L’inguaribile sinistra degli idioti: No Coca e No Tav

November 17th, 2005 § 79 comments

Non per citare Alberto Tomba, ma "chi mi conosce" lo sa: sono geneticamente da sempre di sinistra, ho fatto in tempo ad essere iscritto un anno al PCI  e a militarvi (nella federazione giovanile, ovviamente), ho sempre fatto militanza attiva, definisco la mia identità umana prevalentemente su base politica (poi musicale e poi gastronomica) e in generale mi considero uno di quelli dello "zoccolo duro": un miliante che non abbandonerà mai il partito erede del PCI (cioè i DS), a cui mi considero "organico", pur non avendo più la tessera da un po’ di anni, più che altro per pigrizia.

Detto questo, le bestemmie che sto tirando a sinistra, a certa sinistra, ultimamente sono tantissime. Il motivo è semplice: CERTA sinistra mi ha profondamente disgustato, rotto le palle e immagonito.

Guardiamoci in faccia: per la seconda volta in 60 anni di storia repubblicana abbiamo la seria chance di vincere le elezioni politiche e di governare, per di più cacciando il (di gran lunga) peggior governo italiano dell’età repubblicana e il peggior Presidente del Consiglio di sempre.
E altrettanto prontamente si "accende" la sinistra che perde, quella anti-moderna, legata a vecchi schemi, quella che spaventa i moderati e che è ingenua, stupida e ignorante.

Mi spiego meglio: sono 31 anni che "vivo" di sinistra e mi accorgo che i peggiori idioti dopo gli elettori di Berlusconi li ho incontrati dal mio lato. C’è un’intera sinistra che vive secondo schemi mentali ed esistenziali barricaderi, vetusti e spesso infantili.

Chi bazzica un po’ la sinistra (anche quella non militante) sa di chi parlo: quelli che vivono al di fuori della modernità e della contemporaneità (gente che non ha il cellulare, non usa il computer, aborrisce le automobili, non impara l’inglese e ne va fiera), quelli che dicono "io non guardo la Tv" e pensano sia una cosa buona, quelli che adottano un’estetica e banalizzano un’ottica no-global, quelli "barba+sandali+renault4" e in generale malati di un hippysmo senza felicità, quelli che sono mentalmente, culturalmente e ideologicamente all’opposizione di tutto.

Chiariamoci: non sono estremisti, non sono vetero-qualcosa. Sono idioti.

Con chi ce l’ho di specifico?

CRETINI 1 – I NO-COCA

Beh, cominciamo con il bersaglio più facile: le menti brillanti che hanno approvato l’ordine del giorno al Comune di Torino in cui si propone di boicottare la Coca-Cola perché il suo ramo colombiano tratta male i campesinos.

Giustamente il nostro amato sindaco Chiamparino – con cui da sempre più tempo condivido la linea politica al 100% – ha bollato l’iniziativa come un’idiozia, per il semplice fatto che è un atto di vetusto anti-americanismo, condotto non contro l’azienda ma contro il simbolo che incarna. Puro stile BR.

Come giustamente ha fatto notare un osservatore, i consiglieri comunali di Rifondazione e del centrosinistra che hanno votato a favore del boicottaggio sono bellamente tornati a casa dopo il Consiglio Comunale con le proprie Fiat. E si sa che la Fiat non è e non è stata esattamente un modello etico in quanto a trattamento dei lavoratori. Eppure…

E sono gli stessi consiglieri comunali che non hanno fatto alcuna iniziativa contro la Caterpillar, che pure fornisce a prezzo di favore i blindati con cui Israele distrugge le case dei palestinesi e massacra i pacifisti di tutto il mondo che cercano di difenderle.
Gli stessi consiglieri comunali che fumano sigarette a decine nel cortiletto del Comune. E le multinazionali del tabacco non sono la Caritas. Perché non smettono di fumare?

Insomma, i consiglieri comunali della maggioranza che anche io ho eletto decidono di sparare nel mucchio delle aziende "stronze" e prendersela con la Coca-Cola, perché è la Coca-Cola, cioè il simbolo degli Yankee, che loro odiano a priori e indistintamente.

Cazzo, ma nessuno ha letto Lenin tra questi?
Azioni di questo genere richiedono coerenza. Se inizi un boicottaggio hai il dovere morale di essere coerente e boicottare TUTTE le aziende che maltrattano i lavoratori (lungi da me il difendere gli infamoni della Coca-Cola in Colombia: l’unico colombiano che tratterei male di default è Montoya).

Perché la Coca-Cola sì e la Nike no? E la Reebok no? E le compagnie petrolifere? E le case farmaceutiche?

Insomma, tanto per cambiare non vince la logica o il senso della misura, ma la regola dell’emergenza gridata del momento, ecc. Ora va di moda prendersela con la Coca-Cola? Facciamolo, cosa ci costa? 

Per di più il tutto è una gaffe mostruosa, perché come molte compagnie dell’industria del beverage, la Coca-Cola è una sorta di federazione di aziende su base nazionale. E la Coca-Cola Italia (che sarebbe oggetto del boicottaggio) non ha nulla da spartire con l’equivalente colombiano, salvo il disegno dei marchi. Anzi, qualche anno fa la Coca-Cola era pure sponsor della Festa dell’Unità…

Il risultato – che grazie al cielo non avrà luogo per l’intervento del Chiampa – sarebbe stato un’iniziativa inutile che riecheggia vecchi schemi filosovietici, spaventa i moderati, non ha alcun valore (figurati che danno può fare togliere la Coca-Cola dai distributori automatici del Comune… Intelligenti come sono, farebbero togliere solo la Coca e non le altre bibite del gruppo), non ottiene nulla e politicamente non conta nulla.
Insomma, un autogoal di quelli clamorosi.

Però fa sentire tanto bene chi vi aderisce, convinto di essere buono e giusto, mentre è un cretinetti che si unisce senza interrogarsi al coro di chi grida più forte. Complimenti.

A dare retta a certa sinistra boicottista, insomma, la vita sarebbe impossibile. L’unico modo di vivere coerenti sarebbe girare nudi o seminudi e vivere di raccolta di frutti spontanei (la caccia no).

Con ciò non voglio dire che sono contrario al boicottaggio di chi è in errore. Ma alla pagina 1 del Bignami del perfetto marxista c’è scritto che bisogna tenere conto della realtà, non cadere in astrazioni ed essere in sintonia col presente e di buon senso. Oppure si fa la figura dei peracottari…

Mi inquieta il fatto che chi fa politica sul serio (e si presume che un consigliere comunale sia tra quelli) non capisca che i modi e i tempi della politica sono diversi da cazzate di questo genere, che sono solo frutto di un anti-americanismo tanto idiota quanto dannoso alla sinistra.

Se un’azienda colombiana maltratta i lavoratori, ci sono modi diversi di sanzionarla. Non spetta certo al consiglio comunale di una città di un paese straniero, che per di più sbagla obiettivo… Insomma, ci sono enti preposti, ci sono forme di lotta internazionali ben coordinate, ci sono altri livelli di contrasto e ci sono ottime e collaudate politiche del consumo da applicarsi su larga scala.

Ma se domani la Invernizzi fa lo stracchino shakerando le mucche, non basta di certo il boicottaggio del comune di Sanpeire (CN) che non serve lo stracchino nella mensa aziendale a fargli cambiare idea.
Collegare mezzi e obiettivi: capitolo 2 del Bignami del perfetto marxista. Ci va tanto?

Mi inquieta il dilettantismo di certa sinistra. E mi spaventa l’idea che col proporzionale a liste bloccate non potremo scegliere chi votare. Favorirà il voto di scambio, ma un pensierino all’introduzione delle preferenze lo farei sul serio…

Per di più questi genietti sono spesso gli stessi che difendono e indicano come un modello la dittatura cubana. Un luogo dove fare il sindacalista è reato. E dove essere gay è proibito. E dove non esistono il diritto di sciopero, la libertà di espressione e di stampa (e le 35 ore in fabbrica). Ma Cuba non la boicottiamo, no? Basta una falce e martello a farcela stare simpatica?

Personalmente ci ho messo un po’ di anni a capirlo, ma sono giunto anni fa a 2 conclusioni fondamentali per la mia esistenza:

1 – che si dichiari "compagno" o meno, uno stronzo è uno stronzo, un dittatore è un dittarore, un arrogante è un arrogante

2 – i Nomadi, Vecchioni, i 99 Posse, ecc. fanno cagare pur essendo di sinistra (lo so che è irrilevante, ma per questa cosa fui "processato" dai compagni di militanza) e li si può disprezzare rimanendo di sinistra tanto quanto prima

CRETINI 2 – I NO TAV

Veniamo ad una delle vittime preferite dei miei improperi: i NO TAV.

Per chi non è pratico di queste cose, i NO TAV sono tutti coloro che protestano contro il passaggio della linea ferroviaria ad alta velocità nella Val Susa.
Non si capisce bene perché il suo passaggio è contestato in modo decisamente nullo o blando altrove, mentre in Valsusa trova oppositori a manetta. Cioè, magari si capisce anche ma merita un altro post che prima o poi farò.

Ecco, io i NO TAV non li sopporto, perché non li capisco e non sanno farsi capire (o forse non hanno argomenti).
Al di là di una naturale avversione per una grande opera che ti passa vicino a casa (ma in galleria sotto i monti per gran parte) e che genera naturalmente un po’ di scazzi, non riesco a trovare altri motivi per essere un NO TAV, se non una forma di "stupidità di sinistra".

Chi non è della zona non lo sa, ma la Valle Susa è un posto bruttissimo.
Pensate che già possiede una ferrovia totalmente fuori terra (cioè visibile), brutta e di fatto lentissima e inutile. E per di più è stata sventrata qualche anno fa da una terribile autostrada (carissima come pedaggio), che stanno raddoppiando perché messa com’è ora è inservibile. Autostrada quasi interamente costruita a cielo aperto, con poche gallerie.

Insomma, la Valle Susa – so che qualche valsusino si incazzerà, ma la verità va detta – rispetto ad un’idea bucolica di valle montana è brutta, inquinata, deturpata dall’edilizia industriale (in basso è tutta un capannone, possiede grandi fabbriche dell’industria pesante, brutte città di carattere industriale, per le quali è stata oggetto di immigrazione di massa dal Sud in passato – tanto che in certi paesi tipo Sant’Ambrogio si parla più calabrese che valsusino – ecc.) e percorsa da 4 corsie di autostrada.

Su questa autostrada e su una terribile statale (vanno entrambe fino in Francia) transita gran parte del traffico commerciale pesante (e leggero) diretto verso Ovest. Insomma, se vuoi andare in Francia in macchina o col tuo TIR passi per Susa, non ci sono alternative a meno che non vuoi passare per Ventimiglia, ma ti allontani tantissimo dalla direttrice Lione-Parigi-Mondo.

Se avete del tempo da perdere, fate un giro a Susa: è una città di antiche origini romane, non è una meraviglia ma nei dintorni si mangia bene.
Prima o poi vi capiterà di passare sulle celebri "rampe di Susa": sono tornanti a ridosso della città su cui ogni anno transita un numero spropositato di veicoli commerciali.
E sono uno dei luoghi più inquinati e invivibili del pianeta: immaginatevi i camion in prima che arrancano su un tornante in salita col motore su di giri. E in discesa mentre fanno freno motore e buttano polvere dei freni a secchiate.

Uno scempio ecologico, insomma: una valle attraversata da due percorsi su gomma pieni di TIR e di camioncini, automobili, ecc.
Un posto talmente inquinato da far pronunciare ad un oncologo piemontese la battuta " I valsusini per respirare l’aria buona scendono a Torino".

Per ovviare a questo scempio e per migliorare le rotte civili e commerciali verso Francia, Spagna, Benelux, ecc. a livello europeo si è pensato di costruire la linea ad alta velocità.
Il vantaggio è notevole: attualmente per andare in treno a Parigi ci va un tempo assolutamente demenziale; si fa quasi più in fretta a farla a piedi. Grazie al cielo i treni francesi recuperano il tempo perduto sulle ferrovie italiane, ma la Torino-Modane è un disastro di lentezza, su una tratta vecchia e malridotta.

Altro pregio dell’Alta Velocità quando passa in Valle Susa: è quasi tutta in galleria.
Visto che la valle è già rovinata da industrie, abusi edilizi di stampo mafioso (Campo Smith vi dice qualcosa?), una ferrovia, una statale trafficatissima e un’autostrada in fase di raddoppio, hanno deciso di non infierire. Va quasi tutta sotto i monti, con tunnel lunghi decine e decine di Km.
Insomma, il treno c’è ma non si vede.

Fatto sta che c’è una certa sinistra che protesta.
Non vogliono il treno ad alta velocità perché – come tutte le grandi opere – inizialmente richiede un po’ di rompimenti di balle, un po’ di espropri (pagati lussuosamente) di terreni e un po’ di fastidi che mi sembrano come minimo fisiologici. Capitasse a me un’alta velocità sotto casa probabilmente non sarei felicissimo, ma ragazzi il progresso deve fare la sua strada. E se si danneggia qualcuno lo si rimborsa profumatamente.

