Nanopublishing reloaded

November 28th, 2005 § 4 comments § permalink

Sarò fesso o monomaniacale, ma a me il dibattito su nanopublishing scatenato da Macchianera interessa molto.
Il fatto è che il primo post comparso su Macchianera ha fatto arrabbiare un bel po’ di gente, scatenando la caccia al non-entusiasta.

Sì, perché il problema è proprio questo: c’è una nicchia della Rete che da qualche tempo sta facendo qualche soldino (non tantissimi come ai tempi della New Economy, ma qualcosa) con il nanopublishing, o quantomeno conta di farlo.
Poiché gran parte dell’economia contemporanea si basa sugli annunci – cioè ad un annuncio corrisponde un entusiamo che porta investitori o soldi in advertising – è ovvio che non c’è molto spazio e molta tolleranza per chi si dimostra scettico.

Detto questo, il modo in cui Gianluca Neri ha chiarito la sua posizione rispetto al suo post precedente sul tema mi soddisfa: si è semplicemente limitato a dire che il periodo dei facili entusiasmi è finito e se qualcosa funziona online è perché nasce bene, si fa la gavetta e costruisce il suo successo. La pratica della "botta di culo online" è stata archiviata da metà del 2000 in poi, lo dico da reduce. E a maggior ragione lo dice Neri, che di successi e insuccessi online se ne intende non poco, visto che la New Economy se l’è bevuta tutta fino all’ultima goccia (tra l’altro realizzando l’unico portale che all’epoca visitavo regolarmente).

All’epoca era la regola: fai una startup con obiettivi irrealizzabili, presentali bene e genera entusiasmo in giro, raccatta soldi da gente che ha voglia di investire (all’epoca tutti avevano voglia di investire in qualsiasi cosa contenesse la parola "Web" nel Powerpoint di presentazione) e poi lascia pure che il tutto si riveli un buco nell’acqua, intanto hai fatto la grana per sistemarti una vita.
Insomma, la tecnica del "prendi i soldi e scappa", ovviamente praticata entro i limiti dell’onestà e della legalità, è fuori moda.

Vero anche il fatto che in questo caso non si sta inventando niente di nuovo: il nanopublishing così com’è non è una novità. Alla fine la Rete è piena da tempo di gente che scrive e scribacchia su temi specifici e di settore e magari con questo si mantiene. E questa gente esiste e opera da molto tempo prima dei blog e del nanopublishing.

Ricordo, nel periodo del boom dei portali, la proliferazione di agenzie improvvisate nel riempire di contenuto i singoli canali, spesso con cose copiate qua e là in modo indecente. Ed era tutta gente che faceva comunicazione online di settore, a volte iper-specifica, orientata al business e di fatto organizzata in modo "leggero". A due centimetri dalla definizione di nanopublishing, per capirci.

Non che ci sia nulla di male, ma "nanopublishing" è un’etichetta nuova con cui definire qualcosa che c’è già.
Certo, il fenomeno ora è il relativo successo di siti para-amatoriali che lentamente diventano punti di riferimento online e lentamente iniziano a produrre soldi. Ma direi che il 90% dell’entusiasmo è stato causato dalla vendita milionaria di Weblogs Inc. (forse l’ultima "sboronata" da New Economy fuori tempo massimo, ma al di là di tutto giustificata dal fatto che molti dei blog tematici esistevano prima, magari sotto altre forme, ed avevano una lunga storia di successi alle spalle) e poco più.

Tra l’altro ci sarebbe da chiedersi quali blog tematici in Italia sarebbero degni di assurgere al ruolo di nanopublisher di successo.
Francamente ne vedo pochissimi, contando le "famiglie" di nanopublisher italiani (tipo www.blogo.it) sono sicuramente fatte bene, ma non mi pare stiano spiccando il volo (felicissimo se accadesse, a dire il vero), forse perché la concorrenza dei blog tematici in inglese è troppo forte, forse perché l’impostazione alla base è sbagliata (creare blog tematici e renderli di successo, invece che dare un’ottica business a blog tematci già di successo da tempo).

