 10:02 – Deep Purple – One More Rainy Day

Parlare dei Deep Purple è come raccontare una squadra di calcio nel corso dei decenni: formazioni su formazioni che cambiano, con ritorni a manetta di ex, scazzi tra vecchie glorie, egotismi che cozzano e in generale ormai una concezione di gruppo come brand dietro al quale suona chi capita (un po’ come i Nomadi ora).

In ogni caso qui ci evitiamo il problema: One More Rainy Day è un pezzo del Mark 1 (per i non edotti sulla mistica blackmoriana, i Deep Purple si dividono in fasi, visti i tanti cambi di formazione), cioè la formazione primigenia. Quindi niente urletti di Ian Gillan, niente sfide all’ultimo secondo con Richie Blackmore e decisamente molta più atmosfera sixsties rispetto ai Deep Purple che sarebbero venuti.
Anzi, qui lo dico e qui lo nego, siamo di fronte ad un brano assolutamente di teen-pop, con tanto di testo adolescenziale sull’ennesimo giorno di pioggia (beh, siete inglesi, di cosa vi lamentate? non ci avete fatto l’abitudine?)
Il brano non è un granchè, ma quantomeno ha dei tuoni assolutamente proto-metal. Segno dei tempi che sarebbero venuti. Tuoni e fulmini dentro e fuori la band.

 

da 10:03 a 14:31 – Earth Wind & Fire – Bad Tune

Ok, lo so che ho la passione per questa canzone e non perdo occasione di infilarla in qualsiasi compilation. Che ci volete fare? E’ un pezzo funk al 100%, ci suona sopra uno strano strumento (dal suono vagamente gamelan) ed è sotto sotto molto aggressivo. Un vero pezzo "bad" nel senso buono (…) della parola.

Tanto per non smentirsi, Bad Tune oltre a suonare strana è preceduta da tuoni abbastanza inquietanti, roba da film horror. Poi parte il brano e si capisce che il lampo non è che un appetizer. Incredibilmente ho visto anni fa gente che ballava questo brano in un club londinese. Nota: è tratto dal primo album degl EW&F e non è affatto "disco".

 

da 14:32 a 18:43 – Lexia – Lady Rain (niente link: è roba da collezionisti)

Qui andiamo sull’oscuro. Lexia – ovvero Jean Leccia – è un compositore francese, noto ai più (si fa per dire) per le sue colonne sonore degli anni Sessanta e Settanta decisamente funky e apprezzate incredibilmente dai patiti di blaxpointation.
Teoricamente la sua Lady Rain sarebbe un piccolo classico nascosto: un brano assolutamente funky, purtroppo rovinato da un finalone drammatico che ci potevamo evitare. Spero vivamente ristampino i dischi di quest’uomo, in ogni caso. Per ora si trova qualcosina in qualche raccolta, ma vogliamo di più. Immaginatelo come un Lesiman in salsa francese, se vi va.

 

da 18:44 a 25:07 – The Doors – Riders On The Storm

Non ho mai capito quelli a cui stanno antipatici i Doors. Ok, verso i primi anni Novanta c’è stato un loro ritorno in auge che ha avuto dell’osceno (un film biografico mostruoso, il rigurgito di una moda tremenda tra i liceali, i fighetti che si conciavano da Jim Morrison, ecc.).
Detto questo, i Doors sono un grande gruppo al di là del consunto "mito" di Jim Morrison (che francamente ha un po’ fracassato le balle, non ho problemi a dirlo), cioè un gruppo che suona bene, ha delle idee, talvolta fa anche cazzate ma in generale produce bella musica, talvolta colta e addirittura jazzofila (ricordate Afro Blue piantata in mezzo ad Universal Mind in Absolutely Live?).

E poi un pezzo come Riders On The Storm non può non piacere: evoca strade bagnate di notte nell’entroterra californiano, fari arancioni da statale, pozzanghere, deserto che si fa fango, gente che abita nelle roulotte e tende a pacchetto da cui filtra transitoria la luce dei fari. Per anni ho usato questo brano come coadiuvante del sonno: il suono (vero) della pioggia rilassa, il brano è lento e soffuso, ha un reprise onirico assolutamente gradito e verso la fine sembra non voler terminare mai.
Personalmente lo considero una delle migliori "rain tracks" prodotte.

 

da 25:08 a 30:26 – Craig Armstrong – Glasgow

Per chi non è pratico di Craig Armstrong, chiariamo subito chi è: è l’uomo responsabile delle orchestrazioni (precisamente degli archi) su Protection dei Massive Attack. Se avete presente Sly su quell’album (io la considero la traccia migliore dell’album insieme alla revisione moderna di Spying Glass di Horace Andy) e vi ricordate come ad un certo punto la voce di Nicolette lascia spazio ai violini, ecco che vi siete fatti un’idea.

Insomma, quest’uomo è un genio musicale. Poi è anche uno che si butta un po’ via, perché da uno come lui non mi sarei mai aspettato un cedimento artistico triste come la collaborazione con Madonna o con Bono, ma è talmente bravo che lo si perdona.

Tra l’altro il buon Armstrong è un preso male, che di suo suona cose darkissime, inquietanti, amare e immagonite. Non suonate un suo album alle feste, ecco. Anche perché brani "allegri" come Glasgow (qui in versione strumentale) sono la norma.
Però non c’è nessuno che riesca ad evocare la pioggia e i colpi sordi di tuoni lontani così bene.

 

da 30: 26 alla fine – African Rain

Non ho idea di chi sia la registrazione. Fatto sta che per qualche minuto si sente una vera ripresa audio di un temporalone da qualche parte nella natura africana. Ci stava che la pioggia facesse un brano solista, no?

§ 5 Responses to Piove, governo ladro – un Podcast da ascoltare sotto l’ombrello"

  • pollo says:

    beh anche il buon vecchio lucio
    una giornata uggiosa

  • scamma says:

    passavo di qui per caso..stavo giusto cercando questo tipo di canzoni^_^ io ci metterei pure quarantined degli at the drive-in e wings pt.2 dei tool..;)

  • Suzukimaruti says:

    ma la pioggia se non sbaglio non si sente, vero?

    Perché il requisito è che il rumore della pioggia deve essere campionato o proposto nel brano, sennò non vale.

    Per lo stesso motivo ho dovuto eliminare “Listen to the falling rain” di Jose Feliciano (in italiano “Il giardino dell’amore” di Patty Pravo, con un testo che sembra una parodia di Elio)

  • Pippo says:

    Giusto. E avrei messo anche “No Rain” dei Blind Melon.

  • raccoss says:

    No “Purple Rain” ?

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