Per di più, come tutti i grandi progetti, la TAV può costituire un rischio ecologico, se non è costruita con tutti i controlli, se non è studiata bene e se non è tenuta d’occhio dagli enti preposti.
Insomma, come uomo di sinistra ho tutto l’interesse affinché la TAV sia fatta bene e nel rispetto dell’ambiente. E ritengo sia utile spendere le energie politiche su questo obiettivo.

Il bello è che la protesta monta: oggi sono sfilate (a detta degli organizzatori) 50.000 persone per dire no all’alta velocità. Non si capisce bene cosa propongano di alternativo, ma si sa a cosa sono contrari. Vabbè.

E’ come se qualcuno, visto che le automobili inquinano, proponesse di abolirle, di non costruirle più e di andare tutti in bicicletta. Obiettivo realizzabile, pratico e assolutamente coi piedi per terra, no? A certa sinistra non viene in mente che le cose si possono migliorare. Per esempio si può lottare affinché le automobili diventino sempre meno inquinanti.
Come dite? L’estremismo come malattia infantile del comunismo? Beh, il buon Lenin aveva ragione. Non a caso era un fanatico dei treni e vedeva in essi (scusate la citazione di Guccini, per di più a sproposito) un "mito di progresso".

Piccolo problema: dov’erano i NO TAV quando costruivano in mezzo alla valle un’autostrada che solo a vederla dà il magone e che deturpa ben più di una galleria sotto i monti? E che sta facendo morire di inquinamento tutta la valle? 
Ve lo dico io: non c’erano. Anzi, chiedevano a gran voce l’autostrada.

Dov’erano quando la FIAT e altre aziende costruivano fabbriche gigantesche in valle, disboscando senza ritegno, inquinando falde, sbancando dorsali e strappando lavoratori dal Sud?
Ve lo dico io: in fila a farsi assumere e a ringraziare col voto i protettori democristiani della valle.

Dov’erano quando la mafia in trasferta fuori dalla Sicilia sventrava l’alta valle con abusi edilizi tremendi, disboscava a manetta per fare piste da sci, cementificava intere zone per fare villaggi turistici per sciatori fighetti, segava via interi pezzi di valle per costruire strade d’accesso alle villette abusive dei cumenda della Fiat e costruiva eco-mostri come il complesso di Campo Smith? (dove ovviamente fanno lo Juventus camp, perché le schifezze si attraggono)
Ve lo dico io: esultavano perché in valle arrivavano i posti di lavoro. Non si è mai visto un corteo, una protesta, nemmeno mezzo striscione.

La questione inquietante è che questo pezzo di sinistra idiota si proclama ecologista.
Per quanto ne so io il treno è un "investimento ecologico": fare una ferrovia non è il massimo per l’ambiente (ma è sempre meglio anche della più sfigata delle strade asfaltate), ma un treno elettrico non inquina, è una forma di trasporto sana (zecche a parte) e in generale a bassissimo impatto ambientale.

Fatto sta che parte dei valsusini e un bel po’ di NO TAV d’importazione non vogliono l’alta velocità. Ma cosa vogliono?
Non capisco come possano attaccare la TAV quando la valle è interamente percorsa da una quantità esasperante di trasporto su gomma. Cioè gran parte del traffico merci verso ovest passa di lì.

Preferiscono i camion? Le micropolveri dei diesel, le polveri dei freni, i mali da idrocarburi, il motore dei V8 dei TIR 24 ore al giorno?

Ho provato negli anni a chiedere ai NO TAV (anni fa ne frequentavo molti, per questioni di ex fidanzata) e non ho mai ottenuto una risposta intelligente o reale/razionale.
La loro risposta media è "non vogliamo che si faccia. Punto". Nel corso degli anni ho letto praticamente tutta la documentazione prodotta dai NO TAV ed è un insieme confuso ed irrazionale di allarmismi iperbolici, leggende metropolitane, disinformazione bella e buona.

Tra l’altro a tutti questi punti (che sono gli stessi da anni e che periodicamente vengono "ricucinati" e riproposti) ha risposto da tempo un comitato universitario di tecnici non di parte (cioè volontario), che ha smontato le tesi deliranti dei NO TAV punto per punto.

Non è escluso che da queste parti capiti qualche NO TAV (si cercano ossessivamente su Internet, in preda ad un protagonismo che fa quasi tenerezza) e presidi questo spazio riempiendolo di vaneggiamenti spacciati per informazione. In questo caso consiglio un giretto online alla ricerca di informazioni equilibrate.
La regola, come sempre, è non credere agli slogan e pensare con la propria testa.

Detto questo, mi preme far notare che il "cuore" del movimento NO TAV è lo stesso che tempo fa aveva animato qui a Torino un ridicolo comitato NO OLIMPIADI. Cioè gente che non voleva le Olimpiadi a Torino, perché "alla fine sono in mano alle multinazionali", perché "sono un’americanata", perché "sono le Olimpiadi dei padroni", perché "lo sport non è puro", perché "tanto alla fine ci si arricchiscono sempre gli stessi", ecc.

Insomma, c’è gente a (certa) sinistra (i NO TAV e i NO OLIMPIADI: erano più o meno gli stessi) che non vuole fare le cose perché rischiano di venir fatte male. Gente per cui – a priori – la parola "imprenditore" è un insulto.
 
Io invece credo che la sfida per la sinistra sia fare le cose che servono e dimostrare che possono essere fatte bene, a misura d’uomo, in modo intelligente, sano, onesto e giusto.
Cioè se il nostro ruolo è fermare il progresso, l’evoluzione della società e dei suoi mezzi e fare i signornò, allora non siamo l’alternativa alla destra. Siamo il nulla. Gente che non esce di casa per paura di sbagliare.

Il bello è che guardo le foto del corteo dei NO TAV e chi vedo? Proprio i cretini funzionali alla destra di cui paventavo la risurrezione pre-elettorale qualche giorno fa. Ecco qui bello bello il mitico Caruso e poco più in là Agnoletto.
Manca Casarini, ma forse stava portando la fattura mensile ad Arcore.

Ma se guardo le foto mi incazzo ancora di più perché capisco a che livello di idiozia arrivi la gente di certa sinistra: riesco addirittura a vedere due astute NO TAV con in mano un cartello "-TIR = + Turismo".

Vuoi meno TIR? Vuoi più turismo? Prendi il treno! Promuovi il treno! Fai prendere il treno alla gente!

Come cacchio fai a non volere i TIR e a non volere il treno? Facciamo tutta la valle pedonale? Facciamo i TIR elettrici che esauriscono le batterie ogni 30 metri? (no perché siete pure contrari all’alta tensione, alle condotte forzate in valle e così via). Facciamo tutto in seggiovia? (perché le seggiovie, che deturpano ben bene non le hanno mica contestate…). Saliamo in valle a dorso di mulo?

Il fatto è che siamo di fronte al classico fenomeno BANANA (il link a Wikipedia spiega tutto), che è una delle tante e stupide derive del peggiore ambientalismo di facciata, ideologico, edonistico e non pragmatico.
Insomma, il classico ambientalismo dei Verdi italiani (che i Verdi in Europa sono mediamente partiti seri, informati, colti, pragmatici): un partito che – salvo un ottimo inizio con gente come Mattioli e Langer – per anni è stato gestito da Ripa di Meana, non so se mi spiego. E per anni – ora a posteriori capiamo – il loro segretario è stato un tal Rutelli, detto mister coerenza…

Ma forse qui salta fuori anche uno dei motivi per cui la protesta anti-TAV è nata (e poi si è sviluppata acquisendo motivazioni pseudo-ecologiste, coinvolgendo altre realtà al di fuori della valle): il traffico su gomma in Valsusa porta soldi, tanti soldi.
Pensateci: ristorazione, alberghi, carburante, officine e tutto l’indotto tipico di situazioni locali ad alto transito e per di più di frontiera.

Il sunto di questo post chilometrico è che sono spaventato. Ho l’impressione che di fronte ad una sinistra intelligente, matura, preparata e moderna (e assolutamente non meno di sinistra) ci sia una tragica ed imbarazzante "altra sinistra" che è assolutamente impreparata a governare e ad accettare che le persone di sinistra più intelligenti di loro governino.

Spesso è solo gente ignorante o in buona fede. Spesso è gente che assume atteggiamenti condivisi dalla massa e non si informa, non ragiona con la propria testa, ma si veste (fisicamente e ideologicamente) dei "fenotipi" che ai loro occhi sembrano più sinistrorsi, più antagonisti, più anticonformisti.
Poi molti li vedi ai cortei vestiti tutti uguali mentre ripetono gli stessi slogan come mantra vuoti, perché esiste un orribile conformismo di sinistra.

ARCI, ADDIO

Il risultato pratico (perché lo scazzo è "wireless") alla base di tutto ciò è che per la prima volta in vita mia non rinnoverò la tessera ARCI, dopo anni di militanza vera e sentitissima (ci ho pure fatto il servizio civile, mi sono sempre "sentito" dell’ARCI e sto seguendo la nascita del loro nuovo sito).

Purtroppo, infatti, l’ARCI ha aderito al comitato NO TAV, di fatto tradendo molti dei suoi iscritti e prendendo una decisione arbitraria e verticistica (oltre che sbagliata, ignorante e dannosa per la sinistra). Come militante dell’ARCI mi sento tradito nel merito e nel metodo.

Quindi adieu. Mi costa, ma adieu. E’ una scelta personale (non mi iscrivo ad un’associazione di cui disprezzo certe importanti scelte politiche e di identità) e non un invito al boicottaggio, anche perché sarebbe comico come il boicottaggio della Coca-Cola del Comune di Torino.
Manterrò ottimi rapporti personali con le *persone* dell’Arci (ho amici fascisti, sforzandomi un po’ posso avere anche amici NO TAV), ma con l’Associazione non voglio più avere nulla a che fare. Lo dico senza astio.

Sì, perché purtroppo l’ARCI a livello nazionale è vittima delle scelte ideologiche di una dirigenza sempre più ripiegata sulla "sinistra idiota", quella antimoderna, rifondarola, antagonista a priori e vagamente no global (nel senso negativo del termine; ma ce n’è uno positivo?). Quella che non vuole governare perché ha odio/paura del potere o se vuole governare non vuole "fare", perché ha paura di fare male, perché si vergogna a maneggiare il potere, perché non è *matura* per governare…

Tristemente l’ARCI torinese, in preda all’improvvisazione politica e priva della guida intelligente, consapevole e colta del rimpianto Maurizio Collino (che era assolutamente PRO-TAV ed era come sempre informatissimo sulla questione valsusina), ha ceduto alla peggiore sinistra "di pancia". Quella dei fricchettoni con la barba, i sandali, la R4 zozza e l’immancabile pacchetto di sigarette (ma loro boicottano la Coca-Cola, mica le multinazionali del tabacco).
Gli stessi idioti che qualche anno fa ad un corteo mi stavano per menare perché possedevo ed usavo un telefono cellulare, a loro detta segno identificativo del "nemico" o degli sbirri. Cellulare che stavo usando per un collegamento in diretta con Radio Popolare di Milano (che è la radio-simbolo di certa sinistra descamisada, by the way) e raccontare il corteo…

Compagni che sbagliano, come sempre.

Ce lo meritiamo Berlusconi. Ecco.

§ 79 Responses to L’inguaribile sinistra degli idioti: No Coca e No Tav"

  • Suzukimaruti says:

    antifatico, ma il problema (sempre il solito, per altro) è che potevi firmarti con nome e cognome.

    Forse ci facevi una figura migliore. (forse, neh)

    E forse da fascisti (e codardi) è proprio difendersi dietro l’anonimato.

    Insomma, per mandarmi a fanculo e incollare l’ennesimo volantino delirante potevi benissimo usare nome e cognome.

    O forse ti vergogni così tanto delle tue idee da non firmarle.

    Vedi tu.

  • antifa says:

    Bravo e soprattutto simpatico.
    Vorrei fare una precisazione per non essere frainteso: il fascista sei tu, per questo mi sono firmato antifa (potevo anche firmarmi anti-te).
    Premetto che leggerò solo la risposta a questo post e poi non mi farò vedere più su sto sito di merda. Quanto mi piace insultare quelli come te, saputelli perchè borghesucci, ds perchè ignoranti.

    NO TAV-ORA E SEMPRE RESISTENZA POPOLARE
    TAV: amianto e uranio
    Rischi di esposizione ad amianto e uranio
    causati dai lavori di costruzione della linea ad alta velocità

    30-05-2004 – Fonte: Medici di base Val di Susa
    TAV/TAC: I PROGETTI
    La RFI (Rete Ferroviaria Italiana) ha presentato, nel mese di dicembre 2003, il progetto preliminare della linea TAV/TAC per la tratta nazionale della Torino-Lione.
    La tratta, da Settimo Torinese a Bruzolo, ha una lunghezza complessiva di circa 44 km, e prevede, rispetto al precedente progetto, una galleria unica da Grange di Brione a Borgone (galleria Musinè-Gravio) di quasi 23 km con il passaggio in galleria anche nella zona di Caprie.
    Allo scavo principale andrebbero inoltre ad aggiungersi almeno tre “finestre di sicurezza”, ovvero gallerie secondarie in località Rivera, Caprie e Grangetta.
    Per quanto riguarda invece la tratta internazionale, il progetto prevede il cosiddetto tunnel “di base” di 53 km, da Venaus a St. Jean-de-Maurienne.
    L’AMIANTO
    Nel gennaio 2003 un’equipe di geologi del centro di Geotecnologie dell’Università di Siena ha svolto, per conto di RFI, un’indagine finalizzata alla ricerca di amianto nelle rocce della bassa valle, con prelevamento di 39 campioni in 29 punti di osservazione, ubicati nel territorio compreso fra Grange di Brione e Condove. In circa la metà dei campioni esaminati è stata riscontrata la presenza di amianto in diverse forme.
    Sulla base di questo studio RFI ha valutato l’estrazione di materiale roccioso contentente amianto: il volume previsto è di 1.150.000 metri cubi (per avere un’idea si pensi ad un grattacielo di base 50 per 50 alto 460 metri); è previsto che circa la metà (500.000 mc) di questo materiale venga stoccato in località Tetti S. Mauro (Almese); dal progetto non risulta previsto un piano di sicurezza che possa impedire la dispersione di fibre d’amianto durante le fasi di lavorazione e di stoccaggio.