Se proprio dovessi individuare l’unico blog tematico che davvero mi sembra degno di fare parte di un sistema di nanopublishing, indicherei senza dubbio PepeRosso, per quanto mi riguarda un ottimo esempio di come si fa un blog tematico: ha un tono informale ma autorevole, è aggiornatissimo e informatissimo, sta raccogliendo un gruppo di aficionados e mettendo in relazione gli utenti, dosa perfettamente informazione seria e momenti ludici, è scritto bene e dimostra una notevole credibilità nell’ambito delle cose di cui tratta.

E anche qui, come citava il buon Neri, il tutto non è capitato per caso, tipo "facciamo un nanopublishing e compriamoci la Maserati", ma si è costruito con calma, con la forza dei contenuti, con gli aggiornamenti costanti 7 giorni su 7, ecc.
Insomma, niente "bolla di sapone" che si gonfia ed esplode dopo pochissimo, ma un bel mix di competenza, capacità giornalistica e buon management.

Non ho idea se PepeRosso renda qualcosa ai suoi autori e alla società a cui fa capo (magari è solo un hobby di lusso), ma francamente non vedo di meglio tra i blog tematici. E se fosse (o si apprestasse a diventare) una macchina genera-denaro, ne sarei felicissimo.

Tirando le somme, non sono pessimista sul nanopublishing. Anzi, ho sempre creduto che anche un solo produttore di contenuto online, se sa muoversi e ha talento e dedizione, può creare qualcosa di successo e magari arricchirsi pure. Però divento pessimista se le attività di business sono anteposte a quelle amatoriali.

Cioè credo che nanopublisher di successo si diventi e non lo si possa facilmente nascere.
Quindi – per fare un esempio – se domani apro un blog amatoriale sul curling, lo curo bene e aggrego un pubblico fedele e di area, allora posso evolvere e darmi un’ottica business.

Se, invece, decido di creare un blog tematico sul curling con l’obiettivo immediato di tirarci fuori dei soldi, rischio il flop per mille motivi: mancanza di libertà giornalistica perché bisogna fare raccolta pubblicitaria e non dispiacere gli inserzionisti di settore, propensione alla marchetta, scarsa percezione di indipendenza da parte dei lettori, ecc.
Il tutto mi evocherebbe un discorso lunghissimo sulla reputazione online, su come la si costruisce (e distrugge!) e su come si creino nuove forme locali e transitorie di autorevolezza, ma per tagliare corto sintetizzo la mappazza di considerazioni con una riflessione.

Se fino a qualche anno fa l’autorevolezza di un contenuto online era data dal "marchio" di chi produceva il contenuto o da parametri puramente estetici (es. un sito "serio" con una bella grafica aziendale sembrava più credibile di un sito amatoriale su Geocities), ora le cose sono cambiate, perché perfino l’ultimo dei venditori di loghi porno è in grado di darsi un look professionale e l’ultimo dei para-giornalisti prezzolati dalle imprese può aprire uno spazio online e fare marchette per i suoi clienti, sembrando credibile.

Ciò che distingue i prezzolati, gli incapaci e in generale gli incompetenti da quelli che ci sanno fare è – nell’ambito dei blog tematici – la risposta degli utenti. Se hai un blog tematico amatoriale in cui aggreghi una massa di utenti forte e radicata, vuol dire che sei stato percepito come autorevole ed indipendente, quindi ad un certo punto puoi iniziare a porti il problema di come guadagnare soldi col blog. Teoricamente il tuo pubblico – che ti conosce da tempo – non patirà la tua svolta commerciale, perché in tuo onore parlano anni di attività indipendente.
Ma se nasci da zero come realtà commerciale, è palese che la gente avrà difficoltà a credere alla tua indipendenza, perché alla fine sei uno che è lì per vendere e non per informare.

L’angolo della self-promotion inelegante

November 28th, 2005 § 3 comments § permalink

Casomai non ve ne foste accorti, il titolare di questo blog è un appassionato di serie Tv e ne sproloquia appena può, infestando il blog di post che capiscono solo lui e 2 o 3 suoi amichetti con la stessa bizzarra mania.

Qualcuno deve averlo capito e – con una discreta dose di incoscienza (che esercita in modo artistico) – ha deciso di farmi uscire dal lato oscuro della forza e mi ha chiesto di collaborare con Series, la nuova rivista italiana che parla di serie Tv in modo non marchettoso e petulante.

E’ giusto in edicola in questi giorni il terzo numero, in cui firmo 4 pezzi assolutamente disparati. Incredibilmente non parlo di Lost, visto che lo fanno tutti (ma c’è un ottimo pezzo di EmmeBi proprio su Lost al di fuori dello schermo televisivo, oltre che un articolo copernichiano di Violetta su Sex & The City).

Se volete provare Series – che per inciso è una rivista ad altissimo contenuto di blogger, quindi nuoce gravemente alla salute – la trovate nelle migliori edicole, ma anche nelle peggiori (se mai le edicole si possano classificare, visto che vendono tutte le stesse cose).

Chi dorme non piglia pesci (perché li divorano quelli che soffrono d’insonnia)

November 28th, 2005 § 8 comments § permalink

Contrariamente a quanto sostiene la credenza popolare, chi soffre d’insonnia e dorme poco è destinato ad ingrassare come un porcello.

Sono ufficialmente spacciato.

Inizio già ad abituarmi all’idea che presto o tardi dovrò allestire il mio guardaroba in quei negozi inquietanti per taglie forti, dove vendono boxer realizzati cucendo insieme 3 o 4 paracadute.

Quindi gli effetti del dormire poco e dell’essere nottambulo sono chiari: ingrassi, ti vengono le occhiaie da orsetto lavatore, l’alito ti peggiora (questo vale soprattutto per gli insonni che vanno in giro per locali), la tua vita sociale crolla vertiginosamente, hai problemi con la burocrazia (solitamente perché al mattino sei bradipo e gli uffici pubblici sono aperti solo allora), guadagni poco (perché il mattino ha l’oro in bocca) a meno che tu non faccia il dj o qualcosa di simile, sei sessualmente poco appetibile causa occhiaie/alito/carenza di amici e orari folli, sviluppi strane sindromi (fotofobia, mani che tremano, affanno), perdi tono fisico (le occasioni per fare sport di notte sono davvero poche, a meno che uno sia così temerario da fare jogging giù al parco al buio), la gente di odia o disprezza (i nottambuli sono oggetto di una riprovazione sociale perbenista, dura a morire) e in generale diventi un musone poco uso alla compagnia altrui.

I vantaggi? Beh, se accendi la Tv non ci sono contenitori di orrido tipo Domenica In o simili, ci sono un sacco di repliche di ogni tipo, su ogni rete locale decine di donne nude, molti film di qualità, l’alienante Rai News 24, il televideo che si aggiorna ogni 3 ore e qualche documentario d’epoca.

In compenso se sei nottambulo e insonne ti vizi e ti abitui a mangiare croissant caldi appena sfornati (basta conoscere i forni giusti che vendono di straforo alla gente), puoi mangiare tranquillamente alle 2 un panino con la porchetta dal porchettaro mobile senza preoccuparti se ti resterà sullo stomaco mentre sei a letto, puoi leggere un sacco di libri/guardare decine di film e telefilm (oppure anche lavorare, se non è un lavoro di relazione) senza che nessuno ti rompa le balle, senza che il telefono squilli e senza che il postino citofoni.

Il vero vantaggio per i nottambuli insonni arriva d’estate: puoi fare le partenze più intelligenti di tutti, perché per te metterti alla guida alle 3 di notte non è un problema.
Ah, ovviamente se vivi di notte imparerai a memoria l’intero mini-video di Miracle Blade (che su di me ha un effetto ipnotico e so di non essere il solo, perché?) o i titoli del mese di Video Malizia (noto sex-shop di Torino [a 2 isolati da casa mia, by the way]): cultura utile da mettere a frutto in qualche modo…

Insomma, alla fine il risultato è che pare tutto remi contro noi insonni e nottambuli. In linea teorica sono pure d’accordo: dormire di più e in ore più comuni sarebbe un bel risultato. Bisognerebbe solo spiegarlo alla mia insonnia, che mi impedisce 99 volte su 100 di provare anche la minima sensazione di sonno prima delle 4 di mattina, anche se magari vengo da 3 giorni in cui ho dormito 2 ore.