    IL MESOTELIOMA
    Tra le malattie causate dall’amianto, il mesotelioma, tumore maligno della pleura, è sicuramente la più grave. Si manifesta dopo 15-20 anni dall’inalazione di particelle di amianto, ma ha una mortalità del cento per cento e conduce a morte in media entro nove mesi dalla diagnosi. Non esiste esposizione sicura, cioè non esiste una soglia di esposizione al di sotto della quale l’amianto sia innocuo. Nella nostra provincia si verificano ogni anno 5 decessi per mesotelioma ogni 200.000 abitanti: è una percentuale molto più alta rispetto a quella nazionale. Nel caso di una prolungata esposizione ambientale, come quella che dovrebbe derivare dalla movimentazione di più di un milione di tonnellate di rocce contenti amianto, i casi di questa malattia potrebbero aumentare di molto.

    L’URANIO
    Nel massiccio d’Ambin attraversato dal traforo sono presenti numerosi giacimenti di uranio, come documentato dal CNR fin dal 1965; per maggior precisione il materiale presente è pechblenda, forma notevolmente radioattiva; non è conosciuta per il momento una previsione di LTF (la società che gestirà la costruzione della tratta internazionale) sulla quantità di uranio che potrà essere contenuto nel materiale estratto (cosiddetto smarino): ben 15 milioni di metri cubi, pari a sei volte il volume della piramide di Cheope.
    L’uranio si disperde nell’aria e può essere inalato, ma soprattutto contamina le falde acquifere e va ad inquinare i corsi d’acqua che possono essere utilizzati per l’irrigazione.

    I LINFOMI
    L’uranio, se inalato o ingerito, provoca contaminazione interna e può essere causa di linfomi. Un recente studio dell’Istituto Superiore di Sanità ha evidenziato un incremento di linfomi di Hodgkin nei militari impiegati in missione di pace nei Balcani ed esposti all’uranio impoverito: ben il 236% in più rispetto alla popolazione non esposta.
    L’uranio che potrebbe essere estratto nelle nostre zone è notevolmente più radioattivo di quello impoverito a fini bellici.

    CONCLUSIONI
    La situazione che si prospetta per il nostro territorio è, a nostro avviso, estremamente preoccupante, tale da configurare la concreta possibilità di severi danni alla salute pubblica.

    Come medici operanti in Val di Susa crediamo sia nostro dovere pretendere che siano attivate misure di sicurezza tali da impedire la contaminazione del nostro territorio.

  • Suzukimaruti says:

    antifatico…

  • antifa says:

    Ma perchè non te ne vai a fare in culo, brutto pezzo di merda che non sei altro. Sei un coglione cacasotto rompiminchia. Vai a combattere in Iraq o vai a lavorare nei cantieri tav, così magari sto sito di merda sparisce.
    NO TAV-NO OLIMPIADI-NO DS-NO SUZUKI(O COME CAZZO TI CHIAMI)
    Chiamparino è un coglione, per questo condividi tutto quello che ha fatto.

  • sy.naptic says:

    lungo ma istruttivo…
    per chi ha voglia di contestualizzare un minimo l’affare alta velocita’…
    buona lettura

    Breve storia dell’Alta Velocità
    di Claudio Cancelli – Marzo 2004

    (Claudio Cancelli è docente al Politecnico di Torino,
    consulente tecnico della Comunità Montana Bassa Valle
    Susa per l’Alta Velocità, coautore del libro “Alta
    velocità. Valutazione economica, tecnologica e
    ambientale del progetto” Ed. CUEN-Ecologia)

    L’alta velocità ferroviaria è nata a metà degli anni
    80 in sede politica. Gli ingegneri dell’Ansaldo, a cui
    un paio di anni prima era stato affidato il compito di
    progettare, per quanto riguardava il settore
    ferroviario, il Piano Generale dei Trasporti, non
    l’avevano prevista. In questa prima anomalia si trova
    il segno dell’intera vicenda; se in effetti
    limitassimo la discussione sull’alta velocità italiana
    nei termini tecnici ed economici della scienza
    classica, l’argomento potrebbe essere chiuso in tre
    righe. I treni A. V. sono treni passeggeri che si
    spingono al limite della tecnologia ferroviaria
    pagandone, poiché i miracoli sono rari, il prezzo
    relativo: una linea interamente nuova, con modificate
    caratteristiche geometriche dei binari e con diversa
    alimentazione, un costo di manutenzione e di
    ammortamento all’incirca triplicato rispetto a quello
    delle linee convenzionali. In termini economici,
    l’investimento può tuttavia risultare conveniente
    quando un numero sufficientemente alto di passeggeri –
    tra 30 e 50 mila al giorno, tanto per dare dei numeri
    – sia disposto a pagare il relativo biglietto. Fatti i
    conti, risulta che questo è possibile quando si hanno
    città di qualche milione di abitanti, poste ad una
    distanza compresa tra 300 e 500 km, e con una pianura
    in mezzo possibilmente poco abitata. Si tratta del
    caso della Parigi – Lyon, la cui realizzazione viene
    considerata un successo commerciale. Si tratta anche
    della maggior parte delle linee costruite in Francia e
    Germania. Una notevole eccezione è rappresentata dal
    collegamento Parigi – Londra; il destino ha voluto che
    qui si trovasse in mezzo non solo della pianura, ma
    anche un braccio di mare. Il problema è stato tuttavia
    risolto con un crack da 20000 miliardi di lire,
    addossato in parte alle migliaia di poveri scemi che
    avevano investito i loro soldi nella costruzione del
    tunnel, e per il resto a tutti i cittadini francesi.
    Si tratta di un metodo brillante, ma non ripetibile in
    tempi brevi, per ragioni che non vale la pena di
    spiegare.

    Seppure tagliato con l’accetta, questo schema permette
    di capire per quale motivo le linee A. V. siano state
    costruite in Francia, in Germania e nei Paesi Bassi, e
    non in Inghilterra, Svezia o in Svizzera, sebbene
    anche in questi paesi la possibilità di costruirne sia
    stata presa in considerazione. Non serve a capire come
    mai si sia deciso di farle in Italia; in questo paese
    mancano tutte le condizioni favorevoli e si accumulano
    tutte quelle negative, per le caratteristiche
    orografiche, la distribuzione e la densità degli
    abitati, l’urbanizzazione diffusa et cet. Proprio per
    questi motivi nessun tecnico ferroviario l’aveva
    proposta, prima che apparisse la società T. A. V., di
    cui parleremo tra poco. In Italia ci si era orientati
    su un criterio diverso per rendere più veloci i
    collegamenti, ed era stata sviluppata, prima che in
    altri paesi, la tecnica dei treni ad assetto variabile
    – i pendolini. Con questi treni si potevano
    raggiungere velocità attorno ai 200 Km/h e ridurre i
    tempi di percorrenza di circa il 30%, senza dover
    costruire nuove linee. Che per guadagnare ancora
    qualche minuto – una decina tra Milano e Roma – ci si
    lanciasse in un investimento dell’ordine dei 100 mila
    miliardi, sembrava incredibile.
    Invece è accaduto; ma prima di raccontare brevemente
    come, conviene mettere a fuoco un punto cruciale. Nel
    giudicare economicamente infondata tutta l’impresa ci
    siamo attenuti al criterio dichiarato del capitalismo,
    quello per cui è accettabile qualunque investimento
    che comporti un profitto superiore o almeno uguale a
    quello medio. Non ci siamo affidati né a
    considerazioni etiche, né a modelli di vita e di
    sviluppo alternativi. La peculiarità di questa vicenda
    è che ci si trova di fronte al mistero di persone che
    hanno apparentemente programmato un disastro
    economico, sapendo perfettamente di farlo. La
    spiegazione non è difficile; per capire è sufficiente
    sostituire alla regola del capitalismo teorico quella
    del capitalismo reale, la quale dice, più o meno: è
    accettabile qualunque disastro economico purché le
    perdite siano addossate all’intera comunità e i
    guadagni rimangano nelle mani di chi gestisce
    l’operazione. Il che, per dirla tutta, non è una
    grande novità; ma in questo caso l’applicazione del
    principio è stata veramente grandiosa, lo schieramento
    di forze che l’ha sostenuta nuovo e impressionante, e
    il cambiamento di regole che l’iniziativa ha
    comportato tale da modificare strutturalmente i
    lineamenti del diritto.

    Tornando alla storia, è il ministro Signorile a
    introdurre il progetto nel Piano. Al tavolo siedono
    personaggi come Emo Danesi e Publio Fiori. Presidente
    delle Ferrovie (FS) è, per la prima volta da quando
    l’ente è stato creato, un politico, il democristiano
    Ligato. A nessuno viene in mente che per adottare un
    piano di investimenti da 90.000 miliardi, con le FS
    praticamente alla bancarotta, occorrerebbe almeno
    un’analisi comparata della redditività. Nonostante la
    felice partenza, il progetto passa per fasi alterne.
    Ligato in particolare ha qualche problema con le
    lenzuola e si dimette, prima di essere ucciso in una
    resa di conti in Calabria. Probabilmente per ragioni
    di immagine, viene nominato un commissario esterno
    nella persona di Schimberni, di provenienza
    Montedison. Con grande sorpresa di chi lo aveva
    nominato, Schimberni ha la mania di fare i conti:
    cancella l’alta velocità sostenendo, all’incirca, che
    se uno ha una cinquecento che non funziona, non può
    pensare di risolvere il problema comprandosi una
    Ferrari. Il nuovo ministro dei trasporti, Bernini,
    cancella Schimberni. E finalmente, con Necci sul ponte
    di comando delle FS, l’operazione parte nel 1988.
    Per gestire l’operazione viene costituita la società
    T.A.V., in cui le FS entrano come soci di minoranza,
    essendo ufficialmente la maggioranza in mano ai
    privati. Le FS affidano in concessione lo sfruttamento
    delle linee alla T.A.V., la quale di rimando affida
    alle FS la gestione tecnica della realizzazione delle
    linee e il loro futuro esercizio. Come gestore tecnico
    le FS firmano un contratto in cui restituiscono alla
    T.A.V. l’affidamento dei lavori; la T.A.V. subappalta
    la costruzione a tre general contractors, FIAT, ENI,
    IRI, di cui gli ultimi due al momento di concludere si
    defilano lasciando il campo al ben noto gruppo di
    Romiti e soci. Il quale subaffitta la progettazione a
    Fiat Engineering e incarica una sua controllata, la
    Cogefar – Impresit, di costituire due consorzi per la
    costruzione delle linee. Vi sono anche altri consorzi
    che entrano… lasciamo perdere. Tanto avete capito
    poco, diciamo la verità. Se vi consola neppure chi
    scrive ha mai capito esattamente come il tutto
    funzioni, salvo il fatto che si tratta di un artificio
    destinato a permettere l’appropriazione di denaro per
    pure attività di transazione.

    Prima di spiegare, aggiungiamo un tassello che
    riguarda il finanziamento delle opere. Nella
    architettura finanziaria prevista sulla carta, il 40%
    della cifra veniva messo a disposizione dallo Stato a
    fondo perduto più, in grazioso regalo, la direttissima
    Firenze – Roma, già costruita vent’anni prima; il
    rimanente 60% doveva essere reperito dai privati. Ma
    nessuno presta cifre di decine e decine di migliaia di
    miliardi ad una società, la T.A.V., con capitale di
    appena 140 miliardi, perché manca qualsiasi garanzia
    di restituzione. Qui è il colpo di genio. I soldi
    saranno dei privati, almeno in parte, ma i loro
    interessi e la loro restituzione saranno garantiti
    integralmente dallo Stato (dal Tesoro), con solo
    questa sottigliezza: che il pagamento degli interessi
    verrà messo a bilancio, ma la restituzione del
    capitale no, il suo inizio verrà rimandato di una
    quindicina di anni, in modo da non sforare i parametri
    di Maastricht. Chiamare privato questo finanziamento è
    un volgare gioco di parole. E l’altro caposaldo della
    presunta natura privata dell’affare, quello che
    riguarda la composizione societaria della T.A.V., è
    semplicemente falso. Fin dall’inizio la maggioranza
    delle azioni è in mano alle FS, solo che la cosa è
    mascherata tramite la partecipazione di una banca
    interamente posseduta dalle ferrovie di stato. Il
    rimanente è in mano ad altre banche. Di queste,
    tuttavia, la stragrande maggioranza sono istituti di
    diritto pubblico. Di privato vi è, sì e no, una
    ventina di miliardi.
    Eppure la natura privata dell’impresa è condizione
    essenziale perché il tutto risulti formalmente
    accettabile. Forse perché non più all’altezza dei
    tempi, ma lo Stato liberale classico possiede alcuni
    meccanismi di difesa contro l’appropriazione o l’uso
    privato di denaro pubblico. Senza questa panzana del
    privato, non sarebbe stato possibile né disegnare
    questo incredibile garbuglio di società, buona parte
    delle quali svolge semplicemente funzioni di
    intermediario, né scegliere i general contractors, o
    le ditte di progettazione, o quelle di consulenza e
    costruzione, a trattativa privata, al di fuori di
    qualsiasi meccanismo competitivo. Ma specialmente non
    sarebbe stato possibile dilatare le dimensioni e i
    costi del progetto senza alcuna analisi dei benefici
    ottenibili. Ed anche questo è un aspetto essenziale;
    serve a spiegare per assurdo la forza dell’impresa.
    La straordinaria trovata di addossare i costi alle
    generazioni future, ha aperto di fatto un pozzo senza
    fondo. Di lì si pesca per coinvolgere partiti,
    consulenti, chiunque esprima dubbi; per promettere
    agli enti locali che devono acconsentire al passaggio
    delle nuove linee faraoniche opere di compensazione,
    per firmare impegni di qualsiasi tipo con la
    tranquilla convinzione di non dover, a proprie spese,
    mantenere nulla.
    Fioriscono nuove figure professionali: Prodi viene
    nominato garante, non si sa di che cosa, e retribuito
    per questa sua misteriosa funzione; una signora di
    nome Agnelli, la quale sa di treni più o meno quello
    che chi scrive sa di sanscrito, entra nel comitato che
    deve studiare il difficilissimo problema dei nodi
    ferroviari; un istituto di ricerca privato, Nomisma,
    di cui Prodi è stato fondatore – ci sembra di
    ricordare – e sicuramente presidente del Comitato
    Scientifico, riceve la modica cifra di 10 miliardi per
    studiare l’impatto socioeconomico dell’opera. Ci
    fermiamo qui, anche se potremmo andare avanti, nomi e
    cognomi, per qualche decina di pagine. Se qualcuno non
    ha ancora capito, non capirà mai. E’ che non vuole
    capire.

    Come abbiamo già ricordato, l’appropriazione di denaro
    pubblico è una costante del normale funzionamento
    dell’economia. Ma in questo caso non si può che
    rimanere perplessi della copertura che l’operazione ha
    ricevuto a tutti i livelli. Lasciamo perdere le
    mazzette, l’argent de poche di Pacini Battaglia a
    Necci o a sua figlia, la farsa insomma. C’è di peggio.
    La costituzione della T.A.V. è stata autorizzata dal
    governo e dal parlamento con decreto legge,
    successivamente convertito; l’opera ha passato il
    vaglio del Consiglio di Stato il cui presidente,
    Giorgio Corsini, detto per inciso, è passato in pochi
    mesi da presiedere il Consiglio a presiedere le FS – e
    dell’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato;
    lo schema di restituzione ritardata dei prestiti,
    quella specie di gioco delle tre carte su cui si basa
    il carattere privato del finanziamento, è stato
    inserito in dispositivi di legge; i sindacati
    confederali si sono schierati a corpo morto in favore
    del progetto. Per arrivare al dunque, è accaduto che
    le dimensioni dell’affare sono state tali da
    coinvolgere, salvo rare eccezioni, tutte le forze
    organizzate in qualche modo capaci di influire nel
    processo – con l’eccezione di Rifondazione Comunista e
    dei Verdi, i quali almeno formalmente si sono opposti.
    Ma sul carattere di questa opposizione si possono
    avere ampi dubbi.
    Concludo con qualche osservazione sulla natura di
    questo imponente schieramento, a cui concorrono i
    grandi gruppi economici e finanziari, i partiti
    politici, i sindacati confederali, la delinquenza
    organizzata. Non vorrei generalizzare troppo, ma
    l’affare del secolo ha caratteristiche troppo
    illuminanti perché uno non si faccia delle opinioni.
    Sui così detti poteri forti non credo vi sia molto da
    dire; il loro ruolo è del tutto evidente. Mi limito a
    notare che tangentopoli non li ha affatto danneggiati,
    al di là di qualche condanna ininfluente. Anzi, nel
    generale sconquasso della politica, sono arrivati nei
    posti di comando direttamente i loro uomini. I partiti
    hanno subito qualche sconquasso con la stagione di
    tangentopoli, ma hanno conservato un forte potere
    contrattuale. Rappresentano infatti un anello
    fondamentale del processo di appropriazione, poiché
    controllano il meccanismo elettorale: hanno quindi, in
    ultima analisi, le mani sul rubinetto del denaro
    pubblico. Le indagini di Di Pietro li hanno tuttavia
    costretti a raffinare i metodi; le borse
    ventiquattrore o le scatole di cioccolatini si sono
    rivelati di colpo strumenti alquanto rozzi per la
    circolazione del denaro. Questo ha portato ad una
    forte accelerazione di un processo già in atto, il
    fiorire di attività parallele: studi professionali,
    società di progettazione, enti precipitosamente
    privatizzati, collocati in gran parte nel settore dei
    lavori pubblici, e tutti apparentemente clienti del
    partito. Tuttavia è molto probabile che i clienti
    siano oramai divenuti padroni, se non altro a causa
    del trasferimento massiccio di persone dalla sfera
    partitica a quella, almeno ufficialmente, privata. I
    partiti sembrano essere poco più che scatole vuote la
    cui funzione è la cattura del consenso elettorale, con
    tecniche professionali di vendita dell’immagine. Il
    che spiega, tra l’altro, il carattere del tutto
    trasversale dello schieramento che si trova dietro le
    operazioni che contano, ed il balletto di
    contrapposizione sui grandi temi istituzionali:
    presidenzialismo, semipresidenzialismo, tre quarti di
    presidenzialismo e un quarto di cancellierato.
    Veniamo ora ai sindacati confederali. Vi è stato un
    continuo trasferimento di dirigenti dalla struttura
    sindacale a quella di FS, T.A.V., Metropolis; in altre
    parole alle tante società costruite attorno al
    progetto A.V. La cooptazione della dirigenza sindacale
    nella élite al potere, che è tratto caratteristico di
    questi ultimi venti anni, ha trovato il suo percorso
    privilegiato nella formazione di queste società di
    comodo, oltre che nell’invasione e nella
    moltiplicazione dei ruoli di dirigente delle ferrovie
    stesse. Inoltre, i sindacati confederali hanno goduto
    di un vantaggio decisivo, nell’espandere la loro
    influenza rispetto ad altri attori della partita. Pur
    essendo di fatto protagonisti istituzionali, almeno
    dall’82, dotati grazie alla concertazione di un
    notevole potere di pressione o di interdizione su
    eventi macroeconomici, non sono soggetti ad alcun
    vincolo di legge, semplicemente perché questo loro
    ruolo non era previsto nello stato liberale classico.
    I loro uomini sono rimasti immuni da tangentopoli e
    hanno invaso gli spazi che la procura di Milano apriva
    nei territori della politica. Per intendersi con un
    esempio, l’imprenditore Lodigiani ha confessato a Di
    Pietro una lunga e dettagliata storia di tangenti
    connesse con l’alta velocità. Tra quelli che avevano
    battuto cassa figurava la CISL. Lodigiani dichiarò di
    avere versato il denaro (100 milioni di lire, una
    miseria) direttamente al segretario nazionale Sergio
    D’Antoni. Di Pietro convocò D’Antoni per interrogarlo
    e subito dopo lo rilasciò; il che diede il via ad una
    memorabile conferenza stampa del sindacato, durante la
    quale il vice di D’Antoni dichiarò l’amico Sergio
    innocente, vergine e santo, oltre che assolto da ogni
    turpe sospetto. Eppure il racconto di Lodigiani era
    circostanziato, preciso, puntuale; non vi era motivo
    di non credergli su D’Antoni, almeno che la sua
    attendibilità non fosse contestata in blocco anche nei
    confronti di tutti gli altri, numerosi e noti, tirati
    in ballo. Cosa che non è affatto accaduta. Solo che
    D’Antoni non rivestiva alcuna carica pubblica, e
    quindi la donazione di Lodigiani figurava come un
    affare tra privati, senza alcuna rilevanza penale. Di
    Pietro lo aveva sentito solo come persona informata
    dei fatti.
    Infine, un accenno alla delinquenza organizzata. Con
    questo termine intendo le organizzazioni che derivano
    i loro proventi dal contrabbando della droga o dai
    rapimenti, seguendo il criterio convenzionale che
    classifica come persone per bene quelle che vendono le
    mine della Valsella ai paesi in guerra, aggirando i
    divieti internazionali con l’artificio della
    triangolazione con un paese terzo. Tirare in ballo gli
    spacciatori di eroina all’ingrosso sembra
    un’esagerazione. Eppure l’inchiesta sugli appalti
    dell’alta velocità sulla tratta Napoli – Roma ha
    portato un agente infiltrato negli ambienti della
    camorra a salire, gradino dopo gradino, una
    inaspettata scala arrivando prima in alcune stanze
    influenti della politica, e poi addirittura alle porte
    del Parlamento. Con il relativo scandalo e
    mobilitazione generale dei parlamentari per la
    violazione dell’immunità, come qualcuno probabilmente
    ricorda.
    Il fatto è che anche in questo aspetto della vicenda
    si incontra un dato strutturale. Il commercio della
    droga è in grado di procurare un fiume impressionante
    di denaro; ma per trasformare questa ricchezza sporca
    in ricchezza rispettabile occorre farla defluire nel
    fiume della finanza lecita, con qualche artificio di
    copertura, una attività simulata. Il gioco dei noli
    delle macchine movimento–terra, acquistate da queste
    organizzazioni e affittate ai cantieri, è uno dei
    mezzi più semplici ed efficaci per questa conversione.
    Tra l’altro, e per qualche misterioso motivo, i nostri
    legislatori hanno lasciato un grazioso buco, proprio a
    questo riguardo, nella legislazione antimafia. Conosco
    un signore che pensa che la cosa non sia casuale;
    probabilmente è pazzo. Personalmente non so cosa
    pensare; forse potremmo fare un sondaggio.

    Claudio Cancelli

    I dati e gli argomenti tecnici sono ripresi dal libro
    “Alta velocità. Valutazione economica, tecnologica e
    ambientale del progetto”. Quelli giuridici o
    amministrativi da articoli di Zambrini e Marco Ponti e
    dal libro di I. Cicconi “La storia del futuro di
    tangentopoli” che consiglio a tutti di leggere. I
    giudizi politici sono miei. Il signore pazzo è un mio
    doppio che si fa vivo quando sono stufo di passare,
    per amore di garantismo, da imbecille.

  • Paskal007r says:

    E chi ti dice che non si deve costruire? Basta che quello che si costruisce non sia una sovvenzione alla macroeconomia a danno della microeconomia.

    Basta che invece di pensare alle autostrade e all’alta velocità, per la quale tra l’altro siamo gli unici che stanno facendo lavori, visto che nè a kiev(fin lì arriverebbe il corridoio 5), ne in francia se ne fa nulla, invece di ciò dicevo, si costruiscano infrastrutture più utili alla gente, come reti di metropolitana, treni regionali ecc ecc, che anzi favoriscono la microeconomia consentendo gli spostamenti addirittura senza automobili (almeno in campania in questo senso ci si sta muovendo abbastanza, al punto di collegare la metropolitana di napoli ad un sistema di ferrovie regionali).
    Il commercio internazionale chi arricchisce? non certo la gente comune, arricchisce solo chi si può permettere di svolazzare da un continente all’altro in cerca di salari più bassi.

  • Suzukimaruti says:

    Paskal: sono tutte argomentazioni Nimby, con le quali non si costruirebbe nulla perché nessuno è in grado di vedere le cose in prospettiva maggiore.

    Il traffico su gomma in Val Susa, per esempio, è quasi totalmente non locale (cioè la Valsusa è un corridoio europeo per le merci: l’autotrasporto locale è minimo, non ci abita un miliardo di persone…)

    Peggio ancora il pensare in piccolo: l’argomentazione pro-fruttivendolo mi spaventa. Con questa ottica non avremmo dovuto costruire nulla, giusto le statali monocorsia. Ci mancano solo più i dazi regionali e siamo al “iccolo mondo antico” voluto dai leghisti più duri.

    Favorevolissimo affinché sia fatta una più approfondita valutazione d’impatto ambientale. Peccato che la commissaria che ieri e l’altroieri ha cercato di incontrare i sindaci della valsusa per capire come affrontare i problemi locali dovuti alla costruzione si sia trovata di fronte ad un muro: fermare tutto o non si discute.
    Non si fa così, anche perché non si ottiene nulla, cosa che infatti è accaduta.

    E’ che la mentalità Nimby è assolutamente a-riformista e intimamente destrorsa, egoista e localista. Questo è un problema ed è imbarazzante che certa sinistra l’abbia abbracciata.

  • Paskal007r says:

    Sulla coca cola ottima obiezione, ma è un motivo per boicottare tutto il resto non per non boicottare la cocacola.