Poiché credo in qualche modo in una versione laica del karma e dell’equilibrio cosmico, mi sa che il sonno perduto ora lo recupererò da pensionato. Visto che i pensionati soffrono quasi tutti d’insonnia e alle 6 sono già in giro per i mercati rionali, finirà che sarò l’unico pensionato dormiglione. Cosa che mi renderà estremamente impopolare alla bocciofila. E magari sperpererò la pensione in anfetamine per stare sveglio e al passo coi miei nonnetti coetanei.

I coloni israeliani: fascisti infami

November 27th, 2005 § 4 comments § permalink

Non ho idea di cosa possa ispirarmi più disgusto dei coloni israeliani.

La nuova moda (in verità una vecchia abitudine) è questa.

Davvero, se esistesse un inferno se lo meriterebbero. Perché sradicando gli ulivi (un atto abominevole in tutti i sensi, perfino quello estetico) non si afferma niente, non si combatte il terrorismo e non si fanno piaceri ad alcuna divinità (anzi: l’ulivo è un tratto comune in tutte le tre più grandi religioni monoteiste, e poi "è" il Mediterraneo, la sua storia. Questo è uno scempio per tutti).
Semplicemente si rendono ancora più poveri e incazzati i contadini a cui è stata occupata la terra da degli occidentali arroganti, armati fino ai denti e convinti di essere superiori in quanto "figli di dio".

E poi si lamentano se nei sondaggi Israele finisce per stare sull’anima alla gente comune. Non è una questione di antisemitismo: sarebbe come dire che chi all’epoca si opponeva ad Hitler era antitedesco. E’ che i coloni israeliani (e in generale tutti i colonizzatori) sono gente mostruosa, a cui auguro tutto il male possibile.

Aiuole, arrivo.

Amazon si butta sul Web 2.0

November 27th, 2005 § 7 comments § permalink

Non ho mai avuto dubbio che le menti dietro ad Amazon fossero dinamiche: di fatto il più grosso negozio (ipermercato?) online ha seguito passo passo tutte le evoluzioni della Rete e tuttora è una straordinaria fonte di informazioni (e quindi di affari, giacché il consumatore informato e rassicurato compra).

Quindi non mi sono sorpreso nel momento in cui ho notato che Amazon sul proprio sito sta avviando numerosi servizi chiaramente ispirati alla filosofia del Web 2.0: protagonismo, partecipazione, condivisione.
Per farla semi-breve, non c’è da sorprendersi che Amazon abbia avviato il tagging personalizzato per i prodotti. Cioè ognuno di noi può girare per il catalogo dei prodotti ed etichettare ciò che vuole nel modo che desidera (che poi sarebbe un mio sogno infantile: invidiavo da morire gli impiegati dei supermarket che giravano con quelle etichettatrici “a raffica”) e ovviamente condividere il tutto con gli altri, si sa mai che l’incrocio tra mappe organizzative diverse non porti, per esempio, un utente a scoprire il disco della sua vita o il film di cui i suoi occhi non potrebbero più fare a meno. Insomma, la logica è la stessa adottata per i post o per Flickr, solo che è applicata a cose in vendita.

Magari uno è tentato dal pensare che in fondo non è automatico che Amazon sposi il Web 2.0: è una vita che il più grande sito di e-commerce al mondo si fa bello con servizi in cui la partecipazione dell’utente è fondamentale, dalle recensioni a cura degli utenti, alle liste personalizzate di libri, dischi, ecc, fino alle aree di discussione tra utenti.

Il pensiero maligno, tuttavia, svanisce nel momento in cui Amazon attiva nientemeno che i Wiki per i prodotti in vendita. Per chi non è pratico di queste cose, i Wiki sono mini-siti editabili liberamente da tutti gli utenti, che contengono informazioni specifiche su un argomento preciso. Insomma, lemmi redatti collettivamente di un’enciclopedia diffusa e fortemente correlata internamente.

La cosa è ottima: in pratica Amazon affianca al solito testo editoriale centralizzato di presentazione dei prodotti uno spazio aperto a tutti in cui raccontare nel modo più ordinato e completo possibile la natura di ciascun articolo in vendita, evidenziando in modo ordinato pregi e difetti.

La mia idea è che il risultato dell’apertura dei Wiki (che a quanto pare funzionano e tendono a livellarsi sempre più verso l’informazione equilibrata, multipolare e corretta, pur essendo aperti al primo che passa) su Amazon porterà sì ad un aumento delle informazioni sui prodotti in vendita, ma soprattutto renderà possibile presentare dati diretti e correlati, pregi, difetti e aggiornamenti sui prodotti in un modo più ordinato e fruibile. E il tutto contruibuirà a rendere più informati “dal basso” i consumatori.

Faccio un esempio stupido, ma che rende l’idea. Quando voglio comprarmi un qualsiasi aggeggio tecnologico (cioè tutti i giorni…) prima di passare all’acquisto o al sogno dell’acquisto faccio un bel giro sui principali siti tecnologici, da quelil nazional-popolari come CNet a cose ottime come Engadget o Gizmodo, fino a veri e propri negozi online come Amazon stessa o Expansys (che ha prezzi ipertrofici, talvolta fantozziani nella loro sproporzione coi prezzi medi).

Il senso di questo giro non è leggere le presentazioni dei prodotti, che spesso sono fatte malissimo e che tanto già ho raccolto dai siti ufficiali dei produttori, ma è leggere le opinioni degli utenti, gli avvertimenti che gli utenti si fanno l’un l’altro, contare quanta gente si lamenta perché il prodotto non funziona, capire se c’è aggiornamento dei drivers e così via. Insomma, cerco informazioni e devo stare delle ore a ravanare in mezzo alle user-opinion più inutili pur di capire se un prodotto merita o no i miei soldi.

Coi Wiki sarebbe un’operazione di pochi minuti, perché i dati sarebbero tutti lì in modo ordinato, con i soli parametri oggettivi (o semi-oggettivi) e tutta la fuffa a parte.
Un modello simile, tra l’altro, non funziona solo con la tecnologia, ma secondo me anche con libri, dischi e film, anche se lì spesso la scelta è meno tecnica e più “a cuore”.

Casomai avessimo bisogno di un ripassino, BusinessWeek ha fatto un articolo interessante proprio sull’evoluzione verso il Web 2.0 di Amazon (non a caso intitolato “Wikizon”) e un bell’articolone (già di qualche tempo fa) sul concetto di collaborazione applicato al business.

Se, invece, abbiamo bisogno di un segno dei tempi e del fatto che l’Apocalisse è vicina, perfino il sito di Quattroruote da qualche tempo si è “bloggizzato” e accetta i commenti degli utenti su tutte le news. Manca giusto che si adegui la Settimana Enigmistica e poi il gioco è fatto.

Oggetti del fine settimana o della vita tutta

November 25th, 2005 § 11 comments § permalink

Non so voi, ma la mia vita sarebbe enormemente migliore se avessi in casa un Pong Clock.

Pong CLock

Sarò fesso, ma l’idea è bellissima: in pratica il punteggio della partita in corso in realtà segna ore e minuti. E ovviamente lo svolgimento della partita è coerente con l’ora da segnare .

Potrei passare ore a guardarlo ininterrottamente.

Se siete proprio Pong-maniaci come il sottoscritto, c’è pure un video, che dannatamente è in QuickTime, quindi io me lo perdo (non per antipatia verso la Apple, ma per il fatto che se lo installi ti si pianta nella system tray, ti occupa risorse anche quando non lo avvi e non lo usi e in generale funziona male su Pc)

Vent’anni fa (un post confuso sulla filosofia dell’innovazione)

November 25th, 2005 § 3 comments § permalink

Il mio sito preferito di tecnologia e altre tentazioni consu-mistiche (www.engadget.com) ha provato a pensare come sarebbero stati i suoi contenuti e il suo look nel 1985.