    Sulla tav:
    1° non ha il minimo scalo in val di susa, la attraversa e basta, mi dici come fa a ridurre il traffico su ruota della val di susa?

    2° nessuna valutazione di impatto ambientale. Non si può procedere così

    3°I trasporti a lunghissima distanza sono una sovvenzione latente alle macroeconomie ma stritolano le microeconomie: il fruttivendolo sotto casa non importa la lattuga dalla spagna ma magari il centro commerciale vicino allo svincolo dell’autostrada sì, quindi se io costruisco un’infrastruttura che rende più economico il trasporto locale avvantaggio il fruttivendolo, se metto un aereoporto internazionale avvantaggio esclusivamente il centro commerciale a danno del fruttivendolo; considerato che il centro commerciale è di un investitore francese e il fruttivendolo è il tuo miglior cliente di vestiti hai danneggiato anche te stesso perchè sono soldi che se ne vanno. Quindi i soldi dello stato conviene spenderli in altri modi.

  • Suzukimaruti says:

    Io non dico niente: è una sponsorizzazione voluta dal CIO in cui giustamente ha vinto chi ha offerto di più.

    La Mc Donald’s è un’azienda come un’altra e non è più morale o meno morale di tanti altri marchi.

    Avremmo detto qualcosa di diverso se fosse stata la Nike o la Adidas? O la Fiat?

    Cioè la grande impresa esiste, probabilmente fa cose mostruose nel mondo (e per questo va migliorata), ma non possiamo sperare che sparisca o augurarci che le Olimpiadi le sponsorizzi qualcosa di diverso da una corporation.

    Facciamo le Olimpiadi sponsorizzate dall’Arci?

  • mirko says:

    e che ne dite di Mc’Donald sponsor delle Olimiadi invernali senza nulla obiettare?

  • urza says:

    ti ringrazio della persona “intelligente e informata”, ma mi sento di dover rivolgere lo stesso invito alla sinistra ‘moderata’. non sono mai stato abituato, fortunamente, a ragionare con gli slogan: quello che vedo è purtroppo una classe politica che si definisce “di sinistra” ma che nei fatti non lo è minimamente.
    la tav, poi, io la vedo davvero poco come questione politica: quello che m’innervosisce più di tutto è la linea dura tenuta dal governo e dalle istituzioni. cioè, non vogliono sentir ragioni, capito?
    e la storia della cocacola, nonostante io la boicotti e cerchi di farla boicottare, è una stupidaggine…

  • Suzukimaruti says:

    fmf, non è roba freschissima, quindi non so più dove l’ho messa, ma se cerchi su Google e filtri via le decine di siti NOTAV, trovi tutto.

  • fmf says:

    Leggo solo ora, sono un po’ indietro con i blog, ma spero valga ancora: CLAP CLAP CLAP.

    (Hai un link al volo a quel documento scritto dal comitato di tecnici indipendenti o me lo devo googlare? Grazie.)

  • Suzukimaruti says:

    Luposelvatico: mi trovi d’accordissimo. Secondo me le priorità sono due. La prima è fare sì che la TAV non sia *questa* TAV, ma una versione più umana e più a misura d’uomo e di valle. Quindi richiedere trasparenza, eventuali modifiche radicali al progetto, precisi impegni in termini ambientali, ecc.
    La seconda è aprire – e qui sarà dura, perché gli interessi in valle sono tanti – una grossa vertenza contro il trasporto su gomma di tipo commerciale. Cioé fare lobby e chiedere il divieto di transito ai TIR su strade e autostrada in valle. Direi che è una priorità assoluta e per di più un atto di ecologismo responsabile e non un’insensatezza da NIMBY/BANANA.

  • Ottimo il dibattito…il dato dell’1% deriva da un documento del 2000 citato sul sito NOTAV, ma in effetti non starei a dargli ‘sto gran peso…l’evidenziare questo dato mi serviva solo per dire che NON vi sono dati che lo contestano, e questo mi sembra grave. Alla fine, poichè la TAV si farà, ci vorrà un fortissimo impegno di tutti per costringere a portare le merci su rotaia. Quello che io non so è: ma il modo in cui la TAV è pensata/costruita, permetterà davvero e QUANTO di realizzare questo spostamento di merci dal trasporto su gomma, visto che è l’unico motivo sensato per farla?

  • Suzukimaruti says:

    ale, scusa se mi ripeto: è una questione di condizioni.

    Se gli amministratori locali – a TAV funzionante – impediscono il traffico merci pesante su gomma, è palese che la riduzione è ben altra. Capisci?

    D’altronde è un modello che già funziona: molte zone all’estero – soprattutto se mono-strada – sono interdette ai TIR.

  • ale says:

    Il fatto è che questo uno percento è tratto da un circostanziato e serio articolo apparso un paio di anni fa sul Sole 24 Ore, non un ciclostilato degli squatter, e i promotori del tav non hanno mai fatto neppure il minimo sforzo di contestare questo dato…. per questo e non solo continuo a schierarmi contro… e poi il progetto ha avuto varie forme nel corso degli ultimi decenni, come se il fatto di alimentare un sistema di appalti fosse più importante del motivo per cui si faceva l’opera…..

  • Suzukimaruti says:

    ale, è che la questione dell’1% è un dato di parte, non sostanziato dai fatti. Ti ricordo che seguo con moltissima attenzione la questione TAV da tempi non sospetti, quando ancora era un’ipotesi. (parlo di anni e anni fa)

    Se ci fosse la TAV si potrebbe ridurre DEL TUTTO il traffico commerciale su gomma in valle. Basterebbe che lo volessero gli enti locali.
    Ovvio che se si costruisce una ferrovia merci seria è obbligatorio, sano e politicamente utile impedire che in valle passino i TIR.

  • ale says:

    … comunque sulla coca cola siamo d’accordo….

  • ale says:

    X Suzukimaruti: sono spesso d’accordo con quello che scrivi, e il tuo blog è uno di quelli che leggo più spesso, il fatto è che ho l’impressione che tu non abbia la più pallida idea di cosa comporti il progetto Tav in Val di Susa (e non il progetto Tav in senso assoluto). Al di là delle questioni ambientali, il tav in val di susa è una presa per il culo, con la riduzione dell’1% del traffico su strada che comporta. A me, che continuo ad essere di sinistra nonostante la sinistra attuale sia nelle mani di personaggi improbabili, continuano a girare i coglioni per il fatto che la linea tav venga sostenuta dalla giunta Bresso solo perchè una buona fetta degli appalti dell’opera (utile quanto il ponte sullo stretto) è affidata alla Lega delle Cooperative…. La val di susa fa schifo ma la devastazione che si trascinerà dietro questa inutile opera non la augurerei neanche a Bondi…. va beh, forse a Bondi sì.

  • Suzukimaruti says:

    urza: grazie a dio i numeri non fanno la ragione, altrimenti Hitler (eletto regolarmente, mica golpista), Berlusconi (idem) e Mussolini (eletto con un plebiscito) sarebbero da considerare nel giusto.

    Guarda, io sono assolutamente anti-autoritario, quindi non sopporto le cariche, i soprusi, ecc.
    La sinistra delle cariche e della repressione non esiste: è un’invenzione della destra e dei suoi media (tutti). Ed è triste vedere che la gente ci casca.

    Però non sopporto i soprusi tutti: quelli della polizia e quelli di chi manifesta in modo violento.

    Sono favorevolissimo alla TAV, non amo i NO TAV ma sarei il primo a fare cordone a difendere i manifestanti alla prima carica della polizia contro i NO TAV, anche se insultano la mia parte politica.
    (perché la destra è a favore della TAV senza se e senza ma, ma i manifestanti NO TAV se la prendono nei propri slogan con i PRO TAV di sinistra, tanto per capire a chi giovano…)

    Ma a questo cerco di unire un po’ di sana lucidità politica di stampo leninista e un po’ di realpolitik.

    Come sempre c’è una sinistra miope, che si atteggia ad estrema mentre è solo estremista negli atteggiamenti infantili.

    Una sinistra che banalizza i concetti. Ti sembra che qualcuno a sinistra voglia risolvere i problemi sociali con le ruspe?

    Cioè – visto che da ciò che scrivi nel tuo blog si capisce che sei intelligente ed informato – se esci un attimo dallo slogan e fai un respiro profondo, ti immagini qualcuno a sinistra che vuole le ruspe e le cariche? Appartiene alla nostra storia, alla nostra identità e alla nostra cultura?

    Su BNL: questo è un caso di realpolitik. E’ impensabile che una forza che si candida a governare non abbia rapporti con il mondo della finanza. Magari anche rapporti stretti. Il tutto ben entro il limite del legale.
    Non possiamo candidarci a governare un paese se consideriamo la Finanza un nemico. La Finanza esiste e va il più possibile resa trasparente, a misura d’uomo, equa, ecc.

    E francamente se esiste una banca con connotati di sinistra, che magari sottoscrive un codice etico (esiste già Banca Etica, ma è una realtà minima, per quanto apprezzabile), che non frega (o frega il meno possibile) i suoi clienti e aiuta finanziariamente (sempre nella legalità) i partiti e i movimenti del centrosinistra, io non ci vedo niente di male.

    Anche perché corriamo contro l’uomo più ricco d’Italia e il suo patrimonio.
    Come cavolo facciamo? Chi la paga la prossima campagna elettorale?
    Perché quando si tratta di fare i volontari o versare due soldi non si vede mai nessuno?

    Perché qui a sinistra sono tutti bravi a moralizzare a dire “non si fa”, “non è elegante”, ecc. Poi non ne vedi uno che sia uno ad attaccare i manifesti.

    Sono tutti signori, coi soldi degli altri.

  • urza says:

    ecco che ricominciate! io invece, mi spiace, non sopporto la vostra di sinistra!
    ma cosa volete? dare la scalata alla bnl a pugno chiuso? risolvere i problemi sociali con le cariche di polizia e le ruspe?
    nemmeno io sopporto i veterofreak, coi sandali e la renault4, ma nemmeno chi “fa finta”.
    ma poi, sul tav, un’intera valle che sciopera, sindaci di ogni colore contro, quindicimila persone in corteo, ti sembrano poche?

  • djdona says:

    Perfettamente d’accordo con spider. Se il ponte di Messina non avesse l’impatto ambientale disastroso che avrebbe, io sarei d’accordo a costruirlo; pur essendo siciliana non me ne frega niente di mantenere l’insularita’, mi frega dell’ora abbondante che si vuole quando devi attraversare lo stretto col treno perche’ devono smontarlo e rimontarlo. Qualcuno di voi ha mai provato a prendere il treno per venire in Sicilia?

  • spider says:

    Questo è dovuto a un’interpretazione errata delle istanze ecologiste. Se rispetto a qualche anno fa ci si puo’ rallegrare di uno sviluppo della sensibilizzazione diffusa sulle tematiche ambientali,non si puo’ certo non lamentare un diffondersi di un approccio ai problemi molto superficiale e demagogico(quello che tu Suz, definiresti “cretino”). Bisognerebbe per esempio una volta per tutte dire come le attività umane, costruttive o meno, NON SONO MAI E POI MAI A IMPATTO AMBIENTALE PARI A ZERO. Qualsiasi attività ha un impatto a lungo o medio periodo o di tipo differente a seconda dei contesti nei quali si svolge. Per esempio. Tutti dicono che l’auto elettrica è ecologica. In realtà, l’energia delle batterie va prodotta comunque da centrali elettriche. Se nellla zona dove si passa alla motorizzazione elettrica le centrali sono a carbone, gli impatti saranno maggiori che in una zona alimentata da centrali idroelettriche.
    Ovvio che questi ragionamenti richiedono analisi complesse che rientrano in una logica basata sull’idea dello SVILUPPO SOSTENIBILE che è ben altra cosa rispetto all’ecologismo militante da salotto che dice no a tutto ma che alla prova del nove non rinuncierebbe a nulla

  • djdona says:

    Tutte le innovazioni hanno un loro impatto ambientale; quello che bisogna valutare e’ se ne vale la pena. Come hai detto tu: probabilmente per il ponte di Messina no, per la TAV si. Ma come te non sopporto gli ambientalisti e quanti si devono comunque opporre per forza a qualsiasi cambiamento: avete presente chi protesta quando si decide di fare una discarica? E’ ovvio che nessuno la vuole sotto casa, ma da qualche parte bisognera’ pur farla! Non volete la TAV? Allora dai, continuiamo a incentivare il trasporto su gomma! Recentemente ci sono stati a Trapani i preliminari della Coppa America: anche li’ gli ambientalisti a protestare per i moli e le strutture costruite; ma se e’ stata (credo!) l’unica cosa buona portata avanti dal governo regionale di Cuffaro! Dalla soddisfazione dei partecipanti, sembra si siano persino pentiti di avere scelto Valencia come sede principale!

  • Director77 says:

    Mi limito a complimentarmi per l’interessantissimo post…sulla Coca Cola non transigo, guai a chi la tocca…

  • A X E L L says:

    cazzo che post e che commenti…
    potresti aprire un blog sul tema!
    in ogni caso…
    Si al TAV ma con attenzione, coinvolgendo il territorio e le persone, evitando “eccessi” di democrazia.
    No Coca Cola… Perché? Perché è americana. 😉
    Sulla sinistra che sbaglia, hai ragione, ma non è un errore episodico. Ci portiamo dietro nel DNA il germe dei Conservatori… Paradossalmente.
    Baci.

  • degra says:

    a parte che un post così lungo mi indispettisce abbastanza, giacchè la mia soglia di attenzione crolla dopo la terza riga su monitor, devo dire che sulla cocacola sono perfettamente d’accordo.
    Sulla TAV e sulle olimpiadi, ti dirò che li vedo come un male necessario. Cioè visto che altri hanno deciso di farle e bloccare tutto sarebbe una cosa stupida ed inutile, propenderei a farle per il meglio. Però se avessero chiesto il mio parere prima di iniziare i lavori (in entrambi i casi) avrei detto di no, perchè secondo me non servono a niente.
    Ovvio però che ormai la TAV deve continuare, altrimenti cosa serve che un treno vada a 300 all’ora da Torino a Novara? 🙂
    Per le olimpiadi, io vedo lo stesso discorso dei mondiali, e per Torino di Italia 61: anni di disagi per un mesetto di “gloria”, e poi una vita di cattedrali nel deserto. Spero che stavolta non succeda, ma quella metropolitana la vedo un po’ come la monorotaia di Italia 61 (e anche come la monorotaia dei Simpson, per chi sa di cosa parlo). E la TAV non molto meglio…

  • Bobby says:

    Il problema è che il sondaggio di Mompantero non serve a nulla per la verifica della presenza di amianto o uranio, è un tipo di sondaggio che serve solo a rilevare le caratteristiche geotecniche della roccia (compattezza e fratturazione), in realtà è un sondaggio “politico” per dare il “via” ai “lavori”.
    Ricordo poi che una VIA (Valutazione di Impatto Ambientale) ben fatta deve tenere in considerazione tutti i fattori: rapporto costi/benefici, impatto sull’ambiente, impatto sui deflussi delle acque, impatto sulla popolazione, impatto sulla salute pubblica.
    Quest’ultimo punto, che è considerato il più importante, non può essere mai negativo, ma dal progetto attuale si evince che questo aspetto è stato nettamente sottovalutato.
    Vorrei anche ricordare che prima dell’incidente al tunnel del Monte Bianco, la maggioranza delle merci transitava da lì, solo dopo il blocco del traforo e la successiva limitazione (per legge) c’è stato l’aumento del transito in Valsusa.
    E ho sentito molte persone che nei giorni dell’incidente hanno pensato che fosse stato provocato ad hoc per fare aumentare il traffico dei camion in Valsusa per poi “spingere” sul TAV

  • Suzukimaruti says:

    Luposelvatico: concedo benissimo il beneficio del dubbio (per anni – come ho detto – ho bazzicato le assemblee dei NO TAV), ma il fatto è che il dubbio deve portare a fare le cose bene, non a chiudersi a riccio e dire sempre no a tutto.

    Cioè se avessero fatto così tutti i cittadini di tutte le valli, a quest’ora addio comunicazioni tra un paese e l’altro, addio valichi, ecc.

    Quello che cerco di dire è che c’è una parte di sinistra totalmente utopica, scollegata dalla realtà, irrazionale e disinformata.

    Per esempio la questione dell’ 1% è una leggenda metropolitana. Il calcolo sull’impatto va fatto a fronte di iniziative politiche che scoraggino o impediscano il transito su gomma in valle. Ma quale sindaco vorrà mai farlo? Ci sono interessi economici locali in ballo.

    Che i valsusini lo dicano: i TIR gli piacciono?

    Spider: c’è ben poco di dimostrato. I comitati NO TAV non sono nati per discutere della TAV, ma per dire NO.
    Lo dico perché quando il centrosinistra piemontese a fatica ha cercato delle mediazioni, delle richieste di trasparenza, ecc., si è sempre scontrato contro il muro ideologico e settario dei comitati NO TAV, che per anni sono stati in mano agli squatter (alcuni deliranti come Pellissero, altri addirittura para-terroristi, con attentati alle cabine elettriche della linea ferroviaria che c’è già, le minacce alla Bresso, ecc.).

    L’errore è proprio quello: l’atteggiamento di muro contro muro e la non apertura al confronto fanno il gioco dei “padroni”. Padroni che come sempre preferiscono avere 100 estremisti contro, piuttosto che 1000 riformisti preparati di fronte, che non lasciano nulla al caso e gli fanno pelo e contropelo.

  • spider says:

    Appunto
    Come volevasi dimostrare
    Se c’è tutto questo fiorire di dati che sconsigliano la realizzazione dell’opera quando oramai il cantere è stato aperto, significa che non c’è stata nessuna verifica a priori e nessua procedura volta a chiarire anche gli aspetti controversi del progetto.E soprattutto nessun dibattito che coinvolgesse gli abitanti della valle. O vogliamo dire che si tratta solo e soltanto di strumentalizzazioni?
    In piu’ ti chiedo. Non è che per caso la gente scende in piazza proprio perchè ha visto l’opera come imposta dall’alto e perchè non ha avuto, come al solito, nessuna voce in capitolo? Se la gente poi scendesse in piazza per esigere trasparenza, sei sicuro che non la accuseresti dello stesso settarismo antimoderno con il quale hai bollato il movimento No Tav?

    Essere di sinistra no significa solo esimere trasparenza. Significa, una volta al governo, praticarla.

  • Suzukimaruti says:

    Bobby: intervento molto informato, che apprezzo. E dovremmo esattamente concentrare le energie politiche per fare sì che gli studi preliminari, le valutazioni d’impatto ambientale e in generale tutte le operazioni di trasparenza fossero fatte.

    Invece vedo che i NO TAV sono andati addirittura a cercare di bloccare i sondaggi sulle rocce. Mossa non molto astuta.

    Insomma, chiarito il fatto che fare una linea ad alta velocità/capacità non è un pranzo di gala, bisogna interrogarsi su come fare per rendere questa operazione giusta, ecologica e il più possibile a misura d’uomo. Contando che è un investimento tecnologico: a fronte di una fase di disagi iniziali, i benefici possono essere notevoli.

  • Condivido tutto quello che dici sul boicottaggio alla Coca Cola, ma sulla TAV sarei meno fideistico di te…tutti questi vantaggi io non li vedo (nè è chiaro quanto del traffico su gomma passerà su una linea essenzialmente passeggeri: l’unica cifra nota è l’1%…), mentre sono evidentissime le rogne che il megacantiere porterà in valle. Io concederei almeno il beneficio del dubbio a chi si incazza, ecco…:-)

  • nomad says:

    sempre senza acrimonia ma se queste sono le tue motivazioni sono contento di essere considerato un idiota…
    “io non sono contro il progresso semmai sono contro lo sviluppo in particolare contro questo tipo di sviluppo”
    mi spieghi come fai ad esigere onestà e trasparenza? in che modo le esigi?
    mandando un mail a Violante o alla Melandri?
    che per andare a cena li posso anche preferire ma quando si siedono su certi scranni non vedo grande differenza. Io non faccio il gioco di nessuno e non iniziamo con questa menata qualunquista. Non voto da 18 anni e hanno vinto sia gli uni che gli altri sia alle politiche che alle amministrative per cui non faccio vincere o perdere nessuno è solo che non voglio essere rappresentato da questi cialtroni nessuno escluso, se poi a te piace la sinistra riformista acoomodati pure con i vari Rutelli, Mastella, prodi, Dini, De Mita, Marini etc. etc. e dimenticavo Lunardi!

  • Bobby says:

    Dai progetti risulterebbero circa 5’000’000 mc di roccia da estrarre che diventano circa 7’500’000 mc da depositare in qualche posto: sono circa 625’000 viaggi di camion (un camion da cava dovrebbe portare circa 12 mc)che trasportano il materiale di smarino. Siccome fanno un viaggio col carico e uno a ritroso senza carico, diventano 1’250’000 viaggi. Se i lavori durano 15 anni, saranno 83’333 viaggi l’anno, cioè 228 viaggi al giorno concentrati su tratti di strada prevalentemente già molto trafficati. Naturalmente non sono calcolati i viaggi di altri camion per il trasporto dei materiali da costruzione: cemento, ghiaia, ecc., quindi per 15 anni la valle si dovrà sorbire un aumento di traffico sulle strade locali non indifferente.
    Per 15 anni ci saranno enormi cantieri lungo la Valle che produrranno traffico, polveri, inquinamento acustico, e deturpamento, nonchè elevato, se non certo, rischio di inquinamento delle falde, con conseguente influenza negativa sull’economia della Valle, dalla diminuzione del turismo al deprezzamento delle case. Poi c’è il problema dello stoccaggio dei 7’500’000 di materiali estratti: in una valle con una larghezza media di 1,5 Km è difficilissimo trovare dei luoghi adatti allo stoccaggio di così ingenti quantità. Infatti dai progetti si evince che nella maggior parte dei casi sono state individuate aree discarica assolutamente inadatte in quanto vanno ad influire sul corretto deflusso delle acque dei torrenti. E che dire dei materiali pericolosi quali Amianto e Uranio: mi fanno ridere (se non fosse che sarebbero da prendere a sberle) quelli che asseriscono che prima bisogna verificare la presenza di questi minerali. Porca miseria, questi hanno fatto il progetto sulla carta senza neanche degnarsi di leggere la letteratura geologica sulla Valle di Susa!
    Che ci sia amianto nella zona tra Caselette e Villardora, ma probabilmente anche sino a Condove e oltre(dipende quanto a Nord deve passare il tunnel) lo si sapeva già almeno dal 1913, anno di pubblicazione della carta geologica Foglio 55 Susa. Se non basta è sufficiente fare un giro sul Musinè per imbattersi non di rado in affioramenti con presenza di fibre di amianto. Certo che per verificarne l’effettiva quantità sarebbero necessari sondaggi in sito approfonditi, e molto ravvicinati. Sicuramente non il sondaggio di Mompantero che a tale scopo non serve a nulla, la sua unica utilità sta nel verificare le caratteristiche geotecniche delle rocce e basta.
    In ogni caso le rocce di questa zona hanno le identiche caratteristiche della zona di Balangero dove c’era la più grande cava di amianto, quello di miglior qualità (il più fibroso).
    Per quanto riguarda l’uranio è innegabile che ce ne sia altrimenti l’AGIP non avrebbe fatto così tante ricerche e cunicoli di prospezione in Valle (all’interno dei quali si misura sempre un elevato livello di radioattività).
    I materiali scavati dalle zone interessate da Uranio e Amianto devono (per legge) essere stoccati secondo certe norme e con grandissime precauzioni per pericoli di inquinamento dell’aria e delle acque: ciò si traduce nel fatto che le discariche devono essere impermeabilizzate. Ma, visto che non c’è la certezza della quantità di materiale pericoloso, non si sono nemmeno previste delle discariche adatte a contenere questi materiali. Cioè, è stata prevista una discarica nell’area di Almese posizionata nelle aree di esondazione di 2 torrenti. Quindi tale discarica, se composta di materiali amiantiferi dovrà essere completamente impermeabile e diventerà un’area che influenzerà negativamente il corretto deflusso delle acque dei torrenti aumentando il rischio idrogeologico. In caso di esondazione le acque verrebbero deviate verso l’area industriale e verso la zona dei campi sportivi.
    Per quanto riguarda il tunnel vero e proprio è indubbio che con un’opera di queste dimensioni ci saranno delle ripercussioni sulla circolazione e il deflusso delle acque sotterranee che potrebbero portare anche al prosciugamento delle risorse idriche di alcuni paesi.
    Analisi dei costi: so, tramite l’esperienza di amici che lavorano nel settore, che spesso i costi di una galleria lievitano molto facilmente a causa di “venute” d’acqua non previste. Proprio quando si stavano scavando alcune gallerie per l’autostrada in Valsusa è accaduto che da un giorno all’altro una galleria perfettamente asciutta, senza la minima traccia di umidità, è stata “invasa” da acqua (senza che fosse caduta una goccia di pioggia) arrivata chissà da dove…. naturalmente i costi di avanzamento sono aumentati a dismisura…. Sono convinto al 100% che ci saranno grosse venute d’acqua in questa galleria, naturali e non, quindi quanto verrà a costare realmente quest’opera? Non lo sa nessuno, sicuramente molto di più di quanto dichiarato perchè troppi problemi sono sottovalutati o non sono stati valutati per niente.
    Non si può “sconquassare” una valle così stretta e così densamente abitata per 15 anni (in realtà presumo che saranno almeno 20) senza una VIA ben fatta (Valutazione di Impatto Ambientale) e con una approssimazione del genere.
    Agli abitanti della Valsusa è stata sufficiente l’esperienza della costruzione dell’Autostrada quando sono state fatte montagne di promesse poi mai mantenute per poi avere un tracciato che era già inadeguato al momento della progettazione.
    In pochi lo sanno, ma la galleria di Salbertrand è in movimento verso il basso da prima ancora che la costruissero: è impostata su un paleofrana che ai tempi della costruzione si muoveva già verso il fondo valle di 0.5 cm all’anno. Nessuno lo dice, ma se la paleofrana crolla a valle si corre il rischio di un disastro sullo stile Valtellina.
    Consiglio a chi percorre tale galleria di farlo in fretta….
    A poi… per dirla tutta una volta era TAV Treno Alta Velocità, ormai si parla di “TAC” Treno ad Alta Capacità: probabilmente si sono resi conto che l’Alta Velocità non serviva a nulla (d’altra parte in galleria non si possono mantenere assolutamente le velocità che si mantengono in pianura, se va bene un treno passeggeri dovrebbe poter viaggiare a 100 km/h) e quindi ora la spacciano come linea per trasporto merci. A quanto pare nel giro di alcuni anni sono cambiate le priorità di trasporto e come sarà tra 20 anni quando (forse) sarà terminata l’opera?