Non prendetela per una zingalata (cioè un entusiasmo alla Christian Zingales per qualcosa di retrò che forse era meglio far seppellire dall’oblio), ma il 1985 è esageratamente future-shock!

Sarà che la Rete ci ha abituati a quel male della globalizzazione per cui nulla è nuovo o originale, ma tutto è già stato fatto prima e meglio da qualcun altro, ma quando secoli fa sfogliavo le prime riviste di tecnologia, restavo spesso a bocca aperta.
Cioè compravo MC Microcomputer e spesso mi emozionavo per le vertiginose novità tecnologiche che arrivavano mese dopo mese. Sembrava davvero che il futuro fosse a portata di mano.

Sarà solo un’impressione, forse, ma il sentimento che mi prende in questi ultimi anni – in quanto appassionato di tecnologia – è quello di vivere in un costante presente. Magari un presente in evoluzione, ma non più rivoluzionario o rivoluzionabile.

Per fare un esempio coi videogiochi, c’è stato un salto in avanti enormemente maggiore tra Wolfenstein 3D e Doom (usciti non distanti l’uno dall’altro, ma ricordo che quando vidi Doom girare per la prima volta io e un mio amico non credevamo letteralmente ai nostri occhi: eravamo letteralmente basiti), che tra Doom e l’ultimo Quake uscito giusto qualche settimana fa. Cioè in oltre 10 anni non si è riusciti a fare un "salto" di innovazione grande come allora.

Lo stesso vale per i sistemi operativi: il salto da Windows 3.1 a Windows 95 è stato un balzo di innovazione tuttora ineguagliato, mentre l’innovazione reale intercorsa tra Windows 95 e Windows Vista (che sarebbe il prossimo Windows) non sarà così evidente. Insomma, cambierà ben poco.
Il timore è che i sistemi operativi alla fine diventino come Microsoft Office: di fatto un software che ormai è identico a se stesso da 2 o 3 generazioni. Ogni tanto lo rinnovano e – fatti alla mano – resta sempre identico.
Per il nuovo Office 12 in arrivo pare cambieranno un po’ i menù e finalmente i file dei documenti saranno compatibili con l’XML (questa è una novità reale, finalmente), ma siamo sempre lì. Insomma, Word fa sempre le stesse cose, fin da quando è stata creata la modalità di visualizzazione What You See Is What You Get (prima capivi cosa sarebbe accaduto sulla pagina solo quando stampavi)

Insomma, le novità tecnologiche (che pure sono una delle più grandi gioie per noi geek) non mi danno più le emozioni di una volta. Sarà che ci ho fatto l’abitudine, sarà forse che il primo GPS civile nel 1985 era una vera novità, mentre un televisore LCD da 400 pollici è solo una versione più grossa di qualcosa che c’è già.

Forse la differenza tra ora e allora è proprio questa. Tempo fa c’era spazio per fare reale innovazione, per inventare paradigmi, visioni e prodotti nuovi. Ora, invece, pare che ci sia spazio solo per l’evoluzione di cose che in passato furono innovative.

Paradossalmente mi pare che l’era dell’hardware innovativo sia un po’ tramontata. Cioè l’hardware, i gadget, i dispositivi tecnologici di ogni genere migliorano di mese in mese, sono sempre più performanti, raffinati, compatti e sintetizzano sempre più funzioni in un oggetto solo. Ma di fatto non sono niente di nuovo.
Il palmare più recente, con tastiera, video ad alta risoluzione, wi-fi, gps, ecc. di fatto non è nulla di nuovo. E’ un’ottima somma di cose già note.

A pensarci bene le ultime innovazioni sono arrivate via software e via Rete. Giusto per fare qualche esempio grosso: la diffusione stessa di Internet, Napster e la cultura della condivisione paritetica di file online, il Web socio-protagonista (blog, Wikipedia, social-network, folksonomy, ecc.). Cioè erano cose che prima non c’erano e che hanno cambiato di fatto un pezzo di mondo da quando ci sono state.