  • Renzo says:

    PS Riesci a trovare le medaglie al valore preliminari con cui l’UE insignì il progetto del tunnel sotto la manica e che venne sventolato oltralpe a giustificazione delle sorti magnifiche e progressive dell’infrastruttura?
    Spazzata via dal trasporto low cost. Progetto multimultimiliardario fallito nel peggiore e più insignificante dei brodi di piscio.

    Un ragionamento del genere Suz, è proprio analitico delle fonti ufficiali e stop. E degli amici degli amici. Basta il timbro di un ufficio, salvo poi scoprire fra 10 anni che lì c’era la cognata di X a mettere il timbro di benestare.

    E poi “Beh ma che potevo saperne io?”
    Va bene, allora cerca di non farti schifare dagli Agnoletto in maniera preconcetta, di lasciar stare posti dove mangiare gli Agnolotti, e di dire tutte le verità possibili.
    Dall’altro lato non ci saranno 30 mila coglioni
    Forse qualcuno che pensa ci sta.
    Possibile che la cosa sia così difficile da pensare?
    Perchè non si fa un esercizio di pensiero alternativo ogni tanto?
    Fra 10 anni quando sta roba sarà in funzione, se mai sarà, costerà quanto le tasche dei poveri morti di fame che saremo diventati non potranno permettersi più.
    Oltretutto

  • gareth jax says:

    Generalmente concordo con te, queste prese di posizioni da oltranzista sono stupide. Bisogna tirare fuori la verita’, non aggiungere ignoranza!

    Un consiglio: metti il link della UE relativo al progetto della TAV. Io non ho voglia di cercarlo e altri sicuramente avranno lo stesso scazzo 😉

  • Renzo says:

    Suz milioni di metri cubi di materiale non sempre propriamente catalogabile come inerte non sono un problemino
    La differenza fra amianto grezzo e lavorato non è che non si sa, è che se trivelli, sposti polveri, disperdi nell’aria, lasci macerie all’aria aperta deterpando una valle senza valorizzare neanche le infrastrutture esistenti, allora tu, stato, sei bestia un bel po’.
    Non è che se una cosa la scrive la UE è bella e fattibile economicamente di per sè
    Anzi, spesso i megaprogetti hanno limiti concreti, anche quelli con due diligence tecnico economiche di prim’ordine
    Anni fa la Motorola avviò il progetto del cellulare satellitare Iridium, che costò un botto e fu un fallimento pietoso.
    Se si vuole spostare da gomma a ferro bisognerebbe (e si potrebbe fare) di obbligare al trasporto su ferro.
    Ma poi i tir bloccano la nazione per 10 giorni e tutto torna indietro, perchè, sempre in zona Torino, c’è la FIAT a cui invece intressa la gomma, e l’IVECO che pompa, eccecc
    Poco rispetto per l’ambiente, nessun vero progetto di smaltimento, collusioni e appalti de noantri
    Ma scusa ma è così l’ITalia che vuoi?
    E perchè dovrebbero essere stupidi questi che vedranno per i prossimi 10 anni la valle sventrata, quando intanto ci saranno i motori a idrogeno e non più l’inquinamento da benzina, se proprio vogliamo metterla così?

    Dai Suz, la razionalità sta saltando anche a sinistra, e siamo presi dal titanismo alla cinese pure noi.
    Quando a finaco ci stanno già due binari e non ci passa un treno manco a pagare!

    Non esiste mai solo un lato. Informarsi sulle prioezioni economiche dell’iniziativa non significa che si verificheranno. Stimare un certo traffico non significa che si realizzi.

    La maggior parte delle informazioni disponibili inoltre è sulla linea Roma Milano mentre molto meno pomposa è la diffusione di informazioni su queste opere che scaveranno i monti e modificheranno per mesi un ecosistema, inquinato da camion quanto vuoi, ma che già è stato ed è pesantemente violentato.
    L’inquinamento delle macchine nei prossimio 10 anni in quella zona la inquinerà in modo finale e letale per i prossimi 100 anni, quando l’umanità comunque si sarà estinta per realizzare passi in avanti così significativi

    Perchè ?
    Percome?

  • GattoVI says:

    l’1% di un eventuale trasporto su gomma trasferito su rotaia giustifica uno sperpero di denaro di dimensioni così amplie? Perchè non potenziare la linea già esistente?
    Sul fatto che ci siano i finanziamenti della UE: come dire che paga Pantalone. E dove li prende la UE questi soldini?
    Visto che citi fonti che tu hai consultato, facci un favore e pubblicale, così ossiamo verificarle anche noi.

  • Suzukimaruti says:

    Dovrei dare risposte chilometriche, più lunghe del post, che già di suo è una mappazza. Vado per punti.

    1 – AMIANTO, LUNARDI E ALTRE DISGRAZIE: Non sono tra quelli che dicono che l’Alta Velocità va presa a scatola chiusa e fatta così come ce la presentano. Anzi, l’intervento della sinistra riformista negli anni passati ha fatto sì che il progetto sia stato già modificato fortemente in modo tale da migliorarlo.

    C’è un problema di stoccaggio delle sabbie amiantifere? (che i NO TAV confondono con l’amianto lavorato: documentatevi e capirete la differenza di rischio ambientale tra le due cose, che è enorme)
    Bene, lottiamo per ottenere uno stoccaggio corretto, una bonifica, ecc.

    E informatevi: le sabbie amiantifere non hanno mai ucciso nessuno. E’ l’amianto lavorato (e pure l’Eternit) a fare danni, perché si sfoglia, è altamente volatile e cangerogeno. Giusto a 500 metri da casa mia c’è un intero set di palazzi costruiti su una ex fabbrica d’amianto lavorato. Ci hanno messo 10 anni a bonificare il tutto. Ma non confondiamo le cose.

    Come vedete, la disinformazione in merito è altissima. E non sempre l’informazione che viene da quelli che si proclamano più di sinistra è corretta. Anzi, mi spaventa il pressapochismo che anima le tesi dei NO TAV.

    C’è il problema di Lunardi pigliatutto? Bene, protestiamo, facciamogli il culo denunciandolo alla Comunità Europea, insomma usiamo le energie per fare le cose bene, non per non farle.

    2 – UTILITA’ DELLA TAV
    Tutti a scrivere che la TAV è inutile: andate sul sito della UE, prendete il documento che presenta la TAV e leggetene i benefici economici e la riduzione prevista del traffico su gomma. Basta documentarsi. Quanti di voi l’hanno fatto REALMENTE e non solo sui siti di parte e per sentito dire?

    Visto che la UE la paga in parte, spiegatemi perché dovrebbe fare di tutto per cacciare dei soldi in un progetto inutile. In ogni caso basta leggere.
    Ma il fatto che un treno si faccia carico delle merci al posto del trasporto su gomma, per me è già un motivo sufficiente. Leggete, leggete.

    3 – PERCHE’ PONTE DI MESSINA NO E TAV SI’

    Io sono contrarissimo al ponte di Messina, mentre favorevole alla TAV. Perchè?

    Beh, il ponte di Messina è un danno ecologico e non un investimento: sventra le coste, le cementifica, rovina il paesaggio e fa aumentare il trasporto su gomma, per di più in Sicilia, dove la rete stradale è limitata, vecchia e non in grado di sostenere volumi di traffico alto.
    Cioè il ponte di Messina produce inquinamenti (notate il plurale) immediatamente e a lungo termine.

    E poi forse viola anche la naturale “insularità” della Sicilia, che non ho idea di quanto desideri realmente un ponte che la colleghi al continente.
    E’ palese che il ponte di Messina è un’opera politica e non necessaria economicamente.

    4 – I POTERI FORTI E I DEBOLI

    In quanto uomo di sinistra e tifoso del Toro non posso che stare naturalmente dalla parte dei deboli.

    Però consentitemi di incazzarmi se i deboli sbagliano, si fanno manipolare ideologicamente e portano in giro idee e visioni del mondo retrograde e non progressiste.

    Per di più le portano in giro dopo aver avallato (o applaudito) cose peggiori in passato. Cioè, andate a vedere la valle e date un’occhiata. E’ come se domani mattina i brianzoli, dopo anni di capannoni e di scempi, si svegliassero eco-talebani. Non ci crede nessuno.

    Anzi, la mia rabbia è proprio dovuta a 2 fatti:

    – il primo è che la protesta sterile e distruttiva e l’atteggiamento BANANA (che è una versione peggiorativa dei NIMBY – not in my back yard) avranno un effetto dannosissimo: nessuno si impegna a migliorare la TAV e la faranno così come piace a loro.

    – il secondo è che la protesta sterile, banale, spesso violenta e anti-moderna finisce per danneggiare l’immagine e la “tenuta” politica della sinistra. Avvantaggiando la destra, che è quella che vuole fare l’autostrada in Maremma (a cui sono mostruosamente contrario con tutto il cuore: roba da fare il kamikaze).
    E se vince la destra chi paga di più sono i poteri deboli.

    5 – LE SOLUZIONI

    Se ci lamentiamo che in Italia non c’è onestà e non c’è trasparenza, la soluzione è ESIGERLE.

    Altrimenti ci rifugiamo nell’utopia distruttiva tipica di certa sinistra: non facciamo nulla perché il mondo è cattivo.

    Cioè io sono di sinistra perché voglio credere che c’è un modo il più possibile civile, onesto, sano e giusto di fare le cose.
    Mi sembra il concetto alla base del riformismo, ma forse qui siete tutti rivoluzionari…

    Mi ripeto: se la nostra alternativa è il nulla (o soluzioni demenziali come il raddoppiare una ferrovia stravecchia e fuori terra), allora non siamo un’alternativa credibile: siamo solo un’opposizione permanente, un’ “opposta fazione” (che cito non a caso: era il nome di un gruppetto a destra dell’MSI che faceva politica distruttiva a 360 gradi). E per essere opposizione sempre si presume che governino sempre gli “altri”.

    Che è poi quello che accadrà, se la sinistra degli idioti continua ad imperversare (ovviamente a reti unificate, perché la destra si lustra gli occhi non appena rispuntano i no-global no-tav no-olimpiadi).

    6 – SPIGOLATURE AD PERSONAM

    per tutti: vedo che nessuno ha affrontato la questione del comitato NO OLIMPIADI. Pesa troppo nel ragionamento? Come lo inquadriamo? I discorsi sulla TAV sono gli stessi che si possono fare contro le olimpiadi. Qualcuno è dell’opinione che è giusto non farle?

    Nomad: senza offesa, ma quando parlo di sinistra idiota (non prendelo come un insulto, ma come una definizione categorica) penso proprio a quelli che non votano perché non sanno distinguere tra Violante e Gasparri. Ci riesce perfino un sordocieco.
    Chi si dichiara di sinistra e non vota fa il gioco della destra e quindi non lo rispetto. Cordialmente.

    Insomma, la stessa approssimazione con cui uno riesce ad accomunare e trovare simili la Melandri e Calderoli è quella con cui ci si documenta coi volantini (e non con i documenti veri) sulla TAV.

    E lo dico dopo anni di frequentazioni (non proprio militanza, ma quasi) da NO TAV. Poi un giorno ho deciso di documentarmi bene e ho aperto gli occhi.

    Chiara: la tua R4 è fuori discussione: non vale. Avere una R4 in Svizzera è come avere una Porsche in Sierra Leone! 🙂

    GattoVi: l’utilità è ridurre il trasporto su gomma. Più treno, meno camion.
    Poi chiediamoci come mai i sindaci valsusini che protestano contro la TAV non hanno fatto niente contro l’autostrada e non hanno mai interdetto i propri comuni al traffico pesante.

    Spider: ovvio che ci va vigilanza altissima, ancora più alta capacità di rompere le balle, forza organizzativa e massima richiesta di trasparenza.

    Ma la paura di sbagliare non ci deve fermare. Essere di sinistra significa pretendere che le cose siano fatte bene, non “non fare”.

    Renzo: è ovvio che qualsiasi costruzione prevede un tot di residenti locali che si prendono male. Ma allora che facciamo, non costruiamo più?
    Qual è il discrimine?
    Io credo che l’ottica da adottare sia quella del minor danno possibile, dei bilanci ambientali (ma su questo sono certo ne sai più di me), ecc.

    Cioè come coniughiamo la naturale tensione al progresso con la cultura NIMBY e BANANA?

    E nota che lo dico da iscritto al “partito delle ruspe”.
    Ad esempio io sono un pro-demolizione in caso di abusi edilizi. Poche palle: giù le case abusive sui litorali, nei parchi e nelle zone protete, recupero dell’ambiente e risanamento ecologico. E chi ha sbagliato paghi.

    Però la mia filosofia è quella dello sviluppo sostenibile. Locuzione in cui la parola “sviluppo” va considerata, di tanto in tanto.

    Detto questo, ditemi voi: ma se sistemano il problema delle sabbie amiantifere (che è un problemino, sia chiaro, ma è giusto che tutto sia a posto), chiudono le strade della valle al traffico pesante su gomma (come è tipico di decine di valli in Francia, per dire) ed evitano il raddoppio di una ferrovia fuori terra che peraltro passa vicina alle case ed è decisamente deturpante, non vi sembra che la valle ne possa beneficiare?
    Ve la immaginate Susa senza la solita cappazza di fumo grigio?

  • Renzo says:

    Enrico perdonami ma mi pare una caxxata accomunare cose diverse, imputando alla sinistra radicale il fatto di sostenere battaglie estreme
    Cioè discutiamo di un punto per volta.
    COCA COLA – capisco il tuo punto, capisco il loro punto. A volte la pretestuosità provocatrice fine a sè stessa. A volte pure tenere la barra dritta su questioni di principio che a te che le vedi da questa parte del mondo sembrano di principio, ad altri che le vedono dalla parte del mondo sbagliata sembrano di fame
    Ma questo punto posso pure lasciarlo passare

    TAV qui pisci fuori dal vaso, perchè al di là dell’importanza del trasporto su gomma che deve passare al ferro e il traffico ececc, c’è un problema di amianto che in quell’area ha già ucciso molti per opere analoghe
    Sono stati presentati anche progetti alternativi e meno costosi
    E non è solo storia dell’ultrasinistra radical chic che fa perdere le elezioni
    Dai ma che discorsi del caxxo fai?
    Se c’erano solo 4 fighetti finti no global, ma pure una ocmunità locale compatta, e altre associazioni
    Forse dovresti chiedertene il perchè, magari muovendoti dal tuo punto di osservazione e cercando pure la ragione di chi ha il problema sulla pelle
    Campesino o susano che sia
    Che forse a guardare le olimpiadi in TV siamo buoni tutti, come pure a prendre il treno nel tunnelone e dire “hai visto che figata quanto ci si mette meno?”
    Insomma il tuo argomento è controverso e sono (per puro caso 🙂 ) d’accordo con spider.
    Non puoi dire sono di sinistra e poi mancare su uno dei punti qualificanti dell’esserlo,che è il chiedersi se oltre al pensiero forte ce n’è uno debole che urla per trovare legittimità
    Poi qualcuno ti può stare sul culo, ma mica la battaglia è sbagliata perchè al mio corteo vengono Agnoletto e C.

  • nomad says:

    Da diversi anni è in corso in ValSusa una manovra di resistenza
    organizzata contro la linea ad alta velocità ferroviaria Torino-Lio! ne
    (TAV).

    Quello che fanno credere i media è che gli oppositori siano pochi e
    comunque motivati solamente dal fatto che “gli passa il treno sotto
    casa”.
    Nella manifestazione di giugno c’erano 30000 persone (in tutta la Val
    Susa
    ci sono 50000 abitanti).

    Non posso di certo smentire questa motivazione, ma in realtà i motivi
    veri (che vengono metodicamente nascosti dai media) sono ben altri:

    1.. La tratta Torino-Lione è completamente inutile: nella Val Susa
    esiste già una linea ferroviaria sottoutilizzata, in grado di reggere il

    traffico richiesto (considerando i tassi di crescita) almeno fino al
    2050.

    2.. La linea in costruzione è esclusivamente merci, non si avrebbe
    alcun vantaggio in termini di tempo per la percorrenza da Torino a
    Lione. I
    treni passeggeri comunque continuerebbero a transitare nella linea
    storica
    con i tempi di percor! renza attuali.

    3.. Nel tratto montano (e quindi da! Torino alla Francia), comunque non
    sarebbe una tratta ad alta velocità perchè la conformazione del terreno
    montano non la rende possibile.

    4.. L’amianto sotto al Musinè c’e’ veramente (è già ampiamente
    dimostrato), e nei progetti non c’è il minimo accenno ad un piano di
    messa
    in sicurezza dell’amianto estratto (è previsto semplicemente uno
    stoccaggio
    in valle a cielo libero), che con i frequenti venti della ValSusa
    verrebbe
    distribuito e respirato in tutta la cintura ovest di Torino ed in Torino

    stessa. Le malattie causate dalla respirazione di anche solo 1 fibra di
    amianto vengono diagnosticate 15 anni dopo l’inalazione. Dal momento
    della
    diagnosi la mortalità è del 100%, ed il tempo di vita medio è di 9 mesi.

    5.. Il corridoio 5 (tratta Lisbona-Kiev) di cui questa tratta sarebbe
    parte fondamentale non esiste: da Trieste verso est l’opera &! egrave;
    bloccata in
    tutti i suoi aspetti.

    6.. Finanziariamente è un disastro annunciato: perchè vada in attivo,
    nella tratta dovrebbe passare un treno merci ogni 3 minuti, 24 ore al
    giorno. Per questo motivo, al momento nessun privato si è impegnato
    finanziariamente, banche e fondazioni comprese. La tratta è
    costosissima,
    ed i soldi non ci sono: è notizia recente che nella finanziaria di
    questi
    giorni sono stati tagliati quasi tutti i fondi per le grandi opere. Gli
    unici soldi su cui si regge l’opera sono i finanziamenti europei.

    7.. Se dovessi elencare tutte le implicazioni legali del ministro
    Lunardi (mi spiace, ma non riesco proprio a dare dell’onorevole ad una
    persona del genere) questo documento diverrebbe troppo lungo. Dico solo
    che
    l’appalto per la costruzione del tunnel di 52Km (7,5 miliardi di euro) è

    stato vinto da una ditta francese che l’ha su! bbappaltato alla francese

    RockSoil, di proprietà d! ella mog lie.

    Forse ora è più chiaro e motivato perchè nelle proteste dei ValSusini
    sono presenti sempre, in prima fila, tutti i sindaci e le istituzioni di

    tutti i paesi della Valle, indipendentemente dal partito politico di
    appartenenza.

    Il CIPE, incaricato di distribuire i fondi italiani, ha già eliminato la

    tratta Torino-Lione dalle opere da finanziare dallo stato italiano
    (nonostante quanto riferito dai media). L’unico obiettivo di chi il TAV
    lo
    vuole fare è quello di agganciare la pioggia di finanziamenti europei
    per
    le grandi opere; per far questo, devono entro fine anno poter dire che i

    lavori sono iniziati.

  • nomad says:

    allora tento di essere breve anche se so già che mi riuscirà molto difficile!
    io non voto da orami tanti anni perchè ormai il centro-sinistra si è riempito di tipi come te!
    per cui mi è difficle fare una differenza tra i pensieri che hai espresso nel tuo post e i discorsi che sento venire dal “governo peggiore che l’Italia abbia mai avuto”!
    non capisco cosa ci sia di male nell’indignarsi e manifestare per cose che ritieni profondamente giuste!!
    sulla coca cola non capisco perchè la tua intolleranza non ti consenta di vedere che il fatto che ci siano cento maltrattamenti non vuol dire che non si possa denunciare il centounesimo, se poi vuoi dire che non serve a niente , può darsi ma questo non c’entra col discorso che facevi tu.
    per quanto riguarda la tav dire che quelli del val susa non rompano i coglioni per che la val susa è brutta è degno del Berlusca nei suoi momenti migliori se vuoi ma soprattutto se t’interessa ti mando una mail in cui proverò a spiegarti perchè è un’opera inutile e dannosa.
    chiaramente il mio intervento vuole essere polemico ma non degrinatorio e mi scuso se ho occupato un tuo spazio nel quale non avevo nessun diritto ad aentrare ma sono sempre affascinato da quelli che hanno la verità rivelata!!

  • spider says:

    scusa i refusi, sono di fretta.
    saluti ancora

  • spider says:

    Suzuki parliamone. Cioè mi piacerebbe che se tu avessi tempo e voglia ne discutessimo.

    Come sai, per il mestiere che faccio, non posso che rallegrarmi del fatto che in Italia si costruisca e come ho piu’ volte ribadito, sai anche che ritengo la posizione dei centri sociali estremamente marginale, quindi non posso essere tacciato di esprimere un giudizio di parte
    Il tuo discorso sulla TAV non farebbe una grinza, se fossimo in un paese normale, ma come tu sai questo paese è tutto fuorchè questo. Non discuto sul fatto che ci siano i protestatari di professione e che tra le loro fila si annoverino gli eterni luddisti, ma le cronache oggi raccontano di cortei di protesta in Val di Susa con una partecipazione assolutamente trasversale. A me personalmente è venuto il dubbio che il problema sia sempre il solito. Questo è il paese dove al petrolchimico la gente muore di cancro e a nessuno viene attribuita nessuna responsabilità penale. Questo è anche il paese dove in meridione le autostrade finiscono nel vuoto e gli appalti 9 volte su 10 risultano truccati. E’ a mio avviso abbastanza logico che di fronte a nuove opere la diffidenza sia altissima, anarchici o meno.
    Rammenti il polverone suscitato per lo stoccaggio delle scorie nucleari. Ricordo un numero di report dove si documentava che in Svezia il problema della diffidenza generalizzata fosse stato risolto ricorrendo a procedure di estrema TRASPARENZA. E’ questo che manca ed è questo che non c’è da noi. Qui non è in discussione il merito è in discussione il metodo. E’ probabile ma non certo che l’impatto dello scavo delle gallerie sia nel lungo periodo meno impattante che un costante traffico di TIR.Probabile, ma bisognerebbe fare un’analisi. Questa analisi è stata fatta o no? E qualora sia stata fatta, qualcuno si è forse premurato di far visionare agli abitanti della valle i risultati? L’appalto è chiaro? Si sa quanto si spende e quali sono e di chi le aziende coinvolte? O si impara, una volta per tutte ad agire in modo sano, o altrimenti questi dubbi sorgeranno sempre. Se no, caro Suzuki, chiariscimi perchè la TAV è da appoggiare e il Ponte sullo stetto è da boicottare
    Un caro saluto

  • GattoVI says:

    L’Alta Velocità come panacea per i mali del traffico è una panzana che puzza di morto lontano anni luce.
    Che vantaggi *reali* porta l’AV?
    Un’ora in meno fra Torino e Venezia o Torino e Lione? Non cambia la vita quasi a nessuno (Ok, se devi trasportare un cuore per un trapianto forse sì, ma in quel caso si usano gli elicotteri).
    Dall’orario ufficiale di trenitalia: ci sono 3 EC che collegano Torino e Parigi; il tempo di percorrenza è di circa 5 ore e mezza. Non male per 570 km in linea d’aria ma con le Alpi di mezzo. Sicuro sicuro che a piedi la faresti quasi nello stesso tempo?
    Invece con l’AV, bisogna costruire una struttura ex novo, dai costi esorbitanti e che scatena le ire di tutti i comuni, altro che pochi isolati: per ciò che mi riguarda, nella provincia di Vicenza, il tracciato è stato modificato millanta volte e ancora non sussiste quello definitivo proprio perché i comuni si oppongono. E non solo nel vicentino.
    Per il traffico merci non serve l’AV, servono scali funzionali e non intasati. I camion possono benissimo essere caricati sui treni navetta che già esistono (anche fra Torino e Lione) ma che vengono praticamente inutilizzati. Qualche ora in meno (si parla di un paio d’ore in più, mica di giorni) vale un’opera colossale che impiegherà decenni per ripagarsi (se mai lo farà – Eurotunnel insegna. Ma tanto paga lo stato con Infrastruttre SpA e Patrimonio SpA)
    Fra l’altro si parla di un 1% di traffico merci trasferito su AV; meglio di niente ma si potrebbe ottenere in altri modi, magari migliorando le infrastrutture esistenti.
    Invece si è scelto di costruire nuovi tracciati che però andranno ad intasare ulteriormente la già disperata situazione dei nodi (vedi Quadrante Europa a Verona! Chi ci ha a che fare sa che c’è da spararsi)
    Quidi, per riassumere: poco vantaggio in termine di percorrenza per i passeggeri; nullo il vantaggio per le merci.
    A che serve quest’opera faraonica?

    Nota da “sinistro idiota, ignorante e senza argomenti” : la RockSoil, che dovrebbe scavare il tunnel, è di proprietà della moglie di Lunardi, Ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti. Ma guarda un po’ i casi della vita! A pensare male si farà anche peccato, ma…

  • ferdydurke says:

    da valsusino e diessino organico sottoscrivo al mille per mille

  • Chiara says:

    Ueilà, bellisssssimo questo post, e ovviamente la figura del barba-sandali-R4 mi ricorda parecchio una certa persona che anche tu stimi e conosci bene e di cui parlavamo questa estate, eh eh eh…E dopo i complimenti, arrivano le critichine: lascia subito stare la R4! E’ un’auto meravigliosa, che mi ha scarrozzato avanti e indietro tra la Svizzera e l’Italia, prima che i deliziosi poliziotti svizzerotti me la facessero brillare…sigh und sob…e il fatto che tu non ami la montagna non rende la tua osservazione sulla presunta bruttezza della Val di Susa molto imparziale 😉 Ciao da Cheeseland – dove pero’ non c’é un ca**o da ridere…

  • raccoss says:

    Comunque sono d’accordo.

  • raccoss says:

    Io mi ero fermato alla Ninby

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