[Ci sarebbe una spiegazione maligna per la presenza sul blog di un simile post: probabilmente il suo autore – pur di imporsi un auto-risparmio – sta cercando di auto-convincersi che l’Xbox 360° e la PSP non sono vere innovazioni e quindi non vanno comprate]

Che senso ha fare un post in cui dici che non hai tempo per fare un post?

November 24th, 2005 § 3 comments § permalink

Sarò breve (che di solito sono greve): sono lievemente incasinato di lavoro e altre incombenze del genere, quindi ho poco tempo per postare. Avrei un sacco di cose in canna, dal resoconto sulla trasferta luganese fino ad un paio di Podcast che mi sono venuti in mente, ma ovviamente dovrò attendere il weekend per tirare fuori qualcosa di concreto.

Nel mentre beccatevi il primo Podcast di Estragon, che fa da supplente (a sua insaputa) al sottoscritto. Dopo che è stato colto dalla pandemia di Lost non riesce più a riprendersi. Ha!

E già che ci siete date il bentornato ad una vecchia conoscenza della blogosfera torinese, che ha abbandonato prima Splinder, poi IoBloggo e ora si è fatto il suo WordPress, sperando non lo trasformi in una cosa troppo oscura (è concettualmente più dark un template candido-maniacale, che uno nero…): dite addio (si fa per dire) a Nightwhisper e salutate in modo consono Silentstride.

Ah, dovrei pure parlare di Lost, che ha preso pieghe inattese e si fa sempre più dark e travagliato. Ho la puntata 8 che mi guarda dalla sua cartellina e mi sussurra "clicca, Suz, clicca…". Non so quanto riesco a resistere alla tentazione.

Possono rimanere offesi?

November 23rd, 2005 § 12 comments § permalink

Per strani transiti esistenziali e lavorativi sto scrivendo in macchina col portatile sulle ginocchia mentre sono parcheggiato in una viuzza scura di Lugano, ospite dell’access point Wi-Fi dell’ignaro Gervasoni di turno (o Rezzonico, fate voi).

Questa cosa di poter fregare la connessione Internet agli svizzeri mi piace da morire. E infatti questo post inutile ha la sola funzione di mettermi nelle condizioni di tirarmela bellamente.

Non mi capita spesso di vagare per la Svizzera-Italiana (fortunatamente), quindi magari per chi ne è più pratico non è una novità: qui parlano esattamente come i protagonisti delle scenette degli svizzeri di Aldo, Giovanni & Giacomo.

Mentre mangiavo un Cheese Royale nel McDonald’s più elegante del mondo (quello dove ti portano gli hamburger al tavolo) sono stato ad origliare per un quarto d’ora una coppia lui+lei che dibatteva ad alto volume sul "Natel" (che significa telefonino: usano il nome dell’operatore) con un accento che non sarei riuscito a rendere così comico neanche facendolo apposta.

Mi sono piaciuti così tanto che li ho pure seguiti per qualche metro quando sono uscito, in pieno stile maniaco. Il fatto è che non volevo perdermi le ultime battute del dibattito (meglio gli LG o i Samsung? Risposta mia: nessuno, compratevi il Natel della Nokia, balenghi), che ormai aveva raggiunto un’enfasi umana e linguistica da primato.

Beh, ora si torna a Torino, dove ad accento non scherziamo. Ma il piemontese sta diventando trendy. Gianduja uomo dell’anno 2006?

Le Festività sono cose da alienati completi

November 22nd, 2005 § 22 comments § permalink

Poi uno si chiede come mai detesto Natale, Capodanno, Pasqua e la Befana (ma pure Ferragosto mi sta bello sul culo).

Perché quando ci sono le Festività la gente impazzisce di pacchianeria, ecco perché! (il link è un file .wmv, ma non per causa mia)

Fosse per me, in un radioso giorno di metà novembre a vostra scelta proporrei la "Festa dei musoni", in cui noi presi male spegniamo ceri, facciamo implodere dei botti, solidifichiamo finto-sangue di presunti santi, sottraiamo doni ai bambini, ci asteniamo dal consumo di cibo e bevande lussuriosi e in generale ci auguriamo cose pessime a vicenda, facendo di tutto per isolarci, ascoltando in loop "Bela Lugosi’s Dead".

Where am I?

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